Alan Rath: artista robotico
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Alan Rath è un artista che, anziché lavorare con pennelli e colori o (se vogliamo essere più alla moda) video e rappresentazioni digitali, crea installazioni robotiche. Ha iniziato ad appassionarsi alla costruzione di robot a otto anni e ha finito per laurearsi in ingegneria elettrica al MIT. Nel frattempo non ha mai smesso di produrre sculture in cui cavi elettrici diventano sistemi nervosi e speaker stereo creano battiti cardiaci, creature che non sono né animali né minerali, e tantomeno esseri antropomorfi come molti robot di letteraria e cinematografica memoria. Nel 1996 alcuni suoi lavori sono stati ospitati dalla prestigiosa biennale del Whitney Museum di New York. In quest'intervista Rath parla del senso e delle motivazioni del proprio lavoro.
Un esempio? "La tecnologia fa per noi cose tanto grandi che noi non ce ne accorgiamo nemmeno. (…) Porti gli occhiali? E non è una cosa eccezionale? Porti le scarpe? Pensa a quanto fanno ogni giorno per la tua comodità, la tua produttività e la tua salute. Siamo già dei cyborg. Grazie alla duttilità della mente umana non la percepiamo come una cosa artificiale, perché siamo cresciuti in mezzo a queste cose. Ma a un certo punto della crescita il cervello si indurisce e i nuovi cambiamenti sembrano alieni. Le macchine non sono innaturali. Sono un riflesso delle persone che le creano."