Leggende metropolitane cinematografiche
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Un'interprete di Goldfinger morì asfissiata dopo essere stata coperta di vernice dorata. Durante le riprese del Dottor Zivago una controfigura scivolò sotto un treno e le dovettero essere amputate le gambe. Nel film Tre uomini e una culla è visibile riflessa in una finestra l'ombra di un bambino fantasma. È solo una minima parte delle migliaia di leggende metropolitane riguardanti il cinema, gli attori e i film. Attori che portano sfortuna, parole che non possono essere pronunciate pena il fallimento di una produzione, testi teatrali e opere liriche che non devono mai essere trasformate in film, set infestati dai fantasmi, avventure erotiche improbabili d'attori e registi (chi non ha mai sentito raccontare almeno una volta le vicissitudini ospedaliere di Richard Gere e del suo criceto?). Le leggende metropolitane sono il folklore dell'epoca dell'ipercomunicazione plurimediatica, e questo sito le raccoglie tutte (o quasi), cercando anche di mettere ordine nel caso primordiale dei "mi hanno detto che" e segnalando quali di queste leggende sono evidentemente false, quali vere e quali non ancora dimostrate né smentite (ebbene sì, quella di Richard Gere è tra queste ultime).