da Il Manifesto dell'11 giugno 2005
Biennale,
trionfa la temeraria Galindo
di Arianna Di Genova
Regina
José Galindo, guatemalteca under 35 (invitata nella mostra internazionale
di Rosa Martìnez) che all'Arsenale ha fatto svenire i visitatori con una
operazione di ricostruzione del proprio imene proiettata in video, che ha camminato
per le strade del suo paese immergendo i piedi in un catino di sangue e poi a
Venezia non ha esitato a fustigarsi in pubblico fino a martirizzarsi (trecento
colpi come le donne assassinate nel 2005 in Guatemala), è la grande trionfatrice
di questa edizione numero 51 della Biennale di Venezia. A lei è andato
infatti il Leone d'oro in omaggio alla giovane arte. La giuria era presieduta
da Ida Gianelli, prossima curatrice del padiglione Italia 2007, quando "riapparirà"
il contenitore nazionale con grande gaudio del ministro-patriottico Buttiglione
che non ha perso occasione di ricordare gli incubi del comunismo e ha definito
la rivoluzione sessuale anni 70 "cosa passatista". Fisico minuto, un
fascio di muscoli, Regina Galindo ieri si è fatta il segno della croce
rivolta al muro ed è entrata in un box di cemento per frustarsi. Nessuno
poteva vedere il sacrificio, solo ascoltare il suo dolore da fuori. Ha vinto "per
aver saputo dare vita a un'azione coraggiosa contro il potere".
Di segno
completamente diverso, l'altro Leone d'oro assegnato, che si dirige verso la Germania,
approdando nelle mani di Thomas Schutte (esposizione curata da María de
Corral), disegnatore infaticabile del corpo umano, antieroico, pronto a una riflessione
sull'umanità che tocca i vecchi lidi del "fare arte" (pittura,
scultura, grafica).
Miglior padiglione nazionale quello francese, con la "storica"
Annette Messager
e il suo Casinò, coccolato da una serie di
sponsor impressionante. Un Leone, il suo, che ruggisce con la voce di Pinocchio,
dato che al burattino di Collodi Messager ha dedicato questo viaggio dentro le
viscere del mondo, tra seta
rosso sangue e apparizioni improvvise e spaventevoli.
"Il mio amore per le ma
rionette - spiega - nasce dal fatto che nessuno
di noi è completamente libero,
siamo tutti disarticolati e completamente
manipolabili. Geppetto in fondo
è una metafora dell'artista, del suo
dare vita a qualcosa di inanimato. Perché ho
scelto il Casinò?
Perché è un posto della perdizione e insieme il luogo del rischio,
dove
si mette in gioco se stessi. Si può vincere ma anche perdere tutto".
Il premio Darc, giovane arte italiana, scarta invece a favore di Lara Favaretto
(Treviso 1973)e del suo fantasticare intorno all'esistenza quotidiana e alle sue
possibili derive magiche.
Resta il totoesclusi, giochino sempre facile da condurre
col senno di poi. Ma all'entrata dell'Arsenale, la voce dello spagnolo Santiago
Sierra scandisce i nomi dei paesi che non sono stat invitati né a questa
né alle altre edizioni della Biennale: si va dal Ghana all'Iraq (c'è
anche una maglietta che gira per i Giardini con una scritta che si chiede dove
sia il padiglione della Mesopotamia) mentre dal Mars Pavillon, allestito dal centro
sociale Morion in una struttura fatiscente vicino all'Arsenale (tra gli ospiti
Toni Negri e Gilberto Gil), ci si interroga sul perché vengano spesi tanti
soldi per mega-eventi e nessuno si preoccupi delle condizioni di vita dei cittadini
veneziani. E gli "occupanti" lanciano la loro proposta: per visitare
la Biennale, niente caro prezzo, basta un euro.