Anche fuori dagli spazi della Biennale la città accoglie
numerose opere. Appena arrivate ci siamo imbattute nelle splendide trecce dell'installazione
preparata alla Fondazione Levi dall'iraniana Mandana Moghaddam che,
traendo spunto da un antico mito iraniano, narra la storia di una bella ragazza
imprigionata da uno sciacallo in un giardino paradisiaco. Lopera è
composta da un blocco di cemento sospeso al soffitto da quattro lunghissime trecce,
ciascuna fissata con un nastro rosso allestremità.

"Il blocco di cemento è simbolo della mascolinità tradizionale,
assoluta, ma anche espressione di monotonia e freddezza. La treccia col nastro
rosso è simbolo di brio, sensibilità e pacata luminosità
femminile: è ciò che rende sostenibile il pesante blocco di cemento
tenendolo sospeso."
Alla Fondazione Querini Stampalia
abbiamo visitato la splendida mostra di Kiki Smith che merita da sola una
successiva trattazione specifica (vedi:
Kiki Smith). E, col rimpianto di non aver visto l'installazione di Pipillotti
Rist e altre sparse qua e là, e in mezzo alle numerose momentanee dimenticanze
di cui chiedo scusa, qualcuno mi dica se non valeva la pena, assai più
che in passato, di un viaggetto a Venezia anche se la città, e l'organizzazione
della Biennale in particolare, si dimostra poco accogliente verso il visitatore
(si può chiudere alle 18 in piena estate? e attenzione, se avete un biglietto
aereo vi fanno lo sconto sull'ingresso, col biglietto del treno no!).
13 luglio 2005
______
Tutte
le informazioni utili sulla Biennale di Venezia
51. Esposizione Internazionale
d'Arte
Sito espositivo
Giardini: chiuso il lunedì (escluso
lunedì 13 giugno 2005)
Orario d'apertura ore 10.00 - 18.00
Arsenale:
chiuso il martedì (escluso martedì 14 giugno 2005)
Orario d'apertura
ore 10.00 - 18.00
Direttori
María de Corral - Rosa Martínez
Prenotazioni Gruppi / Itinerari Tematici / Percorsi Didattici e Informazioni
Call center 041 5218828 Ufficio Promozione Pubblico Fax 041 5218825
Come
raggiungere le sedi espositive
- Giardini della Biennale
Actv Linea
3 per la Biennale ogni 20'
Fermate: Tronchetto, Piazzale Roma, Ferrovia,
San Samuele, Accademia, San Marco, Giardini
oppure
Linee Actv 1/41/42/51/52/61/62/82
- Arsenale Linee Actv 1/41/42
Parcheggi auto
- Piazzale Roma
Garage Autorimessa Comunale tel. 041 2727301
- San Marco tel. 041 5232213
- S. Andrea tel. 0412727304
- Isola del Tronchetto Tronchetto Parking
tel 041 5207555
La 51. Esposizione Internazionale d'Arte, organizzata
dalla Fondazione la Biennale di Venezia e diretta da María de Corral e
da Rosa Martínez, aprirà al pubblico domenica 12 giugno 2005.
L'edizione 2005 della più antica e celebre rassegna di arte contemporanea
presenta alcune novità di rilievo: prima tra tutte l'inizio di un nuovo
ciclo attraverso il dialogo progettuale con la Direzione Artistica, alla quale
proporre precisi obiettivi per riconfermare il ruolo centrale della Biennale nel
dibattito culturale e artistico internazionale.
Per la prima volta
nel corso dei suoi 110 anni di attività la direzione è stata affidata
a due Direttori: María de Corral e Rosa Martínez - storiche dell'arte,
critici e curatori indipendenti, di nazionalità spagnola - e la rassegna
sarà costituita da due mostre specifiche e complementari per proporre una
lettura articolata dell'arte contemporanea internazionale a partire dagli anni
Settanta sino a oggi, con lo sguardo rivolto al prossimo futuro. I due progetti
espositivi - L'esperienza dell'arte e Sempre un po' più lontano
firmati rispettivamente da María de Corral e da Rosa Martínez -
presenteranno, sotto punti di vista diversi, il meglio della contemporaneità
attraverso la selezione rigorosa degli artisti, invitati in un numero circoscritto
e ciascuno rappresentato da più opere per documentarne la vicenda creativa,
mettendo in evidenza la varietà dei linguaggi artistici e delle tendenze
estetiche. Le opere esposte saranno per lo più nuove o realizzate in situ,
e verranno allestite in dialogo con gli straordinari spazi delle mostre in modo
tale da offrire un duplice registro di lettura, sia di ricerca per gli addetti
ai lavori, sia di impatto per i visitatori.
Le Partecipazioni nazionali
registrano la presenza più numerosa nella storia della Biennale: settanta
Paesi, che allestiranno 30 mostre nei padiglioni dei Giardini della Biennale e
40 in molte sedi del centro storico coinvolgendo tutta la città. Un segnale
positivo che conferma l'alto livello qualitativo e il carattere profondamente
internazionale della rassegna veneziana, che viene percepita come crocevia e patrimonio
del mondo intero. Molti i Paesi che per la prima volta partecipano alla Biennale
di arti visive, tra i quali l'Afghanistan, l'Albania, il Marocco, la Repubblica
di Belarus, il Kazakhstan, il Kyrgyzstan, l'Uzbekistan.
Una decina
di installazioni, legate alle due mostre centrali, saranno allestite nelle aree
espositive esterne e disseminate nella città.
Gli eventi
nell'ambito della 51. Esposizione, selezionati tra centinaia di proposte, sono
trenta tra mostre, performance, convegni, seminari ed eventi dall'arte visiva
alla poesia contemporanea, che dilagano dalla sponda nord dell'Arsenale al centro
di Venezia, dalle isole della laguna sino a Mestre e Marghera.
I
quattro Premi principali della 51. Esposizione saranno assegnati da due Giurie,
una per le mostre internazionali e una per le partecipazioni nazionali, coordinate
dal Presidente Ida Gianelli. I Premi saranno: un Leone d'oro alla Carriera, un
Leone d'oro per la migliore partecipazione nazionale, un Leone d'oro a un artista
giovane (under 35) che partecipa alle mostre internazionali, un Leone d'oro a
un artista che partecipa alle mostre internazionali L'esperienza dell'arte e Sempre
un po' più lontano. Nel corso della cerimonia di premiazione sarà
assegnato anche il Premio per la giovane arte italiana 2004-2005 promosso dal
Ministero per i Beni e le Attività Culturali DARC - Direzione Generale
per l'architettura e l'arte contemporanee.
Il catalogo, edito da
Marsilio, sarà articolato in tre volumi dedicati rispettivamente alle due
mostre centrali e alle partecipazioni nazionali insieme agli eventi collaterali.
L'esperienza dell'arte
L'esperienza
dell'arte, a cura di María de Corral, sarà allestita nelle
34 sale del Padiglione Italia nei Giardini della Biennale e presenterà
quarantadue artisti internazionali, sia celebri, sia esordienti, attraverso un
percorso costituito da un ampio numero di dipinti, da video e da installazioni,
per la maggior parte realizzate appositamente per la Biennale, che rappresentano
le tendenze dal 1970 - concepito come punto di partenza del percorso - a oggi
nello sviluppo dei vari linguaggi. L'esposizione è pensata da María
de Corral per essere più affine a "un centro di sperimentazione che
a un cumulo di certezze" per parlare di intensità, non di categorie,
e per riscoprire l'emozione dell'arte.
