13 - 22 dicembre 2006
Quintocortile
Viale Col di Lana 8 - 20136 Milano
ARCA

Installazione a due mani tra Mavi Ferrando e 23 artisti
sul tema dell'Arca con un intervento poetico di Donato Di Poce.
L'installazione "Arca" consiste nella realizzazione
da parte di Mavi Ferrando di una serie di piccole sculture in
legno dalla forma rettangolare di cm 110/60x20x1,2 circa che
verranno appoggiate obliquamente attorno ad una struttura metallica
dalla forma poligonale (ingombro in pianta di circa cm 200x500)
posta al centro della sala e sulle quali 23 artisti sono stati
invitati ad intervenire con un'operazione di interazione e contaminazione
linguistica sul tema dell'Arca. Ogni opera diventera' pertanto
un lavoro a 'due mani'. Nell'Arca saranno portate le cose piu'
preziose e importanti, l'Arca come specchio degli affetti e
dei bisogni.
artisti: Elisabetta Baudino, Adalberto Borioli, LeoNilde
Carabba, Francesco Ceriani, Francesco Cucci, Albino De Francesco,
Gretel Fehr, Jane Kennedy, Nadia Magnabosco, Jutta Mahnke, Gianni
Marussi, Annalisa Mitrano, Franca Munafò, Roberto Origgi,
Elisabetta Pagani, Giuseppe Prenzato, Antonella Prota Giurleo,
Luca Rendina, Enzo Rizzo, Raffaele Romano, Roberto Sommariva,
Spinoccia, Gino Taraboi
inaugurazione: mercoledì 13 dicembre alle ore 18 - orario:
da martedì a venerdì dalle ore 17,30 alle 19,30
leggi l'articolo di Antonella Prota Giurleo su Noi Donne
http://www.noidonne.org
n.m.
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Natale a Napoli con l'arte contemporanea
JENNY HOLZER
in Piazza Plebiscito

16 dicembre 2006
Continua la tradizione della grande arte contemporanea
in Piazza del Plebiscito. Dopo le istallazioni di Paladino,
Kounelllis, Merz, Zorio, Paolini, Kapoor, Horn, Kosuth, Serra,
Lewitt arriva a Napoli per il Natale di quest'anno l'opera di
Jenny Holzer (Gallipolis, Ohio, USA, 1950).
L'artista americana è considerata una delle
principali esponenti della corrente concettuale degli anni Settanta..
Da allora dissemina nelle città di tutto il mondo i suoi
truism ( dall'inglese: assiomi o sentenze) ovvero brevi frasi
in cui l'artista enuncia visioni contraddittorie del mondo,
del rapporto uomo- donna, del potere e della giustizia. Nei
suoi lavori, Jenny Holzer indaga diversi strumenti di comunicazione:
dai led luminosi ad internet, cercando di rendere consapevole
chi guarda della sua condizione di bersaglio di messaggi ambigui.
Jenny Holzer mette a nudo il messaggio e lo veicola attraverso
manifesti, led ma anche panchine e magliette, in un costante
dualismo tra approccio emotivo, tipico del manifesto e quello
razionale, proprio della didascalia.
Nel 1990 la Biennale di Venezia le assegna il Leone d'Oro. Al
1995 risale il suo primo progetto in rete: Please change beliefs
per il portale Äda'web.
Il tentativo di disseminare le sue idee nello spazio pubblico
trova ora uno strumento nuovo ed efficace: il web, che permette
una circolazione più vasta ed una collaborazione interattiva
del pubblico. L'anno successivo Jenny Holzer comincia ad utilizzare
le proiezioni allo xeno, prima a Firenze sul Lungarno e poi
in altre città del mondo. Tra i suoi progetti recenti:
le proiezioni notturne a Cannes durante il festival del cinema
(2003) e quelle, che hanno trasformato la facciata del Peggy
Guggenheim Museum di Venezia in un immenso schermo a cielo aperto(2003).
Il progetto di Jenny Holzer per Piazza del Plebiscito dal titolo
For Naples, a cura di Eduardo Cicelyn e Mario Codognato,
consiste in una gigantesca proiezione che coinvolgerà
la Basilica di San Francesco di Paola. Promossa dal Comune di
Napoli, dalla Provincia di Napoli e dalla Regione Campania,
la manifestazione è stata organizzata in collaborazione
con la Fondazione Donnaregina ed il Museo Madre.
vedi Amore
e guerra secondo Jenny Holzer
m.m
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DOVE LEGGONO LE DONNE
Mostra fotografica di mail art sulla lettura femminile

Biblioteca Civica Pietro Ceretti di Verbania
Inaugurazione: sabato 9 dicembre ore 17.00
a cura di Marisa Cortese
Nel mese di dicembre la Biblioteca Civica Pietro
Ceretti di Verbania ospita la mostra fotografica Dove leggono
le donne, realizzata mediante la modalità della Mail
Art, in cui protagoniste sono le donne, ritratte nellatto
di leggere. Le donne leggono dappertutto, in qualsiasi posizione,
sotto qualsiasi cielo, con attenzione e serietà, alla
ricerca di quella libertà che viene dalla frequentazione
della cultura. Questo è ciò che la mostra è
in grado di comunicare con grande suggestione: la passione per
la lettura, sempre e comunque. La mostra è realizzata
in Mail Art, una modalità di comunicazione artistica
che, utilizzando la posta ordinaria, permette di scambiarsi
lavori. Uno degli aspetti più affascinanti, al di là
della possibilità di scambiare per corrispondenza opere
con qualsivoglia artista lo si desideri, sta nellassoluta
libertà dal mercato: non cè passaggio di
denaro né obbligo di pagamento di tasse. Chi decide di
organizzare una mostra di arte postale resta custode delle opere
ma non le può vendere; non esiste censura, né
selezione né alcuna forma di discriminazione. A seguito
della convocazione di arte postale organizzata da Antonella
Prota Giurleo sono giunte fotografie da diversi Paesi del mondo
e dallItalia. Foto in formato 10 x 15 realizzate da 111
autori, professioniste e professionisti dei campi dell'arte
e della fotografia ma anche persone semplicemente desiderose
di dare visibilità ad una realtà: la predilezione
femminile per la lettura. Le fotografie sono state montate,
una accanto allaltra su pannelli incorniciati a giorno
di misura cm 40 x 50.
Artiste e artisti:
Argentina: Daniela Lewin, Iris
Perez Ulloa. Brasile: Dorian Ribas Marinho Canada: Keith Bloodworth
Belgio: Marc Coene, Federica Frahan Dupont, Frips, Liza Leyla,
Guido Vermeulen. Finlandia: Paul Tiilila. Francia: Michel Della
Vedova, Sebastien Lefebure, Manuel Vaz-Zav. Germania: Wolfgang
Brenner, Christine Steuernagel, Wittwulf y Malik. Kuwait: Anne
Marine David. Norvegia: Jaromir Svozilik. Panamà: Alexis
F. Benalcazar. Perù: Ana Morosi, Sonia Ruggiero. Spagna:
Cris Acqua, Carmen Luna, Cesar Reglero Campos, Miguel Jimenez.
Stati Uniti: Lavona Sherats Turchia: Sinasi Gunes. Uruguay:
Clemente Padin. Vietnam: Lao Toan Vinh, School of Ho Chi Minh
City. Jugoslavia: Rora & Dobrica Kamperelic.
Italia: Gaby Agnoli Cova, Piera
Ambroselli, Carla Baraldi, Mariano Bellarosa, Alexia Beverina,
Paolo Beverina, Milena Biadigo, Daniela Braccia, Gianni Braccia,
Franco Brambilla, Angela Bucco, Bruno Capetti, Cristiano Cereghini,
Tiziano Chiaretti, Angela Cigna, Ayosuke Cohen, Ada Cipolla,
Lavinia Comi, Marisa Cortese, Lella Corvi, Laura Cuppone, Miky
Degni, Laura DIncà, Monia Di Santo, Patrizia Di
Siro, Massimiliano Eddis, Ex Fabbrica di Fichi secchi, Marco
Fantasia, Antonina Fazio, Anna Finetti, Ornella Fossati, Foto
Domeus Milano, Nicola Gangai, Solange Gangai, Massimo Genchi,
Stefano Genchi, Sara Giannatempo, Suzy Heel, Carlo Iacomucci,
Ignoto, Luigia Introini, Pino Lia, Giusi Loisi, Gianni Maffi,
Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Carlo Malandra, Francesco Mandrino,
Matilde Mantelli, Laura Marcato, Anna Maria Matone, Monica Mazzoleni,
Sandra Mazzon, Veronica Menni, Gilia Montanella, Giuliana Monti,
Gianni Montonati, Tina Musicò, Enzo Pagani, Giovanna
Pantaleone, Alessia Paolillo, Valeria Pirovano, Maria Prota
Giurleo, Mimosa Prota Giurleo, Giancarlo Pucci, Fulvio Ravanetti,
Silvia Rigon, Rita Riva, Ave Roman, Maurizio Salati, Antonio
Sassu, Eugenia Serafini, Silvia Serri, Antonio Sormani, Dianella
Stabilini, Fabio Stoppani, Giovanna Storti, Giovanni Strada
da Ravenna, Luciana Tavernini, Claudio Tedoldi, Bruno Teruzzi,
Simona Valsania, Gabriele Vanzati, Odilia Zanini.
La mostra è allestita nei locali della
biblioteca ed è visitabile dal martedì al sabato
(9.00-12.30 ; 14.00-18.30) fino a sabato 30 dicembre.
n.m.
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7 dicembre 2006 - 16 dicembre 2006
cArte

Biblioteca civica
presso Municipio, via Centro, Breia (VC)
inaugurazione 7 dicembre 2006 ore 17
orari: lunedì-sabato 9-12, domenica 15-18
Curatrice: Antonella Prota Giurleo
Artiste e artisti: Mara Caruso, Cho Eunhee,
Jair Gabriel Da Costa, Mavi Ferrando, Daniela Lewin, Marilde
Magni, Franco Marongiu, Adriano Pasquali, Antonella Prota Giurleo,
Milvia Quadrio, Cesar Reglero Campos, Paola Alejandra Sanhueza
Salazar, Roberto Sommariva, Antonio Sormani, Giuseppe Strano
Spitu, Alfredo West Ocampo, Isabel Jover.
Carta e arte si incontrano spesso dalla scoperta
della prima. In questa mostra si vuole dar conto, di quanto
questo incontro sia stato e continui ad essere fecondo e proficuo.
Sedici tra artiste ed artisti hanno elaborato le loro opere
con libertà e varietà di mezzi e di tecniche.
Spettatrici e spettatori avranno modo di verificare come, al
di là delle differenze espressive, artisti di differenti
nazionalità utilizzino la carta sia come supporto che
come materiale in sé, di recupero o meno, e come alcuni
di essi prestino attenzione anche al rapporto tra il segno che
definisce la scrittura e quello che definisce l'immagine.
Oltre alle opere di artiste ed artisti italiani che vivono e
lavorano in Italia ( Mavi Ferrando, Marilde Magni, Adriano Pasquali,
Antonella Prota Giurleo, Roberto Sommariva, Antonio Sormani)
vengono presentate opere di due artisti italiani che si sono
da tempo stabiliti all'estero (Giuseppe Strano Spitu in Spagna
e Franco Marongiu in Perù) e di numerosi artisti ed artiste
di altri paesi europei (Milvia Quadrio, della Svizzera, Cesar
Reglero Campos e Isabel Jover della Spagna), dell'America Latina
( Mara Caruso e Jair Gabriel da Costa, del Brasile; Paola Alejandra
Sanhueza Salazar del Cile; Alfredo West Ocampo dell'Argentina)
e dell'Asia (Cho Eunhee).
m.m
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7 dicembre 2006 - 10 dicembre 2006
Jutta Mahnke
Legno in metamorfosi

Centro di formazione integrata
Via Maloja, 8 - 20158 Milano
inaugurazione giovedì 7 dicembre dalle
16.30-19.30
orari: venerdì - domenica 10-12.30 e 16.30-9.30
"La scultrice tedesca Jutta Mahnke scopre
i suoi legni sulle spiagge , sulle rive dei laghi, nei letti
dei fiumi, lungo i sentieri dei boschi e delle montagne. Con
una spontaneità e semplicità quasi "arcaica"
coglie i singoli pezzi ed instaura con loro un' intesa. Per
l'artista è immediato il percorso, dal vedere al cogliere
l'anima dell'oggetto. Emerge così in lei il desiderio
di rianimare e dare voce a ciò che è stato abbandonato
e dimenticato.Come per magia si ricompongono i singoli legni
e si trasformano in opere animate. La ricchezza della sua arte
consiste nel dare la possibilità ai materiali di riprendere
voce e iniziare una nuova esistenza facendogli assumere forme
da essi stessi suggerite ."
m.m
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Un fiore viola per Gabriella
Conferito il Premio Rosa Camuna
a Gabriella Lazzerini

E' stato conferito alla poeta Gabriella Lazzerini
il Premio Rosa Camuna, premio annualmente conferito dalla Regione
Lombardia a cinque donne che si siano particolarmente distinte
per il loro impegno a
favore della condizione femminile, delle pari opportunità
e della
collettività.
La cerimonia di conferimento del premio avrà luogo
mercoledì 29 novembre 2006, alle ore 17,00, presso
l'Auditorium "Giorgio Gaber" nel Palazzo della
Regione, piazza Duca d'Aosta n. 3 a Milano.
Gabriella Lazzerini, milanese d'adozione, aveva
messo al centro della sua vita tre grandi passioni: la politica
delle donne, l'insegnamento e la poesia.
Poeta, ha saputo esprimere in testi di grande intensità
umana e letteraria una relazione privilegiata con il mondo femminile,
ma anche una disponibilità all'esistente nella sua interezza,
intrecciando la sua esperienza di vita con l'attenzione ai grandi
problemi contemporanei, in particolare alla ricorrente tragedia
della guerra.
Insegnante per scelta, ha sempre valorizzato la singolarità
di allieve e allievi, costituendo per loro un importante riferimento
culturale e affettivo. Nel sindacato ha lavorato in relazione
con altre nel gruppo Donne CGIL Scuola. Socia della Libreria
delle Donne di Milano e del Circolo della Rosa (di cui è
stata anche presidente), ha collaborato con ricerche e scritti
al Gruppo di Pedagogia della Differenza Sessuale e alla Comunità
Scientifica Ipazia. Attiva nelle associazioni Galassia e Oltreluna,
ha felicemente coniugato il suo linguaggio poetico con quello
visivo di altre artiste.
Scuola, sindacato, luoghi d'arte, internet, comunità
scientifiche, consigli di zona, biblioteche hanno costituito
ambiti nei quali sempre si è relazionata con altre donne
e con uomini offrendo contributi di sapienza, di rigore e, soprattutto,
di amore.
n.m.
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E' entrato nel nostro Archivio di documentazione
il testodi Katia Ricci
Charlotte Salomon. I colori
della vita

Editore: Palomar di Alternative, 2006
n.m
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dal 23/11/06 al 22/12/06
Silvia Levenson
Plaza de Mayo

