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Le miniere dell'Elba: passeggiate e musei

Ecco un itinerario consigliabile a chi si interessa di geologia e che potrebbe essere anche un'idea per una gita scolastica.

La zona dell'Elba che è stata sfruttata fin dai tempi antichi per l'estrazione di minerali è quella a est dell'isola, tra Rio Marina e la punta di Capoliveri. Anche se oggi non si estrae più il ferro, alcune delle miniere sono ancora in funzione per l'estrazione di minerali a scopo di ricerca e di collezione. Nelle zone minerarie, tutto il territorio è disseminato da severi cartelli di "Proprietà privata", "Vietato raccogliere minerali" ecc. ma sono comunque possibili delle escursioni che vi porteranno a scoprire luoghi interessanti e meno frequentati delle spiagge più rinomate. I collezionisti, poi, non avranno che l'imbarazzo della scelta tra i numerosi negozi che si trovano in ogni cittadina.

Una delle mete consigliabili, nella zona di Porto Azzurro, è il laghetto sulfureo di Terranera, separato dal mare solo da una striscia di terra e raggiungibile comodamente a piedi. Le miniere circostanti sono ricche di ematite e di pirite.

Usciti da Capoliveri, invece, un cartello sulla destra indica la miniera del Monte Calamita. Non sono molte le auto ad avventurarsi sotto il sole d'agosto su questa sterrata che prosegue per chilometri, costeggiando da un lato una ripida scarpata che scende verso il mare e dall'altro macchie di conifere segnate da incendi recenti e un deserto di terra rossastra. Anche qui, dappertutto, cartelli di divieto. Non ci si può avvicinare nemmeno alla miniera vera e propria, ancora in funzione, ma si è compensati dal paesaggio e dalla vista di piccole baie raggiungibili solo via mare o scendendo i sentieri che si intravedono lungo il pendio.

L'unica miniera che si può visitare davvero sull'isola è la Piccola Miniera di Porto Azzurro, una ricostruzione che si può girare con un percorso in trenino della durata di un quarto d'ora circa.
A Rio Marina c'è il Museo dei minerali elbani e, vicino a Portoferraio, merita una visita il Parco sperimentale di metallurgia antica, dove sono in funzione dei forni etruschi ricostruiti sulla base dei rinvenimenti archeologici.
Su questo argomento è apparso un servizio sul numero di Agosto 1999 di Le Scienze, che spiega come vengono condotti gli esperimenti che mostrano come procedevano gli etruschi per ridurre l'ematite in blocchi di ferro dolce - "spugne di ferro" o "blumi" il termine tecnico - che venivano poi purificati e portati alla durezza voluta. Dato che le spugne di ferro così ottenute non superavano il peso di 20-25 chilogrammi, rimane da risolvere la questione se gli etruschi fossero in grado di saldarle tra loro, il che spiegherebbe il rinvenimento di un'ancora che risale al IV secolo a.C e pesa più di un quintale.
Il Parco si trova in località Molinaccio, ed è stato inaugurato nel 1996 grazie alle ricerche di Gino Brambilla, ispettore onorario della Sovrintendenza per l'Archeologia dell'Elba. Una breve pagina di presentazione si trova nella newsletter Elbatuttanatura, che propone anche diversi itinerari.

Per conoscere la storia mineraria dell'isola, si possono seguire i consigli del sito intitolato I luoghi della Scienza in Toscana, a cura dell'Istituto e Museo di Storia della Scienza e della Regione Toscana: dalla pagina dedicata alle miniere dell'Elba si accede al Museo dei minerali elbani, situato nel Palazzo Comunale di Rio Marina e agli stabilimenti del ferro di Follonica.

Altre pagine dedicate alla storia geologica dell'isola sono quelle dell' Azienda Promozione Turistica dell'Arcipelago Toscano e quella di Geologia.com, un sito che contiene diverse informazioni e link utili a professionisti e studenti universitari.