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Flora dei Parchi di Monza e Brianza

Sequoia gigante
foto: Chiara Galbiati

L'istituzione dei parchi brianzoli è improntata alla tutela del patrimonio forestale che, stretto all'interno di aree a forte urbanizzazione, rappresenta un'opportunità e una risorsa importante per la cittadinanza.

Passeggiare nel verde è un'occasione per rilassarsi, ma può anche essere formativa se ci si sofferma tentando di riconoscere le specie arboree e comprendere l'evoluzione di questi ambienti naturali. All'interno dei parchi della Brianza è possibile distinguere varie specie arboree. Il patrimonio floristico e forestale viene presentato in sei tipologie: il bosco, il filare, la vegetazione palustre, i giardini di ville e parchi pubblici, la brughiera, i campi a riposo, quelli arbustati e i prati stabili.

I boschi presenti nel territorio non sono composti da specie arboree omogenee, perché la qualità del suolo e, in generale, le condizioni ambientali e l'intervento umano ne hanno condizionato la composizione.
Abitualmente all'interno di un bosco si possono identificare cinque strati vegetativi: lo strato arboreo, costituito da alberi ad alto fusto; quello arbustivo, costituito appunto da arbusti e da giovani esemplari delle specie ad alto fusto; lo strato erbaceo comprendente vegetali che possono raggiungere 150 centimetri di altezza; quello muscinale costituito da erbe alte pochi centimetri e lo strato ipogeo costituito da radici, tuberi e rizomi.


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I boschi

I boschi possono essere catalogati in base alla specie prevalente. Questi ambienti non sono statici, ma si evolvono continuamente adattandosi alle condizioni climatiche e a quelle nutritive del suolo.

Un betulleto
foto: parco Rio Vallone

Il bosco di betulla

Il bosco di betulle o betulleto, è prevalentemente costituito dalla betulla (Betulla pendula). Coabitano in questo ambiente il pioppo tremolo (Populus tremula) e il salicone (Salix caprea).
Sono piante definite pioniere in quanto, grazie alla loro adattabilità a suoli poveri e degradati, sono le prime colonizzatrici di ambienti privi di alberi; la loro alta capacità riproduttiva assicura a queste zone una buona copertura boscosa in poco tempo.
Di altezza modesta e chioma non fitta, danno origine a un bosco molto luminoso, che permette la crescita di un sottobosco rigoglioso composto prevalentemente da molinia (Molinia coerulea), felce aquilina (Pteridium aquilinum), brugo e frangola (Frangula alnus).
All'interno del bosco si possono anche trovare giovani esemplari di pino silvestre e quercia farnia, che rappresentano la naturale evoluzione del betulleto.



La pineta di Cesate
foto: Chiara Galbiati
Il bosco di pino silvestre
Il bosco di pino silvestre (Pinus silvestris) o pineta, può essere puro o misto per la presenza del castagno e della quercia farnia, più raramente della betulla.
Il sottobosco è composto prevalentemente da molinia e felce aquilina.
Il pino silvestre, pur accontentandosi di terreni poveri, necessita di una buona quantità d'acqua e ama la luce.
Tende a sostituire la betulla e, a sua volta, è gradualmente sostituito dalla quercia.
Il bosco di querce rappresenta, infatti, la naturale evoluzione della pineta, accompagnata da un progressivo miglioramento della qualità del suolo.

Un esempio di questa evoluzione è ben visibile nella pineta di Cesate all'interno del Parco delle Groane. Si segnala anche l'area dei Boschi di S. Andrea, dove si trova un bosco di pino associato a querce e roveri centenari. La pineta presso l'ex sanatorio di Ornago nel Parco del Rio Vallone ne è un altro esempio.



Carpino bianco
foto: parco Rio Vallone

Il bosco di quercia e carpini
Il bosco di quercia (rovere, farnia) e carpino bianco (Carpinus betulus) si sviluppa in aree dove il terreno è sufficientemente profondo, ricco di sostanze nutritive e con buona disponibilità di acqua.
Il bosco di quercia e carpino bianco appare costituito da alberi di diversa altezza: il carpino raggiunge altezze modeste, mentre la quercia svetta maestosa.
Si segnala il querco-carpineto a sud della riserva naturale dei boschi di S. Andrea e presso il bosco del Curato (Parco delle Groane).

