TITOLO  

La new wave teatrale inglese

In questi ultimi anni Londra ha sottratto lo status di capitale culturale mondiale a New York, città-regina degli anni Ottanta: sono i designer di Soho, le vetrate a specchio del Canary Warf e la cucina pacific rim della Harvey Nichols Food Hall e del Pharmacy a dettare legge. E anche a teatro è dalla nuova swinging London che vengono le produzioni più interessanti.

Michael Billington, uno dei maggiori critici teatrali britannici, collaboratore abituale del Guardian e autore della più nota monografia dedicata ad Harold Pinter, racconta, sulla rivista italiana on line TRAX (http://www.trax.it/michael_billington.htm), una coinvolgente cronistoria dei novissimi del teatro d'oltremanica, da Mark Ravenhill a Jez Butterworth, da Philip Ridley a Sarah Kane, ragazza prodigio che ha dato scandalo con l'opera prima Blasted (Dannati), di cui potete leggere una scena in traduzione italiana: http://www.trax.it/sarah_kane.htm).

Ma oltre alla prosa è in questi anni anche la danza britannica a dominare le scene, e sempre su TRAX è Marinella Guatterini - critica di danza per l'Unità - a disegnare un affresco multicolore che accompagna il lettore nel mondo (spesso poco conosciuto) dei DV8 (compagnia di danza sperimentale la cui sigla, letta all'inglese, suona come "deviate") e dei Cando-co (danzatori portatori di handicap che rimettono in discussione l'idea stessa di corpo di ballo), del discusso Frantic Assembly e di Matthew Bourne (http://www.trax.it/marinella_guatterini.htm).