Galleria Traghetto
Viale Regina Margherita 158 - Roma
Le opere di Silvia Levenson nascono da una riflessione sulle
ferite che ci portiamo dietro dall'infanzia, mettono il dito
sulle piccole crudelta' che costellano la nostra vita di tutti
i giorni, mostrano come normalissimi oggetti d'uso comune si
possano trasformare in armi letali. La pasta di vetro con cui
crea i suoi oggetti e' quanto piu' lontano dall'idea di cristallo
lucido e liscio: e' una splendida materia opaca, fredda, fragile,
tagliente e ruvida, che si presta alla perfezione a evocare
con forza e distacco quel senso di quotidiana inquietudine e
incertezza che ci spinge a infilare vestiti come corazze, per
affrontare il mondo ogni mattina. Discendente da una famiglia
di ebrei scampati ai pogrom russi del 1904, lei stessa a sua
volta in fuga dall'Argentina di Videla, Silvia Levenson scruta
la crudele arena domestica con un invidiabile black humor da
sopravissuta.
Nata a Buenos Aires, Argentina, nel 1957. Dal 1981 vive e lavora
in Italia. Tra le sue mostre piu' recenti ricordiamo le personali
da Arthobler, Oporto, Portogallo, alla Galleria Caterina Tognon
di Venezia e al Museo Corning (USA). E' presente con regolarita'
nelle piu' importanti fiere d'arte contemporanea internazionali.
Inaugurazione: 23 novembre 2006, ore 18.00
n.m.
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30 novembre 2006 - 1 dicembre 2006
Silvia Levenson/Natalia Saurin
Algo anda mal
Proiezione del video "Something Wrong"
e fotografie "Lecciones de cocina"
Consolato Argentino in Italia
via Vittorio Veneto 7,Roma
proiezione video e aperitivo alle 19.30
vedi Intervista
a Silvia Levenson di Arianna Di Genova
m.m
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20 novembre - 23 dicembre 2006
WAR TO INDIFFERENCE
Omaggio a Jean-Sélim Kanaan
Espongono Silvia Levenson, Federica Marangoni, Maby Navone
maby
navone
Agheiro Arte Contemporanea - C.so Buenos Aires
60/62 - 16033 Lavagna (GE)
Giorni di apertura: da mercoledì a sabato 16:30-19:30
o su appuntamento
Scopo della mostra è ricordare la Convenzione Internazionale
sui diritti dellInfanzia, approvata dallAssemblea
Generale delle Nazioni Unite nel 1989. Un invito rivolto al
pubblico, ed in particolar modo ai giovani, a ripensare criticamente
al mondo dellinfanzia e ai diritti violati nella realtà
globale contemporanea.
Un omaggio a Jean-Sélim Kanaan, autore del libro La
mia guerra allIndifferenza (Edizioni il Saggiatore,
2004) giovane funzionario dellONU, testimone di un impegno
umanitario vissuto con generosità e determinazione (Somalia,
Bosnia, Burundi, Kosovo, Iraq), caduto nel 2003, a 33 anni,
nellattentato terroristico al quartier generale dellONU
a Baghdad (in cui mori anche Sergio Vieira de Mello, Rappresentante
Speciale di Kofi Annan in Iraq e Alto Commissario ONU per i
diritti umani).
n.m.
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fino al 1° dicembre 2006
Quanto?mostra
internazionale di grafica sul tema della prostituzione
opera di maria silvina colombo
Centro Culturale S. Leonardo Venezia
Cannaregio, 1584 - Campo San Leonardo - Venezia
Orari: lunedì sabato 9-12 e 15-19
Lesposizione è il risultato di una
selezione di un concorso internazionale, promosso nel 2005,
a cui hanno aderito oltre 500 artisti che dovevano interpretare
in modo assolutamente libero, attraverso il mezzo grafico, il
mondo della prostituzione.
Prima tappa Venezia (e successivamente a Milano, alla Scuola
di fotografia umanitaria) per le 36 opere che provengono da
paesi diversi e hanno in comune il tema quello della violenza
sui corpi delle donne e dei bambini.
Il progetto - ideato da Michele Bornello, Stefano Meneghetti
e Giulia Comba e organizzato da Mirko Sernagiotto - vuole suscitare
nuove riflessioni per fare emergere un tema sommersoe drammatico
sulle condizioni di sfruttamento e schiavitù nei confronti
di donne e minori .
Perchè QUANTOproject ? La presa di coscienza
della presenza di condizioni di sfruttamento/schiavitù
nei confronti di donne e minori al giorno d'oggi, risulta particolarmente
drammatica se confrontata ai progressi sociali raggiunti finora
nell'ambito dei diritti umani. Prendere atto di questa sconfitta
ha comportato, negli ultimi quindici anni, riflessioni, dibattiti,
interventi di tipo politico e sociale, soprattutto a seguito
dell'incremento del fenomeno 'mercato del sesso,. Le donne (spesso
immigrate) sono sempre più frequentemente oggetto di
scambio nel traffico di esseri umani a scopo di sfruttamento
sessuale ad opera di organizzazioni criminali. Purtroppo, è
necessario ricordare la stima mondiale secondo la quale sono
circa 2 milioni i bambini e le bambine che fanno parte di questo
'mercato' gestito soprattutto dalla criminalità organizzata,
dove l' Italia rappresenta uno dei luoghi di approdo e di smistamento
in altre regioni europee. Lo sfruttamento non appartiene solamente
al 'mercato del sesso, ma anche al mondo del lavoro, compreso
quello domestico. L'assenza di libero arbitrio non è
inerente alla prostituzione stessa ma dipende da abuso, povertà,
cattive condizioni di lavoro, inesperienza o disperazione. Risulta
pertanto indispensabile considerare, prima di tutto, le donne
ed i minori come delle persone e, in quanto tali, soggetti di
diritto (a prescindere dalle loro condizioni, status giuridico,
costrizione o meno nell'attività di prostituzione). QUANTOproject
vuole suscitare nuove riflessioni per fare emergere un tema
che tende sempre più a nascondersi e a diventare sommerso.
www.quantoproject.com
n.m.
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fino al 23 novembre 2006
Le cattive bambine
opere su carta di Nadia Magnabosco

Palazzo Granaio - Settimo Milanese
n.m.
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28 novembre - 1 dicembre 2006
LeoNilde Carabba - Danzando attorno all'Uno

Quintocortile Viale Col di Lana 8 - 20136 Milano
presentazione di Donatella Airoldi
Lartista presenta una originale installazione composta
da 32 pezzi ispirati ai quattro elementi Fuoco, Terra, Aria
e Acqua e da un pezzo centrale costituito da un labirinto da
lei definito "facile, perché se ti arrendi seguire
la Via è facile". Colori intensi e a volte
quasi incendiati, fluorescenti e rifrangenti, visibili anche
in negativo con la lampada di Wood, in un insieme allegorico
di misticismo e insieme di Vita.
inaugurazione martedì 28 novembre 2006 alle ore 18,00
orario: martedì-venerdì dalle 17,30 alle 19,30
n.m.
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30 ottobre - 28 novembre 2006
Arte contemporanea per i rifugiati IV Edizione
Diamo alle donne la forza di ricominciare

18 grandi artisti a sostegno dei diritti e dellintegrazione
di donne
e bambini colombiani rifugiati in Ecuador
LAlto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati
(UNHCR) ha riunito questanno 18 artisti di fama internazionale,
invitati da Danilo Eccher a partecipare alliniziativa
Diamo alle donne la forza di ricominciare al fine
di finanziare un programma di sussistenza, cure mediche e istruzione
rivolto a circa 7.200 donne e bambini colombiani rifugiati in
Ecuador e 15.000 persone della comunità ecuadoriana.
Le opere saranno in esposizione dal lunedì 30 ottobre
al lunedì 20 novembre a Roma, per poi essere battute,
il 28 novembre, allasta milanese di Christies, che
questanno le ha inserite nel suo catalogo autunnale.
Da oltre 40 anni in Colombia è in corso una guerra civile,
immersa in un colpevole silenzio della comunitainternazionale
e dei media, che genera come triste risultato il numero più
alto di sfollati nellemisfero occidentale.Complessivamente
sono più di 3 milioni le persone costrette a fuggire
dalla loro terra, di cui circa 30 mila hanno trovato rifugio
in Ecuador. Per la maggior parte sono bambini e donne rimaste
senza i loro mariti, senza casa e senza mezzi di sussistenza.
Queste donne costrette ad assumere il ruolo di capofamiglia,
spesso sono vittime di stupri e abusi, e spinte dal bisogno
cercano assistenza e protezione in Ecuador, dove arrivano in
condizioni disperate. Lintegrazione in questo paese presenta
delle limitazioni e spesso accade che le rifugiate colombiane
vengano discriminate e sfruttate.
I fondi raccolti nelle passate tre edizioni hanno permesso di
finanziare progetti come lacquisto di latte terapeutico
per 400mila bambini in quattro paesi africani, la fornitura
di acqua potabile in campi profughi in Etiopia che ospitavano
oltre 80mila rifugiati sudanesi e far fronte allEmergenza
Darfur.
Le opere che verranno battute allasta sono di: Carla Accardi,
Giovanni Anselmo, Enrico Castellani, Mario Ceroli, Jannis Kounellis,
Giuseppe Maraniello, Eliseo Mattiacci, Maurizio Mochetti, Maurizio
Nannucci, Luigi Ontani, Mimmo Paladino, Gianni Piacentino, Arnaldo
Pomodoro, Remo Salvadori, Salvo, Giuseppe Uncini, Emilio Vedova,
Gilberto Zorio.
Inaugurazione Lunedi 30 ottobre 2006 ore 19.30
Terme di Diocleziano
Viale Enrico De Nicola, 79
Roma
ASTA: martedì 28 novembre 2006, ore 19.00 - Palazzo
Clerici, Milano
n.m.
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dall'11 al 30 novembre 2006
Lavoro, fatica, creatività
collettiva di Arte Postale

Antonella Prota Giurleo
Cascina Grande, via Togliatti, Rozzano (Milano)
Inaugurazione: sabato 11 novembre 2006 ore 17,30
orari: da lunedì a sabato dalle 9,30 alle 12,30 e dalle
14,30 alle 18,00
Curatrice: Antonella Prota Giurleo
Partecipanti:
Argentina Fernando
Marcelo Vera, Maria Angelica Chamorro, Patricia S.R. Chauvet,
Graciela Gutierrez Marx, Claudia Lucius, Ida O., Mariana Perata,
Alfredo West Ocampo Belgio Luc Fierens Brasile
Paulo Bacedonio, Marithè Bergamin , Terezinha Bof Reis,
Mara Caruso, Jeanete Ecker Koler, Jacira Fagundes, Terezinha
Fogliato Lima, Luiza G.P.Gutierrez, Neiva Mattioli Leite, Tania
Luzzatto, Adelaide Mertens, Maria Esther Mussoi, Simone Pompeo,
Maria Julieta R.D. Ferreira, Mara Radè, Eduardo Rangel
Baptista, Dorian Ribas Marinho, Heloisa M.Sonaglio, Jane Beatriz
Sperandio Balconi Canada La Toan Vinh Grecia Thomai
Kontou Germania Schoko Casana Rosso Finlandia Paul Tiilila
Francia Julien Blaine, Manuel Vaz Giappone Ryosuke
Cohen Italia Michele Alfano, Sebastiano Altomare, Carlo
Annesanti, Rosa Maria Arau, Giovanni Bai, Alberto Baio, Vittore
Baroni, Elisabetta Baudino, Giovanna Bellanca, Giuliana Bellini,
Luther Blisset, Vera Benelli, Alda Maria Bossi, Beppe Burgio,
Renzo Calzavara, Bruno Capatti, Beppe Carrino, Cristina Clerici,
Anna Consiglio, Letterio Consiglio, Natale Cuciniello, Annamaria
Danese, Caterina Davinio, Giancarlo Degni, Miki Degni, Michele
De Grandi, Antonia De Padova, Adolfina de Stefani, Monia Di
Santo, Fernanda Fedi, Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Giorgio Fiume,
Pino Forzisi, Umberto Mario Garro, Alberico Gnocchi, Helene
Gritsch, Carlo Iacomucci, Luigia Introini, Jane Kennedy, Silvana
Lalomia, Lella Langscedel, Giancarlo Latini, Consiglio Letterio,
Pino Lia, Elia li Gioi, Pierpaolo Limongelli, Salvatore Li Puma,
Rosalba Locatelli, Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Marilde
Magni, Vera Elvira Mauri, Sandra Mazzon, Attilio Milani, Lucrezia
Minerva, Elisa Mazza e Mattia Pompei, Gilia Montanella, Stefano
Morleschi, Clara Panico, Andrea Penzo, M.Elisabetta Piu, Giuseppe
Prenzato, Antonella Prota Giurleo, Michele Protti, Giancarlo
Pucci, Giuseppe Riccetti, Nino Rizzo, Enzo Salanitro, Matteo
Sanfilippo, Sergio Sanseverino, Simona Sarti, Fabio Sassi, Antonio
Sassu, Roberto Scala, Domenico Severino, Stefano Sini - Fossiant,
Mariadolores Simone, Antonio Sormani, Celina Spelta, Giovanni
Strada da Ravenna, Maria Rosaria Tortorici, Piero Viti, Carlo
Volpicella, Mario Vittoria, Odilia Zanini, Costanza Zappa, Giusi
Zivillica. Norvegia Jaromir Svozilik Olanda Piet
Franzen Spagna Kaos Pro, Isabel Jover, Cesar Reglero
Campos, Valdor Uruguay Clemente Padin, U.S.A Rachel
In occasione del centesimo compleanno della CGIL ho curato
per la zona milanese Giambellino Romana una mostra di Arte Postale
sul tema del lavoro, della fatica e della creatività.
La mostra sarà esposta in novembre a Rozzano, con inaugurazione
il giorno 11, e girerà poi nelle diverse situazioni che
ne faranno richiesta.
Il numero di adesioni è stato importante sia per quantità
di partecipanti, 131, che per i paesi di provenienza, 15.
Quando organizzo e curo una mostra porgo ovviamente grande attenzione
alla qualità del lavoro artistico ma anche ad un'equilibrata
presenza di opzioni artistiche e di donne e di uomini.
Nel caso di un progetto di Arte postale non è possibile
garantire tutto ciò in quanto i canali di diffusione
della convocazione sono i più vari e, non esistendo la
categoria della selezione, tutti i lavori vengono esposti.
In questo caso la qualità dei lavori è mediamente
buona, in molti casi alta. Hanno partecipato artiste ed artisti
le cui qualità professionali sono ampiamente riconosciute
a livello dei singoli paesi ed, in molti casi, anche a livello
internazionale e di competenza sull'arte postale.
Ciascuna, ciascuno può vedere le immagini delle opere
sul sito del Comune di Rozzano all'indirizzo www.cascinagrande.it
Le donne sono 61 su un totale di 130, una percentuale del 47%
davvero considerevole se rapportata a quella che generalmente
appare nelle mostre collettive, presenza che dice di una volontà
di essere e di agire delle donne in campo artistico.
Una presenza che va sottolineata per la quantità e valorizzata
nei suoi elementi di qualità e nella quale è possibile
rintracciare tracce di femminile nell'azione artistica.
Antonella Prota Giurleo
Di seguito alcuni lavori esposti
Rosa
Maria Arau
Elisabetta Baudino Giuliana
Bellini Marithe Bergamin
Mara
Caruso
G retel Fehr Mavi
Ferrando Maria J. R.D. Ferreira

Helene
Gritsch Isabel
Jover Lella
Langscedel Claudia
Lucius

Nadia
Magnabosco Marilde Magni Graciela
Gutierrez Marx
Mariana Perata

e il commento dell'artista argentina Graciela
Gutierrez Marx, docente all'Accademia di belle Arti dell'Università
de La Plata:
Mi VIDA EN EL ARTECORREO ( fragmento de un texto publicado
en el año 2002 por Gianni Broy en Kairan N*6)
Pertenezco a una tendencia (¿artística?) de intercambio
poético global a distancia, que tuvo su auge entre los
años 60 y 90 del siglo anterior. Si busco mis inscripciones
la sitúo como deriva de DADA y la hermano con Fluxus,
la novísima poesía practicada en el Cono Sur de
la América pobre, las luchas en el campo popular (Cuba,
Chile, Bolivia, Perú, Nicaragua, Venezuela, Uruguay,
Colombia, Ecuador, Argentina...) y los movimientos libertarios
que se negaron a los influjos seductores de un progreso
que, en nuestro quinto infierno, siempre nos quitó, nos
expolió, nos pauperizó. El ARTECORREO (modo particular
de enunciar en el Caribe y la actual región del MERCOSUR
al MAILART) nos ha marcado a todos, a los que nos conocemos
y a los que sospechamos que todavía conforman una red
fraternal que envuelve al planeta. Aunque pueda pensarse como
una utopía, es todavía mi refugio, mi fortaleza
y mi esperanza en la común-unión.
La mia vita nellarte postale
(Frammento di un testo pubblicato nel 2002 da Gianni
Groy in Kairan n°6)
Appartengo ad una tendenza (artistica?) di
scambio poetico globale a distanza, che ebbe la sua fortuna
tra gli anni 60 e 90 del secolo scorso. Se analizzo la mia ispirazione
la trovo come deriva di DADA e la affratello con Fluxus, la
nuovissima poesia praticata nel Cono Sud dellAmerica povera,
le lotte popolari (Cuba, Cile, Bolivia, Perù, Nicaragua,
Venezuela, Uruguay, Colombia, Ecuador, Argentina
) e i
movimenti libertari che si opposero alle influenze seduttrici
di un progresso che, nel nostro quinto inferno,
ci derubò, ci spogliò, e ci impoverì sempre.
LArte Correo (Arte postale, modo particolare di definire
la Mail Art nei Caraibi e nellattuale regione del MercoSur)
ha segnato quelli che conosciamo e quelli che pensiamo che ancora
formano una rete fraterna che avvolge il pianeta. Sebbene si
possa ritenere unutopia, è ancora il mio rifugio,
la mia forza e la mia speranza nellunione comune.
(Traduz. Antonella Prota Giurleo)
n.m.
_______________
Gabriella Lazzerini candidata
Premio Rosa Camuna 2006

Antonella Prota Giurleo ci comunica con questa
lettera l'avvenuta presentazione della candidatura di Gabriella
al premio Rosa Camuna 2006. Ringraziamo lei e tutti coloro che
hanno contribuito all'iniziativa.
Ciao!
Oggi ho consegnato all'Ufficio protocollo della Regione Lombardia
la proposta di candidatura di Gabriella per il premio Rosa Camuna
corredata dalle 164 firme raccolte (sarebbero state sufficienti
100); il numero di protocollo assegnato al plico è A1.2006.0109494,
oggetto: Premio Rosa Camuna 2006-Proposta di candidatura Sig.ra
Lazzerini Gabriella.
Il premio, che consiste in una targa, viene assegnato a cinque
donne ed è istituito per riconoscere il ruolo e l'impegno
delle donne lombarde (nate o residenti o che vi lavoravano)
nei settori dell'educazione, del lavoro, della cultura, dell'impegno
civile e sociale, e della creatività.
Credo che abbiamo fatto una bella cosa.
L'idea di raccogliere le firme, nonostante sapessimo che sarebbero
state sufficienti le proposte dell'associazione di donne Galassia
e di quella di artiste Oltreluna, ha dato il senso della forza
delle relazioni. Consegnando il plico ho avuto la percezione
chiara (mi è stato proprio detto) che la raccolta di
firme, contemplata dal bando, sia stata, se non mai, quanto
meno poco utilizzata; di solito sono le associazioni o gli enti
locali a fare le proposte.
Non so come andrà, dubito molto che riusciremo a portare
a casa la targa, non sono neanche convinta che sia così
importante. Sono certa però che questa raccolta ha dato
a tutti e a tutte quelle che hanno firmato o che si sono preoccupate
di raccogliere le firme, di farle vidimare o di vidimarle, di
rincorrere gli uffici elettorali per raccogliere i dati sull'iscrizione
al registro elettorale, l'occasione di ripensare a Gabriella,
di ricordarla impegnandosi a fare qualcosa perchè il
suo essere e il suo agire siano ricordati e riconosciuti al
di là del suo tempo di vita. Mi pare molto.
Un abbraccio.
Antonella
n.m.
________________
dall'otto ottobre al 26 novembre 2006
Oltre Lilith. Il Femminino Sacro