L'esposizione che
avrà luogo nel Padiglione Italia non vuol essere letta come un discorso
fine a se stesso sull'arte dei nostri giorni, bensì come un campo aperto
a pratiche distinte entro cui si possa realizzare il desiderio di scambiare esperienze,
idee, riflessioni, e anche di provocarle. Mi piacerebbe che il labirintico percorso
dell'arte fosse vissuto non come una storia compiuta ma come un processo definito
in termini di relazione tra soggetti, forme, idee, spazi diversi, assomigliando
esso più a un centro di sperimentazione che a un cumulo di certezze.
In
tal senso, vorrei che l'esposizione parlasse di intensità, non di categorie.
Mi piacerebbe, inoltre, che non fosse storicistica né lineare, ma che mostrasse
la relazione esistente fra artisti di generazioni distinte che discutono e lavorano
a idee specifiche dell'arte e della vita attuale, stringendo così un legame
fra atteggiamenti simili per intensità e qualità ossessiva. Mi propongo,
insomma, un'esposizione che non miri solo al concetto o a una visualizzazione
gratificante, ma che sia ricca di riflessione e piacere. Cerco di esporre quei
temi che inquietano e preoccupano la società attuale e che gli artisti
esprimono in modo così reale, poetico e, in molti casi, visionario.
Mi
interessano le idee che appaiono come un ammasso di resti, frammenti, sbozzi e
tentativi; le opere che permettono allo spettatore di ricreare la propria esperienza
estetica; gli artisti capaci di rinnovare la nostra facoltà d'immaginare
diversi modi di abitare il mondo e di creare emozioni.
Al
contrario, non cerco un'esposizione che, in termini di quote di partecipazione
da tutti i paesi e i continenti, proponga un modello falso di universalità,
poiché ho deciso di lavorare con alcuni autori, i quali, nella mia lunga
traiettoria artistica, sono stati compagni di viaggio. E sommare a questa lista
molti altri nomi; giovani che mi accompagneranno in una simile esperienza.
Gli
artisti di oggi non condividono uno stile, bensì un tentativo di costruire
mondi estetici personali, di stabilire necessità formali proprie, di fabbricarsi
una nuova realtà; accettando così la sfida di produrre un'arte che
abbia senso nel nuovo contesto che si è delineato a seguito degli avvenimenti
degli ultimi quattro anni.
Nell'arte degli ultimi
dieci anni è estremamente difficile rintracciare una dottrina artistica
o uno stile formale dominante, in palese contrasto con l'apprensione costante
per gli effetti della globalizzazione o del multiculturalismo. Gli artisti stabiliscono
il senso e l'utilità della propria ragion d'essere e la sopravvivenza del
gesto artistico in un mondo dominato dai media, nel quale la realtà pare
non manifestarsi fuori dalla rappresentazione.
Intitolando
la presente esposizione L'Esperienza dell'Arte, volevo rendere partecipi i visitatori
di alcuni temi che gli artisti affrontano ogni giorno nelle proprie opere:
-
la nostalgia come sentimento di perdita di un passato irrecuperabile, espressa
tramite un linguaggio metaforico;
- il corpo e la sua ridefinizione, l'introduzione
della frammentazione, della dissoluzione e anche della morte;
- il potere,
la dominazione e la violenza nella quotidianità di ciascun individuo;
- la critica sociopolitica d'attualità attraverso l'ironia;
- l'utilizzo
delle immagini, dei film e delle narrazioni passate come un archivio immenso grazie
a cui realizzare operazioni multiple di ridefinizione e appropriazione.
Affrontando
tutte queste tematiche implicate nel gesto creativo e che fuoriescono dall'ambito
strettamente artistico, intendo segnalare la presenza del consueto nella diversità,
affinchè lo spettatore ammetta le qualità di ciò che è
inaspettato e insolito e abbandoni la propria riluttanza all'idea di Piacere nell'arte
contemporanea.
María de Corral
María de Corral
Critica d'arte e curatrice spagnola. Nel decennio 1981-1991 è direttrice
del settore Arti Visive della Fondazione La Caixa, per la quale cura le mostre
nei centri di Barcellona e Madrid. Nel 1985 dà inizio alla collezione d'arte
contemporanea della Fondazione stessa.
Nel 1988 è curatrice del Padiglione
spagnolo alla 43. Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia,
con l'allestimento De varia commensuración: Jorge Oteiza, Susana Solano.
Dal 1991 al 1994 è direttrice del Museo Nacional Centro de Arte Reina
Sofía di Madrid.
Nel 2002 è direttrice del progetto per il
nuovo Museo di arte moderna e contemporanea della città di Santander, in
Spagna.
Ha curato la retrospettiva Julian Schnabel: Pinturas 1978-2003, allestita
tra giugno e settembre 2004 al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía.
L'ESPERIENZA DELL'ARTE (Padiglione Italia)
Eija-Liisa Ahtila
Nata a Hameenlinna, Finlandia, 1959
Vive e lavora a Helsinki, Finlandia
Vasco
Araújo
Nato a Lisbona, Portogallo, 1975
Vive e lavora a Lisbona,
Portogallo
Francis Bacon
Dublino, Irlanda, 1909 - Madrid, Spagna,
1992
Miroslaw Balka
Nato a Varsavia, Polonia, 1958
Vive e lavora
a Varsavia, Polonia
Andrea Blum
Nata a New York City, NY, Usa, 1950
Vive e lavora a New York City, NY, Usa
Monica Bonvicini
Nata
a Venezia, Italia, 1965
Vive e lavora a Berlino, Germania
Candice
Breitz
Nata a Johannesburg, Sud Africa, 1972
Vive e lavora a Berlino,
Germania
Tania Bruguera
Nata a L'Avana, Cuba, 1968
Vive e lavora
a L'Avana e Chicago, IL, Usa
Chen Chieh-jen
Nato a Taipei, Taiwan,
1960
Vive e lavora a Taipei, Taiwan
José Damasceno
Nato
a Rio de Janeiro, Brasile, 1968
Vive e lavora a Rio de Janeiro, Brasile
Tacita
Dean
Nata a Canterbury, Gran Bretagna, 1965
Vive e lavora a Londra e
a Berlino
Willie Doherty
Nato a Derry, Irlanda del Nord, 1959
Vive e lavora a Derry, Irlanda del Nord
Stan Douglas
Nato a Vancouver,
B.C., Canada, 1960
Vive e lavora Vancouver, B.C., Canada
Marlene Dumas
Nata a Città del Capo, Sud Africa, 1953
Vive e lavora ad Amsterdam,
Olanda
Leandro Erlich
Nato a Buenos Aires, Argentina, 1973
Vive
e lavora a Parigi, Francia, e Buenos Aires, Argentina
Bernard Frize
Nato a Saint Mande, Francia, 1954
Vive e lavora a Parigi, Francia
Dan
Graham
Nato a Urbana, IL, Usa, 1942
Vive e lavora a New York, NY, Usa
Philip Guston
Montreal, Canada 1913 - Woodstock NY, Usa, 1980
Joan
Hernández Pijuan
Nato a Barcellona, Spagna, 1931
Vive e lavora
a Barcellona, Spagna
Jenny Holzer
Nata a Gallipolis, OH, Usa, 1950
Vive e lavora a New York, NY, Usa
William Kentridge
Nato a Johannesburg,
Sud Africa, 1955
Vive e lavora a Johannesburg, Sud Africa
Barbara
Kruger
Nata a Newark, NJ, Usa, 1945. Vive e lavora a Los Angeles e New York,
NY, Usa
Maider López
Nata a San Sebastian, Spagna, 1975
Vive e lavora a San Sebastian, Spagna
João Louro
Nato a Lisbona,
Portogallo, 1963
Vive e lavora a Lisbona, Portogallo
Jorge Macchi
Nato a Buenos Aires, Argentina, 1963
Vive e lavora a Buenos Aires, Argentina
Agnes Martin
Macklin, Saskatchewan, Canada,
1912 - Taos, NM,
Usa, 2004
Cildo Meireles
Nato a Rio de Janeiro, Brasile, 1948
Vive e lavora a Rio de Janeiro, Brasile
Zwelethu Mthethwa
Nato a Durban,
Kwa-Zulu Natal, Sud Africa, 1960
Vive e lavora a Città del Capo, Sud
Africa
Juan Muñoz
Madrid, Spagna, 1953 - Ibiza, Spagna, 2001
Bruce Nauman
Nato a Fort Wayne, IN, Usa, 1941
Vive e lavora a
Galisteo, NM, Usa
Gabriel Orozco
Nato a Jalapa, Veracruz, Messico,
1962
Vive e lavora a Città del Messico, Messico, New York, NY, Usa,
e Parigi, Francia
Perejaume
Nato a Sant Pol de Mar, Barcellona, Spagna,
1957
Vive e lavora a Sant Pol de Mar, Barcellona
Robin Rhode
Nato a Città del Capo, Sud Africa, 1976
Vive e lavora a Berlino, Germania
Thomas Ruff
Nato a Zell am Harmersbach, Germania, 1958
Vive e
lavora a Düsseldorf, Germania
Thomas Schütte
Nato a Oldenburg,
Germania, 1954
Vive e lavora a Düsseldorf, Germania
Antoni Tàpies
Nato a Barcellona, Spagna, 1923
Vive e lavora a Barcellona, Spagna
Juan Uslé
Nato a Santander, Spagna, 1954
Vive e lavora
a Santander, Spagna e New York City, NY, Usa
Francesco Vezzoli
Nato
a Brescia, Italia, 1971
Vive e lavora a Milano, Italia
Mark Wallinger
Nato a Chigwell, Gran Bretagna, 1959
Vive e lavora a Londra, Gran Bretagna
Matthias Weischer
Nato a Elte, Germania, 1973.
