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Si sarebbe potuta aprire una sezione dedicata al terrorismo anche quattro o cinque anni fa. Il fenomeno non è certo una novità. Il fatto è che le due torri crollate, portandosi appresso un carico di simboli senza precedenti, rappresentano un evento di tale straordinaria tragicità che, anche se appartiene a una lunga e densa storia di attentati, fa storia a sé, per la sua unica drammaticità.
Apriamo allora un percorso stabile sugli ingredienti politici, tecnici, culturali che dentro questa vicenda sono contenuti. Dalle grandi questioni ai piccoli fatti: dagli ampi rapporti che si interrogano sulle possibili guerre biologiche, alla piccola inchiesta on line che chiede ai francesi se si fidano dell'annunciata risposta americana. Lo aggiorneremo con continuità.
Si dice che molte cose cambieranno, ma non sappiamo quali. Certo è che quanto è successo ha una capacità pervasiva difficilmente misurabile. Pensate ai milioni di cartoline di New York attualmente in circolazione.
O a Spider Man, l'Uomo Ragno, un film che dovrebbe uscire prossimamente e nel quale un elicottero rimane imprigionato in una ragnatela tesa fra le due Torri di New York. La casa di produzione, la Sony Pictures, non sa che fare.
Le compagnie aeree che volano fra Europa e Usa sono in grave crisi, e questa è una conseguenza immediata degli avvenimenti. Ma giungono informazioni ben più tragiche sulla realtà delle piccole compagnie che noleggiano aerei per voli privati. Se si è riusciti a lanciare un aereo di linea sulle torri gemelle di New York, dovrebbe essere molto più facile impadronirsi di un aereo privato.
Oppure si pensi agli archivi di filmati e video. Quanti testi di documentari dovrebbero essere cambiati, magari perché parlando di finanza, di economia, di attività industriali, hanno zoomato sul Trade World Centre?

Cosa mettere al posto delle Torri?
New York, 11-17 settembre: le espressioni della gente

Ebraismo senza mea culpa: l'articolo di Barbara Spinelli
Parole e concetti chiave per capire l'Islam, quello religioso e quello politico

Il Dipartimento di Difesa Americano cerca nuove idee contro il terrorismo

Ozono per combattere l'antrace

"ANTHRAX", gruppo storico dell'Heavy Metal cambia nome

Una scheda sull'antrace
Costruire ancora grattacieli: il nuovo dilemma

La Library of Congress archivia le pagine web sulla tragedia dell'11 settembre
Halloween 2001: una festa di riflessione
Afghanistan bombardato: le prime immagini

Le mappe della guerra
La paura tocca anche il calcio


Opinioni da tutto il mondo
, dopo i missili
La grande mostra fotografica sull'attacco alle Torri
Come è stata rappresentata la tragedia
I divi di Hollywood non volano più
Giochi, magliette, tazze da caffé. Il soggetto è Bin Laden
Le colpe del mondo dello spettacolo
Barbara Lee, l'unica deputata con qualche dubbio

I primi moderati dissensi americani
Tutte le forze in campo
Chi lavorava nelle torri?
Il lungo elenco
Un documento delle donne afghane

Iniziano a circolare le interpretazioni fantastiche (e sataniche)
Definire il terrorismo
"Non parleremo delle operazioni militari", dicono gli USA
Le armi attuali: dalle pistole al "wall bomb", il muro esplosivo
Le armi di un possibile futuro


Bombardamenti suicidi, strategia vincente?
8,48: il primo aereo colpisce le torri
Gli attacchi suicida più gravi degli ultimi anni

Un'intervista a Bin Laden
Ma la caccia a Bin Laden inizia adesso?
Terrorismo contro USA

Vi fidate della risposta americana all'attentato?

I principali gruppi terroristici
La mappa della zona di Manhattan che è stata bloccata
Voci critiche dalla Francia
Una petizione che si può firmare

Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Un documento di un gruppo di donne della ex redazione di Lapis

Un intervento di Tiziana Plebani, storica: "Noi donne, stanche di guerra"



I divi di Hollywood non volano più

Il mondo dopo l'11 settembre è cambiato si è detto. E' vero, ed è cambiato per tutti come dimostrano le novità riguardanti la cerimonia di consegna dei premi Emmy, gli ambiti Oscar televisivi degli Stati Uniti. Quest'anno infatti si svolgerà su due palcoscenici, uno nella sua sede naturale di Los Angeles e una a New York. "Repubblica" racconta che questo è il compromesso per evitare il fallimento, dopo che numerosi interpreti che risiedono a New York hanno detto di non voler affrontare il volo fino a Los Angeles.

