TRANSmute
http://www.mcachicago.org/transmute

Organizzare una mostra in rete è un controsenso: nei musei le opere
tendono per definizione alla staticità, vengono consegnate agli spazi
bianchi delle istituzioni; mentre la Rete, sin dall'inizio, ha reso
possibile il sogno di un mondo in perenne movimento, sempre pronto
a mutare per soddisfare i desideri degli utenti.
Da una parte la stasi, la rigidità
dell'istituzione museale; dall'altra la velocità e il movimento spontaneo.
Questi, grosso modo, i luoghi
comuni che avvolgono sia la Rete sia i musei.
Fortunatamente una generazione di curatori e organizzatori
sempre più smaliziata e avvezza ai nuovi media ha capito che in realtà
tra la Rete e i musei esistono complicità e legami molto più sottili
e complessi. Dopotutto anche il museo è un'entità viva, in movimento,
che riscrive la storia delle influenze artistiche, semplicemente decidendo
di portare in primo piano l'opera di un autore, e relegando al magazzino
quella di un altro.
Allo stesso modo la Rete, qua e là, si rivela uno strumento per nulla
agile, nel quale gli interessi economici sanciscono la visibilità
di alcuni siti, a discapito di altri, cancellando di fatto l'esistenza
di intere comunità virtuali.
Tutti questi temi sono evocati, in modo più
o meno esplicito, dalla mostra TransmutE,
un work in progress organizzato dal giovane curatore Joshua
Decter, ospitato per l'occasione dal Museum of Contemporary
Art di Chicago. Come le migliori mostre in rete, Transmute tiene
in realtà il piede in due scarpe, lavora sui binari paralleli della
realtà e della comunicazione informatica. Da una parte cioè, si ripropone
di mescolare le carte e riorganizzare la collezione del museo di arte
contemporanea di Chicago, rinnovando la posizione delle opere, scambiando
di posto maestri e allievi; dall'altra offre la possibilità ai visitatori
in rete di improvvisarsi curatori informatici, di muovere le immagini
della collezione e persino di spedire opere d'arte ed esperimenti
che verranno integrati con i progetti di artisti già affermati e che
andranno a incrementare e disturbare la rigidità della collezione
permanente. Al momento il sito della rassegna è piuttosto spoglio,
ma si attiverà a partire da settembre, quando sarà conclusa la raccolta
di immagini inviate dai visitatori. Il simbolo della rassegna è un'opera
di John Baldessari: un collage di sei fotografie, che gli spettatori
potranno muovere e ricomporre per ridisegnare nuove traiettorie nella
storie dell'arte.