Vive e lavora
a Lipsia, Germania
Rachel Whiteread
Nata a Londra, Gran Bretagna,
1963
Vive e lavora a Londra, Gran Bretagna
Jun Yang
Nato a Qingtian,
Cina, 1975
Vive e lavora a Vienna, Austria
Sempre
un po' piu' lontano
Sempre un po' più lontano,
a cura di Rosa Martínez presenterà, nei 9.000 metri quadrati
delle Corderie e delle Artiglierie dell'Arsenale, quarantanove artisti internazionali
accomunati dal lavoro di ricerca nella contemporaneità che, attraverso
video, sculture e installazioni concepite per questi particolari ambienti, offriranno
un panorama variegato delle tendenze più attuali. L'esposizione si snoderà
con un percorso lineare che abbraccerà gli spazi senza interromperne la
continuità per metterne in risalto la suggestione e l'unicità. Il
titolo dell'esposizione è ispirato ad uno dei libri di Corto Maltese, personaggio
di avventure ideato dallo scrittore e disegnatore di fumetti veneziano Hugo Pratt,
che diviene il tramite per affermare che l'arte è una costruzione dell'immaginario
per capire meglio la realtà. La mostra, secondo la visione di Rosa Martínez,
"costituisce una verifica per presentare artisti e tendenze estetiche all'inizio
del nuovo millennio" e la visita all'Arsenale si propone come un viaggio
frammentario e appassionante per scoprire le zone di luce e di oscurità
del nostro mondo convulso.
Il titolo dell'esposizione all'Arsenale di Venezia
è ispirato a uno dei libri di Corto Maltese, personaggio di avventure e
finzione ideato dallo scrittore veneziano e disegnatore di fumetti, Hugo Pratt.
Corto impersona il mito del viaggiatore romantico, indipendente, sempre propenso
al caso e al rischio, che attraversa ogni sorta di frontiera per costruire il
proprio destino.
Considerare un personaggio di finzione
come fonte d'ispirazione, è un modo per affermare che l'arte è una
costruzione dell'immaginario e che le fantasie ci aiutano a capire meglio la realtà.
Nella barocca condizione odierna viviamo un dramma e un paradosso: crediamo ancora
nella necessità della ragione, dell'illustrazione e dell'utopia, ma siamo
stati trasformati nei suoi più feroci critici dalle nuove posizioni post-coloniali
di razza e di genere. Passione e malinconia, fiducia e disperazione, piacere e
colpa procedono mano nella mano nell'avvicinamento critico al mondo in cui viviamo.
L'arte è una lotta nell'ordine simbolico e
i creatori più considerevoli sono coloro che aprono nuove prospettive per
la trasformazione linguistica, sociale e ideologica. Oggi, interrogarsi sull'autonomia
dell'arte e portare l'estetica nella vita quotidiana è parte di un'ininterrotta
dilatazione di confini, di un ampliamento di orizzonti che conduce oltre i modelli
stabiliti. Il protagonista di avventure, il filosofo, lo scienziato, l'artista
o l'organizzatore di esposizioni, cercano costantemente di scoprire nuovi territori
e di creare nuove possibilità di pensiero. Questo esercizio è arduo
in un mondo dove le idee, le persone e i prodotti circolano con grande velocità,
dove gli artisti si mimetizzano senza fermarsi, e dove le istituzioni lavorano
la cultura come un'industria di franchising, e dove il marketing è la principale
metodologia di azione. Perciò, nel traffico incessante di messaggi, una
delle funzioni fondamentali del curatore è diminuire il frastuono, assegnare
valore e organizzare sintassi e discorsi che ne delineino il significato.
Il
concetto di traffico è essenziale per lo sviluppo sociale: significa movimento
e scambio nell'economia sociale e politica come in quella libidinale o espositiva.
La traduzione e la interpretazione sono essenziali nei passaggi interculturali
e in modo particolare nelle esposizioni globali come le biennali. Attraverso la
sua lunga storia, la Biennale di Venezia si è trasformata nell'epicentro,
nel contesto privilegiato per la confluenza di artisti provenienti da diversi
contesti geopolitici e culturali.
Offrendosi come
possibilità di analisi del concetto d'internazionalità e disegnando
le topografie contemporanee dell'alterità, la Biennale è un'occasione
unica per inventare nuove forme di vicinanza tra artisti, discipline e pubblico.
In questo contesto, l'esposizione Sempre un po' più
lontano è una verifica per presentare artisti e tendenze estetiche di rilievo
all'inizio del terzo millennio. La visita all'Arsenale si propone come un viaggio
frammentario, come una drammaturgia soggettiva e appassionata per scoprire le
zone di luce e oscurità del nostro convulso mondo. Questo cammino vuole
aiutare a disegnare le linee più significative presenti nella produzione
artistica contemporanea e dimostrare che l'arte, può essere ancora una
promessa per coloro che vogliono imbarcarsi in quel tipo di viaggio per il quale
Deleuze adottò il lemma proustiano: il vero sognatore è quello che
esce con l'intenzione di verificare qualcosa.
Rosa Martínez
Rosa Martínez
Critica d'arte e curatrice indipendente spagnola. Nel
1979 si laurea all'Università di Barcellona in Storia dell'Arte. Comincia
subito a lavorare nel coordinamento delle attività culturali per la Fondazione
La Caixa. Dal 1988 al 1992 assume la direzione artistica della Biennale di Barcellona.