 

Le colpe del mondo dello spettacolo

Poco dopo l'attacco terrorista alle torri del World Trade Center è iniziato sui giornali statunitensi un dibattito su quali fossero le responsabilità del cinema nell'accaduto. Poi, sull'onda dell'affermazione comune a tutti i commentatori che nulla sarà più come prima, si è posto il problema di come le arti - in particolare le arti visive e la musica - reagiranno all'ondata di emozione che è seguita all'attacco. La discussione, dopo aver puntato l'indice su Hollywood, ora tocca punti più sostanziali e sensibili, come l'autocensura da parte degli artisti opposta alla
loro libertà di provocare e di affrontare apertamente temi scabrosi come la morte e la violenza.
Nella sezione DiArte di URL trovate i link a una serie di articoli che affrontano il tema


Chi lavorava nelle torri?

Il sito del quotidiano spagnolo El Pais ha elaborato una pagina nella quale appaiono le due Twin Towers affiancate e, suddivise per piani, le tante aziende che avevano sede nei grattacieli. Un altra pagina spiega, con 7 animazioni, la struttura delle torri e come è avvenuto il crollo dopo i due impatti.



Come è stata rappresentata la tragedia

Come l’attacco alle Twin towers è stato comunicato in Nepal, Svezia o Colombia? Quali sono stati i criteri interpretativi offerti dalla copertura televisiva? Dato che milioni di persone sono rimaste incollate al video per ore, gli studenti e lo staff del Program in Comparative Media Studies del MIT si sono posti il problema di affrontare le questioni che riguardano le modalità di rappresentazione usate.Ne è nato Re:costruction, una risorsa per iniziare una analisi critica delle parole, delle immagini, e delle storie che sono state raccontate, così come di quelle che non sono state dette o mostrate Il sito offre molti brevi testi, moltissimi link che documentano le questioni che essi affrontano, e un elenco di risorse per gli insegnanti delle scuole che vogliono affrontare la discussione con le loro classi.

 

"Non parleremo delle operazioni militari", dicono gli USA

Diversamente da altre occasioni del passato sembra che delle operazioni militari americane si saprà ben poco. Il presidente Bush ha esplicitamente dichiarato che i media riceveranno poche informazioni nelle conferenze stampa tenute dagli establishment militari. Motivo: proteggere il più possibile le truppe impegnate nelle operazioni. Un breve articolo nel sito della CNN ci informa sulla decisione presa dal governo. In realtà non è proprio vero che i media siano stati informati, in altre occasioni, sulle attività militari. Anzi, in alcuni casi furono utilizzati dai comandi militari per mettere in circolazione notizie non aderenti alla realtà, garantendosi un effetto sospresa. Abbastanza clamoroso, per esempio, fu l'annuncio dell'attacco finale durante la Guerra del Golfo del 1991, quello che Saddam Hussein definì la madre di tutte le battaglie. I vertici militari americani diffusero varie notizie sui preparativi e molti media - Time, per esempio - si lanciarono anche nella pubblicazione di mappe che descrivevano dove, in Kuwait, sarebbe sbarcato il grosso delle truppe corazzate. In realtà la battaglia iniziò tre gironi prima delle date ipotizzate e nessun sbarco in Kuwait ebbe luogo.
Fu proprio in seguito a questo episodio che si commentò la definizione della Guerra del Golfo come la guerra trasmessa in diretta. Che la coprtura massmediatica degli eventi fosse stata senza precedenti era un dato reale, ma spesso gli eventi trasmessi erano virtuali. Del resto non si capisce perché i comandi militari non dovrebbero essere capaci di far rientrare nelle proprie tattiche l'uso dei media.


I primi moderati dissensi americani

Dopo la forte ondata emotiva dei giorni immediatamanete seguenti il crollo delle torri, anche nel panorama delle voci americane che si esprimono sui fatti e le loro conseguenze, si affacciano opinioni critiche sugli sviluppi del clima di guerra nel quale si è entrati. Non è in discussione l'esigenza di colpire i terroristi, ma il timore che non si riesca a limitare l'obbiettivo, il timore che l'azione politica e diplomatica sia sovrastata da quella militare, sta emergendo anche negli Stati Uniti. L'immensità della tragedia di New York ha un segno storico particolare, senza dubbio, ma questi timori si ricollegano ad antiche questioni che riguardano la politica estera americana. Il prestigioso ISP, Institute for Policy Studies di Washington, presenta un lungo elenco di personaggi che esprimono dubbi sull'efficacia delle azioni militari in corso. In un'altra sezione del sito sono contenuti diversi e ampi articoli sulla politica estera americana nel vicino e estremo oriente, complessivamente indirizzati ad analizzare quanto andrebbe corretto rispetto alle azioni intraprese da diversi decenni.


