da Il Mattino di sabato 10 luglio 2004
A PALAZZO REALE, A NAPOLI, MOSTRA DELLA FONDAZIONE
LABORATORIO MEDITERRANEO
Artiste islamiche, dietro il velo un messaggio
di pace
di Costanza Falanga
Una mostra per stracciare il velo, simbolo delle donne islamiche,
per diffondere la pace attraverso larte. Sono molti i veli
che coprono lesistenza delle donne islamiche, di varia natura
e di diverso spessore. Non solo quello che frequentemente cela
i loro volti. Di alcuni, con molta fatica e con grande coraggio,
riescono a liberarsi per sempre. Di altri, invece, finiscono con
l'esserne condizionate tutta la vita. In ogni caso, ancora oggi,
non sono affatto numerose le donne islamiche che riescono in questo
intento, così come sono altrettanto poche quelle che accettano
di portare un velo volontariamente. Per la maggior parte di loro,
dunque, diventa lo scopo di una vita riuscire a scoprire la o
le verità che si nascondono dietro quei veli cui le condannano
una cultura e una religione ancora opprimenti.
«Stracciando i veli: donne artiste del mondo islamico»
è un vero e proprio viaggio interiore nel mondo delle donne
islamiche, una mostra-percorso attraverso i lavori di cinquantuno
artiste di numerosi e diversi Paesi islamici, ben ventuno, che
attraverso le loro opere cercano di rompere quello stereotipo
che si è creato intorno alla donna islamica, soprattutto
dopo gli attentati dell11 settembre 2001 alle Torri gemelle
di New York.
La mostra, organizzata dalla Royal Society of Fine Arts di Amman
e dalla Pan-Mediterranean Women Artists Network, che ha sede in
Grecia, dopo la prima inaugurazione a Rodi (nel settembre 2002)
arriva a Napoli, dove sarà ospitata nella Sala D'Ercole
di Palazzo Reale da dopodomani alle 19 fino al 15 settembre. Liniziativa
è dovuta alla Fondazione Laboratorio Mediterraneo, in occasione
del decennale, ed è stata realizzata in collaborazione
con la Soprintendenza per i Beni architettonici ed il paesaggio
di Napoli e provincia. Dopodomani, al Teatrino di Corte di Palazzo
Reale, a presentare questa pregiata collezione di opere al femminile
ci saranno la principessa Wijdan Ali di Giordania, il presidente
della Regine Campania, Antonio Bassolino, larchitetto Michele
Capasso, presidente e fondatore della Fondazione Laboratorio Mediterraneo,il
soprintendente Enrico Guglielmo.
Nel corso della stessa serata, alla presenza di alcune delle artiste
in mostra, si svolgerà un breve concerto di benvenuto con
alcuni giovani artisti giordani ed italiani (è previsto
anche un intervento di Eugenio Bennato).
«Larte è al di sopra di tutte le differenze
poiché, comunque definiti da esse, rimaniamo tutti egualmente
colpiti e ispirati dai capolavori con cui gli artisti di talento
hanno arricchito il nostro mondo. Perciò sono particolarmente
orgogliosa e onorata di associarmi a questa mostra che è
un magnifico testimone visivo del talento delle donne artiste
di tutto il mondo arabo» dice Ranja Al-Abdullah, la bella
regina di Giordania, nel presentare l'iniziativa. «Stracciando
i veli» si articolerà in un vario e vasto insieme
di opere, settanta in tutto, di diverso genere: dalle tele ad
olio e tempera, agli acquerelli, incisioni, serigrafie, collage,
fotografie, acqueforti.
Le artiste in esposizione sono tutte legate tra loro dal termine
comune, islamiche, che però non fa alcun riferimento
alla religione, ma è inteso solo in senso culturale. Tanto
che né le artiste sono tutte musulmane né i loro
lavori hanno solo ispirazione religiosa. Inoltre, un dato molto
curioso, è che si ritrovino unite dallarte donne
di generazioni lontane e spesso lontanissime tra loro.
La decana di questo gruppo è la turca Faherlnissa Zeid.
Nata nel 1901 ad Instanbul, Faherlnissa è stata una versatile
creatrice di ritratti bizantini, mentre lartista più
giovane è la giordana Karima Bin Otham, classe 1972, che
si è formata in diverse Accademie di Belle Arti tutte italiane
(ha studiato a Firenze, Bologna, Milano). Karima è autrice
delle maschere variopinte che rappresentano i diversi stereotipi
umani.