Nel 1996 è co-curatrice di Manifesta 1, a Rotterdam, nel 1997 dirige
la 5. Biennale Internazionale di Istanbul e nel 1999 la 3. SITE di Santa Fe (USA).
Nelle stagioni 1991-92 e nel 1997 torna alla Fondazione La Caixa di Barcellona
come curatrice.
Dal 1998 al 2002 cura i progetti dei saloni internazionali
di ARCO di Madrid.
Nel 2003 è curatrice del Padiglione spagnolo alla
50. Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia. Questo progetto,
affidato a Santiago Serra, richiama l'idea di frontiera, per mettere in discussione
i limiti della nazionalità e portare a riflettere sui temi della colpa,
della follia e del castigo.
La sua carriera di curatrice indipendente è
accompagnata da un'intensa attività pubblicistica, di critica d'arte e
da numerose conferenze presso musei, università istituti culturali. Collabora
regolarmente a diversi quotidiani e periodici specializzati coma "Flash Art
International", "El Paìs", Atlantica, "Letra Internacional"
e "La Guia del Ocio". Inoltre è autrice di numerosi saggi critici
e monografie su artisti contemporanei.
SEMPRE UN PO' PIÙ
LONTANO (Arsenale)
Pilar Albarracín
Nata a Siviglia, Spagna,
1968
Vive e lavora a Madrid, Spagna
Jennifer Allora &
Guillermo Calzadilla
Jennifer Allora, nata a Philadelphia, USA, 1974
Guillermo Calzadilla, nato a L'Avana, Cuba, 1972
Vivono e lavorano a Porto
Rico
Ghada Amer
Nata a Il Cairo, Egitto. 1963
Vive
e lavora tra Parigi, Francia e New York, NY, USA
Micol Assaël
Nata a Roma, Italia, 1979
Vive e lavora a Roma
Samuel
Beckett
Foxrock, Dublin, Irlanda, 1906 - Parigi, Francia, 1989
Laura
Belém
Nata a Belo Horizonte, Brasile, 1974
Vive e lavora a Belo
Horizonte
Semiha Berksoy
Cengelkoy, Turchia, 1910 - 2004
Istanbul, Turchia
Blue Noses
Viacheslav Mizin
Nato
a Novosibirsk, Russia, 1962
Vive e lavora a Mosca e Novosibirsk, Russia
Alexander Shaburov
Nato a Sverdlovsk, Russia, 1965
Vive e lavora a Mosca
e Yekaterinburg, Russia
John Bock
Nato a Itzehoe, Gribbohm,
Germania, 1965
Vive e lavora a Berlino, Germania
Louise
Bourgeois
Nata a Parigi, Francia, 1911
Vive e lavora a New York, NY,
USA
Leigh Bowery
Sunshine, Australia, 1961 - 1994, Londra,
Gran Bretagna
Christoph Büchel e Gianni Motti
Christoph
Büchel
Nato a Basilea, Svizzera, 1966
Vive e lavora a Basilea
Gianni Motti
Nato a Sondrio, Italia, 1958
Vive e lavora a Berlino, Germania
e Ginevra, Svizzera
Donna Conlon
Nata ad Atlanta, GA,
USA, 1966
Vive e lavora a Città di Panama, Panama
Stephen
Dean
Nato a Parigi, Francia, 1968
Vive e lavora a New York, NY, USA
e Parigi, Francia
Jimmie Durham
Nato a Washington, USA,
1949
Vive e lavora a Berlino, Germania
Olafur Eliasson
Nato in Copenhagen, Danimarca, 1967
Vive e lavora a Berlino, Germania
Bruna Esposito
Nata a Roma, Italia, 1960
Vive e
lavora a Roma, Italia e New York, NY USA
Regina José
Galindo
Nata a Città del Guatemala, Guatemala, 1974
Vive e lavora
a Città del Guatemala
Carlos Garaicoa
Nato a L'Avana,
Cuba, 1967
Vive e lavora a L'Avana
Cristina García
Rodero
Nata a Puertollano, Spagna, 1949
Vive e lavora a Madrid, Spagna
Subodh Gupta
Nato a Khagoul, Bihar, India, 1964
Vive e lavora a Nuova Delhi, India
Mona Hatoum
Nata a
Beirut, Libano, 1952
Vive e lavora a Londra, Gran Bretagna
Diango
Hernández
Nato a L'Avana, Cuba, 1970
Vive e lavora a Trento,
Italia, e a L'Avana
María Teresa Hincapié de
Zuluaga
Nata a Armenia, Colombia, 1954
Vive e lavora a Bogotá,
Colombia
Runa Islam
Nata a Dhaka, Bangladesh, 1970
Vive e lavora a Londra, Gran Bretagna
Emily Jacir
Nata
a Betlemme, Palestina, 1970
Vive e lavora a Ramallah, Palestina e New York,
NY, USA
Guerrilla Girls
Fondato a New York, NY, USA,
1985
Kimsooja
Nata a Taegu, Korea, 1957
Vive e lavora
a New York, NY, USA
Rem Koolhaas
Nato a Rotterdam, Olanda,
1944
Vive e lavora a Rotterdam
Oleg Kulik
Nato a
Kiev, Russia, 1961
Vive e lavora a Mosca, Russia
MoAA
Museum of American Art
Fondato a Berlino, Germania, 2004
Mariko
Mori
Nata a Tokyo, Giappone, 1967
Vive e lavora a New York, NY, USA
e Tokyo
Nikos Navridis
Nato ad Atene, Grecia, 1958
Vive e lavora ad Atene
Rivane Neuenschwander
Nata a Belo
Horizonte, Brasile, 1967
Vive e lavora a Belo Horizonte
Jun
Nguyen-Hatsushiba
Nato a Tokyo, Giappone, 1968
Vive e lavora a Ho Chi
Minh City, Vietnam
Olaf Nicolai
Nato a Halle/Saale, Germania,
1962
Vive e lavora a Berlino, Germania
Adrian Paci
Nato a Shkoder , Albania, 1969
Vive e lavora a Milano, Italia
Bülent
Sangar
Nato a Eskisehir, Turchia, 1965
Vive e lavora a Istanbul, Turchia
Gregor Schneider
Nato a Rheydt, Germania, 1969
Vive
e lavora a Rheydt
Berni Searle
Nata a Cape Town, Sud
Africa, 1964
Vive e lavora a Cape Town
Santiago Sierra
Nato a Madrid, Spagna, 1966
Vive e lavora a Città del Messico,
Messico
Shazia Sikander
Nata a Lahore, Pakistan, 1969
Vive e lavora a New York, NY, USA
Valeska Soares
Nata a Belo Horizonte, Brasile, 1957
Vive e lavora a Brooklyn, New York,
NY, USA
Kidlat Tahimik
Nato a Baguio, Filippine, 1942
Vive e lavora a Itogon, Benguet, Filippine
Pascale Marthine
Tayou
Nato a Yaounde, Camerun, 1967
Vive e lavora a Yaounde e Bruxelles,
Belgio
The Centre of Attention
Pierre Coinde
Nato
a Saint-Etienne, Francia,1972
Vive e lavora a Londra, Gran Bretagna
Gary O'Dwyer
Nato a Londra, Gran Bretagna, 1973
Vive e lavora a Londra
Paloma Varga Weisz
Nata a Neustadt an der Weinstraße,
Germania, 1966
Vive e lavora a Düsseldorf, Germania
Joana
Vasconcelos
Nata a Parigi, Francia, 1971
Vive e lavora a Lisbona, Portogallo
Sergio Vega
Nato a Buenos Aires, Argentina, 1959
Vive e lavora a Gainesville, FL, USA
(n.m)
____
Kiki Smith
Homespun Tales
Fondazione Querini Stampalia- Venezia
12 giu 2005 > 11
set 2005

Scheda tecnica della mostra:
Al terzo piano della Fondazione Querini Stampalia
Kiki Smith propone una personale riflessione sulla casa veneziana. Traendo ispirazione
dalla ricca collezione di ritratti diPietro Longhi, Antonio Canova, Giovanni Bellini
e altri artisti collocata al piano sottostante, nelle stanze in cui duecento anni
fa viveva il Conte Giovanni Querini, Kiki Smith cuce insieme frammenti di una
struggente storia domestica. Riprendendo elementi caratteristici della dimora
nobiliare veneziana dipinti, mobili, specchi e spirandosi alle tradizioni
estetiche americane, a partiredallepoca coloniale, attraverso gli anni Venti
e gli anni Trenta fino al presente, lartista crea una nuova narrazione capace
di mettere in luce lintraprendenza di un bricolage casalingo.