Il lungo elenco

Fra le tante pagine web che in queste settimane descrivono la tragedia delle torri, la più semplice e drammatica è quella che il sito dei pompieri di New York ha dedicato alle sue 360 vittime. Vi apparirà una pagina con delle finestrelle bianche nelle quali è possibile inserire un nome. E' un database, utile per chi avesse un parente fra le vittime. Per tutti gli altri c'è un piccolo bottone da cliccare: "list all", e l'elenco completo appare, da Joseph AGNELLO a Raymond YORK. Qualche dato sul reparto di appartenenza e, non sempre, una piccola foto, è quanto si ottiene cliccando su ogni nome


Opinioni da tutto il mondo, dopo i missili


Il sito della BBC ha una pagina nella quale sono raccolte, già a partire dalla notte del primo bombardamento sull'Afghanistan, tante e-mail ricevute da cittadini e cittadine di tutto il mondo. Sono contributi che vengono dall'Australia, dall'India, dai tanti stati americani, dai paesi arabi, dai paesi europei. Il panorama delle opinioni è molto interessante, piuttosto problematico, spesso attento ai tanti aspetti di questa vicenda, che sarà bene chiamare guerra.

 

Definire il terrorismo

Non esiste una definizione universalmente accettata di terrorismo. Non è sorprendente: punti di vista politici, storici e culturali, diversi fra loro, intervengono nell'interpretare il fenomeno. Un tratto comune esiste, ovviamente. Leggiamo la definizione prodotto dal Terrorism Research Centre: "Uso calcolato della violenza o minaccia di violenza contro non-combattenti per incutere paura; intimidire o fare pressione su governi e società per potere perseguire fini generalmente religiosi, politici o ideologici". Definizione tanto corretta quanto banale. Può essere interessante, invece, radiografare questa definizione. E' quello che fanno due documenti: il Rapporto annuale sul terrorismo del Dipartimento di Stato Americano e una relazione del Terrorism Research Centre. In queste pagine, per esempio, si entra nel merito della differenza fra attacchi terroristici e azioni di guerra, un tema che è al centro del dibattito dopo la tragedia delle torri gemelle.


Iniziano a circolare le interpretazioni fantastiche (e sataniche)

Molti avranno già visto quella foto del crollo della prima torre nella quale, fermato un fotogramma della ripresa, appare un volto del demonio con tanto di corna, un volto descritto dalla polvere scura dei detriti che precipitano al suolo. Il segno del demonio è stata l'interpretazione data da molti addetti ai lavori nel campo delle discipline esoteriche. In queste, ore, invece circola una mail che invita a fare il seguente esperimento. Aprite un file di Word e sulla pagina vuota scrivete in lettere maiuscole NYM, ovvero New York Manhattan, il luogo della tragedia. Dopodiché selezionate con il mouse le tre lettere e andate a scegliere, nella finestra dei caratteri, quello denominato Wingdings, che è un carattere inventato per trasformare le lettere in simboli. Che cosa possiamo dire? Che i progettisti della Microsoft hanno anticipato gli eventi?


Le armi attuali: dalle pistole al "wall bomb", il muro esplosivo

I bersagli di un attentato si differenziano a seconda del risultato che si vuole ottenere e del risalto che si vuole dare alla propria azione. Se è vero che il numero di attentati è diminuito, bisogna però dire che è aumentato il numero di vittime.
Le strategie di dirottamento aereo o l'occupazione di ambasciate erano i metodi più comuni durante gli anni '80, e sono stati sostituiti da auto-bomba e attacchi suicidi da circa 10 anni.
MILNET, database di informazioni militari, contiene un elenco delle informazioni sulle armi utilizzate dai terroristi.