SCUDERIE ALDOBRANDINI
Piazza Guglielmo Marconi 6 - Frascati (RM)
22 artiste internazionali raccontano una ricerca del sacro tutta
al femminile
orario: martedì - venerdì ore 10.00 - 18.00; sabato,
domenica e festivi ore 10.00 - 19.00; lunedì chiuso
biglietti: intero 5.16 euro; ridotto (oltre i 65 anni, e per
gruppi di almeno 15 persone) 2.58 euro
autori: Marina Abramovic, Chiara Albertoni, Maree Azzopardi,
Vanessa Beecroft, Bruna Biamino, Seni Camara, Maria Magdalena
Campos-Pons, Vania Comoretti, Alessia De Montis, Tessa M. den
Uyl, Monika Grycko, Rebecca Horn, Miyako Ishiuchi, Esther Mahlangu,
Paola Mattioli, Ieva Mediodia, Morgana Orsetta Ghini, Cecilia
Paredes, Luisa Raffaelli, Amparo Sard, Cho Soyeon, Luisella
Torreforte
La mostra, progettata e curata da Rosetta Gozzini è stata
organizzata con il contributo di: Regione Lazio - Assessorato
alla Cultura, Spettacolo e Sport; Provincia di Roma - Assessorato
alle Politiche Culturali; Comune di Frascati - Assessorato alle
Politiche Culturali.
Nel corso degli ultimi due anni, si sono realizzate
due mostre sullarte figurativa femminile che si voleva
mettessero in rilievo il lato nascosto e combattivo della donna
sia nella sua rappresentazione sia nella sua capacità
di esprimere lidea di un mondo.Oggi, come ad aver superato
questa rivendicazione, questo momento parziale ma necessario
della riscoperta del profondo, si vuole incontrare il femminile
secondo una prospettiva più ampia abbracciando la sua
sacralità. Si crede, infatti, che il femminino sacro
consista in una specifica modalità che la donna ha per
relazionarsi con la trascendenza, e che le deriva da un uso
appropriato della propria specifica differenza energetica. Tale
differenza è la dimensione ciclica femminile, ossia quella
caratteristica che mette la donna in aderente sintonia con la
natura, che le fa vivere nella sua singolare esistenza un che
di molteplice, ampiamente plurale, che laccomuna con tutte
le altre del suo genere: il divenire della natura nelle sue
varie forme e pur sempre identico e permanente nella sua sostanza.
Questa ciclicità, concreta e sensibile del flusso mestruale,
secondo un insegnamento sciamanico, fa percorrere alla donna,
grazie allenergia che le dona, quattro fasi che dovrebbero
essere tra loro equilibrate. Esse sono quelle della Cacciatrice,
della Madre, della Sognatrice e dellEsploratrice. Qualora
una di queste non venga coscientizzata ed integrata, larmonia
interna decade e con essa anche la condizione di interezza.
Al contrario, una volta acquisita questa armonia interna, la
donna è pronta a misurarsi con la propria identità,
ma soprattutto con la differenza che circoscrive il suo orizzonte,
ed è anche pronta a trascendere la dimensione del quotidiano,
aprendosi alla dimensione sacra di tale differenza.
Il presente progetto mira allora a mostrare le
opere di artiste che si misurino con questa ricerca del sacro
e che testimonino attraverso la rielaborazione della tradizione
e dei suoi miti, che sono le traduzioni simboliche delle energie
naturali, quanto una siffatta ricerca porti ad una diversa coscienza
individuale e collettiva del femminile e della sua preziosa
natura.
n.m.
________________
Sheila McKinnon
Invisible women - mostra fotografica

dal 5/10/06 al 2/12/06
Shenker Culture Club
via Indipendenza, 67/2
Bologna
Si inaugura il 5 ottobre 2006 presso lo spazio
Shenker Culture Club di Bologna la mostra Invisible women"
di Sheila McKinnon, fotografa canadese che ha documentato la
condizione della donna nel corso di molti viaggi nel mondo per
organizzazioni umanitarie. La mostra e' patrocinata dal Comune
di Bologna ed e' organizzata in collaborazione con AIDOS, Associazione
Italiana Donne per lo Sviluppo.
Trenta fotografie per una galleria di immagini
di grande bellezza formale in cui Sheila McKinnon ha colto attimi
di quotidianita' femminile in India, Etiopia, Yemen, Turchia,
Mali, Mozambico, Kenya, Tanzania, Vietnam, Siria, Eritrea, Sierra
Leone, Senegal.
Mani che lavorano senza posa, schiene piegate dal peso del legname
e dei secchi dellacqua, braccia che sorreggono i bambini.
Una quotidianita' faticosa e palese, ma al contempo cosi' discreta
da risultare invisibile. Scatti dai colori saturi, vividi e
bellissimi - contrasti assoluti e potenti che riassumono la
bellezza e il dolore. Sguardi malinconici, sguardi fieri e sorridenti.
Le donne di Sheila McKinnon colpiscono per la dignita' e, nonostante
tutto, per la carica vitale che comunicano.
Donne invisibili, le piu' povere tra i poveri.
Eppure sono loro che reggono il sud del mondo. Sono loro che
nelle zone rurali producono, conservano, preparano il cibo.
Sono loro che vanno a prendere lacqua, raccolgono la legna
da ardere e spesso si occupano della costruzione della capanna.
In citta' svolgono le mansioni piu' umili, quelle che nessun
uomo vorrebbe fare. Sono loro che curano i bambini e gli anziani:
la salute e leducazione delle generazioni future e' nelle
loro mani. Nei momenti di crisi e di guerra sono loro le uniche
ad occuparsi di mantenere vitale leconomia di sussistenza.
Nei paesi del sud del mondo la soddisfazione dei bisogni primari
giornalieri dipende dal lavoro delle donne ma a loro e' preclusa
listruzione, non hanno alcun potere, nemmeno sul loro
corpo."
Daniela Colombo, Presidente AIDOS
Le donne svolgono i due terzi del lavoro
mondiale, guadagnano pero' solo il 5% delle entrate e la globalizzazione
dell'economia e' ovunque la causa dell'aumento della femminilizzazione
della poverta'. Ed e' la poverta' che aumenta le diseguaglianze
e l'esclusione sociale delle donne, favorita non soltanto dalla
mancanza di reddito, ma anche dall'analfabetismo. Ed e' ancora
la poverta' e l'ignoranza che rende ancora oggi le donne al
centro di terribili violenze fisiche e morali a fini sessuali
e di prostituzione. Alla soglia del 60esimo anno dalla conferenza
delle Nazioni Unite e a 10 dalla Conferenza delle Donne a Pechino,
a dispetto dei numerosi impegni presi dagli stati nazionali,
in molte parti del mondo non soltanto le donne sono invisibili,
in alcune aree del pianeta stanno anche lentamente scomparendo.
Amartya Sen - premio Nobel per l'economia nel 1998 - ha recentemente
dimostrato che tra Cina e India mancherebbero alla conta demografica
circa 80 milioni di donne: non solo quale risultato del sottosviluppo,
della fame, delle malattie"
Francesca Zajczyk, Professore ordinario presso la facolta' di
Sociologia dellUniversita' degli Studi Milano - Bicocca.
Sheila McKinnon e' nata in Canada e vive da molti
anni in Italia. Ha pubblicato diversi libri fotografici: The
Sacred Fire, sui matrimoni in India, On Their Side - Dalla Parte
dei Bambini, per UNICEF, sulla Convenzione sui Diritti dellInfanzia
e The Islands of Italy, sulla Sardegna, le isole Eolie e la
Sicilia, pubblicato da Houghton Mifflin, USA. Mostre personali:
Eyes" al Centro Culturale Canadese a Roma, mostra
itinerante On Their Side - Dalla Parte dei Bambini"
per UNICEF Italia in tutte le principale citta' dItalia.
La mostra e' corredata da un catalogo fotografico
di 48 pagine, con testi di
Mariapia Garavaglia, Luca Nitiffi, Daniela Colombo, Francesca
Zajczyk e Barbara Santoro.
Sono incluse poesie e frasi di donne, raccolte nei paesi in
via di sviluppo.
Il volume e' pubblicato da Shenker Publishing. Il ricavato del
volume e' devoluto a AIDOS.
Orari: da lunedi' al venerdi' ore 11:00 - 19:00
e il sabato ore 10:00 - 12:00
Lingresso e' libero.
n.m.
________________
Quintocortile
Viale Col di Lana 8 - 20136
Milano - tel. 338. 800. 7617
segr.telef. 02. 5810. 2441
25 settembre - 3 ottobre
2006
UNISEX

In concomitanza con la settimana di Milano Moda Donna alcune
artiste contemporanee giocano a parafrasarne il linguaggio con
opere che spaziano dal costume, alla sociologia, alla biologia.
Unisex ovvero novelli generi merceologici e novello genere umano,
ovvero il piacere dellindifferenziato, o la disperazione
per lo stesso motivo, lequità democratica della
taglia per tutti, la completezza e bellezza della
riunificazione dei generi, ma anche il loro azzeramento, omologazioni,
frullati in tritatutto, libertà di esistere, spregiudicatezza
e
a cura di Donatella Airoldi
opere di: Silvia Cibaldi, Alice Colombo, Grethel Fehr, Mavi
Ferrando, Anna Finetti, Jane Kennedy, Grazia Lavia, Marilde
Magni, Silvia Manazza, Evelina Schatz
inaugurazione: lunedì 25 settembre alle ore 18,00
orario: martedì - venerdì dalle 17,30 alle
19,30
m.m
_________________
sino al 15 ottobre 2006
Antonella Prota Giurleo

Prossima fermata: Liberi Orizzonti (quasi
un'antologica)
Gheroartè - Via Gramsci 4 - Stazione FS - Corsico (Mi)
Inaugurazione: Venerdì 29 settembre 2006 ore 17,30 -21
Performance musicale di G. Marzocchi (batteria)
e di A. Sonzini (voce e chitarra), letture di L. Lo Giudice,
F. Condè, M.C.Rossi. Interventi di Bruna Brembilla, assessora
all'ambiente della Provincia di Milano, e di Dario Ballardini,
assessore all'ambiente di Corsico
Orari: da martedì a domenica,
dalle 16 alle 20; lunedì chiuso
L'agire di Antonella Prota Giurleo parte dal
suo essere donna e dal senso che per lei hanno le relazioni
con le altre persone e con il mondo.
Nello spazio Gheroartè l'artista ha deciso di esporre
nel vagone una serie di installazioni che ripercorrono il suo
fare adattandole agli spazi dei singoli scompartimenti, scompartimenti
che permettono, per loro natura, di entrare nell'opera; in alcuni
casi è anche possibile giocare con gli stessi elementi
che la compongono.
Un'antologica, un viaggio verso quei liberi orizzonti cui allude
il titolo, orizzonti di pace, di cultura e di multiculturalità,
di rispetto delle differenze a partire da quella, fondamentale,
di genere.
Se nelle fasi iniziali del suo percorso artistico gli oggetti
di recupero rappresentano sostanzialmente un mezzo per esprimere
i temi dell' operare di Antonella Prota Giurleo, ora sono un
tramite cosciente di salvaguardia ambientale, un ulteriore contenuto
sensibilizzante. Il riutilizzo dei prodotti di consumo quotidiano,
stoffe, carta, fili e oggetti destinati alla distruzione, si
traduce in riscatto e il rapporto tra oggetto di consumo, chi
lo dona e l'artista diviene elemento importante del fare arte.
Nell'ex deposito merci opere nuove, dove i temi della restituzione
del senso della vita e della sua preziosità, del dolore
ma anche della possibilità di ricostruire armonia attraverso
incontri e percorsi di relazione, trovano nuove forme.
Una visione della vita detta, assolutamente non gridata, che
trae autorevolezza dall'essere mite e che si offre a spettatori
e spettatrici in una ricerca-offerta di sintonie e di nuovi
legami o, anche, di ricerca della mediazione per risolvere i
conflitti.
http://it.geocities.com/protagiurleo
Gheroartè è un'associazione
culturale dedita all'arte e al recupero di aree dismesse.
In pochi anni ha trasformato la stazione ferroviaria di Corsico,
abbandonata da quasi un decennio, in un luogo di scambi culturali
e di sperimentazioni artistiche.
Progetta e realizza eventi, promuove artisti ed artigiani, rende
possibili scambi tra linguaggi differenti, a diversi livelli.
Linea di un confine surreale, piccola oasi periferica, luogo
di partenze ed arrivi, stimola nuove formule di vita, suggerisce
modi su come attraversare luoghi e viverli.
n.m.
_______________
22 Settembre 18 Novembre 2006
Jana Sterbak

Galleria Raffaella Cortese
Via Stradella 7
20129 Milano
inaugurazione venerdi` 22 Settembre 2006 ore
12-21
La Galleria Raffaella Cortese e` lieta di presentare
la prima mostra personale in Italia dellartista ceco-
canadese Sterbak. Linaugurazione, alla presenza dellartista,
avviene in occasione di Start 2006, tre
giorni di arte contemporanea a Milano, durante i quali 31 gallerie
restano aperte il 22-23-24 Settembre con i seguenti orari: venerdi`
22 dalle 12 alle 21, sabato 23 e domenica 24 dalle 12 alle 20.
Lopera di Jana Sterbak e` estremamente eclettica
e in generale decisamente critica nei confronti della societa`.
Negli anni 80 la sua ricerca si focalizza sul corpo, accostandosi
alle riflessioni ed esperienze
dellultima body art: Vanitas, 1987, e` un
abito realizzato con carne bovina cruda, che oggi appare come
una veste di pelle essiccata. Il suo campo dindagine include
inevitabilmente unanalisi tagliente ed ironica dellinfluenza
del capitalismo sulla percezione e sulla cognizione umane: Generic
man, 1989, ritrae la nuca di un uomo sul cui collo appare
tatuato il codice a barre. Infine anche la relazione tra arte
e scienza assume un ruolo fondamentale nella sua pratica artistica:
Faradayurt, 2001, e` una tenda costruita sul modello
dello yurt dellAsia Centrale protetta da un campo elettromagnetico
(il cui
inventore e` Michael Faraday) che la isola seppur invisibilmente
dal mondo esterno.
Opere in mostra:
Artist as Combustible e` una performance del 1986 in cui lartista
da` fuoco ai propri capelli, esplicitando la metafora dellartista
come generatore di energia.
Waiting for High Water e` un video a tre canali girato a Venezia
nel 2004 durante il periodo dellacqua alta. Come per lopera
presentata alla 50° Biennale di Venezia, in cui Jana Sterbak
rappresento` il
Canada, la piccola telecamera utilizzata per le riprese e` stata
posizionata sulla testa di un cucciolo di Jack Russell Terrier:
in modo ludico lartista ci obbliga a modificare la prospettiva
e la percezione sulla citta` e sullo spazio.
February e` lopera piu` recente di Jana Sterbak: una pista
da pattinaggio di Montreal e` filmata in altissima risoluzione
a camera fissa. Lo spettatore si trova di fronte ad uno scenario
tanto
particolareggiato quanto un dipinto di Brueghel: un luogo quotidiano
e apparentemente non interessante e` il soggetto di un equivalente
contemporaneo dello stile rinascimentale nordico.
Jana Sterbak e` nata nel 1955 a Praga. Vive e
lavora a Montreal, Canada.
n.m.
_________
sino al 29 ottobre
Berthe Morisot
« Regards pluriels »

musée de Lodève, France
aperta tutti i giorni escluso il lunedì 9,30 - 12 14
- 18
Catalogo Mazzotta.
n.m.
_________
6 settembre ore 20,45
Nadia Magnabosco e Marilde Magni discutono
di arte al femminile con la storica d'arte Simona Bartolena
in occasione della loro mostra, Donne di cuori,
allestita alla Libreria della festa provinciale dell'Unità
di Lecco in programma ad Osnago zona fiera dal 31 agosto
al 10 settembre 2006.
n.m.
_________
Premi: il 'Tomasi di Lampedusa''ad
Anita Desai
La scrittrice indiana ha vinto con 'Fuoco sulla montagna'
vedi
sul sito la recensione di Silvana Ferrari
Assegnato alla scrittrice indiana Anita Desai
il premio letterario 'Giuseppe Tomasi di Lampedusa'. La consegna
del riconoscimento internazionale per il romanzo 'Fuoco sulla
montagna' avverra' la prima settimana di agosto a Santa Margherita
di Belice, cittadina in cui Tomasi di Lampedusa visse a lungo.
La pubblica cerimonia si svolgera' nel Palazzo Filangeri di
Cuto', storico luogo d'ispirazione de 'Il Gattopardo'.
n.m.
_________
sino all8 ottobre 2006
Meret Oppenheim: le scintille dei sogni e degli
oggetti
A cura di Therese Bhattacharya-Stettler
Kunstmuseum, Holderstr. 8-12, 3000 Berna 7, Svizzera