Altre specie arboree che prediligono queste condizioni ambientali sono l'acero campestre (Acer campestre), il frassino (Fraxinus excelsior), l'olmo campestre (Ulmus minor miller), il ciliegio (Prunus avium) e il tiglio selvatico (Tilia cordata miller).

Scilla dei boschi
foto: parco Rio Vallone

Lo strato arbustivo può comprendere il nocciolo (Corylus avellana), il biancospino (Crataegus monogyna), il sanguinello (Cornus sanguinea), il corniolo (Cornus mas), la fusaggine (Euonymus europaeus) e il pallon di maggio (Viburnum opulus). Nei terreni più acidi si può osservare anche la ginestra dei carbonai (Cytisus scoparius).
Ulteriori elementi propri del sottobosco possono essere la felce maschio (Dryopteris filix-mas), il lamio giallo (Lamium galeobdolon), il ciclamino (Cyclamen europaeum), la viola silvestre (Viola reichenbachiana), il centocchio garofanina (Stellaria holostea), l'anemone bianco (Anemone nemorosa), il sigillo di Salomone (Polygonatum multiflorum), la pervinca (Vinca minor), il bucaneve (Galanthus nivalis), il campanellino (Leucojum vernum), il dente di cane (Erythronium dens-canis), l'erba Maga di Parigi (Circaea lutetiana), l'erba trinità (Anemone hepatica), l'aglio orsino (Allium ursinum) e in quelli leggermente umidi la scilla dei boschi (Scilla bifolia).

Narciso selvatico
foto: parco Groane

Da segnalare il sottobosco ombroso e umido del fosso del Ronchetto, che ospita, oltre a queste specie, mughetti (Convallaria majalis), favagelli (Ranunculus ficaria), anemoni e rari narcisi selvatici (Narcissus poeticus).
Nella zona centrale del Parco del Molgora sono presenti il frassino, l'orniello (Fraxinus omus), la lantana (Viburnum lantana), il pungitopo (Ruscus aculeatus) e il caprifoglio (Lonicera caprifolium), quest'ultimo probabilmente legato alle ghiaie dell'originario corso del Molgora.


Il bosco di ontano
Rovo bluastro
foto: parco Rio Vallone
Il bosco di ontano nero (Alnus glutinosa), detto anche ontaneta, è spesso contiguo al bosco di quercia e carpino bianco in quanto predilige aree particolarmente ricche di acqua.
In quest'ambiente l'apporto di ossigeno e azoto è estremamente basso e l'ontano ovvia all'inconveniente grazie a particolari batteri simbionti, detti azotofissatori, che risiedono a contatto con le sue radici. Essi non solo riforniscono l'ontano di questo prezioso elemento, ma arricchiscono l'intero suolo.
Nell'ontaneta si trovano spesso altre specie, sempre legate alla disponibilità d'acqua, quali il frassino, il platano, il salicone, il pioppo e la quercia farnia (Quercus robur).
Nel Parco del Rio Vallone troviamo vicini all'ontano, il salice bianco (Salix alba), il pioppo canescente (Populus canescens) e il salice cinereo (Salix cinerea). Nel sottobosco prospera il rovo bluastro (Rubus caesius), il carice maggiore (Carex pendula) e il carice ascellare (Carex remota), insieme a erbe presenti anche in zone palustri. Nel Parco del Molgora questo tipo di bosco è rinvenibile nell'area più settentrionale.




Il bosco di quercia rossa
Il bosco di quercia rossa (Quercus coccinea Muench) è un bosco artificiale creato dall'uomo. Nel parco della Brughiera Briantea si trovano estese aree occupate da questa specie nei pressi di Cimnago e alcuni esemplari si possono ritrovare nel Parco Brianza centrale.
Il bosco è omogeneo, costituito da una singola specie alloctona, proveniente dalle regioni orientali del nord America, che si è adattata molto bene, perché meno esigente e a crescita più rapida dell'autoctona quercia.