Le armi di un possibile futuro

Il terrorismo del futuro sarà sicuramente caratterizzato dalle scoperte in campo tecnologico e scientifico.
Secondo gli esperti le possibili minacce possono riguardare il settore informatico e le cosiddette armi di distruzione di massa.
Il Saggio sulla sicurezza scritto da Matthew G. Devost, Brian K. Houghton, Neal A. Pollard analizza la possibiità di accesso, utilizzo e manomissione delle informazioni riservate da parte dei terroristi.
Le armi chimiche, nucleari e biologiche sono invece al centro del saggio di Eric R. Taylor, Professore di Chimica all'Università Lafayette della Louisiana, che analizza le armi chimiche e presenta il programma di preparazione delle diverse unità operative per fronteggiare le conseguenze diattacchi terroristici.
Gilbert Achcar, ricercatore dell'Università di Parigi VIII, ha scritto nel 1998 un articolo per Le Monde Diplomatique, ampio e divulgativo, sugli effetti che un attacco con armi biologiche potrebbe generare.
Chris Quillen, del Terrorism Research Centre, ha scritto un articolo sulle possibilità di attacco chimico e biologico, alla luce di passati attacchi mediante armi nascoste in oggetti di uso comune come l'ombrello.
Una panoramica sul terrorismo viene offerta dal Dr. Ely Karmon, che analizza gli sviluppi del terrorismo negli anni 90.
Nel saggio esamina l'evoluzione del terrorismo negli anni '90, il ruolo dei servizi segreti dei diversi paesi, successi e punti deboli dei servizi stessi, le armi del futuro e la possibilità di impiego di armi di distruzione di massa, e i compiti dei servizi segreti nel fronteggiare le future minacce.


Bombardamenti suicidi, strategia vincente?

In Israele gli attacchi suicidi sono iniziati con regolarità nel 1993. La strategia non è nuova, ma di certo non si è ancora riusciti a trovare un modo per fronteggiarla.
Nessuno ha pensato, però, che il suicidio del terrorista potesse combinarsi con l'uso di un aereo di linea come carica distruttiva. La domanda che il ricercatore Yoram Schweitzer si pone è, quindi, più che giustificata: "Bombardamenti suicidi, strategia vincente? Il suo saggio è disponibile su Internet per chi volesse approfondire questo aspetto del terrorismo dagli anni '90.


8,48: il primo aereo colpisce le torri
8,49: la CNN trasmette le immagini


Non v'è dubbio che abbia fatto parte della strategia terroristica la scelta di un'azione che avesse la possibilità di produrre il massimo dispiegamento della macchina massmediatica. Così è stato. Un solo minuto è passato dall'incidente prima che la rete televisiva CNN trasmettesse le immagini del primo jet che colpiva la torre sud. Un articolo del quotidiano francese Le Monde spiega come si è messa in moto rapidamente la CNN.


Voci critiche dalla Francia

In un recente comunicato, che ha suscitato polemiche reazioni, la rete Attac, associazione del movimento anti-globalizzazione, si interroga sulle cause che avrebbero portato all'attentato dell'11 novembre.
Per Bernard Cassen, presidente di Attac France, la politica economica imposta in modo unilaterale dagli Stati Uniti al resto del mondo allarga le diseguaglianze e sarà causa di crescenti dimostrazioni anti-americane. Una posizione simile, che cerca di analizzare le ragioni dell'accaduto, è stata sostenuta anche da esponenti dell'establishment meno schierati politicamente come l'ammiraglio Jacques Lanxade, già capo di stato maggiore dell'Eliseo.

Per discutere il problema la rete Attac ha tenuto un'assemblea, raccontata in questo servizio video con interviste a Cassen e ad altri partecipanti.
Streaming per collegamenti lenti: http://digipressetmp3.teaser.fr/uploads/61/termond.ram



Tutte le forze in campo

Dalla Turchia alla Cina: questo è il teatro delle operazioni militari. Quelle possibili e non necessariamente quelle che si verificheranno. Il dispiegamento delle forze, comunque, copre un'area che è all'incirca mezzo mondo. Il quotidiano spagnolo El Pais ha elaborato una piantina di tutta l'area, con tutte le zone nelle quali sono concentrati mezzi di terra, di mare e aerei. La pianta è interattiva e sarà costantemente aggiornata.