Il Kunstmuseum di Berna propone la più
grande retrospettiva dedicata finora in Svizzera a Meret Oppenheim.
La mostra presenta oltre 220 manufatti, dipinti e disegni, tra
cui il famoso "Déjeuner en fourrure", custodito
gelosamente dal Moma di New York.
vedi informazioni dettagliate sul sito
http://www.swissinfo.org
n.m.
__________
L' 11 luglio 2006, nell'ambito degli incontri
organizzati per la Milanesiana 2006, abbiamo incontrato la grande
scrittrice americana Joyce Carol Oates che ha
risposto alle domande del pubblico e si è simpaticamente
resa disponibile ad "autenticare" la recensione di
Silvana Ferrari del suo testo "Storie americane"
nella rubrica "Grandi
lettrici crescono".

n.m.
__________
dall'1 al 15 agosto 2006
Antonella Prota Giurleo

Sala civica della Biblioteca comunale
piazza Maestri comacini; Vecchio Comune, piazza Abati. Civenna
(Co)
Inaugurazione: Martedì 1 agosto alle ore 17,30 con performance
Curatrice: Camilla Cardani Rampin
Orari: 10 - 12.30; 16 - 19
L'agire di Antonella Prota Giurleo parte dal suo essere donna
e dal senso che per lei hanno le relazioni con le altre persone
e con il mondo.
A Civenna, nella Sala della Biblioteca, l'artista presenta i
suoi collages, il gomitolo e i libri-quipus, nella loggia del
vecchio Comune, l'installazione Il bucato.
"
una visione del mondo solo apparentemente solare
che ci viene trasmessa attraverso installazioni riconducibili
sempre a una dimensione satura di obliqui sguardi e di strappi
non più ulteriormente riducibili. Le opere presentate
abbracciano simbolicamente alcuni degli aspetti più significativi
dell'esistenza, delle donne in particolare, che vanno dal quotidiano
al sogno, dalla morte all'utopia. L'atteggiamento, il senso
sotteso, l'induzione di pensiero sono i legami 'forti' che uniscono
tra loro questi lavori fino a formare un grande affresco allegorico
sulla vita... La performance 'Il testamento di Maria Helena'
è la lettura di un testo poetico con inter-azioni tra
attori e platea
Quello che avviene dopo la lettura del
testamento è un'esplosione di gioia fatta di carta e
di carte colorate che accoglie la platea rimasta fino ad allora
in silente ascolto. Ma poi è il dono, inaspettato, immeritato,
miracoloso: è come se la morte producesse rinascita,
il rincrescimento e il lutto diventassero festa. Esorcismo o
credo? Il segnale inviato è forte, e ciascuno non può
che uscirne contaminato e turbato nei propri dubbi." (Donatella
Airoldi, 2005)
"
L'armonia crea unità non annullando le differenze,
ma generando una sintonia che attraversa e congiunge molteplici
frammenti del reale. Forse ciò che metaforizza più
efficacemente questa dinamica è il filo, un oggetto che
nel percorso artistico di Antonella Prota Giurleo è presente
in modo costante. Il filo come strumento del lavoro tipicamente
femminile: quello di tessere, di intrecciare elementi eterogenei
senza però renderli indistinguibili. La sottolineatura
della femminilità di questa azione non è affatto
pleonastica
(Roberto Borghi, 2002 )
"
Gomitolo: una massa in progress, cresciuta nel
tempo e tessuta con fili di lana e cotone da diverse generazioni
di donne. Quel viluppo aumenta o si dipana passando di mano
in mano, di donna in donna, di luogo in luogo, in una catena
ininterrotta di intrecci, di scambi, di solidarietà...
Una frase di Adrienne Rich accompagna e completa il benefico
rituale: "Sino a che non esisterà un forte filo
ininterrotto di amore, approvazione ed esempio da madre a figlia,
da donna a donna, di generazione in generazione, le donne continueranno
a vagare in un territorio ostile". .. (Lorella Giudici,
2000)
n.m.
__________
sino al 24 settembre 2006
DISSERTARE/DISERTARE: arte
al femminile
a cura di Associazione START

Centro Internazionale per l'Arte Contemporanea Castello Colonna
piazza San Nicola 1
Genazzano (RM)
Con la mostra Dissertare/Disertare il progetto
omonimo, giunge ad una sua prima sintesi presentando il lavoro
svolto da 12 Associazioni culturali e 11 curatori indipendenti.
Dissertare/Disertare è stato il dispositivo
per dialogare con questi soggetti intorno alla validità
della categoria arte al femminile, di quanto sia
ancora presente e allo stesso tempo superabile. La mostra gioca
con il tema proposto attraverso lazione suggerita dai
due verbi: Dissertare/Disertare diventa, dunque, oltre che gioco
linguistico, anche un modo per prendere concretamente posizione
attraverso le opere in mostra.
La ricerca relazionale ha permesso, inoltre,
di mostrare diverse realtà culturali diffuse sul territorio
italiano evidenziando così la caratteristica progettuale
dellintero lavoro.
In rete con: Ass. Chroma (Cosenza), Ass.dARTh
(Bologna), Ass. 270 gg. (Roma), Ass. Grande Rettile (Livorno),
Ass. Metart (Napoli), Ass. Museo Teo (Milano), Ass. Neon (Bologna),
Ass. Numero Civico (Rovereto), Ass. Prometeo (Lucca), Ass. Plug
(Venezia), Ass. Plug_in (Genova), Francesca Pasini (Milano),
Laura Barreca (Roma), Angelo Bianco (Matera), Gabriele Gaspari
(Roma), Marina Giordano (Palermo), Marco Izzolino (Napoli),
Federico Mazzonelli (Trento), Costanza Meli (Palermo), Rossella
Moratto (Milano), Mariella Rossi (Trento), Elvira Vannini (Bologna).
Artiste/i: Elisabetta Alberti, Alessandra Andrini,
Elisabeth Aro, Atrium Project, Fabrizio Basso, Sara Basta, Bianco&Valente,
Annalisa Cattani, Silvia Cini, Elena Cologni, Francesca Cristellotti,
Simona Di Lascio, Christine De La Garenne, Simonetta Fadda,
Mariana Ferratto, Valentina Glorioso, Ulrike Gruber, Alice Guareschi,
Goldiechiari, Koroo, Lorenza Lucchi Basili, Sabrina Marotta,
Libera Mazzoleni, Amanda McGregor, Dessislava Mineva, Motaria,
Sabrina Muzi, Sandrine Nicoletta, Valentina Noferini, Anita
Timea Oravecz, Paola Paloscia, Benedetta Panisson, Laurina Paperina,
Arianna Pecchia Ramacciotti, Chiara Pergola, Luana Perilli,
Maria Vittoria Perrelli, Michela Pozzi, Giada Giulia Pucci,
Moira Ricci, Cloti Ricciardi, Francesca Riccio, Fiorella Rizzo,
Stefania Romano, Anna Rossi, Ivana Russo, Nika Rukavina, Erica
Sagona, Lucrezia Salerno, Guendalina Salini, Maria Salvati,
Monica Stemmer, Federica Tavian, Adriana Torregrossa, Francesca
Tusa, Sophie Usurier, Marta Valenti, Marcella Vanzo, Anna Visani,
Elisa Vladilo, Cristina Zamagni.
Le necessità per cui è nato questo
progetto sono molteplici. Introdurre le ragioni ora, vuol dire
tradurre le esigenze uscite istintivamente e dargli un nome.
Ci imbattevamo spesso in dissertazioni che provocavano dubbi
e a volte sogni smentiti. Era come se la libertà di conoscenza
e di comprensione ci fosse concessa senza avere la prova visiva
di esperienze concrete
Studi e letture sono stati, come
sempre, traduttori romantici delloggetto artistico. La
voglia ora è quella di attingere a messaggi e storie,
a domande o risposte altrui, proprie di questo tempo.
O meglio, «che locchio ascolti» come diceva
Claudel, che il visibile torni ad essere leggibile, udibile,
intelligibile di per se. «Mi piacerebbe dipingere canzoni
damore e scrivere come un rapper», Marlene Duras
confidava in un suo scritto,ma forse,come lei ancora racconta,
«scrivere darte chiarisce confusioni e contraddizioni
su queste faccende».
Non stiamo scrivendo senza occhi ma con la consapevolezza sotto
le dita e non stiamo criticando ciò che vediamo ma forse
ciò che a volte non sentiamo. START è un inizio,
un modo per estroflettere un dibattito tra noi due allesterno.
Motore, azione (start!)
fascinazioni e teorie via via
più attraenti sono state e continuano ad essere la base
per guardare
miope una, ipermetrope laltra
locchio comunque viziato dal cervello. Prima il sapere
poi il vedere
Dissertare/Disertare è la prima occasione
per affrontare una produzione con stretti legami con la società
e liberarci, almeno in parte, delle molte briglie strutturali.
da
http://www.undo.net/:
Dissertare/Disertare nasce nellAprile 2004
quando una galleria romana ci ha invitate a proporre due giovani
artiste, per una mostra. Caso ha voluto che il tema vertesse
proprio su un argomento che già da tempo caratterizzava
i nostri studi. Così, come gli artisti lavorano per necessità,
noi abbiamo gettato delle idee in uno scritto (un progetto-paroliere)
che vuol far incontrare le nostre con quelle delle artiste italiane
dellultima generazione. Da questo spunto è nata
lesigenza di compiere ''uninchiesta'' di più
ampio respiro: verificare la validità di assunti che
hanno mosso molte artiste dei decenni Settanta e Ottanta.
Utilizzando un testo simbolo del dibattito femminista (Luce
Irigaray, Speculum. Laltra Donna) abbiamo lanciato una
provocazione a cui le artiste potranno dissertare o disertare.
Sembra essere ormai convinzione comune che diritti e spazi acquisiti
indichino un superamento di tematiche e dibattiti un tempo fecondi.
La differenza di genere non è più un tema di riflessione
e non si può più parlare di emarginazione sessista
poiché assistiamo, per la prima volta nella Storia dellArte
ad una parità di presenze, sulla scena artistica occidentale,
di uomini e donne. E solo da pochi anni che le grandi
istituzioni museali italiane dedicano grandi retrospettive allarte
contemporanea al femminile e non crediamo che sia una banale
coincidenza se solo nel 2003 la Biennale di Venezia abbia deciso
di riconoscere il lavoro di unartista come Carol Rama
con il Leone doro alla carriera. Se si parla molto di
qualcosa ciò accade o perché è alla moda
o perché è necessario parlarne.
Evidentemente un discorso (o meglio, una serie di discorsi)
è ormai storicizzato e più facilmente intelligibile.
La nostra esigenza è di considerare tutto questo non
come una tesi definitivamente provata, ma come una ipotesi in
parte da verificare. Per questa ragione Dissertare/Disertare
non è il nome di un progetto, ma due verbi che invitano
allazione. Non è per puro vezzo stilistico che
tutto parta da un testo (un progetto-paroliere) che tende più
a far mostra di se e a solleticare fantasie e dubbi che a descrivere
organicamente le fasi di sviluppo del progetto stesso. Il linguaggio,
daltronde considerato codice maschile imposto a tutto
il genere umano, simbolo di predominanza sessuale, fu il nemico
comune di molte teoriche del femminismo (e non solo). Scardinarlo,
smontarlo per farlo collassare dal di dentro era il loro punto
di partenza prima di poter occupare altri spazi preclusi. E
così che uno dei temi più cari ad alcune come
Irigaray, Cixous e Kristeva diventa linput per una ricerca
contemporanea.
Quali eredità hanno lasciato quei discorsi? Come è
stato sorpassato e digerito un dibattito così capitale
del secolo trascorso? Come si incontra con le problematiche
contemporanee? E con entità distinte di questo ''gruppo''
definito ''nuova generazione''?
Così un progetto paroliere, un gioco provocatorio per
verità sparse, come una ragnatela si amplia per poi mettere
a fuoco il suo centro.
Gli obiettivi preposti spiegano in parte le strategie di lavoro.
Comprendere lo stato dellarte contemporanea al femminile
attraverso più voci, menti ed occhi di tutto il nostro
stivale innescando dibattiti, costruendo piccoli ponti tra i
nostri confini, facendo conoscere realtà
interrogandosi
ancora
Non potevamo essere noi solamente a decidere quali artiste far
parlare, ma abbiamo chiesto a più realtà di dare
il loro contributo. Inizialmente il testo (un progetto-paroliere)
è stato divulgato alle Associazioni Culturali sparse
sul territorio italiano che si occupano di arte contemporanea.
A sua volta ognuna di loro è stata invitata a segnalarci
le proprie artiste; inevitabilmente le risposte sono arrivate
anche da indipendenti. Ad oggi le due attività di diffusione
e di ricezione seguono parallele. Le associazioni ci hanno spesso
indicato altre associazioni o lo hanno fatto le stesse artiste.
Un passaparola dinamico e fecondo, un modo per dissertare insieme
disertando categorie ed etichette stilistiche.
Lidea di poter fare un lavoro più capillare e di
arrivare in zone altrimenti irraggiungibili, si è rivelata
faticosa, ma proficua. Dissertare/Disertare è un Giano
bifronte che guarda alla scoperta di artiste, e a chi è
dallaltra parte.
Crediamo sia molto utile creare una piattaforma di dialogo invece
che un monologo. Il passo a due si vuole trasformare in unaffollata
danza, e diffondere il progetto a ''palla di neve'' si è
rivelata unottima idea. Le voci i chiacchiericci, i ripensamenti
e le rinunce delle tante realtà contattate hanno generato
un moto che ci sta permettendo di verificare e conoscere molte
realtà lavorative, oseremmo dire di ''nicchia'', che
compiono ricerche rigorose, ma spesso poco visibili. Tenendo
a mente che ''dalla (esperienza del) passato, il presente agisce
prudentemente per non guastare lazione futura» (titulus
nel quadro di Tiziano, Allegoria della Prudenza, 1565), ci auguriamo
che sia possibile guardare alla produzione contemporanea con
un occhio di riguardo a tematiche rivoluzionarie e con una consapevolezza
autentica di ciò che è stato.
Associazione culturale START
Gaia Cianfanelli e Silvia Litardi
n.m.
__________
Dal 4 maggio al 3 settembre 2006
Oltre la ragione
Bergamo
PALAZZO DELLA RAGIONE
Piazza Vecchia
orario: mar-mer-gio 11 - 20; ven 11 - 23; sab e dom 11-20. Chiuso
lunedì
Franca
Settembrini,
Il sole travestito
"Larte non dorme nei letti che
sono stati preparati per lei,
fugge appena viene pronunciato il suo nome, ama lincognito.
I suoi momenti migliori sono quando si dimentica come si chiama"
Jean Dubuffet
Qualche giorno fa ho avuto la fortuna di visitare
questa mostra con un gruppo di amiche artiste e con la guida
eccezionale della curatrice Bianca Tosatti che, con il calore
avvolgente e ipnotico delle sue conoscenze, è stata capace
di trasmetterci l'incanto e la magia dei panorami sotterranei
dell'arte che, come dice la citazione di Dubuffet, non dorme
nei letti preparati per lei ma trova forma e sostanza nelle
sofferenze dell'anima.
"Universi impossibili, veri e propri "esercizi
di meraviglia", nati sul filo invisibile che corre tra
genio e follia, normalità e diversità. La mostra
"Oltre la Ragione", curata da Bianca Tosatti, riunisce
600 opere, molte delle quali mai esposte in Italia e provenienti
dalle più importanti collezioni museali di Francia, Svizzera,
Austria, Belgio, California: dipinti, disegni, sculture, installazioni,
arazzi, ricami, fotografie, abiti e ambienti di artisti consolidati
italiani e stranieri come Wölfli, Ligabue, Nedjar, Gill,
Darger, Merati, Zinelli, Podestà, Toris, Settembrini
e molti altri.
Una straordinaria galleria di fortissime emozioni
coinvolgerà lo spettatore in un saliscendi di gioco e
angoscia, luci e ombre, sorrisi e urla, miracoli, catastrofi
e nuovi, impensati, equilibri dell'immaginazione. Si apriranno
finestre su mondi sconosciuti che è impossibile raggiungere
se non attraverso i sentieri "laterali" e misteriosi
della follia. Capolavori profetici e visionari di artisti "outsider",
capaci di muoversi in assoluta libertà al di qua e al
di là del rassicurante confine che divide ragione e follia
, dentro e fuori della realtà e dell'immaginazione, ci
restituiranno non semplici immagini ma vere e proprie mitologie
individuali che nascono, crescono e si sviluppano secondo le
libere e autentiche associazioni della fantasia. Lontano da
quel gusto recitato per il sensazionale, per l'eccentrico e
per la provocazione così diffuso nell'arte contemporanea
cosiddetta "tradizionale", ma nel centro della verità:
questo è il luogo dove abitano le opere in mostra."
http://www.oltrelaragione.it/
n.m.
__________
sino al 3 settembre 2006:
Cindy Sherman - Retrospective
Galerie Nationale du Jeu de Paume
Place de la Concorde - Jardin desTuileries , 75001 Parigi, Francia
Il Jeu de Paume di Parigi ospiterà sino al 3 settembre
la mostra retrospettiva dellartista-fotografa statunitense
Cindy Sherman, grande regina del travestimento di sè
davanti alla macchina fotografica. La Sherman fotografa infatti
sempre sè stessa o i suoi alter ego come bambole o manichini,
insistendo su particolari inquietanti come seni o grembi deturpati.
Nata nel 1954 a Glen Ridge (New Jersey), attualmente vive e
lavora a New York.
n.m.
__________
Dal 28 giugno al primo ottobre 2006
Tracey Moffatt - Between Dreams and Reality

