Berthe Morisot: impressioni
di una mostra
di
Nadia Magnabosco

Fondation Pierre Gianadda
Martigny Svizzera
19 giugno 19 novembre 2002
"...
cinque o sei lunatici, uno dei quali è una donna, come
in tutte le gangs che si rispettano. Il suo nome è Berthe
Morisot..."
tratto
da un articolo di Albert Wolf pubblicato da Le Figaro a commento
della seconda mostra degli Impressionisti del 1875 a Parigi
E'
sempre un evento raro e straordinario la retrospettiva di una
donna artista: a Martigny sono state raggruppate circa 140 opere
di Berthe Morisot (1841-1895) che riescono a delineare un profilo
efficace e completo di questa "femme impressioniste"
di cui si è visto qualcosa qua e
là nei musei ma mai abbastanza per farsene un'idea (se
non sui libri, ovviamente). La prima impressione che colpisce
guardando a vista il grande salone della Fondation Gianadda pieno
delle sue opere è che davvero la Morisot è "une
femme impressioniste": la sua pittura regge il confronto
con le opere di pittori suoi contemporanei assai più noti
al grande pubblico quali Monet, Degas, Renoir e altri ancora con
cui la Morisot ha condiviso l'itinerario professionale entrando
a pari titolo nel movimento impressionista e imponendosi al pubblico.
Una situazione per l'epoca non comune se si considera che la storia
dell'arte delle donne ne ricorda solo altre due: l'americana Mary
Cassat:
e la meno nota Eva Gonzales:

Viene spontaneo chiedersi quali siano state le ragioni di questo
"successo". La prima impressione leggendo la sua biografia
è che abbia innanzitutto avuto la fortuna (come altre artiste
del passato che sono riuscite a lasciare qualche traccia di sè)
di nascere in una famiglia colta e stimolante che le ha garantito
benessere economico ed affettivo, sostenendola nelle sue inclinazioni
artistiche. Berthe Morisot, come tutte le artiste della sua epoca,
non può accedere alla Scuola di Belle Arti (che aprirà
alle donne solo nel 1897, due anni dopo la morte della Morisot)
ma i genitori le procurano maestri importanti (quali Corot), la
mettono in contatto con i numerosi artisti che sono soliti ricevere
ogni settimana in casa loro e addirittura fanno costruire nel
giardino un atelier di pittura destinato a lei e alla sorella
Edma con cui la Morisot condivide per dodici anni la passione
artistica. La seconda impressione è che la Morisot abbia
conquistato una solidità e un equilibrio interiore, oltre
che un'autonomia tecnica, tale da permetterle di mantenere la
propria individualità artistica: modella e grande ammiratrice
di Manet, non ne diventerà mai l'allieva; allieva di Corot
e Oudinot, li scandalizzerà esponendo con gli impressionisti;
moglie e madre, non abbandonerà mai, come fece la sorella
Edma al matrimonio, la sua carriera artistica ma anzi la potenzierà
avvalendosi della solidarietà del marito e della forza
ispiratrice della figlia. La sua figura si delinea quindi in piena
autonomia in quel gruppo di artisti tutto maschile con cui intesse
buoni rapporti professionali e d'amicizia e da cui è profondamente
rispettata. La sua specificità è fatta di libertà
di esperimenti e di scelte tematiche. Il carattere di sperimentatrice
della Morisot appare evidente a chi visita la mostra: le sue opere,
chiaramente impressioniste, si differenziano tuttavia molto per
tecnica e colori, come se l'artista si divertisse soprattutto
a provare strade diverse alla ricerca di nuove possibilità
espressive e nuovi giochi di luce e di colore. La scelta particolare
delle tematiche indagate appare pure evidente: la Morisot esclude
sistematicamente gli uomini dalla sua pittura, con rare eccezioni,
e rivolge il suo sguardo artistico esclusivamente al mondo femminile
borghese a cui appartiene,

fatto di donne che conosce e con cui ha significative relazioni,
sorelle, cugine, nipoti, amiche e modelle amiche e, regina in
questo incantato giardino femminile, la figlia Julie Manet.



Per
un'artista dell'ottocento questo significava asserire che maternità
e pittura potevano essere generi di creatività simili anzichè
contradditori? Forse sì, visto che la Morisot fa coincidere
il dipingere la figlia con il suo più innovativo ed esteso
progetto artistico. Rappresentando Julie, o sue coetanee, negli
atteggiamenti intimi della quotidianità e nella loro evoluzione,
riesce a descrivere un'interiorità femminile di grande
intensità emotiva che cattura e coinvolge chi la guarda.

E'
certamente azzardato affermare che l'insistenza della Morisot
nel dipingere bambine o giovani ragazze preluda con grande anticipo
all'interesse femminista di quella parte di artiste, recenti o
contemporanee, che indagano, con ben altri strumenti e risultati,
il tema del "domestico": la casa, la bambina, l'adolescente,
la famiglia, ma non si può non notare che è proprio
nella seconda metà dell'ottocento che le bambine cominciano
ad acquistare una loro specifica immagine e a diventare "soggetto"
nella letteratura (basti pensare ad Alice nel Paese delle Meraviglie),
nella pittura e anche per la legge (che promette finalmente un'educazione
anche per le femmine).
La Morisot morirà a soli 54 anni e questo è l'ultimo
quadro da lei dipinto, un

ritratto
di Julie in cui l'evanescenza dello sfondo evoca misteriose assenze-presenze.
Testi
sull'artista sono presenti nell' Archivio
di documentazione