Ma, al di là del tempo e dello spazio che le divide, tutte
hanno uno scopo preciso, diffondere la pace attraverso la loro
arte.
da IL MATTINO del 13 luglio 2004
Oltre il velo, lIslam delle artiste
di Lucia Licciardi
Accostarsi allarte islamica non è semplice per la
cultura occidentale. Lintima unione esistente fra operazione
estetica e fede che caratterizza persino le opere degli artisti
meno ortodossi rispetto al precetto fatto risalire al profeta
Maometto di avere espressioni artistiche non figurative e anti-naturalistiche
rimane un territorio nel quale il viaggiatore rischia di avventurarsi
senza frutto. Ancora di più, laccostarsi a uno stile
sempre e comunque sobrio diventa difficile quanto allesperienza
estetica si potrebbe sovrapporre il pre-giudizio di «una
delle peggiori conseguenze» dei terribili eventi dell11
settembre 2001, la costruzione nella pubblica opinione di «unimmagine
falsa e negativa dellIslam», come sottolinea in un
messaggio la regina Rania di Giordania. È lei in prima
persona a rivelare uno degli obiettivi principali della collettiva
che da ieri fino al 15 settembre prossimo nella Sala dErcole
di Palazzo Reale permette di visionare sessanta tra le più
significative opere di donne artista di tutto il mondo islamico.«Stracciando
i veli», appuntamento con il quale la Fondazione Laboratorio
del Mediterraneo presieduta da Michele Capasso ha inteso celebrare
il suo decennale, può «squarciare il velo»
su unarte ancora poco conosciuta, su stereotipi che spesso
contribuiscono a rigettare altre culture senza nemmeno tentare
di avvicinarvisi con mente e animo sgombri.Perché larte,
ricorda Ranja di Giordania nel suo messaggio di presentazione
delliniziativa, è «al di sopra delle differenze
di sesso e di età, di storia, di cultura, e di religione»;
pur essendo «tutti definiti da queste, rimaniamo tutti colpiti
dai capolavori con cui gli artisti hanno arricchito il nostro
mondo». Loperazione della Fondazione Laboratorio Mediterraneo,
che aveva già ospitato a Napoli la bella regina giordana
nel settembre 2001, dunque, diventa un contributo alla pace utilizzando
il linguaggio più universale, quello dellarte appunto.
La mostra ha già avuto una prima edizione nel 2002 a Rodi,
in Grecia, ed è organizzata dalla Royal Society of Fine
arts di Amman, presieduta dalla sorella del defunto re Hussein,
Wijdan Ali, presente alla inaugurazione con Capasso, gli assessori
regionale alla Cultura (Teresa Armato) e provinciale alla Scuola
(Angela Cortese) e altri esponenti della Fondazione Laboratorio
Mediterrano, fra cui Nullo Minissi e Claudio Azzolini, oltre a
tanta gente che ha ammirato i lavori in mostra. I generi artistici
sono tutti o quasi tutti rappresentati. Pittura, con tele a olio
o tempera, scultura, fotografia, collages, incisioni e acqueforti
convivono sotto ununica matrice comune delle artiste, lessere
rappresentanti dellIslam; di una religione che è,
come indica la parola stessa «sottomissione», ma non
solo alla fede in Allah, quanto forse piuttosto ad una vocazione
che conduce alla ricerca di sé attraverso gli strumenti
offerti dallarte, per poi comunicare attraverso questi emozioni
e conoscenza. Litinerario si snoda sondando diverse generazioni,
da quella più anziana rappresentata dalla turca Faherlissa
Zeid, classe 1901, alla 32enne giordana Karima Bin Othan, passando
attraverso il Libano di Etel Adnan, lEgitto di Marian Abdur,
la Palestina di Rana Bisham. Fondamentale, per molte delle artiste
che espongono, è anche il rapporto con la cultura occidentale
che hanno maturato nel corso di studi allestero, soprattutto
nelle accademie italiane. In un caso, quello di Lisa Fattah, è
la matrice culturale di partenza, dato che lartista è
svedese e il suo rapporto con lIslam comincia nel matrimonio
con un artista iracheno conosciuto allAccademia di Roma.Conoscerci
e capirci, frequentarci e amarci, anche e soprattutto attraverso
larte: «Si deve tendere a questo, anche quando - ha
sottolineato la principessa Wijdan Ali - come in questo scorcio
di anno, nel Medio Oriente non va avanti la forza delle idee ma
quella delle armi» invece del riaprirsi di un «dialogo
fra le culture». E la mostra, curata dalla greca Aliki Machif-Guaget,
viene dedicata da Michele Capasso «a una giornalista iraniana,
morta laltro ieri in carcere a Teheran. Lei voleva venire
qui e scrivere un articolo su questa occasione dincontro
delle culture».