Vieira da Silva
recensione
di Nadia Magnabosco

L'impatto emotivo con le opere di questa artista
non è immediato: l'opacità dei grigi e dei marroncini
ti avvolge in una atmosfera rarefatta e un po' triste che toglie
il senso d'orientamento senza fornire appigli nel colore o nella
riconoscibilità dei luoghi o dei percorsi. "Nulla
è stabile, tutto cambia continuamente." E' come
viaggiare nella nebbia sopra una zattera non ancorata: solo l'incertezza
e la precarietà ti accompagnano in un percorso che potrebbe
rivelarsi un vagabondare tormentato in un labirinto senza uscita.
"Noi vogliamo avere delle certezze, ma la nostra presenza
in questo mondo è tutta fatta di incertezze."

Il sotterraneo, 1948
Almeno così è stato per me quando
ho finalmente potuto vedere dal vero, in questa mostra da poco
inaugurata a Reggio Emilia, opere osservate finora solo nei cataloghi.
E' infatti dal 1964 che non si vedono in Italia i lavori di quest'artista
portoghese e la mostra da poco inaugurata a Palazzo Magnani -
che già aveva avuto il merito di ospitare due anni fa le
splendide opere di Marianne Werefkin -è pertanto un'ottima
occasione per farsi un'idea dell'attività di questa artista.
Righe e quadretti in prospettive multiple ti avvolgono, ti attraggono
nel quadro oppure ti sotterrano con il loro peso posticipando
l'incontro ad un altro momento."Se ho utilizzato i quadrettini,
questa prospettiva vacillante (sono io che la definisco così),
è perché non vedevo l'interesse di seguire Mondrian
o un altro. Volevo un'altra cosa. Volevo che la gente non fosse
passiva. Volevo che venisse, che partecipasse al gioco, che passeggiasse,
salisse, scendesse...".

Partita a scacchi, 1943
Occorre del tempo per riprendersi da queste passeggiate
e occorre del tempo per riflettere sul particolare alfabeto emotivo
costruito da questa artista che evita il contatto immediato e
sfugge alle facili catalogazioni. Sono accumuli di segni che descrivono
luoghi immaginari sospesi o nel divenire del tempo quelli che
ci propone, meditazioni sul tempo e sullo spazio e sui tentativi
di trascenderne la limitazione, senza tuttavia mai fornire chiavi
di lettura che lascia inventare a chi guarda. "...non
affermo mai niente. Nella mia pittura è un po' così.
E': forse...è un cammino, ma questo cammino può
divenire tre cammini, forse quattro cammini, forse divenire una
strada senza uscita".

Itinerario ineluttabile, 1965-67
Non sempre però Vieira da Silva è
così enigmatica. Durante la II guerra mondiale produce
opere dichiaratamente e visibilmente contro la guerra: "Sento
una grande necessità di dipingere delle tele sulla guerra,
forse perché è il solo mezzo che ho di protestare.
Domando alla gente di guardare che cos'è, perché
si fermino in tempo." (La più famosa di queste
opere, "La guerre", è visibile sul nostro sito
Parole e immagini in "Artiste
contro la guerra")

Il calvario, 1942
"La storia è spaventosa, un susseguirsi
di orrori."

Il naufragio, 1944
La sua sensibilità alle sofferenze umane
provocate dall'uomo caratterizza la sua vita. Ancora nel '77 scriveva:
"Debbo tirare una tenda di ferro interiore quando debbo
passare di fianco a un ospedale, a una prigione, e ancora debbo
difendermi per non soccombere al dolore". Conosce il
dolore sin da bambina quando il padre muore e vede la sua vita
mutare improvvisamente. "Lotto continuamente per sfuggire
all'angoscia". Con la musica e, soprattutto, la pittura
crea un mondo tutto suo in cui rinchiudersi e a cui dedicarsi
con continuità e passione. "Sono come un pesce
nell'acqua. Non so com'è la vita al di fuori dalla pittura...
Ho talmente meditato sulla pittura, pensato la pittura, tutta
la mia vita fin da piccola. Non so far nient'altro". "Metto
nel mio lavoro il mio spirito, la mia fatica, il mio tempo."
E anche la sua sofferenza: "...la pittura è
una cosa terribile, lavoro con grande difficoltà, molto
lentamente, sono spesso scoraggiata...".
Nel suo percorso artistico trova gratificanti supporti negli
affetti: la madre, accanita lettrice, la circonda di stimoli culturali
e le procura un'adeguata istruzione artistica; la nonna è
una donna moderna che dipinge e viaggia in tutta Europa; il marito,
anche lui artista, si pone in secondo piano rispetto all'arte
della moglie incoraggiandola e liberandola dai problemi pratici
o del denaro. Fondamentale per la sua carriera anche l'incontro
con Jeanne Bucher che rimarrà per tutta la vita la sua
gallerista: "Ho imparato molto da Jeanne Bucher. L'ho
amata molto. La sua presenza è stata molto importante per
me. Esisteva tra di noi una tenerezza e una profonda amicizia".

Family portrait, 1930
La positività di questi rapporti le permette
di affrontare con costanza e metodicità il suo lavoro costruendolo
"laboriosamente come un'ape", "aggiungendo
una piccola macchia a un'altra piccola macchia", sino
alla morte. Confessava di volere "morire in piedi, con
un pennello in mano, davanti al mio cavalletto".

Perchè la morte "mi aprirà
la porta... è lei che mi darà la chiave. Finchè
vivrò non lo saprò". Le opere dell'ultimo
periodo sono intitolate "La lotta con l'angelo" perchè
l'angelo viene ad annunciarle ciò che lei aveva per tutta
la vita cercato attraverso la pittura, vissuta come un lungo viaggio
verso l'ignoto. "Ho da tempo la sensazione d'essere davanti
ad una porta chiusa, delle cose essenziali che non posso né
conoscere né vedere avvengono dall'altra parte."
Testamento
Lascio ai miei amici
un azzurro ceruleo per volare in alto
un blu cobalto per la felicità
un azzurro oltremare per stimolare lo spirito
un vermiglio per fare circolare il sangue allegramente
un verde muschio per calmarel'inquietudine
un giallo oro: ricchezza
un violetto di cobalto per la reverie
una lacca di garanza che fa udire il violoncello
un giallo cadmio: fantascienza, brillio, splendore
un giallo ocra per accettare la terra
un verde Veronese per ricordo della primavera
un indaco per accordare lo spirito al temporale
un arancione per suscitare la vista di un limone in lontananza
un giallo limone per la Grazia
un bianco: purezza
una terra di Siena naturale: trasmutazione dell'oro
un nerosontuoso per vedere Tiziano
una terra d'ombra per accettare la nera malinconia
una terra di Siena bruciata per il sentimento di durata.

Autoritratto, 1932
2
aprile 2003