Scrittrici africane
IL VESTITO DI VELLUTO ROSSO
RACCONTI DI SCRITTRICI SUDAFRICANE

A CURA DI MARIA PAOLA GUARDUCCI
EDIZIONI GOREE' - 2006 - EURO 15
di Silvana Ferrari
Questa antologia di scrittrici sudafricane, per la quale Maria
Paola Guarducci ha curato la scelta e la traduzione dall'inglese
nonché l'introduzione, è la prima pubblicata in
Italia e riempie il vuoto di conoscenza di quella letteratura
soprattutto nella sua versione femminile.
Alcune, fra le scrittrici presentate, sono conosciute in Italia
attraverso le loro opere.
Bessie Head, considerata una delle più importanti
scrittrici sudafricane, è nota per la pubblicazione di
un romanzo, Una questione di potere (Edizioni del Lavoro,1994),
e per una raccolta di racconti, La donna dei tesori (Edizioni
del Lavoro,1987).
Di Sindiwe Magona sono stati recentemente pubblicati: il
romanzo Da madre a madre (Edizioni Goreé,2005),
l'autobiografia Ai figli dei miei figli (Nutrimenti,2006)
vedi nostra recensione e la raccolta di racconti Push
Push e altre storie (Edizioni Goreé,2006).
Zoe Wicomb è autrice, oltre che saggista, di una
raccolta di racconti tradotti in italiano con il titolo Cenere
sulla mia manica (Edizioni del Lavoro, 1993).
Di Nadine Gordimer premio Nobel della Letteratura 1991,
di cui nell'antologia è inserito un racconto, L'intruso,
penso sia superfluo parlare.
Pur essendo tutte nate in Sudafrica, le autrici provengono da
culture, etnie differenti come differenti sono i paesi di origine
delle famiglie: chi europea, chi asiatica, chi indigena di quelle
etnie nere, - zulu, xhosa -, (chiamati poi coloured) che subirono
la colonizzazione. Rappresentano quella mescolanza multirazziale
che caratterizza il paese.
I tredici racconti ci forniscono un quadro della realtà
sudafricana del periodo dell'apartheid e del dopo visto con gli
occhi di donne, la maggior parte delle quali, ha vissuto in prima
persona la discriminazione razziale e la vita nei ghetti delle
township di Soweto, di Sophiatown, di Cape Town.
Se lo sguardo è impietoso come pure la condanna per le
violenze e gli abusi perpetrati su un'intera popolazione o su
singoli individui, la forma che il racconto assume non è
sempre drammatica. A volte prevale l'ironia, un tono apparentemente
più distaccato, per cogliere l'umorismo di alcune situazioni
o per trasformare il sopruso quotidiano in qualcosa di sopportabile,
e narrabile in forma farsesca.
E' questa la forma che assume il racconto di Gcina Mhlophe,
Il gabinetto, in cui il bisogno di una spazio tutto per
sé da parte della protagonista, un'operaia, convivente
abusiva nella stanza della sorella, - domestica presso una famiglia
di bianchi, - si risolve nella scoperta e nell'appropriazione
di un gabinetto abbandonato, luogo in cui poter realizzare i propri
desideri di lettura, di concentrazione, di isolamento.
Nel racconto Il risveglio di Katie Fortuin di Finuala
Dowling si narra con toni umoristici e anche grotteschi del
lungo sonno in cui sprofonda Katie Fortuin nel 1969, in coincidenza
con gli spostamenti coatti della popolazione nera nei ghetti,
e del suo risveglio, nel 1994, con la vittoria di Nelson Mandela
e dell'African National Congress.
Ironia, ma anche amarezza, rassegnazione sono i sentimenti che
percorrono il racconto La gara di Elleke Boehmer,
in cui la consapevolezza che le differenze razziali pur con l'abolizione
dell'apartheid, non saranno abolite con una legge, è ben
presente alle due protagoniste, madre e figlia, ma è anche
viva la coscienza della possibilità di far valere la propria
dignità.
Gli stessi sentimenti alimentano il racconto Sull'autostrada
di Zoe Wicomb, in cui due bianchi, con la macchina in panne
sull'autostrada, soccorsi e aiutati da un ragazzo nero, non riescono
a reprimere e a vincere i loro sentimenti di ostilità e
di diffidenza.
Più crudelmente dure sono le situazione rappresentate negli
altri racconti.
In Tempi duri, Miriam Tlali, scrittrice nota in
Sudafrica per le sue attività di insegnamento e per il
suo impegno civile, narra l'episodio di due donne arrestate per
essere uscite dalla loro township, senza permesso.
In Arance e limoni Bessie Head, altra grande protagonista
della letteratura nera, narra della vita amara e violenta nella
township di Johannesburg, dove persone perbene sono vittime delle
bande criminali che dominano il ghetto.
Anche la sorellanza, la solidarietà fra donne non esiste
quando si parla di donne bianche e nere. Nel racconto Due donne
di Agnes Sam, la donna bianca incatena quella nera per
portarla alla polizia, quando la scopre sconfinare nella sua proprietà;
durante lungo il tragitto a nulla servono le preghiere e le spiegazioni
della nera; solo la paura di uno stupro su quella strada poco
frequentata ristabilisce l'uguaglianza e la solidarietà.
Nemmeno le bambine e i loro giochi sfuggono alla discriminazione:
questo è raccontato in Amiche di Jajapraga Reddy.
Un episodio familiare avvenuto tanto tempo prima e trasformato
nei ricordi di una bambina quasi in una favola, emerge dalla memoria
della narratrice nel racconto La fuga di Sindiwe Magona.
La giovane moglie del vecchio zio scappa, dopo undici mesi di
matrimonio, inseguita da tutto il villaggio e sparisce fra la
nebbia delle montagne lasciando alla bambina un grande insegnamento:
quello sulla determinazione e il potere della volontà.
Il meticciato e come viene vissuto dalla società, - nera,
bianca e asiatica - e dalle singole persone è il soggetto
di Meticci di Rayda Jacobs e del bellissimo racconto
di Farida Karodia Il vestito di velluto rosso che
dà il titolo alla raccolta. Perchè essere meticce
vuol dire non appartenere a nessuna delle etnie presenti, significa
tradimento, uscire dalla propria cultura e dalle proprie origini,
significa venire osteggiate e messe al bando. Lungo sarà
il percorso di Katrina, la protagonista, per recuperare il senso
del suo passato e prendere coscienza del proprio diritto di esistere,
al di là della storia dei suoi genitori.
Uno sguardo politico, un'analisi spietata e disincantata sulle
udienze tenute dalla "Commissione per la Verità e
la Riconciliazione" -, commissione fortemente voluta da Mandela
come inizio per ristabilire un clima di riappacificazione nel
paese -, è il racconto Spia di Maureen Isaacson.
Qui una giornalista segue il processo di uno dei persecutori,
assoldato dal regime per compiere assassini nei confronti dei
nemici dell'apartheid e che ora chiede l'amnistia, cercando di
dimostrare ai familiari delle vittime il suo pentimento. Al suo
fianco, come avvocato difensore, un altro dei generali del vecchio
regime.
10 marzo 2007