SPAZIO OBERDAN
Viale Vittorio Veneto 2 (20124)
Milano
Si inaugura martedì 27 giugno allo Spazio
Oberdan di Milano la prima grande mostra italiana dellartista
australiana Tracey Moffatt (Brisbane, 1960). La retrospettiva
(promossa dalla Provincia di Milano e dal Museo di Fotografia
Contemporanea) curata da Filippo Maggia, raccoglie oltre 120
fotografie più diversi film realizzati dalla Moffatt
a partire dal 1989. Making art is quite therapeutic,
ha detto una volta Tracey Moffatt parlando di sé. Questo
breve assunto rivela molto della personalità dellartista
e soprattutto del suo modo di interpretare lesperienza
artistica, pratica che sovente si riferisce a storie e vicende
personali.Di origini aborigene, ma cresciuta in una famiglia
bianca cui era stata data in affido secondo la politica dellepoca,
Tracey Moffatt si lascia affascinare velocemente dalla cultura
pop che caratterizza il clima di quegli anni. Immagini tratte
da riviste, cinema e televisione iniziano a costituire quelluniverso
simbolico che diventerà un punto di riferimento nella
maggior parte dei suoi lavori, accanto al tema sempre presente
e in parte autobiografico della ghettizzazione-segregazione
vissuta e intesa in tutti i suoi aspetti: razziali, sociali,
sessuali.Ricordi infantili tornano alla memoria mescolandosi
alla cultura di massa, alla cultura dominante nel nostro tempo,
e non vi è più differenza. Tutto si confonde in
un racconto poco lineare costruito su più livelli narrativi
ed emotivi. Si colgono gli elementi di una storia, ma non il
filo che li unisce. I racconti fotografici della Moffatt vivono
anche di quei vuoti che dividono unimmagine dallaltra.In
uno dei suoi primi lavori, la serie Something More
(1989) una ragazza indigena che desidera qualcosa di più
del lotto di terra in cui è costretta a vivere si veste
con abiti che non le appartengono: poi la narrazione salta,
per riprendersi e concludersi con la protagonista distesa su
una strada che si perde allorizzonte, emblematica e unica
via di fuga. I colori sono forti, finti come scene allestite
intenzionalmente per un set cinematografico. Vi è autobiografismo,
ma è nello stesso tempo negato ed esaltato dalla finzione
che torna ossessiva e invadente nei lavori dellartista.
Così pure in Night Cries: a Rural Tragedy
del 1990, in cui il racconto di una donna di colore di mezza
età resa schiava dalla madre bianca viene messo in gioco
dallatmosfera surreale che lo avvolge.Le venticinque fotografie
che costituiscono Up in the Sky (1997) portano alle
estreme conseguenze questo clima: una madre/Madonna, una bambina
aborigena, uomini e donne che lottano. Intorno, il deserto.
I colori assordanti riportano alla mente Zabriskie Point
di Antonioni, ma anche la sensazione di solitudine disperata
che fa da sfondo al Deserto dei Tartari di Buzzati.
Sequenze interrotte, evocazioni. Eppure ogni cosa è bloccata,
razionalmente organizzata e poi visivamente ricostruita.Quasi
ironicamente, in Scarred for Life (1994) lartista
crea immagini che volutamente imitano la qualità e la
composizione delle riviste degli Anni Sessanta per parlare dellinfanzia
e di conseguenza della violenza domestica, della sessualità
e dei problemi razziali. Sono tematiche forti, ma ogni situazione
diventa particolarmente drammatica proprio perché raccontata
con uno stile documentaristico da rivista scandalistica, condito
con disarmante indifferenza, che finisce per ridurre ogni disgrazia
ad una tragica, universale uguaglianza.Ancora lemarginazione,
anche se in altro contesto, in una serie più recente,
Forth (2001) in cui lartista ritrae la disperazione
degli atleti arrivati quarti alle Olimpiadi di Sidney del 2000.
Non immagini realistiche, bensì immagini spiccatamente
pittoriche in cui lelemento descrittivo viene messo in
gioco a favore di quello coreografico ed evocativo.In uno dei
suoi ultimi lavori, Adventure Series del 2004, la
Moffatt torna a sfruttare il linguaggio dei media, le loro convenzioni
- così come aveva fatto la Pop Art. Reinventa attraverso
la fotografia The Flying Doctor, un fumetto comico
allepoca pubblicato dai quotidiani australiani. Ancora
una volta, storia personale, cultura popolare e tematiche sociali
si confondono e confluiscono forse più che mai nellultima
serie dellartista, Under the Sign of Scorpio
(2005) in cui la finzione diventa travestimento e la donna
sesso debole viene rappresentata e rivalutata
attraverso icone femminili che hanno segnato la storia. Tracey
Moffatt diventa Georgia OKeffee, Indira Gandhi, Catherine
Deneuve, tutte le donne nate, come lei, sotto il segno dello
scorpione. Le reinterpreta trasformando nuovamente il suo vissuto,
il suo sentire, in arte.
n.m.
___________
"Il peso dell'Arte "
15-30 Giugno 2006

Milano via Cesare da Sesto 24
tel.3355302106-orari:mart.merc.giov.17-19
a cura di Gianni Ottaviani
Lucia Abbasciano - Roberta Barbieri - Donatella Bianchi - Mario
Borgese - Salvatore Carbone
Anna Catacchio - Doretta Cecchi - Chio'- Alfredo Cifani - Elena
Ciuti - Giovanna Deffenu - Fausta Dossi Mavi Ferrando - Davide
Ferro - Anna Filippi - Veronica Gallinger - Antonio Gandolfo
- Grazia Lavia
Nadia Magnabosco - Massimo Maselli - Enrica Meli - Alvaro Occhipinti
- Giannantonio Ossani
Gianni Ottaviani - Lorenzo Pietrogrande - Antonella Prota Giurleo
- Karl Heinz Reister - Gabriella Ruggeri Jeannette Rutsche -Oreste
Sabatin - Francesca Sacconi - Licinio Sacconi - Sergio Sansevrino
Stefano Soddu - Elisabetta Sperandio - Pippo Spinoccia - Dino
Turturici - Silvia Venuti - Cristina Ventura - Franco Vertovez
Chi partecipa alla mostra ? Un gruppo di artisti di varie
tendenze accomunati soltatnto dai limiti dimensionali dell'opera,
dalla volontà di fare qualcosa insieme e dal tema/titolo
della mostra, per dimostrare una volta di più quanto
e quale sia il peso dell'Arte.
Il "peso" metaforico dell' Arte è immenso.
L'Arte insegna, condanna, protesta, provoca, esalta, spezza,
dirompe, rivoluziona, disgusta, ammicca, commuove, intriga,
eleva, appassiona, diverte, ama e fa innamorare....
Il "peso" reale dell'Arte varia attraverso il tempo.
Centinaia di migliaia di anni fa era ombra impalpabile e sacra
di mani sulle pareti e le volte delle caverne, era graffito
leggero come il vento, che ha sfidato il tempo per arrivare
fino a noi; poi è arrivato il peso delle grandi tele
che hanno navigato come vascelli carichi di tesori fino alle
pareti dei Musei. Poi il ritorno alla leggerezza dei materiali
sintetici, della fotografia, fino all'opera d'arte elettronica
di oggi e di domani, più leggera dei graffiti primordiali
perchè c'è, si vede, agisce, "pesa"
ma è virtuale, elettronicamente metafisica...
Quanto al " peso "commerciale dell'Arte basta seguirne
un pò il mercato: Le cifre spuntate alle aste per questo
o quell'autore, le mode che ne costruiscono o demoliscono le
fortune, i galleristi, i collezionisti....
Quanto " peso " per una mostra sola! Solo una collezione
di bilance può ospitarlo!
Doretta Cecchi
n.m.
___________
Alfabeti
Collettiva di installazioni e tavole
Artiste e artisti: Donatella Berra, Leci Bohn, Giannetto
Bravi, Mara Caruso, Gretel Fehr, Graciela Gutierrez Marx, Mavi
Ferrando, Clara Luiselli, Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Franco
Marongiu, Sandra Mazzon, Gianni Ottaviani, Zulema Estela Pecchi
Barrientos, Iris Perez Ulloa, Antonella Prota Giurleo, Luca
Rendina, Stefano Soddu, Antonio Sormani, Giuseppe Strano Spitu,
Franco Tripodi, Alfredo West Ocampo.
Inaugurazione: Venerdì 9 giugno 2006,
ore 17,30.- buffet e visita guidata alla mostra.
Biblioteca Gallaratese - Via Quarenghi 21 -
Milano. - MM1 BONOLA - Bus 68, 69, 40, 80.
Orari: lunedì - venerdì 9.30 - 21.30, sabato 9.30
- 19.30.
In Biblioteca disponibile il CD con le immagini delle opere
degli artisti invitati.
Giovedì 22 Giugno alle ore 17,00 incontro con alcuni
degli artisti espositori.
La mostra assume i grafismi alfabetici come oggetto di interpretazione
artistica.Una mostra all'interno della biblioteca pensata e
realizzata per evidenziare il rapporto tra arte e scrittura-lettura;
per esprimere il simbolico del linguaggio attraverso l'interpretazione
di alfabeti reali e simbolici nella visione di artiste ed artisti
italiani e dell'America latina. Una mostra che - scrive Donatella
Airoldi - "ci conduce tra segni e simboli, scritture improbabili
e immagini. Artisti a confronto con i loro enigmatici alfabeti
carichi di senso e di verità nascoste." Ed è
alla fascinazione di un viaggio tra arte e scrittura, modi diversi
per comprendere e fare mondo, che spettatori e spettatrici potranno
abbandonarsi.
Testi: Paolo Daffara, responsabile della biblioteca; Donatella
Airoldi, critica. Curatrice: Antonella Prota Giurleo.
da Noi donne del (28 giugno 2006):
Modi di fare mondi
La fascinazione di un viaggio tra arte e scrittura nella mostra
'Alfabeti' a Milano dal 9 al 30 giugno, appuntamento da non
perdere per chi si interessi di sconfinamenti tra linguaggi
e culture differenti
Antonella Prota Giurleo
La nostra amica Antonella è curatrice di Alfabeti.
Lei stessa artista, ci regala la presentazione di questa iniziativa
di livello internazionale visitabile presso la, Biblioteca Gallaratese
(Via Quarenghi 21, testi di ). "Sono un artista dai
mille desideri. Desideri che talvolta litigano con il tempo
ma che generalmente convivono in armonia e spesso si incontrano
con quelli di altre ed altri rendendo possibile la realizzazione
di progetti. Mi interessa riflettere sulle specificità
di genere, mi piace proporre larte in luoghi inconsueti
per offrirne lopportunità di fruizione a chi altrimenti
non ne godrebbe, mi sta a cuore permettere la possibilità,
per ciascuna persona, di crearsi un gusto autonomo attraverso
lofferta di un diverso ventaglio di opportunità,
desidero realizzare un confronto tra esperienze e linguaggi
differenti, in specifico tra i linguaggi visivo e scritto.
Dallincontro di desideri condivisi nasce la proposta fatta
ad artisti ed artiste italiane e latinoamericane di ragionare
sul rapporto tra arte e scrittura, realizzando opere da proporre
al pubblico che frequenta la biblioteca di un quartiere periferico
della città di Milano, la mitica e splendida Biblioteca
Gallaratese.
Una mostra pensata e realizzata per esprimere il simbolico del
linguaggio attraverso linterpretazione di alfabeti reali
e fantastici e che, come scrive Donatella Airoldi nel testo
critico di presentazione, ci conduce tra segni e simboli,
scritture improbabili e immagini. Artisti a confronto con i
loro enigmatici alfabeti carichi di senso e di verità
nascoste.
Ho invitato a partecipare artiste ed artisti che, alla luce
di un proprio pensiero sul mondo, sanno trasformarlo, allinterno
di una personale ricerca espressiva, in un fare visivo che fa
della restituzione di senso lobiettivo del proprio lavoro
artistico. Dal confronto è nata una mostra che ritengo
interessante per chiunque subisca il fascino della curiosità
culturale e per chi si interessi di sconfinamenti tra linguaggi
e culture differenti.
I lavori restituiscono una complessità di pensiero e
di azione difficile da sintetizzare. Mi soffermerò qui
sul lavoro delle artiste, accomunate dal desiderio della ricerca
di un proprio dire sul mondo a partire da sé.
Tra le opere bidimensionali quelle di arte digitale di due artiste
brasiliane, Leci Bohn e Mara Caruso, il cui lavoro Donna costituisce
un omaggio alle pittrici Artemisia Gentileschi e Frida Kahlo;
lelaborazione di un ex libris sul tema degli angeli, tema
caro alla mail artista argentina Iris Perez Ulloa; il collage
di Zulema Estela Pecchi Barrientos, giovanissima artista peruviana,
che accosta alla pittura elementi naturali; la poesia visiva
e di denuncia sociale dellargentina Graciela Gutierrez
Marx, che termina spesso i suoi messaggi con lesortazione:Hasta
la victoria de la poesia, siempre.
Tre le sculture la Barchetta del sapere di Luca Rendina, il
Libro dartista di Giuseppe Strano Spitu e il Mare di parole
di Mavi Ferrando che, come è sua consuetudine, gioca
con ironia tra forme essenziali e barocche utilizzando segno
e disegno per circoscrivere il vuoto sino a farlo diventare
protagonista.
Diverse le installazioni. Donatella Berra rivisita in modo ludico
il mito della torre di Babele mentre Gretel Fehr, alla quale
è stato anche affidato lallestimento della mostra,
gioca con ironia con i dadi, dadi che riportano lettere di alfabeti
di lingue diverse e una nota musicale, possibile linguaggio
universale. Nadia Magnabosco basa il suo lavoro sulla ricerca
dei mutamenti dellidentità femminile, rintracciando
nelliconografia dellinfanzia il nodo centrale della
costruzione dellessere e Sandra Mazzon realizza unopera
da leggere utilizzando parole, frasi, poesie riprese
da più contesti che incolla su due manichini per descrivere
il suo pensiero in continua crescita. In Quipus, la mia installazione,
il filo, strumento di lavoro tipicamente femminile, intreccia
e annoda elementi eterogenei, libri e collages, restituendoli
insieme ciascuno nella propria integrità.
Clara Luiselli dissemina tra i libri destinati allutenza
i frammenti di un proprio autoritratto; nessuno potrà
avere né vedere lintera immagine, così come
è impossibile possedere linterezza del sapere.
Importanti e serie anche le opere degli artisti. Oltre a quelle
già citate, gli inediti alfabeti di Franco Tripodi, di
Stefano Soddu e di Franco Marongiu; i paesaggi astrattivi di
Antonio Sormani e i ritratti/pittogramma di Alfredo West Ocampo;
il ragionamento sulla memoria di Gianni Ottaviani, quello sul
sapere di Ruggero Maggi e quello sulla riproducibilità
di Giannetto Bravi.
Opere varie e differenti, modi diversi per comprendere e fare
mondo. Spettatori e spettatrici potranno abbandonarsi alla fascinazione
di un viaggio tra arte e scrittura. E, se lo desiderano, potranno,
attraverso la visione di un DVD, sapere qualcosa di più
circa la poetica e il lavoro delle artiste e degli artisti".
(n.m)
____________
Dall'otto giugno al 30 settembre 2006
Francesca Woodman
Brescia
GALLERIA MASSIMO MININI
Via Luigi Apollonio 68 (25128)
+39 030383034 (info), +39 030392446 (fax)

