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da Alias del 23 settembre 2006

La casa dei sogni ha i mobili a pallini

di Arianna Di Genova


Il disorientamento è totale nella Palazzina dei Giardini, a Modena, dove è di scena l'universo a pallini della giapponese Yayoi Kusama. Al centro c'è una scala fluorescente che s'inserisce in uno specchio e porta chissà dove. Forse in un mondo alla rovescia come quello di Alice nel paese delle meraviglie. Poco oltre infatti, entrati in una stanza che sarebbe "normale" se non fosse affetta da una
specie di varicella variopinta che rende tutto allucinato e spiazza i parametri della quotidianità mettendo fuori gioco l'idea di sicurezza di un ambiente domestico. Il disagio è il filo conduttore dell'intera sua opera, fin da quando bambina, a soli dieci anni, cominciò a inventare un mondo a pois, con luci elettriche mandava in tilt la percezione comune. Così come le sue creature escrescenze sessuali che crescono e proliferano nelle "serre" optical da lei create in ogni parte dei mondo.
La personale dell'artista, che si compone di quattro installazioni, fa parte, come la mostra di Ugo Rondinone, dei programma di eventi legati al festival della filosofia (svoltosi nello scorso week-end) con un tema impegnativo come "l'umanità". E la sua, quella della ragazza ribelle Kusama che a fine anni Sessanta usava il suo corpo dipinto a pallini per chiedere la pace e per osteggiare la guerra in Vietnam (dal 1957 si era trasferita negli Stati uniti), è una umanità sofferenti, che cura le sue ossessioni immergendosi in un mondo parallelo, fra performance e manifestazioni artistiche, in Italia, l'artista giapponese deve la sua fama soprattutto alle sue partecipazioni alla Biennale di Venezia, nel 1966 e nel 1993, quando fu scelta come rappresentante per la propria nazione d'origine. Adesso, in ottobre, riceverà in Giappone il premio Imperiale, una specie di Leone d'oro della pittura, uno dei riconoscimenti più prestgiosi per chi lavora nel campo dell'arte. D'altronde, nel 2004, la sua mostra al Mori Museum di Tokyo ha avuto un successo straordinario, essendo stata visitata da 520mila persone. Personaggio eclettico, performer, scrittrice, fotografa (ha collaborato con Nobusyohi Araki), arredatrice
sui generis e attrice (ha fatto un'apparizione in Topaz, film diretto da Ryu Murakami), Yayoi Kusama che nel 1973 scelse di ritomare in Giappone e di lasciare l'America, ha mantenuto i contatti con le avanguardie e ha continuato a collaborare con musicisti quali Peter Gabriel e lo stilista Issey Miyake (nel 1969 aveva anche aperto a New York una sua boutique con gli abiti dai magici cerchietti colorati). Per sapeme di più: www.yayoi-kusama.jp

info sulla mostra vedi cronache