Castagno
foto: parco Rio Vallone

Il bosco di castagni
I castagni (Castanea sativa) sono spesso presenti nei parchi brianzoli, probabilmente per l'importanza di questo tipo di pianta. La castagna era molto usata per l'alimentazione; i pali di legno di castagno erano utilizzati in agricoltura come tutori della vite, coltura molto diffusa in Brianza; il tannino, prodotto ricavabile dalle piante di castagno, era una sostanza utilizzata nella concia delle pelli.
Molto spesso il castagno convive con altre specie quali il pino silvestre, la quercia e più raramente la betulla, come accade nel territorio della Brughiera Briantea.




Il bosco di robinia
Il robinieto, o bosco di robinie (Robinia Pseudoacacia), è un bosco degradato, quasi sempre ceduo (si rigenera automaticamente dopo il taglio, sfruttando la capacità delle ceppaie di produrre nuovi germogli).
La robinia è una pianta importata dalle Americhe. Grazie al suo veloce accrescimento è giunta a sovrastare le specie autoctone, diventando infestante. È una pianta poco esigente e definita migliorativa del suolo, poiché, come l'ontano, convive in simbiosi con i batteri che la riforniscono di azoto. È ampiamente utilizzata per produrre legna da ardere e per consolidare terreni franosi. Dal suo nettare le api producono il miele di acacia.
Sambuco nel parco Groane
foto: Chiara Galbiati

Lo strato arbustivo del robinieto è scarso, costituito prevalentemente dal solo sambuco (Sambucus Nigra).
Il sottobosco presenta molti rovi (Rubus ulmifolius, Rubus canescens) e, vicino ai corsi d'acqua, tappeti di carice brizolina (Carex brizoides).
Meritano menzione i boschi lungo il corso del Molgora per la presenza di specie vegetali rare per l'intera Pianura Padana: il cipollaccio stellato (Gagea lutea), l'elleboro verde (Helleborus viridis), l'anemone gialla (Anemone ranunculoides), l'erba moscatella (Adoxa moschatellina), il colchico (Colchicum autumnale), la colombina cava (Corydalis cava), lo strozzalupo (Aconitum vulparia), il raperonzolo giallo (Phyteuma spicatum), il cinquefoglio falsa-fragola (Potentilla sterilis). Tali specie tendono progressivamente a rarefarsi a sud di Vimercate.

 

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Il filare

Gelsi a Impari
foto: parco Molgora

Il filare rappresenta un altro ambiente tipico dei parchi brianzoli soprattutto lungo i viali di accesso ai campi.
Gli alberi, dalla caratteristica disposizione in fila, possono essere stati piantati dall'uomo oppure essere quello che rimane di boschi più antichi. Dove l'uomo è intervenuto ritroviamo specie come il platano (Platanus hybrida), il pioppo canadese (Populus x candadensis) o il pioppo cipressino (Populus nigra cv. italica).
Nel Parco Molgora, lungo il torrente Molgora, troviamo a comporre il filare l'olmo campestre (Ulmus campestris) e il pioppo nero (Populus nigra).

Un filare di gelsi (Morus alba) è stato recentemente piantato nel Bosco della Cassinetta. Nel Parco Molgora lungo l'itinerario 3 è possibile ammirare un esemplare di gelso secolare, testimone di quella che un tempo era una fiorente attività di produzione e lavorazione della seta. Ormai il numero degli esemplari è abbastanza scarno in queste zone.

Dove la natura ha agito autonomamente può esservi la presenza di alcune delle specie presenti nei boschi misti di latifoglie. Sia nei filari, sia nei robinieti è presente il ciliegio tardivo (Prunus Serotina). Pianta di origine americana, è stata introdotta per la prima volta in Italia nel 1922 presso Gallarate. E' una specie assai invasiva e dannosa, perché le sue foglie secche (sembra contengano derivati del cianuro), quando cadono in autunno formano un tappeto che impedisce la crescita di tutte le piante tipiche del sottobosco.