In occasione della Biennale Internazionale di Fotografia di
Brescia la Galleria Massimo Minini presenta una mostra dedicata
a Francesca Woodman
orario: dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle
19.30, sabato dalle 15.30 alle 19.30
vernissage: 8 giugno 2006. ore 18
Le fotografie in mostra sono tutte rigorosamente
in bianco e nero, scattate tra il 1972 e il 1981, anno in cui
la fotografa, appena ventitreenne, si toglie la vita. Un fatto
che a posteriori può aiutare a comprendere a fondo il
suo lavoro, segnato da scelte stilistiche originali e rivelatorie:
la predilezione per alcuni luoghi ricorrenti - cornice o soggetto
degli scatti - lautoritrarsi, la preferenza per atmosfere
angoscianti, visionarie e a tratti surreali. Il mezzo fotografico
diviene strumento di autoanalisi, di ricerca per sondare nellintimo
la propria anima.
Woodman spesso ritrae se stessa in ambienti degradati, in stanze
semivuote e fatiscenti o in luoghi che sembrano giardini incantati.
Il suo corpo nudo non è mai al centro dello scatto, viene
ripreso in un angolo della stanza, viene privato
ora delle gambe, ora della testa oppure nascosto da un velo
o da uno specchio. Le immagini sono di una delicatezza e bellezza
sorprendente, incuriosiscono perché non svelano apertamente,
piuttosto sembrano suggerire, quasi sussurrare lo stato danimo
dellartista, le sue ansie e i suoi giochi.
Le immagini di Francesca Woodman sono ricche di fascino perché
senza tempo. Alcuni lavori hanno un sapore preraffaellita, altri
reminiscenze surrealiste, ma risultano sempre molto intimisti
e singolari. Ricorrenti sono elementi come lo specchio, il vetro,
i fiori in particolare le calle e i gigli le conchiglie,
i drappi dietro cui celare il volto e parti del suo corpo adolescente.
Spesso tutto sembra immobile, la composizione dellimmagine
studiata, in equilibrio tra i pochi oggetti e le figure inquadrati;
altre immagini invece sembrano popolate da fantasmi,
la persona è ripresa in movimento e non è del
tutto percepibile, è ambigua, si deforma e latmosfera
si carica di angoscia, di paura, di attesa.
Sembra che stia per succedere qualcosa di pericoloso o che il
pericolo sia da poco passato ed ancora ve ne siano tracce.
(n.m)
____________
dal 9 giugno al 14 settembre 2006
Biennale Internazionale di Fotografia di
Brescia 2006
Corsetto SantAgata 22, Loggia delle Mercanzie, 25122 Brescia
Appunti per una storia della fotografia al
femminile

dal martedi' alla domenica dalle ore 10 alle 18 - lunedi' chiuso
inaugurazione venerdi' 9 giugno 2006 ore 17
sedi diverse
www.museokendamy.com
La II Biennale Internazionale di Fotografia
di Brescia, edizione 2006, ha per titolo Appunti per una
storia della fotografia al femminile, la sintesi di un
concetto che non deve far pensare ad atteggiamenti di rivendicazioni
femministe. Larte non ha sesso. Semmai, sottolineare le
differenze, supposte, sarebbe mortificante proprio per
le donne che hanno lasciato, e continuano a lasciare, impronte
indelebili nellevoluzione della fotografia come arte autonoma.
Obiettivo della Biennale della Fotografia di Brescia per lanno
2006 e' di tracciare una guida di appunti per metter
in risalto un patrimonio di cultura e creativita' che traspare
dalla storia della fotografia internazionale, fin dagli albori
e che, per oltre centocinquantanni, ha imposto un modo
spesso assolutamente diverso di vedere. Insomma, una storia
della fotografia osservata da angolature diverse che non manchera'
di stupire per genialita' e sensibilita', per innovativi atteggiamenti
e liberta' espressiva. Le artiste donne in fotografia sono state
tante e bravissime, ed oggi sono protagoniste delle piu' rilucenti
sfaccettature di un diamante purissimo, la fotografia nelle
arti visuali, che sta regalando galattiche avventure nelluniverso
dellimmagine.
biglietto cumulativo intero euro 10 - ridotto euro 6
(n.m)
____________
6 - 7 giugno 2006
Quintocortile
viale Col di Lana 8 - 20136 Milano - tel. 338. 800. 7617
con la collaborazione di Archivio libri dartista e Milanocosa
S/cambi poietici
III RASSEGNA POESIARTE MILANO
Con questo terzo appuntamento di Poesiarte Milano, dopo il
successo di critica e di pubblico delle precedenti edizioni
(ciascuna prevedeva due giornate di kermesse e di incontro tra
artisti, poeti, musicisti), abbiamo cercato strutture e formule
di svolgimento della manifestazione che accentuassero le possibilità
di scambio creativo tra i partecipanti. Di qui il titolo S/cambi
poietici. Nellera di un individualismo esasperato la soluzione
plastica e organizzativa della manifestazione ruoterà
intorno a una installazione collettiva realizzata su un albero
del giardino con opere di mail art e poesie manoscritte. Happening
finale: tutte le 'tessere' dell'installazione potranno essere
scambiate tra gli artisti e i poeti presenti in una reale compartecipazione
interattiva e ludica.
Poesiarte Milano si svolgerà a Quintocortile nei giorni
martedì 6 e mercoledì 7 giugno 2005 con interventi
poeti e musicisti dalle ore 17,30 alle ore 21,30. Presentazioni
di Donatella Airoldi, Adam Vaccaro
Artisti: Pierre Abate, Lucia Abbasciano, Silvia Abbiezzi, Martino
Barre, Elisabetta Baudino, Vera Benelli, Piergiorgio Beraldo,
Marithe Bergamin, Luisa Bergamini, Rodolfo Berengo, Carla Bertola,
Donatella Bianchi, Tomaso Binga, Theresina Bof Reis, Adalberto
Borioli, Anna Boschi, Ernesto Bossi, Giorgio Brambilla, Maria
Amalia Cangiano, LeoNilde Carabba, Lamberto Caravita, Salvatore
Carbone, Mara Caruso, Alberto Casiraghy, Loriana Castano, Enrico
Cattaneo, Doretta Cecchi, Francesco Ceriani, Silvia Cibaldi,
Carla Crosio, Gian Carlo De Leo, Sissi De Martin, Adolfina De
Stefani, Gianni De Tora, Mario Di Giulio, Riccardo Di Pietro,
Terezinha Dirce Missel de Jesus, Maria Do Charmo Tonido Kuhn,
Fausta Dossi, Gianni Drago, Jeanete Ecker Kohler, Maria Pia
Fanna Roncoroni, Jacira Fagundes, Fernanda Fedi, Gretel Fehr,
Giovanna Ferioli, Mavi Ferrando, Simonetta Ferrante, Marisa
Ferrini Keble, Anna Finetti, Alfio Fiorentino, Gino Fossali,
Donatella Franchi, Eliana Frontini, Barbara Gabotto, Patrizia
Gabriele, Maria Grazia Galatà, Nise Gerbino, Gino Gini,
Metta Gislon, Jane Maria Godoy Becker, Helene Gritsch, Francesco
Guerrieri, Giacomo Guidetti, Luiza G.P. Gutierrez, Jane Kennedy,
Helga Kirchner, Giò Lagòstena, Jane Machado, Ronaldo
Machado, Silvia Manazza, Ieda F. Mariano, Gianni Marussi, Deo
Miranda, Maria Esther Mussoi, Armando Ilacqua, Grazia Lavia,
Pino Lia, Oronzo Liuzzi, Patrizia Lonardi, Ruggero Maggi, Nadia
Magnabosco, Giuseppe Magni, Marilde Magni, Silvia Manazza, Heda
F.Mariano, Neiva Mattioli Leite, Sandra Mazzon, Enrica Meli,
Adelaide Mertens, Annalisa Mitrano, Giorgio Nelva, Roberto Origgi,
Giuseppe Orsenigo, Gianantonio Ossani, Gianni Ottaviani, Andrea
Pagnacco, Maria Claudia Pena, Edy Persichelli, Laura Pitscheider,
Simone Pompeo, Antonella Prota Giurleo, Rosella Quintini, Mara
Eliane Radé, Eduardo Rangel Baptista, Stefania Ranghieri,
Enzo Rizzo, Fedra Romano, Raffaele Romano, Vania Romano, Luciano
Ronchi, Giovanni Rubino Gabriella Ruggeri, Rosalba Russo, Francesca
Sacconi, Iara Saltiel, Marilia Saltiel Renck, Marina Sanchez,
Sergio Sansevrino, Antonio Sassu, Stefania Scarnati, Paolo Scirpa,
Caetano Sirlei, Spelta, Elisabetta Sperandio, Jane Beatriz Sperandio
Balconi, Spinoccia, Angela Trapani, Roberto Vecchione, Paola
Venezia, Armanda Verdirame, Rosanna Veronesi/Elena Granata,
Gaetano Vicari, Guido Villa, Clotilde Vitrotto
Poeti: Silvio Aman, Amedeo Anelli, Claudia Azzola,
Fabrizio Bianchi, Rossana Brambilla, Luigi Cannillo, Laura Cantelmo,
Roberto Caracci, Annamaria De Pietro, Mariella De Santis, Adele
Desideri, Lucia Drago, Gabriela Fantato, Giancarlo Fascendini,
Ivan Fedeli, Beno Fignon, Gabriella Galzio, Gabriella Girelli,
Alberto Mari, Meeten Nasr, Guido Oldani, Alessandra Paganardi,
Enrico Pudilli, Maria Pia Quintavalla, Franco Romanò.
Ottavio Rossani, Marco Saya, Gladys Sica, Ivana Tanzi, Adam
Vaccaro
Musicisti: Guido Dosso (chitarre), Camilla Ferrarese (flauto),
Giorgio Foti (chitarra, voce), Norma Regina Marazzi (flauto),
Annamaria Mainetti (flauto), Federico Rossini (flauto), Marco
Saya (chitarra jazz)
I Giornata martedì 6 giugno dalle 17,30 alle 21,00
letture dei poeti: Silvio Aman, Claudia Azzola, Fabrizio Bianchi,
Rossana Brambilla, Luigi Cannillo, Annamaria De Pietro, Mariella
De Santis, Adele Desideri, Lucia Drago, Giancarlo Fascendini,
Gabriella Girelli, Meeten Nasr, Guido Oldani, Enrico Pudilli,
Ottavio Rossani
Sono previsti un intervallo per visione opere degli artisti
e intermezzi musicali con i flautisti: Camilla Ferrarese, Annamaria
Mainetti, Norma Regina Marazzi, Federico Rossini
II Giornata mercoledì 7 giugno dalle 17,30 alle
21,30
letture dei poeti: Amedeo Anelli, Laura Cantelmo, Roberto Caracci,
Gabriela Fantato, Ivan Fedeli, Beno Fignon, Gabriella Galzio,
Alberto Mari, Alessandra Paganardi, Maria Pia Quintavalla, Franco
Romanò, Marco Saya, Gladys Sica, Ivana Tanzi, Adam Vaccaro
Sono previsti un intervallo per visione opere degli artisti
e intermezzi musicali con Marco Saya alla chitarra jazz; Guido
Dosso (chitarre) e Giorgio Foti (chitarra, voce)
organizzazione generale a cura di: Mavi Ferrando, Donatella
Airoldi (Associazione Quintocortile) con la collaborazione di:
Adam Vaccaro (Associazione Milanocosa) - Fernanda Fedi, Gino
Gini (Archivio libri dartista)
(n.m)
____________
ROSEMARIE TROCKEL
Menopause

20 Maggio 27 Agosto 2006
MAXXI -MUSEO NAZIONALE DELLE ARTI DEL XXI SECOLO
(Roma, via Guido Reni 2)
"Menopause" e "Post-Menopause" sono rispettivamente
il titolo della mostra e il titolo del catalogo che accompagnano
la mostra di Rosemarie Trockel prima al Museum Ludwig di Colonia
e ora al MAXXI di Roma.
La scelta dei titoli operata dall'artista è già
di per sé una chiara ed evidente allusione al trascorrere
della vita, alla transizione da una condizione esistenziale
all'altra. È un esplicito riferimento ad un momento cruciale
dell'esistenza di ogni donna, a quel momento che divide l'esistenza
femminile in un "prima" e un "dopo". Per
Rosemarie Trockel, Menopause significa metafora della vita matura,
metafora di quel momento dell'esistenza in cui ci si trova in
una sorta di ideale osservatorio da cui è possibile guardare
retrospettivamente, con lucidità e precisione, tutta
la propria esistenza ed il proprio percorso artistico per tutta
l'estensione e la durata del suo ciclo di fertilità.
La mostra "Menopause" si sviluppa a partire
da gruppi di opere che coincidono con i due cardini principali
che sorreggono tutto il lavoro dell'artista: il corpo di lavori
costituito dalle opere lavorate a maglia, di cui questo catalogo
offre anche un elenco ragionato, e una serie di sculture "da
camera" di piccole dimensioni che costituiscono un compendio
delle varie e multiformi direzioni in cui si è sviluppato
il lavoro dell'artista dal 1983 ad oggi.
Le opere, largamente conosciute come "lavori a maglia",
iniziati nel 1985 e realizzati con costanza e continuità
negli ultimi 21 anni, offrono le più diverse, complesse
e articolate letture. Possono, ad esempio, evocare un'analisi
della produzione industriale contrapposta a quella artigianale
così come tutta la tradizione e le implicazioni storico-sociali
legate all'esecuzione manuale degli oggetti. L'origine di questa
serie di opere è nel disegno elaborato graficamente al
computer che successivamente viene trasferito su telaio industriale
per l'effettiva tessitura.
Con queste opere, Rosemarie Trockel ripercorre, forse
anche con una certa ironia, pratiche artistiche minimali mediante
tecniche ascrivibili all'universo femminile anticipando così,
in qualche modo, alcuni contenuti espressi da quello che, nell'ambito
della critica femminista, è considerato un saggio oggetto
di culto: "Minimalism and the Rhetoric of Power" di
Anna Chave.
[1] I lavori a maglia di Rosemarie Trockel
possono altresì essere fortemente ricondotti all'esperienza
artistica concettuale, come per esempio alle riedizioni a maglia
delle macchie Rohrschach, oppure riallacciarsi ad una visione
decorativa dell'arte, indirizzata ad un pubblico vasto e anonimo,
con la riproduzione in serie di loghi e simboli, come la falce
e il martello, il coniglietto icona della rivista Playboy o
il marchio della pura lana vergine che, a sua volta, riprende
un altro tema ricorrente nell'arte concettuale: la tautologia.
A proposito del concepimento delle opere a maglia, nel corso
di un 'intervista con Isabel Graw, Rosemarie Trockel afferma:
"Negli anni 70 c'erano molte discutibili mostre d'arte
di artiste donne, soprattutto sul tema della casa. Ho cercato
di portare la lana, considerata un materiale femminile, al di
fuori da questo contesto e di rielaborarla in un processo produttivo
neutrale. Quel semplice esperimento divenne il mio marchio di
fabbrica, cosa che realmente non volevo".
[2] Il secondo nucleo di lavori in mostra consiste
in una serie di piccole sculture presentate all'interno di teche
costruite appositamente per le esposizioni al Museum Ludwig
e al MAXXI. Si tratta di una pratica di allestimento che trova
similitudini nei Cabinet de Curiosités tipici del museo
settecentesco, ovvero vetrine per la collezione e la conservazione
di reperti storico-antropologici il cui scopo era di illustrare
attività legate a una ritualità lontana e sconosciuta
e descrivere, attraverso le poche o molte tracce pervenuteci,
un'anima e una sensibilità attuale e immaginifica. Gli
oggetti che Rosemarie Trockel ci presenta nelle sue teche fanno
riferimento al ruolo del corpo, alla rappresentazione sociale
dei generi, alle teorie imposte dalla società sull'identità
sessuale e hanno la caratteristica di essere costituiti dai
più disparati materiali di uso quotidiano come gesso,
legno, stoffa e molti altri comunemente associati all'universo
domestico.
Con allusioni sia a quella che solitamente
si definisce "cultura alta" che a quella "bassa",
visiva e popolare e ricorrendo spesso a icone del mondo del
cinema come Brigitte Bardot o a immagini dal mondo animale,
Rosemarie Trockel si interroga sulla condizione umana, sul ruolo
della donna all'interno della nostra società così
come sul ruolo dell'artista e sulla natura del mondo animale
("ogni animale è un artista", eco ironica al
dettato di Joseph Beuys: "Jeder Mensch ist ein Künstler
- ogni uomo è un artista"). A questa serie di sculture,
e con simile intento archiviale, si accostano una serie di progetti
per libri e quaderni eseguiti tra il 1985 e il 1995, in cui
il compito di descrivere il mondo emotivo, i dubbi, le considerazioni
dell'artista viene affidato alla parola scritta ed al disegno.
Come indicato dalla scritta che appare nell'opera che a Roma
annuncia la mostra di Rosemarie Trockel "Menopause"
[3], è dello spettatore il compito di
guardare indietro e di seguire l'esortazione Stell dir vor ("Immaginati!").
Paolo Colombo, Curatore MAXXI
Museo nazionale delle arti del XXI secolo
(n.m)
vedi Se
la lana è usata come una matita
_________
Rosemarie Trockel

dal 17/5/06 al 30/6/06
Accademia Tedesca Villa Massimo
Largo di Villa Massimo 1-2
Roma
Mostra dedicata ai disegni di Rosemarie Trockel, una delle artiste
piu' importanti nel panorama internazionale.
In mostra una preziosa selezione di circa venti disegni provenienti
dalla collezione del Centre Pompidou/Muse'e National dArt
Moderne di Parigi.
La mostra, che si terra' dal 19 maggio al 30 giugno 2006, curata
da Jonas Storsve (Centre Pompidou) e Joachim Bluher (Villa Massimo),
si avvale anche di una collaborazione con il MAXXI, dove, durante
lo stesso periodo si terra' una grande mostra della stessa artista.
Il lavoro di Rosemarie Trockel, in cui si compenetrano stili
e materiali, e' misterioso ed evocativo, sottile e provocatorio.
La Trockel ha esposto nei piu' importanti musei del mondo, come
il Centre Pompidou di Parigi (2000), il DIA Center of the Arts
di New York (2002), ha partecipato alle piu' importanti rassegne
internazionali, come la Biennale di San Paolo del Brasile (1994)
e la Biennale di Venezia nel 1999.
(n.m)
______________________
fino al 3 settembre 2006
Maya Lin:
Systematic Landscapes

