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Due storie per un solo destino

 

Dei diversi siti minerari isolani, due in particolare hanno ricoperto una posizione di importanza notevole. Uno al sud e uno al nord, Monteponi e l'Argentiera, hanno una storia iniziata più di duemila anni fa, che spesso si è svolta su binari paralleli.

Monteponi

Passeggiare immersi nel silenzio di Monteponi riporta indietro negli anni. Tutto è rimasto come'era più di 50 anni fa, segnatodallo scorrere del tempo: i pozzi, le gallerie, le scuole, la chiesa, il grandioso Pozzo Sella, la lunga Galleria di scolo che univa Monteponi alla spiaggia di Fontanamare, la sfarzosa palazzina Bellavista, sede di uffici e residenze dirigenziali, simbolo del benessere del centro minerario.
Dopo settecento anni di attività, la miniera di Monteponi è stata definitivamente chiusa. Quella struttura, che si era imposta come una delle più innovative e maestose di tutta Europa, è ora come un gigante addormentato. Diciamo addormentato perché nella speranza di molti si riuscirà a svegliarlo e a renderlo nuovamente attivo. Di certo non sarà più un centro estrattivo.
Sfruttata già dai tempi dei romani, diventò centro di estrazione stabile nel 1324. Dopo anni di inattività, durante il governo pisano e spagnolo, il centro conobbe il suo massimo sviluppo sotto la dominazione Sabauda. Nel 1850, infatti, venne data in concessione a imprenditori privati, e nacque la "Società di Monteponi Regia Miniera". Vennero costruite nuove gallerie, alloggi per i minatori e servizi. Nasceva un villaggio, a testimoniare la potenza del centro minerario dell'Iglesiente.
Uscita quasi indenne dalla Guerra, Monteponi venne unita alla miniera di Campo Pisano, ma dopo un primo periodo di sovvenzioni statali venne progressivamente abbandonata e dovette piano piano arrendersi al crollo delle quotazioni dei minerali.
Nel 1971 cessarono le attività, ma la miniera rimase aperta, agonizzante, fino alla fine degli anni 80.

Monteponi in rete:

"L'Antica appartenenza": La storia della Miniera più importante del Sud Sardegna, in particolare gli ultimi cento anni di attività.

Una breve scheda sulla miniera

Argentiera

"Sopravvenuto esaurimento giacimenti et comprovata incoltivabilità".

Questo il testo del telegramma dell'Assessore Regionale all'Industria inviato al sindaco di Sassari il 4 giugno 1962, che di fatto sancì la fine delle attività estrattive all'Argentiera, centro del nord ovest della Sardegna. Il telegramma rappresentò anche la fine di una comunità, nata intorno alla miniera e che non aveva più senso di esistere in un luogo isolato senza ulteriori possibilità di sviluppo.
L'inizio di uno sfruttamento continuativo risale al 1131, e le attività proseguirono per tutto il medioevo.
Come Monteponi, anche l'Argentiera vide il massimo sviluppo verso la metà dell'800, quando, grazie alla Legge Mineraria del Regno di Sardegna, si moltiplicano i permessi minerari nel Nord dell'isola. Pochi anni prima del 1900 le gallerie non erano più sufficienti, e si costruirono i pozzi, il principale dei quali si chiama Podestà. La miniera alternò momenti di crisi a piccole riprese, fino alla sospensione di ogni attività nel 1931. Cinque anni dopo si riprese l'estrazione, ma gli anni '40 videro lo spettro dell'esaurimento dei minerali. Cominciò la ricerca di nuovi giacimenti, che si spense nel telegramma dell'assessore.
La sfortuna attuale dell'Argentiera sta nei tentativi di rivalutazione turistica. Se Monteponi può dare testimonianza dell'attività mineraria [testimonia la sua attività anche] grazie alle sue strutture inviolate, l'Argentiera presenta edifici del "villaggio turistico" costruiti a metà, in cui si mischiano i resti del villaggio minerario, del Pozzo Podestà e la residenza del Direttore della miniera.

L'Argentiera in rete:

L'Argentiera: storia della miniera e del villaggio, le prospettive e tante immagini.