In un
gioco di continui richiami, mimando e imitando diversi elementi presenti nella
collezione, Kiki Smith dipana la sua personale e apparentemente disordinata storia
di nostalgia di una vita domestica, un habitat tessuto a mano in cui è
possibile udire leco di tempi e luoghi del passato, in cui si può
rintracciare il fascino dellinsonnia, disordine e decorativo squallore,
storie di vita precaria e di occupanti abusivi, di donne pensionanti e senza fissa
dimora.Il progetto, a cura di Chiara Bertola, si avvale della sponsorizzazione
di Montblanc ed è stato realizzato con il supporto della galleria Pace
Wildenstein di New York.
La Fondazione, centenaria e prestigiosa
istituzione veneziana, famosa per la sua storica Biblioteca e per la Casa-Museo
della famiglia Querini Stampalia, ha sviluppato negli ultimi anni una forte e
costante sensibilità verso larte contemporanea, nella convinzione
che lo sguardo degli artisti più interessanti e più sensibili possa
aiutare a capire non soltanto il tempo in cui viviamo, ma anche a vedere in modo
diverso il nostro stesso passato. Agli artisti viene chiesto di lavorare a partire
da un luogo segnato dal tempo, un luogo che è immenso serbatoio di memoria,
su spazi architettonici in cui convivono, stratificati con ledificio del
Cinquecento, gli interventi di Carlo Scarpa e di Mario Botta. Un luogo al cui
interno come in un gioco di scatole cinesi si aprono spazi sempre
diversi e insospettabili oltre e dentro quello storicamente dato.
Kiki
Smith nasce a Norimberga in Germania nel 1954. Figlia dellartista americano
Tony Smith e della cantante Jane Lawrence, Kiki Smith cresce nel New Jersey. Il
suo linguaggio, fortemente evocativo e capace di esprimere la vita contemporanea,
affonda le radici nelle rappresentazioni anatomiche del corpo umano così
come nei racconti mitologici, nei bestiari e nelle cosmologie, in atmosfere medievali
e fiabesche, in oggetti di culto appartenenti alle più diverse culture,
nella storia e nel femminismo. Innovativa e indipendente, nei suoi lavori Kiki
Smith utilizza i più diversi supporti e materiali: dal vetro al gesso,
dalla porcellana alla ceramica, dal bronzo alla carta e attraverso questa attività
occupa ormai da tempo un posto di rilevo nel panorama dellarte contemporanea.
Una sua grande mostra retrospettiva dal titolo Kiki Smith: Prints, Books and Things
si è tenuta tra il 2003 e il 2004 al Museum of Modern Art - Queens di New
York. Nel 2000 Kiki Smith riceve la Skowhegan Medal per la scultura e nello stesso
anno viene introdotta allAmerica Academy of Art and Letters. I suoi lavori
sono presenti nelle collezioni di molti musei, tra cui il Museum of Modern Art
e il Metropolitan Museum of Art di New York, il Musée National dArt
Moderne Centre Georges Pompidou di Parigi e il Museo di Arti Applicate di Vienna.
Kiki Smith vive e lavora a New York.
(n.m)
vedi
recensione sulla mostra di Nadia Magnabosco
_____
Semiha
Berksoy alla Biennale
Uno
dei meriti di questa Biennale è di farci conoscere l'opera di una "grande
vecchia dell'arte", Samiha Berksoy, un'artista turca morta l'anno scorso
all'età di 94 anni di cui poco sappiamo. Ci sembra pertanto utile riportare,
sia pure in inglese, alcune informazioni tratte dal sito www.turkishtime.org e
scritte in occasione di una sua retrospettiva nel 2000.

"When he looked at the paintings of that young girl, Frida Kahlo,
who would later become his wife, Diego Rivera, a renowned artist himself could
not hold back his enchantment of the paintings or the young artist who painted
them. He said, Theres something in you that I dont have. You
make the painting from your inside, I do it from the outside. If a person
is born in 1910, starts drawing the stories she wrote at eight years of age and
if her paintings cross oceans, her path would naturally intersect with the eminent
artists, writers and painters of the particular period. As far as we know, there
is no photograph bringing Semiha Berksoy and Frida Kahlo together. But the way
both paint themselves beautifully, from the inside and
started painting when they were almost children places them on the same snapshot
in my mind. How can a person paint herself beautiful? We are talking
about not that conventional beautiful, the opposite of ugly
but rather about how ties with reality are flexed, the distinction of the eye
used while looking into the mirror. Otherwise, some may even say they are uglier
(in the usual sense of the word) in their paintings than they actually are/were.
Her own body as a work of art 
Semiha
Berksoy was born in Çengelköy. Her father wrote poetry by his humble
means, her mother whom she lost at an early age was an artist. She taught her
to read poetry with gestures and to paint with crayons. At 5 years, she sang Figaros
Wedding in nursery school. She wrote her first poem while going to the second
year of primary school and pictured it, too. In her school at Kadirga, there were
Quran lessons as well; the Quran teacher was also spellbound by the brilliance
of her voice. She had a theater and opera training; and then played the starring
role in Streets of Istanbul the first Turkish talking movie shot by
Muhsin Ertugrul. Semiha Berksoy became a favorite artist of Atatürk with
her performance at Özsoy Opera.
She attended the
Berlin State High Academy of Music, the department of opera. She was the first
Turkish soprano applauded in Berlin. During the establishment of the Ankara State
Opera, she returned to Turkey to take part in countless renditions in Turkey and
abroad. Of her loves, the most legendary one was Nazim Hikmet.
She
painted at the same time. She opened exhibitions in Berlin (1969), in Paris (1972)
and in Ankara (1974); and on it went. Today the world knows her as the Turkish
diva but whether she has an equivalent outside of Turkey, is not known.
In the 1997s Istanbul International Biennial,
in the eight-hour Semiha B. Unplugged directed by Kutlug Ataman, Berksoy
told her life story. Actually, she goes around narrating herself all the time,
though silently; those grotesque furry hats, the crimson blush on both her cheeks,
her outfits of unimaginable combinations
Her voice accepted as one of the
greatest in the world, her crayons and the sheets she decorated with oil paint
are not enough to expose her soul, she walks around turning her own body into
a work of art. She is a woman who sang an aria to the doctors under intensive
care after the by-pass surgery she had at 90. She attached the secret of it all
to a painting of hers: I let out a Do, I beat death.