Stroum and East Galleries
Henry Art Gallery
SEATTLE
"This spring, the Henry devotes its expansive Stroum
and East Galleries to a dramatic exhibition of new work by Maya
Lin. Systematic Landscapes, organized by Henry Art Gallery Director
Richard Andrews, focuses on a trio of large-scale sculptural
installations that offer a different means for viewers to encounter
and comprehend the landscape. 2x4 Landscape is a vast hill or
wave built of 65,000 boards set on end; Water Line, a distorted
grid in space, can be walked under or viewed from above. Visitors
can walk through Blue Lake Pass, modeling an actual mountain
range near the artist's Colorado home that is sliced into a
grid. Maya Lin. Blue Lake Pass. (Detail, installation view).
2006. Duraflake particleboard. Each block is 3'x 3' (20 blocks
total), 18'x 23'overall. Courtesy of the artist and Gagosian
Gallery. Photo: Colleen Chartier.Systematic Landscapes complements
the Confluence Project, a grand collaboration between Lin, the
Confederated Tribes of the Umatilla, the Nez Perce Tribe, the
Lewis and Clark Commemorative Committee of Vancouver/Clark County,
and the Friends of Lewis and Clark of Pacific County. The models
and designs on view mark sites of contact along the Columbia
River between Native Americans and the Lewis and Clark Expedition.Maya
Lin has continuously addressed notions of landscape and geologic
phenomena in her work. She has an extraordinary ability to convey
complex and poetic ideas using simple forms and natural materials.
She thinks and works in a scale that relates to the land. This
exhibition is a meditation on our relationship to landscape,
whether direct or reinterpreted via computer or satellite imagery.
Wedding a deep interest in forces and forms of nature with a
long-term investigation into the possibilities of sculptural
form to embody meaning, Systematic Landscapes offers a rich,
immersive experience for visitors. Following the model of previous
Henry exhibitions of the work of Ann Hamilton and James Turrell,
Systematic Landscapes confirms the museum's commitment to the
art of our time and to the possibilities of contemporary installation
art. "
per altre informazioni
sull'artista vedi Maya
Lin
(m.m)
____________
Nadia
Magnabosco Marilde Magni
nonsolobianco

dal 22 maggio 2006 al 9 giugno 2006
Università degli Studi di Milano -
Bicocca
Piazza dell'Ateneo Nuovo, 1
Un foglio bianco datemi un foglio bianco
altrimenti sarò costretta a scrivere
sul velluto di questo treno che rotola
Gabriella Lazzerini
Partire dal bianco significa partire da sé, alla ricerca
dell'innocenza originaria della nostra interiorità, quel
bianco incontaminato dell'inizio che nel percorso della vita
si è intriso dell'azzurro dei nostri sogni, del rosso
delle nostre emozioni, del verde dei nostri desideri, del nero
delle nostre contraddizioni e dell'arcobaleno delle nostre esperienze.
Ogni sensazione, passione, paura o indifferenza ha lasciato
su questo bianco il suo segno, spesse stratificazioni di colori,
disegni e parole, e altrettante sovrapposizioni di cancellature
e silenzi che lo hanno addensato sino a rendere incerta la sua
trasparenza, creando quel paesaggio nebbioso che offusca i contorni
del visibile ma permette di spaziare nell'immaginario dell'irreale
e nei territori delle possibilità. Nascono così
queste opere: piccole tessiture di paesaggi interiori scavati
nel bianco dell'immaginario e posti agli interrogativi e alla
scoperta dello sguardo altrui perché, come ha scritto
qualcuno sui muri della città, ogni spazio bianco è
una poesia nascosta. Che ognuno legge come vuole.
(m.m)
_________________
fino al 17 settembre
Eva Hesse:
Sculpture

The Jewish Museum
1109 Fifth Ave., New York, NY 10128
at 92nd St.
212-423-3200
Type of Show
Museum Exhibits, Postwar/Contemporary, Sculpture
Schedule
Mon-Wed, Sun, 11am-5:45pm; Every Thu, 11am-8pm; Every Fri, 11am-3pm
In 1968, the sculptor Eva Hesse (1936-1970) began a piece called
Repetition Nineteen, a group of nineteen fiberglass "buckets."
She rejected the first buckets made by the fabricator because
they all looked the same. Each, she said, must have a distinct
character. And the grouping must be randomly arranged and not
fixed into an orderly grid. This sort of challenge to traditional
Minimal aesthetics is what's typically emphasized about Hesse.
It's the easiest way to discuss her art. Her pigeonhole. She's
the seducer of the grid, the un-Judd, who uses Minimalist ideas
but also brings into play the irregular, the messy, and the
chaotic. What this academic approach can't suggest-and photographs
of her work can't reveal-is the uncanny presence of her sculpture.
Hesse is the most elusive artist of her generation. Her fiberglass
buckets aren't just fiberglass buckets. They're almost alive.
"Eva Hesse: Sculpture," organized by Fred Wasserman
and Elisabeth Sussman for the Jewish Museum, focuses on the
artist's breakthrough exhibit at the Fischbach Gallery in 1968.
It also includes a few pieces made before and after this show
and, in the final room, a collection of biographical material.
Hesse died young, of a brain tumor and it's easy to endow her
abbreviated life with a sentimental aura. She wouldn't have
liked that. Her particular victory was to surmount the merely
or quaintly personal. But separating her art from her life with
too much severity can also become precious. Hesse's brief oeuvre
is now rapidly decaying, especially her latex sculptures. The
image of brevity, in the art and the life, is now inescapable-and
piercing. - Mark Stevens
(m.m)
_________________
fino all'undici giugno 2006
SONIA DELAUNAY

ATELIER SIMULTANÉ
1923-1934
Villa del Cedri, Bellinzona
Orario: ma-ve 14-18
sa, do, festivi 11-18
lunedi chiuso
Entrata: fr. 8.- ridotti fr. 5.-
info: www.villacedri.ch
Sonia nasce nel 1885 a Odessa. Dal 1905 studia
a Parigi, dove incontra Braque e Picasso. Nel 1910, il matrimonio
con Robert Delaunay, con il quale installa l'atelier di rue
des Grands-Augustins, attivo sino al 1935. La prima opera astratta
- un patchwork per il figlio - come "i contrasti simultanei",
risale al 1911. Negli anni seguenti, con Robert, frequenta Apollinaire
e Cendrars, Breton e Tzara. Sonia esegue progetti per manifesti,
lavori in ceramica, decorazioni e arredi. La prima committenza
per la realizzazione di tessuti industriali è del 1923,
l'anno della produzione teatrale di "Le coeur à
gaz" di Tzara, con i suoi disegni per i costumi. Progetta
scene e costumi per i balletti, partecipa alla creazione di
manifesti luminosi e alle decorazioni di arte murale. Nel 1941,
dopo la morte di Robert, si reca a Grasse, dove frequenta Arp
e Magnelli, con i quali partecipa alle rassegne di tendenza
dell'arte astratta. A partire dagli anni sessanta, musei e gallerie
di tutta Europa seguono con attenzione la sua opera e quella
di Robert, frutto di una ricchissima donazione al Musée
d'Art Moderne "MAM" di Parigi nel 1963, proprio ora
ripresentata al Centre Pompidou. Sonia muore nel 1979 a Parigi.
Al 1984 risale la prima edizione italiana dell' "Atelier
simultané 1923-1934" il cui insieme delle carte
è all'origine della presente esposizione.
(m.m)
____________________
sino al 10 luglio 2006
LORNA SIMPSON

MOCA Museum of Contemporary Art
South Grand Avenue 250, 90012 Los Angeles, CA, USA
Una delle più importanti artiste della sua generazione,
Lorna Simpson è una videoartista newyorkese impegnata
socialmente che scrive e fotografa. Crea installazioni sulla
costruzione dell'identità, sull'identità di genere
e di classe. La mostra raccoglie una ventina di immagini con
testi e cinque film realizzati tra il 1997 e il 2003.
(n.m)
________________
C'è un posto per tutti

Installazione artistica c/o nuovo Centro Civico di via Vercelli
a Vanzaghello (Mi)
La mostra rimarrà aperta
il 30 aprile
ore 12.00 - 19.00
e dal 3 al 14 maggio 2006
Mercoledì-Sabato-Domenica
dalle ore 15.00 alle 19.00
per informazioni tel. 0331306177
Allestimento esterno realizzato da Atelier di Pittura Adriano
e Michele - centro di riabilitazione psichiatrica Fatebenefratelli
S.Colombano al Lambro (MI)
(n.m)
________________
sino al 7 Maggio 2006
Maria Lassnig, Liz Larner
Two or Three or Something

Kunsthaus Graz - Austria
Ma Do dalle 10.00 alle 18.00, Gio dalle 10.00 alle 20.00
Il linguaggio specifico e formale della pittura e della scultura
viene studiato nella mostra Due o Tre or Somethings sulla base
delle opere di Maria Lassnig, una delle artiste più significative
del panorama pittorico contemporaneo in Austria, e di Liz Larner,
scultrice californiana.
I lavori delle due artiste rappresentano una profonda e lucida
analisi della psiche umana, portata avanti con particolare sensibilità
ed attenzione verso il linguaggio delle forme. Elemento comune
alle opere di Maria Lassnig e Liz Larner é il sincero
ed onesto tentativo di superare lautoritratto quale motivo
modernistico tuttora dominante della mitologia artistica, e
di delineare percorsi soggettivi, che si sviluppino attraverso
una rete di connessioni e relazioni psicofisiche.
(n.m)
________________
sino al 14 maggio
Oltretutto
Tina Modotti, lo sguardo ribelle

Roma
COMPLESSO DEL VITTORIANO
Via Di San Pietro In Carcere (00186
A più di 60 anni dalla morte, il Complesso
del Vittoriano di Roma celebra, dal 27 aprile al 14 maggio 2006,
la figura di Tina Modotti con la mostra "Tina Modotti.
Arte Vita Libertà": un'ampia selezione tra immagini
e documenti che illustrano l'opera di una fotografa dalla figura
leggendaria che si nutre di una fama di donna indipendente,
di rivoluzionaria "pasionaria", legata nella vita
a uomini dalle forti aspirazioni artistiche e politiche, da
lei completamente condivise.La mostra, attraverso circa un centinaio
tra immagini e documenti, vuole descrivere i valori di vita,
arte e libertà di una donna le cui idee, suggestioni,
battaglie e inquietudini appartengono alla memoria del Novecento.
vedi http://www.comitatotinamodotti.it/tina.htm
(n.m)
________________
Istituto di Istruzione superiore
ITALO CALVINO
Via K.Marx, Noverasco di Opera, 025300901
12-13-14 maggio 2006
TEMPI VARIABILI

Assemblaggi
di ELISABETTA BAUDINO
Inaugurazione Venerdì 12/5 - ore 12,30
Orari: sabato13/5 ore 9-21, domenica14/5 ore 9-17
Nell'ambito della mostra saranno presentati alcuni contributi
degli studenti sul tema del Tempo
I personaggi che abitano la mostra a volte sono
immagini di donne, nate da assemblaggi di legni, pietre, cartapesta
o CD. A volte sono piccole figure di gomma, di legno o di carta
che si arrampicano o stanno in equilibrio su legni ed installazioni,
cullandosi in momenti preziosi, cercando di cogliere buoni attimi
o esplorando tempi sedimentati, dimensioni virtuali o ancestrali,
complessi labirinti cronologici: sono figure in tempi variabili
sempre alla ricerca di senso da condividere ed indicano che
l'esperienza rigenerante della creazione artistica è
sempre esperienza di relazione.
Proporre questa mostra negli ambienti dell'istituto 'Italo Calvino'
ha significato, dunque, cercare un confronto, aprire un dialogo
con gli studenti , a partire da semplici immagini da scegliere
e titolare, rubando minuti a qualche lezione canonica.
Dai brevi e frammentari momenti di incontro, frazioni di tempo
così naturali oggi per i giovani, sono nate domande,
pensieri, curiosità, spontanee partecipazioni, desideri
di approfondimento, voglia di fare insieme e di far capire,
disponibilità a comunicare: materie prime per l'arte
e per la scuola.Qual è la percezione che del Tempo hanno
i giovani?Giocando con la velocità delle intuizioni,
oltre le timidezze, alcuni hanno costruito piccoli percorsi
che parlano di amicizie, di storie personali, di radici e di
semine reali e metaforiche, di miti contemporanei e di vacanze,
ma anche di Niente o di tempo che fugge, di come funziona il
mondo o di fantasticherie: voci spesso sotterranee nella scuola,
che vale invece la pena di ascoltare con attenzione.
(n.m)
________________
sino al 3 giugno 2006
Le stanze di Elsa. Dentro la scrittura di
Elsa Morante

Roma
BIBLIOTECA NAZIONALE CENTRALE
Viale Castro Pretorio 105 (00185
È dedicata ad Elsa Morante (Roma 1912-1985) la mostra
di Roma, dal titolo Le stanze di Elsa. Dentro la scrittura di
Elsa Morante al via dal 27 aprile negli spazi della Biblioteca
Nazionale Centrale.
In mostra lArchivio di Elsa Morante conservato
dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, arricchito da quadri
e oggetti appartenuti alla scrittrice, dai libri della sua biblioteca
e dalle carte conservate dagli eredi. Il materiale dellArchivio
permette di seguire lelaborazione delle 5 opere principali
della grande scrittrice novecentesca: Menzogna e sortilegio
- Lisola di Arturo La Storia Il mondo salvato
dai ragazzini Aracoeli. I manoscritti dei romanzi e la
scrittura riprodotta, ingrandita, proiettata saranno il filo
conduttore dellesposizione che ricostruisce il processo
narrativo dal primo nucleo tematico fino alla stesura definitiva.
Una mostra prevalentemente puntata sulla scrittura che ricrea
simbolicamente i diversi laboratori/stanze in cui di volta in
volta si sviluppa il percorso di stesura di ogni opera. Fra
i documenti, molti originali e inediti che documentano la incessante
attività della Morante e rivelano la sua versatilità
che si è espressa anche nella stesura di racconti e nellillustrazione
di fiabe, nella vasta produzione narrativa destinata alle riviste,
nella collaborazione con la RAI e negli interventi sui giornali.
Manoscritti e dattiloscritti di testi editi e inediti, diari,
quaderni e bozze di stampa, un romanzo incompiuto, racconti
e novelle, lettere, collaborazioni radiofoniche arricchiscono
la prospettiva della mostra rivelando aspetti inediti e collegamenti
imprevisti; tali documenti aprono nuovi scenari sulla produzione
della scrittrice e completano ed integrano lArchivio già
posseduto dalla Biblioteca Nazionale.
(n.m)
________________
sino al 30 luglio 2006 Castello di Rivoli - Torino
Susan Hiller
Concetto, Corpo e Sogno

La rassegna presenta opere di artisti classici
dellarte concettuale come Joseph Kosuth e Lawrence Weiner,
artisti come Dan Graham che hanno sviluppato in direzioni diverse
unanalisi concettuale della percezione e dellesperienza,
ed altri, non tradizionalmente definiti come concettuali,
che hanno invece agito nellambito della performance, dellinstallazione
e dellesplorazione del lato misterioso e meno razionale
della mente, come Joan Jonas e Susan Hiller. La mostra si articola
in cinque personali presentate in successive scadenze da Carolyn
Christov-Bakargiev: Lawrence Weiner (28 marzo 30 luglio),
Susan Hiller (11 aprile 30 luglio), Dan Graham (29 aprile
30 luglio), Joseph Kosuth (16 maggio 30 luglio),
Joan Jonas (30 maggio 30 luglio). Ogni personale presenta
opere storiche accanto a progetti più recenti o inediti
dellartista. Grazie a Fondazione CRT Progetto Arte Moderna
e Contemporanea, sette delle opere presentate entrano nella
collezione permanente del Castello di Rivoli.
Nata nel 1940 in Florida, Susan Hiller compie studi di arte
e antropologia. Nel 1969 si trasferisce in Inghilterra dove
tuttora vive e lavora. Nei primi anni Settanta, in antitesi
alla linea più razionalistica dellarte concettuale
e minimalista, ed in linea invece con alcuni aspetti del pensiero
femminista dellepoca, Hiller si fa conoscere per la sua
innovativa pratica artistica. Realizza infatti opere ed eventi
collettivi con la partecipazione di gruppi di persone, fondati
su metodologie caratteristiche, fino ad allora, della ricerca
antropologica più che artistica. Hiller utilizza linguaggi
diversi dalla performance allinstallazione, dalla
scultura allopera video e audio. Tutte le sue opere hanno
inizio dallosservazione di un elemento culturale peculiare
della società. Al Castello di Rivoli vengono presentate
Dream Mapping
(Mappatura del sogno, 1974), Dedicated to the Unknown Artists
(Dedicato agli artisti sconosciuti, 1972/6) e Witness (Testimone,
2000). In Dream Mapping (Mappatura del sogno, 1974), lartista
organizza un laboratorio di studio dei sogni, documentando lesperienza
collettiva e personale di un gruppo di partecipanti a una gita
in campagna dove hanno campeggiato e sognato per tre giorni.
Laspetto della sua opera che maggiormente ha influenzato
le generazioni artistiche successive è la creazione di
lavori museologici come Dedicated to the Unknown
Artists (Dedicato agli artisti sconosciuti, 1972/6), opera basata
sulle modalità di presentazione tipiche dei musei tradizionali.
In lavori come questo, la tecnica artistica mima e ripete quella
classificatoria di unarchivista che ordina i reperti
di una cultura. Hiller mette in luce le zone e i luoghi apparentemente
meno importanti della vita quotidiana, ciò che viene
solitamente ignorato, o gli aspetti dimenticati della nostra
condivisa produzione culturale. I suoi progetti sono stati descritti
come delle vere e proprie investigazioni nellinconscio
della cultura. Lartista sonda il male, il sogno,
lirruzione dellinconscio nel quotidiano ponendo
uno sguardo sia concettuale sia antropologico sui funzionamenti
misteriosi e nascosti del pensiero, sul rapporto tra mondo visibile
e mondo invisibile, sulla follia. Indaga elementi disparati
quanto il sogno, la scrittura automatica, fenomeni extra-sensoriali,
ma anche gli effetti e le pratiche meno conosciute di persone
che usano cabine da fototessere, la carta da parati, losservazione
degli UFO, le raccolte di cartoline e altri aspetti e luoghi
marginali della cultura popolare. Nella recente installazione
sonora Witness (Testimone, 2000), realizzata per la prima volta
in una chiesa di Londra su commissione di Artangel, lo spettatore
attraversa un labirinto acustico nel quale le voci registrate
di diverse persone raccontano esperienze e visioni paranormali.
(n.m)
________________
JENNY HOLZER XX.
Sharp dialectis in the charged field of art and politics

