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Drammi e malie della Sicilia di fine Ottocento
Domenico Campana, L'Isola delle Femmine, Einaudi

Dall'isola delle Femmine, chiuso nel suo osservatorio astronomico che la leggenda vuole appartenuto a uno scienziato arabo, il Principe di Acquafurata osserva la volta stellata in un distacco dal mondo che non diminuisce, ma semmai accresce, il suo potere e la sua influenza sulle vicende terrene.
Il delegato di Polizia Michele Tindari, siciliano d'origine e funzionario del Regno d'Italia appena unificato, è un anello di congiunzione importante tra due mondi diversi, ma rimarrà anche dilaniato nel divario che si apre tra nord e il sud, vecchio e nuovo, verità e apparenza, sentimento e ragione. Circondato da sospetto e reticenze, interessi politici e speculazioni economiche, deve risolvere una catena di delitti in cui niente è come appare a prima vista. Per il centro di Palermo passeggiano dame vestite a Parigi, "nel trottrare dei landò e tra lo strombettare di auto inglesi e piemontesi", ma già appare la trasformazione che subirà la Sicilia negli anni successivi e quella speculazione selvaggia che ha deturpato gran parte della costa palermitana.

"Non ha visto, il signor delegato, il tratto di mare che dal parco della Favorita si estende a nord, davanti a Partanna? Lì approdano venti dolci, e tuttavia prodigiosamente capaci di mitigare il solleone; in quella zona, a giudizio degli urbanisti, si svilupperà rapidamente la città di Palermo, che già ora è tutta un cantiere. Su quel lido dimenticato da Dio ma evidentemente non dai santi, chiamato Mondello, una società costituita da uomini d'affari tedeschi e siciliani ha progettato di costruire ville, e anche un Kursaal e una spiaggia con capanni."

Verso la fine del 1800, molte famiglie di Isola delle femmine emigrarono in Caliornia, dove risiedono tuttora i loro discendenti. In queste pagine inglese, storia, cultura e alberi genealogici degli emigranti.
http://hometown.aol.com/femmine2/index.htm

Non sarà l'osservatorio privato del principe di Acquafurata, ma è pur sempre il primo del sud Italia, fondato nel 1790 da Giuseppe Piazzi che, nel trentennio della sua direzione, portò l'astronomia siciliana a livello europeo. Interessanti soprattutto le pagine storiche; nel periodo in cui è ambientato il romanzo di Campana, l'Unità d'Italia, l'Osservatorio palermitano vede una rinascita sotto la direzione del giovane Pietro Tacchini, che lo porterà a essere uno dei principali centri di fisica solare in Europa. Nella sezione museo, in allestimento, sono accessibili le foto di alcuni strumenti, come questo telescopio acromatico.
http://www.astropa.unipa.it/

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