(n.m)
____________
Biennale
Venezia
FONDAZIONE LEVI - PALAZZO GIUSTINIAN
San Marco 2893 (30124)
fondazione.levi@flashnet.it
10.00 18.00, chiuso il lunedì
(escluso lunedì 13 giugno 2005)
vernissage: 8 giugno 2005. ore 18.30
Bita Fayyazi Azad e Mandana
Moghaddam
Ambasciatrici dellIran alla 51. Biennale di Venezia
Chelgis
di Mandana Moghaddam
Le prime partecipazioni
dellIran alla Biennale di Venezia risalgono agli anni Sessanta, anni in
cui venivano selezionate opere di importanti artisti iraniani che esponevano alla
Biennale di Teheran per portarle in Italia. Durante il periodo post-rivoluzionario,
lIran non ha potuto più parteciparvi per infine riproporsi, dopo
anni di isolamento, con tre artisti Behrooz Daresh, Hossein Khosrowjerdi
e Ahmad Nadalian alla 50. Biennale di Venezia nel 2003.
Questanno,
lEsposizione Internazionale della Biennale di Venezia ospita, per la seconda
volta dopo la rivoluzione islamica, due artiste iraniane. L'insegnamento accademico
dell'arte concettuale e delle espressioni visive contemporanee da parte di alcuni
eminenti studiosi, che seguivano da vicino tendenze e fenomeni moderni nel mondo
dellarte, ha permesso alla generazione di artisti emergenti di accostarsi
gradualmente a questa modalità espressiva e creare, avvalendosi di vari
mezzi e reti di comunicazione, opere darte che hanno rivoluzionato i modi
espressivi convenzionali e accademici del panorama artistico iraniano. Nondimeno,
i passi più decisivi per lintroduzione e la definizione dellarte
concettuale e di nuovi approcci allespressione artistica sono stati compiuti
dal Museo d'Arte Contemporanea di Teheran con mostre come quelle intitolate Arte
concettuale (2000) e Nuova arte (2001), manifestazioni che, unitamente a varie
forme di sostegno offerte sempre dal Museo, hanno promosso approcci moderni allarte
presso una nuova generazione di esponenti iraniani nel cui ambito si sono formate
due giovani artiste che rappresenteranno lIran alla Biennale di Venezia
di questanno.
Ambasciatrici dellIran alla 51. Biennale di Venezia
sono dunque Bita Fayyazi Azad e Mandana Moghaddam, due stimate artiste scelte
dal comitato selezionatore proprio per la loro carriera artistica di successo.
Oggi, la capacità di emergere di importanti artiste in ambito culturale,
artistico e sociale lascia presagire un futuro promettente per la presenza di
questaltra metà della cittadinanza iraniana nel campo
della creatività e della contemplazione.
Per la Biennale di Venezia
di questanno, Mandana Moghaddam ha preparato uninstallazione intitolata
Chel Gis (quaranta trecce), che, traendo spunto da un antico mito iraniano, narra
la storia di una bella ragazza imprigionata da uno sciacallo in un giardino paradisiaco.
La ragazza non vede mai il suo carceriere, ma si dice questi che abbia deviato
il fiume per impedire agli esseri umani di usarne lacqua. Per uccidere lo
sciacallo, creatura dal corpo di ottone, è necessario rompere il suo incantesimo.
Lopera è composta da un blocco di cemento sospeso al soffitto da
quattro trecce, ciascuna fissata con un nastro rosso allestremità.
Il blocco di cemento è simbolo della mascolinità tradizionale, assoluta,
ma anche espressione di monotonia e freddezza. La treccia col nastro rosso è
simbolo di brio, sensibilità e pacata luminosità femminile: è
ciò che rende sostenibile il pesante blocco di cemento tenendolo sospeso.
La dualità nellopera dellartista si trasforma in ununica
identità inscindibile e la realtà di ciascun elemento dellequazione
si fonde con laltro. Lartista è una donna che, oltrepassando
la soglia degli esperimenti visivi moderni, si è impegnata a creare unopera
darte atta a rievocare la mitologia nazionale iraniana e a svelare le realtà
nascoste che regolano i rapporti tra gli esseri umani moderni.
La
proposta di Fayyazi per la Biennale di questanno è invece intitolata
Kismet (destino), termine impiegato per la prima volta da Edward Fitzgerald nella
sua traduzione di Rubaiyat-e Khayyam e ormai entrato nelluso corrente della
lingua inglese.
The moving finger writes; and having writ
Moves
on; nor all thy piety nor wit
Shall lure it back to cancel half a line
Nor all thy tears wash out a word of it.
Il dito in movimento scrive;
e avendo scritto
Avanza; né tutta la tua pietà o arguzia
Lo indurranno a cancellare mezza riga
Né tutte le tue lacrime laveranno
via una sola parola.
Linstallazione è costituita da
uno spazio cubico di 200 x 200 x 400 centimetri, di cui una delle pareti incorpora
una lamiera, una sorta di trampolino, sulla quale sono disposte cinquanta sculture
in alluminio di bambini a grandezza naturale a formare un arcipelago sospeso nello
spazio o, viceversa, un grappolo pendente dai cieli. Sul pavimento giace una figura
femminile dal cui stomaco si propaga una luce gialla. Lopera presenta indubbiamente
alcune caratteristiche legate alla femminilità, alla maternità,
allimmortalità e alla nascita. Come nei mari primordiali, dove la
vita è esplosa in piccole particelle, lacqua simboleggia la luce
e la vita. Il grigio metallico e freddo dominante è invece simbolo della
freddezza e dellacqua che riluce, in particolare, nel grembo dorato della
figura e costituisce il battito della vita nellopera, in cui il grigio freddo
e metallico rappresenta infine la casa, mentre il giallo suggerisce calore e vita.
Mandana Moghaddam e Bita Fayyazi sono artiste in conflitto con le tradizioni
inveterate della società. Il tema centrale delle loro opere è il
confronto e la reazione diretta ai fenomeni mitologici. Le loro creazioni sono
riflessi delle varie espressioni della sensibilità umana, unumanità
che vuole vivere in un mondo tumultuoso e reagirvi.
Testo a cura di
Ali Reza Sami-Azar, commissario
Direttore del Tehran Museum of Contemporary
Art
(n.m)
______
Dall'otto
giugno al 3 ottobre 2005
Karen Kilimnik

FONDAZIONE BEVILACQUA LA MASA - PALAZZETTO TITO
Venezia
Dorsoduro
2826 (30123)
+39 0415207797 (info), +39 0415208955 (fax
TESTO
ANGELA VETTESE:
A casa
Cè la storia e ci sono
le storie. Queste ultime si servono della prima come materia grezza da usare per
un bricolage personale, quello che tesse la trama del nostro io. La casa è
il posto giusto per farlo. A casa troviamo lo specchio magico dove si incontrano
i fatti e i sogni, per formare la nostra famiglia interna di pensiero. Come sostiene
Collier Schorr, come unistituzione, una casa nel lavoro di Kiliminik
è unistituzione, è qualcosa da cui scappare o in cui irrompere
(in Parkett 52, 1998).
Quando si gioca a facciamo che io ero si
pesca un ruolo tra i tanti che ci hanno affascinato e lo si manipola. Sarebbe
arduo, per un osservatore, capire cosa venga proiettato di sé in quel certo
personaggio fittizio e quanto invece quel personaggio stia diventando fondante
per la costruzione della nostra persona. Non solo i divi trovati nei rotocalchi,
i personaggi dei romanzi, principi e ballerine, ma anche i luoghi e i fatti storici
collettivi possono diventare la fonte di una ricostruzione interiore , di una
autoterapia contro lansia.