 

Un documento delle donne afghane

RAWA (Revolutionary Association of the Women of Afghanistan) è un'associazione, basata in Pakistan, che si occupa dei diritti delle donne afghane. Ha un sito Internet nel quale si raccontano le drammatiche condizioni di vita alle quali sono costrette le donne afghane sotto il regime dei Talibani. Non solo, il web si occupa in generale delle non poche atrocità commesse dal regime contro la popolazione, con immagini e racconti di assoluta crudezza e drammaticità. RAWA interviene sull'attentato di New York, condannandolo senza mezzi termini ma sottolineando le sue radici - è l'Occidente che ha creato i Talibani - e quindi esprimendo la richiesta che la caccia a Bin Laden non sia un'azione destinata a creare nuove sofferenze al popolo afghano. Riportiamo la traduzione italiana del documento stilato da RAWA, pubblicata da Iemanja - mensile femminista internazionalista.


La mappa della zona di Manhattan che è stata bloccata
Il quotidiano francese Liberation pubblica la mappa di Manhattan dalla quale si può capire quale area è stata bloccata dalle autorità, ovvero il perimetro di sicurezza.


Gli attacchi suicida più gravi degli ultimi anni

13/10/2000 Battello-bomba suicida contro cacciatorpediniere americano a Aden (Yemen)
04/03/2001 Palestinese si fa esplodere all'ingresso del centro comerciale Hasharon a Natanya
25/05/2001 Autobomba ad Palestinese ad Hadera, a nord di Tel Aviv
01/06/2001 Attacco suicida a Tel Aviv, 17 morti
09/08/2001 Attacco Kamikaze in una pizzeria di Gerusalemme
04/09/2001 Attacco suicida a Gerusalemme


Un'intervista a Bin Laden

L'intervista, pubblicata da The New Republic il 31 agosto 1998, è stata fatta tre anni fa nel nascondiglio di Bin Laden in Afghanistan. I giornalisti Peter Bergen e Frank Smyth, raccontano come egli usi il suo denaro, i suoi rapporti e il fanatismo per chiamare a raccolta i sostenitori.


Ma la caccia a Bin Laden inizia adesso?

Nei tanti commenti e analisi seguiti al massacro di New York, una parte delle riflessioni si è incentrata sul fatto che nel quadro politico precedente all'attentato i servizi segreti americani avevano le mani legate. Individuavano i pericoli ma non potevano agire fino in fondo per eliminarli. Nella logica cruda della storia dei servizi di intelligence di tutto il mondo, "avere le mani legate" significa non avere la licenza di uccidere. Così sarebbe stato nei confronti del terrorismo fondamentalista: i governi americani consentivano la raccolta di informazioni ma non ritenevano diplomaticamente produttivo andare fino in fondo. Se questo è corretto in generale, non vale però nel caso di Bil Laden. Come ricorda un articolo del Washington Post, è dal 1998 che la CIA ha mano libera per agire contro il miliardario terrorista. Il fatto è che non lo trova.


Terrorismo contro USA

7 Agosto 1998 Attacco all'ambasciata USA a Nairobi
19 Aprile 1995 Bomba a Oklahoma city
26 Febbraio 1993 Bomba nei garage del World Trade Centre
21 Dicembre 1988 Un Boeing 747 della Pan Am esplode in Scozia
25 Giugno 1996 Una bomba esplode fuori dalle Torri Khobar a Dharan
13 Novembre 1995 Un'autobomba esplode al quartier generale degli Stati Uniti a Riyadh in Arabia Saudita
13/10/2000 Battello-bomba contro cacciatorpediniere americano a Aden (Yemen)


Vi fidate della risposta americana all'attentato?

Il quotidiano francese Le Monde ha proposto, sul suo sito Internet, un'inchiesta sulla fiducia che i francesi hanno nella capacità che gli Stati Uniti siano in grado di gestire una risposta corretta all'attentato. Leggetevi i risultati.


I principali gruppi terroristici

I gruppi terroristici sono in gran parte noti; il sito della Chambers Consulting fornisce un elenco dei principali gruppi e dei loro fini.
I sospetti sui mandanti di quest'ultimo attentato sono stati rivolti contro Osama Bin Laden. Yoram Schweitzer ha scritto un articolo per meglio conoscere questo pericoloso terrorista.


Una petizione che si può firmare

Passano le settimane e i timori che il conflitto non sia completamente controllabile crescono. Aumentano, quindi, le petizioni che si rivolgono agli establishment
politici chiedendo prudenza e saggezza. Negli Stati Uniti un documento compilato dall'Università di Chicago sta raccogliendo molte adesioni. Ve lo proponiamo, con le indicazioni, se volete, per sottoscrivere la petizione
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