Annette Messager:
"Casino"
a Venezia
di Marilde Magni

Annette
Messager occupa l'intero padiglione della Francia alla Biennale di Venezia 2005
con il progetto " Casino", ispirato a Pinocchio, che ha vinto il Leone
d'oro per la migliore partecipazione nazionale. Le avventure del burattino sono
lo spunto per parlarci, in modo poetico, dell'atto creativo e del nostro percorso
umano.
" Pinocchio è un birichino
ed è un'immagine di noi: il bello e il brutto; il lato oscuro, cattivo,
in ombra e il lato meraviglioso, pieno di fantasia degli esseri umani."
Messager ci invita a seguirla nel suo cammino in tre tappe.
Nella prima
sala, quella dei giochi rischiosi e pericolosi, si attraversa una foresta di oggetti
disparati in mezzo ai quali si muove la marionetta come un sonnambulo.

Il ritmo si accelera e si amplifica nella seconda sala. Un grande drappo rosso
si muove e si gonfia di un vento improvviso mentre sotto di esso, in trasparenza,
si agita una vita misteriosa: luci si accendono e si spengono, si intravedono
forme che si gonfiano e si sgonfiano, che appaiono e scompaiono.

Il vento pervade l'istallazione come l' impetuoso segnale di una burrasca, quasi
il respiro di un mostro o il battito di un grosso cuore. Si è stregati
da quello che avviene nella stanza . Si è presi dentro a quest'onda rossa
e il suo ritmo ipnotico ci da' la senszione di essere sospesi in un tempo senza
fine. Ma, inesorabile, un enorme orologio, che appare e scompare, ci annuncia
che il tempo concesso al burattino (come a noi umani) sta per scadere.
"Pinocchio
non può sfuggire al tempo, alla fragilità umana, allora si agita
sempre di più."
Dalla stanza accanto, l'ultima, provengono
rumori inquietanti: il burattino è diventato umano e una macchina infernale
ne scaraventa i pezzi di qua e di là.

E'
come essere in un racconto per bambini con il suo lato terrificante.
Secondo
Messager Pinocchio è più interessante come burattino:"una
volta diventato umano, diventa come tutti gli altri: é vivo ma completamente
manipolato da una macchina infernale."
Nella vita di Pinocchio burattino
l'artista vede una metafora degli artisti che aspirano all'immortalità
e non ad essere qualcuno che passa. La marionetta, diventata umana, ha quella
nostra stessa fragilità che non ci permette di sfuggire ad un tempo finito.
Possiamo giocare, ma la fine incombe su di noi.
Quest'opera di Annette Messager
è più drammatica delle precedenti e, anche se in modo giocoso, sembra
portarci verso qualcosa di grave. Non ci sono vie di scampo.

Annette
Messager, nata nel 1943 a Berk (Francia), ha iniziato la propria attività
artistica negli anni '70.
Il suo fare arte è una riflessione sul
suo essere donna e artista. Da subito prende le distanze da un'idea tradizionale
dell'arte a favore di una maggior libertà di espressione. Nel fare questo
celebra l'immaginazione creativa tipica delle donne:"Ho cercato di assumere
una mentalità più aperta verso i materiali che mi ha permesso di
non considerarli rigidamente e far partecipare attività tipicamente femminili
alla mia opera. Era certamente in contrasto con il gusto corrente del tempo che
privilegiava un'arte al maschile, la vera pittura, la scultura, eccetera,
ma più che di una strategia privilegiata si trattava di una reazione
istintiva. Sentivo che opporre questi piccoli dettagli quotidiani della femminilità
nell'arte alta era già un'affermazione critica in se stessa."

Per
fare arte usa una gran varietà di tecniche e materiali: dalla pittura e
scultura agli assemblaggi, foto, libri, film e ricami, con cui crea installazioni
di grande potenza. Materiali comuni (reti da pesca, guanti, giocattoli) che, un
po' fuori posto e utilizzati in modo diverso dal solito, creano un disagio e danno
un nuovo senso agli oggetti.
Combina mezzi convenzionali con il lavoro a maglia, raccolte
di provebi sulle donne e altre attività quotidiane femminili. "L'Art
Brut è particolarmente interessante anche per questo. Questi artisti non
hanno bisogno di carta, di matite...e poi nell'Art Brut sono presenti le donne.
Qui la follia femminile ha diritto di esistere e di creare (per esempio Aloïse,
Jeanne Tripier). Sono accettate giacché vengono considerate pazze..."

Crea dei Journal intime, falsi diari di una giovane donna degli
anni settanta in cui, pur nella sua timidezza, ha la possibilità di lasciare
intravedere il suo lavoro senza mostrarlo apertamente:

"Anche
guardando alle sovrapposizioni che faccio oggi, mi ritrovo con questa vecchia
idea del nascondere mostrando, dello stimolare la curiosità, di suggerire
che forse ciò che sta dietro è più importante di ciò
che si vede. Quindi c'è ancora quest'idea del segreto, che poi è
un falso segreto perchè viene esposto."
Separare le sue molteplici identità (Annette Messager collectionneuse,/
Annette Messager femme pratique,/ Annette Messager truqueuse,/ Annette Messager
artiste) le permette di presentare contemporaneamente lavori assai diversi,
mostrando come in noi esistano personaggi a volte contradditori:" Si è
sempre divisi, dibattuti fra diverse possibilità, diversi desideri, diverse
vite, soprattutto a venticinque anni."
Più tardi negli anni
'80 cambia il suo rapporto con lo spazio e con la serie
Les Chimères

le sue opere si sviluppano, in grande, sui muri. La paura di mostrarsi
è passata.
A partire da
Pénètration (1993-1994),
e nei lavori degli ultimi anni c'è un'invasione
dello spazio:
Plasir/Dèsplasir (1997-1998), 
Dépendance
Indépendance(1995-1996),
Articulés-Désarticules (2001-2002)
Questo anche in Casino, che occupa tre sale, e dove ritornano alcune costanti
del suo lavoro: il rapporto interno/esterno e il nascondere le cose ed esporle
nello stesso momento.
" Un'artista dice sempre la stessa cosa, ma
in modi diversi. Si va più lontano, si regredisce , si fa un salto in avanti.
Ci sono momenti più introspettivi. Come il mondo si modifica, il lavoro
si evolve e, invecchiando, si diventa più umani. Ho le illusioni di tutti,
lo stesso desiderio di amore, l'angoscia per il tempo che passa. Queste paure
mi portano verso il gioco, forse come un esorcismo. Sono più giocosa, più
infantile e più seria e certamente staccata da un sacco di cose, come la
paura di non sedurre, o di non esserci..."

Con la sua capacità di rompere gli stereotipi crea un suo mondo in cui
coesistono il bello e il terrificante, un tempo intimo e un tempo universale.
Un Leone d'oro ben meritato per un'artista che "estrae il fantastico dal
conosciuto e dall'usato"(Lea Vergine).
10
settembre 2005