Questa premessa pare doverosa di fronte
alle opere di Karen Kilimnik , che traspone il mondo fisico e tangibile della
vita in un universo più dolce o forse ancora più minaccioso, composto
di sogni a occhi aperti e fissazioni della memoria. Come indicazione di metodo,
occorre ricordare che ogni sua opera ne rievoca unaltra del passato, oppure
prende le mosse da una fotografia divulgativa, o riproduce in maniera bidimensionale
o tridimensionale un momento che ha una radice precisa: nel catalogo della mostra
Post Human (1992) compare un omaggio incrociato a un brano del Dottor Zivago (The
Sleight Ride, 1992) e alla pantera rosa che accompagna nei film Peter Sellers
(Switzerland, the Pink Panther & Peter Sellers & Boris & Natasha in
Siberia); in quella mostra campeggiavano i disegni dedicati alle modelle e alle
attrici come Goldie Hawn in un sorriso imperfetto, imperterrito e accattivante.
Per quella occasione lartista, ancora nella fase in cui prediligeva linstallazione
ambientale e il disegno, era stata affiancata ad artisti che investigavano il
problema dellidentità, da Matthew Barney a Sylivie Fleury, da Mike
Kelley a Janine Antoni. Malgrado i cambiamenti anche radicali intervenuti da allora
nel suo modo di fare arte, riflettere su queste vicinanze ci aiuta a sbarazzare
il campo da alcuni fraintendimenti: Karen Kilimnik è stata e rimane tuttora
unartista che lavora sullo spazio e non si confina alla pittura. Ora mostra
una dedizione crescente allolio su tela, ma le tematiche che tocca non si
risolvono in un gratuito pittoresco. Anzi scavano sia in una ricerca personale
sia in una citazione consapevole della cultura artistica di secoli lontani. I
temi elaborati non convergono verso un grazioso gratuito, ma parlano dellarte
come un momento di riparazione rispetto alla brutalità di qualsiasi esistenza
umana. Da questo punto di vista, diventa più chiaro il modo in cui Kilimnik
usa i visi della gente famosa. La loro fama non protegge. Le celebrità
sono persone come qualsiasi altra, con le loro tragedie e amori e pene. Lartista
riproduce le loro fotografie nei suoi disegni o nei suoi dipinti come se fossero
fonti, caratteri di base da cui prendere spunto nel pensare cosa implichi essere
una persona.
Qui a Venezia, a Palazzetto Tito, ha scelto immediatamente di
associare i suoi quadri a una vasta serie di aspetti installativi tesi a trasfigurare
lambiente: una tappezzeria in una stanza e possiamo vedere la stessa
carta da parati blu, stile vecchia Inghilterra, per esempio in Prince Desirée
(1998) dietro al volto di Leonardo di Caprio; nidi sparsi come rappresentazione
di cuori; nidi più grandi pieni di oggetti preziosi rubati che chiedono
protezione; mobili e tende che tendono a sottolineare il carattere di dimora sontuosa.
Un sovrapporsi barocco di segni che vengono dal presente e dal grande passato
di Venezia. Allo spirito di questo luogo, che potrebbe agevolmente ospitare un
fantasma, Kilimnik sta aggiungendo una colonna sonora di uccellini, alcuni uccelli
veri, delle conchiglie intere e rotte, uno specchio con una cornice di conchiglie,
delle tende, delle uova di plastica colorate, anelli, spille e collane di falsi
diamanti, orecchini, perle finte, il suono registrato delle campane, velluto nero,
nastri, una bottiglia di shampooo, roselline e altri fiori.
La lontana collettiva
Post Human ci spiega anche, inserendo lartista in quel contesto, che Karen
Kilimnik proviene dal mondo vero della sua generazione, quello in si cui poteva
incontrare Feliz Gonzales Torres prima che lAIDS lo mangiasse, quello in
cui esistevano i club più libertini della storia e un modo non ancora colpevolizzato
di interpretare lassunzione di droga o la sessualità omosessuale.
Quando Karen divenne una giovane donna, attraversando quel guado così profondamente
desiderato e faticoso per qualsiasi bambina, il mondo in cui si è venuta
a trovare non è stata una sala di esercitazioni per ballerine classiche.
Fare lartista nei primi anni ottanta, tra laltro, significava gettarsi
in unarena pericolosa da molti punti di vista.
Il suo lavoro successivo
sembra essere stato connotato dalla paura di crescere, dalla paura di New York,
dalla paura di un buio esistenziale e daltro canto dal coraggio, che lha
resa capace di affrontare anche gli ostacoli più difficili con incertezza
solamente apparente. Dalle sue opere sembra emergere una strategia di difesa che
è composta dal rifugiarsi nellincanto, nellidentificarsi con
il mito più o meno contemporaneo, dallevitare il pericolo ma anche
dal giocare con esso, come nella famosa partita di scacchi messa in scena da Ingmar
Bergman ne LUltimo Sigillo.
Una prova di questo atteggiamento può
essere vista nella letteratura dalla quale lartista ammette di essere influenzata:
Edgar Aallan Poe, Mary Shelley (a cui lartista ha dedicato un ritratto nel
2001, Mary Shelley writing Frankenstein), Ernst Theodor William Hoffmann, Oscar
Wilde, Agata Christie. Tutti condividono il combinarsi di un senso sottile per
il grottesco e per lassurdo nella società borghese con un lato intuitivo
che prevede la parte inconscia della natura umana.
Anche le labbra succulente
che trattengono una fragola nella bocca della bionda di turno sono, seguendo il
titolo dellopera (The black Plaghe, 1995) e gli occhi cerchiati di malattia
della ragazza, un riferimento a un evento storico: la peste che ha ispirato il
Decamerone di Boccaccio alla metà del XIV secolo. La fragola può
essere letta come un richiamo sessuale, alla stregua del canto degli uccelli e
dei loro colori, ma potrebbe anche essere interpretata come una trappola, come
sangue e come segno di una morte incombente. Non cè bisogno di dire
che Dracula è per lartista un ulteriore importante riferimento. Il
titolo dei quadri emerge, dunque, come qualcosa che non ci dovremmo perdere, come
un ipertesto che conferisce senso al testo dipinto. Una casa bianca di campagna
con finestre scure diventa The Devil House (1998) e il ritratto di una giovane
donna nobile diventa Circe at the Volcano (2002).
La qualità della
pittura si azzarda a chiaroscuro incipriati, a toni pallidi che appaiono efebici.
Possiamo percepire come se fossimo rabdomanti in cerca di suggestioni
segni dei tempi e fantasmi dal passato. Limportanza dei riferimenti ai fatti
storici realmente accaduti trova però una sua prova in installazioni come
lindimenticabile Battels of the Art oft War (1991) , dove fumo reale invadeva
fisicamente la galleria, con un vero cannone che sembrava avere appena sparato,
con i muri che apparivano scioccati dalla paura, con segni pittorici, bandiere,
uccelli che cadevano, frammenti di stoffa e memorie di un arredamento da discoteca.
Dopo il trauma che ha attraversato New York ben prima delle due torri, Kilimnik
è scappata lontano e si rifugia in un mondo di fantasia. Per questo, in
questa mostra, arredi e tappezzeria possono essere inglesi benché lambiente
sia chiaramente veneziano. Quando si immagina o si pensa, tutto si ibrida in associazioni
indebite ma forse proprio per questo interessanti. La fantasia è un ventre
fertile e mai pedante. Ruba dovunque, come attestano i gioielli luccicanti che
si accatastano nei nidi, quasi reperti di una gazza ladra e quasi che, appunto,
la gazza ladra sia metafora dellartista.