La vegetazione palustre

Cannuccia di palude
foto: parco Rio Vallone

Presso pozze e stagni cresce rigogliosa la vegetazione palustre caratterizzata dalla presenza della cannuccia di palude (Phragmites australis) e della mazza sorda (Thypha latifolia). Talvolta, insieme ad esse, si può trovare il giaggiolo acquatico (Iris pseudacorus), la salcerella comune (Lythrum salicaria), la mazza d'oro comune (Lysimachia vulgaris) e il giunco comune (Juncus effusus).
Questo tipo di vegetazione si può ammirare nel Parco del Rio Vallone presso l'area delle foppe a Cavenago, nei pressi del campo da volo di Bellusco, nel Parco Molgora presso la zona della cascina Fornace tra Carnate e Ronco Briantino.
Inoltre, all'interno del Parco Molgora, nella zona detta area Monti presso lo stagno artificiale, si trova anche giaggiolo acquatico.
Nel Parco della Valle del Lambro presso le pozze di acqua, si segnalano il gladiolo palustre (Gladiolus paluster) e l'orchidea maculata (Orchis maculata).
Tra le piante acquatiche propriamente dette si possono ammirare le ninfee (Nuphar luteum) dalle foglie rotonde galleggianti e la lenticchia di acqua (Lemna minor).

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I giardini e i parchi pubblici

Nei giardini e nei parchi pubblici si trovano prevalentemente specie arboree e arbustive alloctone: tutte le aghifoglie, con la sola eccezione del pino silvestre.
Nei parchi delle ville storiche si possono apprezzare esemplari pregevoli dal punto di vista botanico. Tra questi, si segnala la sequoia gigante (Sequoiadendron giganteum) presente presso il parco della Villa Sottocasa a Vimercate nel Parco Molgora.

La brughiera

Il brugo in fiore
foto: parco Groane

Un ambiente caratteristico di alcuni parchi come il Brughiera Briantea e quello delle Groane è la brughiera. La fioritura in agosto del brugo (Calluna vulgaris) tinge di rosa le praterie.
Qui cresce anche la genziana mettimborsa (Genziana pneumonanthe), il ranuncolo (Ranunculus acris), il raro salice rosmarinifoglia (Salix rosmarinifolia), le giovani betulle, la mazzasorda e il giunco nei ristagni d'acqua.
Il salice rosmarinifoglia è una pianta rara ed è inserita nella categoria IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) per la Lombardia come specie minacciata "EN" (Endangered, cioè specie allo stato selvatico minacciata di estinzione nel prossimo futuro).

A Castellazzo, nei boschi di Cesate, a Cà del Re e all'altopiano di Seveso all'interno del Parco delle Groane sopravvivono discrete estensioni delle ultime brughiere del milanese.


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I campi a riposo

Campi di camomilla (Parco Molgora)
ed. Bellavite ©

In tutti i parchi sono presenti anche aree agricole, intervallate da aree di campi a riposo e arbustati.
Nel primo caso fioriscono erbe come il papavero comune (Papaver rhoeas), la camomilla comune (Matricaria chamomilla), la speronella (Consolida regalis), lo specchio di venere (Legousia speculum-veneris), la falsa ortica (Lamium purpureum) e talvolta anche il ranuncolo sardo (Ranunculus sardous).
Il giunco annuale (Juncus bufonius) e iperico strisciante (Hypericum humifusum) sono presenti sui suoli acidi.
Nel Parco del Molgora è stata identificata la salcerella a foglie d'Issopo (Lythrum hyssopifolia), una specie che conta poche segnalazioni in Lombardia.


 

I campi arbustati
Per campi arbustati si intendono quelli che non essendo stati sottoposti a cura da parte dell'uomo per lungo tempo vedono la crescita di arbusti tipici dei boschi. È frequente incontrare la rosa canina (Rosa canina).
Dente di leone in frutto
foto: parco Rio Vallone




I prati stabili
Nei prati stabili, assicurati dal taglio continuo delle erbe da parte dell'uomo, possiamo trovare il millefoglio bianco-roseo (Achillea roseo-alba), il dente di leone (Taraxacum officinale) e il fiordaliso nerastro (Centaurea nigrescens).
Condivide questi ambienti anche la crotonella fior di cuculo (Lychnis flos-cuculi) che è indice della buona disponibilità di acqua nel terreno.

 


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