Il fantastico è quel
senso di libertà nel raccontare che giustifica il particolare amore di
Kilimnik per le parti vecchie di New York, per gli anni sessanta del Novecento,
i novanta dellOttocento, gli ottanta del settecento, per il seicento. Lartista
ne fa uso a piene mani e combina coroncine di fiori con ritratti di voga settecentesca,
scene di caccia e modelle da swingign London.
Quello che non dovremmo dimenticare,
e che in effetti ci aiuta a leggere questa mostra così come lintero
procedere dellartista, è che la finta bambina ha assorbito con maturità
penetrante i temi duri del suo essere americana, da un lato, attaccata dai miti
di celluloide e dalle nuove patologie sociali. Dallaltro lato, il suo apparente
passatismo tecnico non potrebbe essere nato senza i muri luccicanti di carta argento
della Factory di Andy Warhol, senza la sua scioltezza nel rubare immagini al mondo
vero per setacciarle e riproporle. Non potremmo capire Karen Kilimnik senza guardare
la televisione e le bambole come Twiggy e i vecchi film di cappa e spada e di
storie sentimentali; tuttavia, non coglieremmo nulla di ciò che ci sta
dicendo se non riallacciassimo il suo lavoro - anche e soprattutto - al lessico
e ai temi artistici più estremi degli ultimi quarantanni. Questo
mondo di favola non ha ironia e non ostenta ideologia. Ma racconta magistralmente
che siamo dilaniati dai nostri stessi modelli, dai nostri miti e da ciò
che consideriamo la nostra casa mentale.
Angela Vettese
(n.m)
______
Barbara
Kruger: Leone d'oro alla Biennale

"Su
proposta di María de Corral e Rosa Martínez, direttori della 51.
Esposizione Internazionale d'Arte (12 giugno - 6 novembre 2005), il Consiglio
d'Amministrazione della Fondazione la Biennale di Venezia, presieduto da Davide
Croff, ha attribuito il Leone d'oro alla Carriera della 51. Esposizione all'artista
statunitense Barbara Kruger.
L'artista presenta, nell'ambito della
mostra L'esperienza dell'arte a cura di María de Corral, la nuova grande
installazione Untitled (Façade), 2005, "tatuaggio murale" ideato
per l'occasione, che verrà realizzato sulla facciata del Padiglione Italia
ai Giardini.
Per María de Corral: "Barbara Kruger è
un'artista concettuale il cui lavoro combina immagini e testi indirizzati verso
rappresentazioni culturali del potere, dell'identità e della sessualità,
sfidando stereotipi e clichés. Attraverso le icone visuali da lei create
dagli anni '70, interroga lo spettatore su temi quali il femminismo, il classicismo,
il consumismo, l'autonomia individuale e il desiderio".
Secondo
Rosa Martínez: "Barbara Kruger gioca con le strategie linguistiche
dei mass media per realizzare messaggi chiari ed efficaci che raggiungono e colpiscono
la coscienza del pubblico. Giustapponendo brevi frasi a immagini fotografiche
riprese dalla stampa, l'artista crea dei collages radicali, attraverso i quali
analizza la vita contemporanea nella società occidentale. La sua opera
rinnova la ricca tradizione critica che concepisce l'arte come strumento politico
per trasformare la consapevolezza personale e sociale, in relazione al mondo in
cui viviamo".
Il Leone alla Carriera a Barbara Kruger sarà
consegnato venerdì 10 giugno a Venezia nel corso della cerimonia di premiazione
della 51. Esposizione presso il Teatro alle Tese dell'Arsenale, in cui saranno
consegnati anche tutti gli altri premi ufficiali: il Leone d'oro a un artista
presente alle mostre internazionali L'esperienza dell'arte e Sempre un po' più
lontano, il Leone d'oro per la migliore partecipazione nazionale, il Leone d'oro
ad un artista giovane (under 35) presente alle mostre internazionali. Nel corso
della cerimonia di premiazione sarà assegnato anche il Premio per la giovane
arte italiana 2005, promosso dalla DARC - Direzione generale per l'architettura
e l'arte contemporanee e dal MAXXI - Museo nazionale delle arti del XX secolo.
Nata a Newark (New Jersey, USA) nel 1945, Barbara Kruger lavora, dopo gli studi
presso la Syracuse University and Parsons School of Design, in svariati settori
come la fotografia, l'insegnamento, la scrittura critica, i progetti di arte pubblica
e la pubblicazione di libri. Tra le opere più importanti da lei realizzate,
vi sono il parco e l'anfiteatro all'aperto nel North Carolina Museum of Art a
Raleigh; la stazione ferroviaria di Strasburgo; il pavimento a mosaico del Fisher
College of Business nella Ohio State University di Columbus, Ohio. Ha scritto
sulla televisione, il cinema e la cultura per Artforum, Esquire, The New York
Times e The Village Voice. Vive a New York e a Los Angeles.
La sua opera esplora
a partire dagli anni '70 fondamentali questioni sociali e politiche attraverso
i suoi caratteristici slogan, diventando una delle interpreti più significative
dell'arte femminista. La Kruger ha iniziato la sua carriera come graphic designer,
art director e responsabile delle immagini per riviste e pubblicazioni: questa
lunga esperienza nel design è evidente nella sua opera, per la quale è
internazionalmente conosciuta. Usando la tecnica del montaggio, la Kruger taglia
e ingrandisce fotografie trovate nei più svariati contesti. Queste immagini
assumono un nuovo significato poiché vengono messe a fianco di frasi sintetiche
ed aggressive, una sorta di dichiarazioni che coinvolgono lo spettatore nella
lotta per il potere e il controllo di cui parlano quelle scritte. Con un segno
originale e definito, caratterizzato da evidenti caratteri neri su sfondi bianchi
o rossi, i suoi slogan comunicano messaggi quali "Compro dunque sono"
oppure "Il tuo corpo è un campo di battaglia", per attaccare
l'oppressione, l'ipocrisia e la struttura di potere con cui gli uomini assumono
ogni controllo. I suoi testi mettono in discussione importanti temi sociali, sebbene
siano ripresi dalle riviste di larga diffusione che propagandano molti dei concetti
evidenziati in maniera ideologica dalle sue opere. Così come è presente
nei musei e nelle gallerie di tutto il mondo, l'opera della Kruger viene esposta
anche nei luoghi pubblici, per esempio su tabelloni pubblicitari, magliette, borse
per la spesa, trasporti pubblici, biglietti e libri, per rendere immediati e diffusi
i suoi messaggi, aumentando il loro impatto in termini di critica sociale e politica.
L'artista ha partecipato nel 1982 alla Biennale di Venezia e nel 1982 e 1987
a Documenta di Kassel, e alle edizioni 1985 e 1987 della Biennale del Whitney
Museum di New York.
Tra le numerose mostre personali, le principali si sono
tenute nel 2000 al Whitney Museum, nel 1999 al Museo d'Arte Contemporanea di Los
Angeles e nel 1983 all'Institute of Contemporary Art di Londra."
(n.m)
vedi
articolo di Arianna di Genova su il Manifesto del 25 maggio 2005
___
Segnalazioni artistiche
2007
Segnalazioni artistiche 2006
Segnalazioni artistiche 2005
Segnalazioni artistiche del 2004
Segnalazioni artistiche dal settembre
al dicembre 2003
Segnalazioni artistiche dal marzo
all'agosto 2003
vedi anche Biennale 51
sul sito della Libreria delle donne di Milano
http://www.libreriadelledonne.it/news/biennale/biennale.htm