17.05.2006 - 17.09.2006
MAK Exhibition Hall
Stubenring 5, A-1010 Wien
Orari: mar 10-24, mer-dom 10-18, lunedì chiuso
Dal 17 maggio Jenny Holzer. reduce da una grande
mostra a Londra, inserirà i suoi messaggi silenziosi,
tratti da diversi poeti contemporanei, nei luoghi pubblici di
Vienna, a partire dalla hall del museo d'arti applicate MAK,
dove saranno proiettati testi della scrittrice austriaca premio
Nobel Elfriede Jelinek. Altre scritte luminose ricavate dai
testi di Wislawa Szymborska, Yehuda Amichai , Henri Cole e altri,
saranno proiettate di notte su importanti edifici, parlamento
e opera compresi, allo scopo di instaurare un dialogo fra l'arte
e la poesia e gli eventi presenti e passati della politica.
Castello di Rivoli - Torino
per saperne di più sull'opera di Jenny
Holzer : http://www.noemalab.org/
________________
Dall'otto aprile al 25 giugno 2006
Käthe Kollwitz
l'opera grafica
Legnano (MI)
Palazzo Leone da Perego
Corso Magenta 13 (20025)
+39 0331471335 (info)
comunicazioni@legnano.org
www.legnano.org
orario: da martedì a venerdì 16.30-19; sabato
16-20;
domenica e festivi 10-13/15-20
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: ingresso libero
vernissage: 8 aprile 2006.
editore: SILVANA EDITORIALE
ufficio stampa: CLP
curatori: Flavio Arensi
autori: Käthe Kollwitz
patrocini: dellAmbasciata della Repubblica Federale di
Germania, del Consolato Generale della Repubblica Federale di
Germania di Milano e del Goethe-Institut Mailand
Comunicato stampa della mostra
(m.m)
__________________
mercoledì, 12. aprile 2006 - domenica,
11. giugno 2006

"Sonia
Delaunay, Atelier Simultané 1923-1934
Villa del
Cedri, Bellinzona
Orario: ma-ve 14-18
sa, do, festivi 11-18
lunedi chiuso
Entrata: fr. 8.-
ridotti fr. 5.-
Sonia nasce nel 1885 a Odessa. Dal 1905 studia
a Parigi, dove incontra Braque e Picasso. Nel 1910, il matrimonio
con Robert Delaunay, con il quale installa l'atelier di rue
des Grands-Augustins, ativo sino al 1935. la prima opera astratta
- un patchwork per il figlio - come "i contrasti simultanei",
risale al 1911. Negli anni seguenti, con Robert, frequenta Apollinaire
e Cendrars, Breton e Tzara. Sonia esegue progetti per manifesti,
lavori in ceramica, decorazioni e arredi. La prima committenza
per la realizzazione di tessuti industriali è del 1923,
l'anno della produzione teatrale di "Le coeur à
gaz" di Tzara, con i suoi disegni per i costumi. Progetta
scene e costumi per i balletti, partecipa alla creazione di
manifesti luminosi e alle decorazioni di arte murale. Nel 1941,
dopo la morte di Robert, si reca a Grasse, dove frequenta Arp
e Magnelli, con i quali partecipa alle rassegne di tendenza
dell'arte astratta. A partire dagli anni sessanta, musei e gallerie
di tutta Europa seguono con attenzione la sua opera e quella
di Robert,frutto di una ricchissima donazione al Musée
d'Art Moderne "MAM" di Parigi nel 1963, proprio ora
ripresentata al Centre Pompidou. Sonia muore nel 1979 a Parigi.Al
1984 risale la prima edizione italiana dell' "Atelier simultané
1923-1934" il cui insieme delle carte è all'origine
della presente esposizione.
(m.m)
__________________
sino al 2 maggio 2006
EGOmania
liliana
moro
Galleria Civica di Modena Sala Grande
e Sale Nuove di Palazzo Santa Margherita e Palazzina dei Giardini,
Corso Canalgrande
Modena
a cura di Milovan Farronato in collaborazione con Angela Vettese.
Organizzata e prodotta dalla Galleria Civica di Modena e dalla
Fondazione Cassa di Risparmio di Modena la mostra propone tre
quesiti universali come Chi sono? Come mi vedo? Chi mi vede?
Nella cultura contemporanea l'ego è diventato talmente
invadente e protagonista, talmente bisognoso di attenzioni e
di continue riflessioni da imporre di soffermarvi in molti modi
la nostra attenzione.
La mania di se stessi. La continua domanda su chi siamo. Lo
specchio come un amore ossessivo ed estenuante. Anoressia, bulimia,
dipendenze da farmaci, tic ripetuti come se fossero atti rassicuranti.
Il tentativo di espandersi verso lesterno che spesso ricade
nella ricerca del proprio io. Laggressività come
risposta ai propri dubbi. Il dubbio come costante compagno della
nostra persona: queste alcune declinazioni portanti della rassegna,
una collettiva a tema che mescola giovani talenti internazionali
e nomi già molto noti.
Con questa mostra si conferma limpronta impressa dalla
nuova direzione di Angela Vettese, secondo la quale ogni evento
si propone, o si trasforma, in una occasione per riflettere
su di un tema di attualità pregnante.
Dopo il problema delle differenze nel mondo affrontato da Michelangelo
Pistoletto e l'indagine sulla spiritualità buddista e
il bisogno di libertà di pensiero e di pratica religiosa
presentato da Melina Mulas nella sua ricerca sui Lama del Tibet,
giunge una sosta incentrata sulle tematiche del sé.
Da sempre lindividuo ha a che fare, dallinizio
della propria maturità, con il problema di capire chi
sia: lo testimoniano un insieme di riferimenti mitologici, filosofici
e letterari, dalla figura di Narciso a quella del seduttore,
da Giacomo Casanova a Soren Kierkegaard, fino al pensiero di
Sigmund Freud e di André Gide, alla letteratura autobiografica
di Marcel Proust, Italo Svevo e molti altri grandi autori.
Oggi le domande sulla costruzione dellidentità
e sulle manie che la assediano sono rese ancora più attuali
- soprattutto in quella parte ricca del mondo che può
permetterselo - in conseguenza di alcuni fattori: lallungamento
delladolescenza e cioè il periodo nel quale la
persona incomincia a definire i confini della propria identità
adulta; la possibilità di scegliere e di incarnare modi
di esistere diversi, lontani dalla cosiddetta normalità
o, al contrario il desiderio di uniformarsi ai comportamenti
degli altri, come conseguenza, forse, della paura destata da
tanta libertà : lo dimostra il conformismo che spinge
molti adolescenti ad appiattirsi su un modello, lattitudine
che rende fertile il terreno per un consumismo tanto tribale
quanto dispendioso.
La mostra EGOmania non si propone come un insieme di autoritratti
e di ritratti di lettura immediata.
Ciascuna opera è stata scelta per i processi interiori
che descrive, un percorso ad ampio raggio, a partire da quanto
ci sia necessario il rapporto con la natura, fino alle follie
a cui può spingere lossessione di sé.
Apre la rassegna, per esempio, il simulacro di una svastica
dellartista tedesca Katharina Fritsch che è al
tempo stesso un composito candelabro funebre: la forma della
scultura rappresenta in un certo senso il potenziale di morte
a cui può condurre legocentrismo evidente
il riferimento al nazismo e alla perversione morale dei dittatori,
incapaci di vedere la realtà se non come una propria
emanazione.
I cani di bronzo di Liliana Moro, tutti identici e ciascuno
ripetizione di sé stesso, sono un modo di raccontare,
al contrario, quanto una persona possa farsi del male se continua
a lottare contro sé stessa.
Le installazioni ambientali di altri artisti trasformano appunto
lo spazio in una emanazione di sé in cui la persona dilaga,
si insinua e impregna ogni cosa, ripercorrendo e sottolineando
ciò che si fa quando si occupa un luogo.
Markus Schinwald, per esempio, colloca due enormi tende su
cui sono state disegnate su fondo rosso serene scene pastorali
ma anche dettagli ispirati dallInferno di Dante, mentre
Rory Macbeth presenta piante e pietre manipolate da propri interventi
manuali per parlare di sé come parte del mondo vegetale
e minerale.
La mostra è costruita con la maggiore varietà
di mezzi tecnici, dai circa cinquanta disegni del modenese Roberto
Cuoghi ai video di Mike Kelley, dalle sculture tradizionali
di Marc Quinn ai dipinti di foreste, con accompagnamento sonoro,
di Ugo Rondinone.
La collettiva, per scelta, è aperta a molteplici letture
per mettere in grado ciascuno di noi di poter trovare il linguaggio
più adatto a descriversi.
Mista per eccellenza e volutamente composita, lesposizione
si avvale di prestiti prestigiosi da collezioni come la Deste
Foundation di Atene e lo svizzero Migros Museum; in molti casi
lartista è stato personalmente coinvolto nella
realizzazione di unopera ad hoc.
Altrettanto volutamente la mostra congiunge opere di artisti
ormai classici nel panorama dellarte contemporanea, come
Katharina Fritsch (Germania), Mike Kelley (USA), Marc Quinn
(Inghilterra), Ugo Rondinone (Svizzera), Hanne Darboven (Germania)
e Tim Hawkinson (USA) ad altri, selezionati tra gli emergenti
sul piano internazionale. Tra questi Roberto Cuoghi e Liliana
Moro (Italia); Lee Dongwook e Naneun (Corea del Sud); Rory Macbeth
(Inghilterra); Anneé Olofsson (Svezia); Bjørn
Melhus (Germania); Markus Schinwald (Austria). Un omaggio specifico
è stato dedicato a Marc Camille Chaimowicz (Inghilterra),
in fase di rilettura e rivalutazione critica.
Il catalogo/oggetto che accompagna la mostra, edito da Silvana
Editoriale, racchiude allinterno di un contenitore rigido
fascicoli di differente formato, dedicati a ciascun artista
che, nella maggior parte dei casi, ha personalmente provveduto
a progettare il proprio. Inoltre: un fascicolo contenente testi
critici e un altro con citazioni filosofico-letterarie tratte
da autori che a vario titolo si sono occupati del tema in oggetto.
La mostra sarà inoltre animata da una serie di incontri
e dibattiti, destinati a sottolineare le varie possibilità
di lettura dellargomento trattato e ad approfondire la
ricerca di alcuni degli artisti invitati.
(n.m)
________________
Il diavolo del focolare

Triennale di Milano
5 aprile - 30 aprile
Orario: 10.30 - 20.30, chiuso il lunedì
dal 5 al 10 aprile dalle 10.30 alle 23.00 lunedì aperto
Ingresso: 8 € - 5.5 € - 4.5 € - 4 €
Un progetto forte, dal titolo provocatorio,
sarà levento collaterale dei Saloni 2006 organizzato
da Cosmit alla Triennale di Milano. Una celebrazione dedicata
alla nuova casa del Salone Internazionale del Mobile,
questanno al suo 45° compleanno. E che indaga il rapporto
fra la nuova donna e la nuova casa.
Negli ultimi trentanni, attraverso anche
realtà e sistemi mediatici universali in continua e rapidissima
evoluzione, la donna è divenuta protagonista della società
occidentale. Lo vediamo in politica, nel mondo scientifico,
in quello del lavoro.
Soprattutto lo vediamo in quello dellarte e della cultura.
Per la prima volta in migliaia di anni lartista donna
ha assunto la stessa credibilità, lo stesso ruolo, lo
stesso peso dellartista uomo.
Ma larte e la cultura sono anche gli aspetti più
simbolicamente e politicamente rilevanti, più qualitativamente
rappresentativi, meno discutibili della comunicazione globale.
Allora la domanda è: cosa significherà per il
futuro della donna, delluomo, del mondo, la paritetica
condivisione di questo territorio, di questa gigantesca fabbrica
di immagine che oggi sembra assumere
una importanza strategica definitiva?
Allo stesso modo è cambiata la casa,
un tempo vissuta esclusivamente, nel bene e nel male, come il
territorio della famiglia. Oggi, soprattutto se riferita agli
opinion leader, essa appare sempre più nomade, notturna,
sofisticata, personale: meno foto di gruppo con i nonni, sempre
più autoritratto.
Perché Il diavolo del focolare? Ebbene, il
titolo della mostra punta in modo decisamente provocatorio (ma
non trascurando la necessaria ironia) su quella che è
stata la profonda trasformazione del rapporto tra la donna,
il mondo, la casa; senza perdere di vista il terzo incomodo,
ossia luomo.
La cultura maschilista e piccolo borghese della seconda metà
dellOttocento aveva costretto la donna nelle incomodissime
sembianze dellAngelo del focolare.
Madre, Sposa, Punto di Riferimento: mentre luomo tagliava
la corda, lei stava perpetuamente a casa cucinando, cucendo,
badando ai figlioli, custodendo le chiavi dei cassettoni. Deporre
quelle ali polverose ha significato, per la donna, evadere da
un territorio troppo simile a una prigione.
La nuova donna, la nuova casa. Un rapporto di cui abbiamo chiesto
a trentaquattro grandi protagoniste della cultura del nostro
tempo: Marina Abramovic (Ex Jugoslavia); Chiho Aoshima (Giappone);
Vanessa Beecroft (Italia); Monica Bonvicini (Italia); Angela
Bulloch (Canada); Maria Cassi (Italia); Sarah Ciracì
(Italia); Paola Di Bello (Italia); Tracey Emin (Gran Bretagna);
Lara Favaretto (Italia); Stefania Galegati (Italia); Lucia Gironés
(Spagna); Nan Goldin (USA); Mona Hatoum (Palestina); Sarah Jones
(Gran Bretagna);
Zoe Leonard (USA); Luciana Littizzetto (Italia); Sarah Lucas
(Gran Bretagna); Tessa Manon den Uyl (Olanda); Margherita Manzelli
(Italia); Eva Marisaldi (Italia); Irene Papas (Grecia); Paola
Pivi (Italia); Sandy Skoglund (USA); Kiki Smith (USA); Patti
Smith (USA); Jessica Stockholder (USA); Sam Taylor-Wood (Gran
Bretagna); Alessandra Tesi (Italia); Rosemarie Trockel (Germania);Patrizia
Valduga (Italia); Lily van der Stokker (Olanda); Pae White (USA);
Rachel Whiteread (Gran Bretagna).
Levento si articola in tre momenti: uno
spettacolo inaugurale originale sul tema a cura de La Fura dels
Baus; una mostra della durata di un mese allinterno della
Galleria Aulenti della Triennale di Milano, trasformata per
loccasione nella metafora di una casa; tre serate davvero
speciali durante la settimana del Salone, che proporranno, allinterno
della casa/mostra, gli interventi di tre attrici del calibro
di Irene Papas, Maria Cassi, Luciana Littizzetto.
Lideazione e cura generale sono di Luigi
Settembrini; la direzione artistica è di Francesca Sorace;
la curatela della mostra è di Claudia Gian Ferrari; il
progetto dellallestimento della mostra è di Matali
Crasset; la direzione della produzione esecutiva è di
Solares Fondazione Culturale.
(n.m)
________________
Con grande soddisfazione segnaliamo il trionfo
del bellissimo film "All the invisible children"
a cui è stato recentemente assegnato il premio Grolla
d'oro per il film italiano più venduto all'estero.
E stato realizzato anche un sito (www.alltheinvisiblechildren.org
) attraverso cui sensibilizzare il pubblico sul tema della condizione
infantile e raccogliere donazioni dai privati cittadini.

"All The Invisible Children" ha vinto
il premio "Grolla d'Oro" come film italiano piu' venduto
all'estero, in oltre 120 Paesi. Il film, distribuito da Adriana
Chiesa Enterprises, rappresenta uno dei migliori risultati,
sul piano della distribuzione mondiale, realizzato da un prodotto
italiano. Il film fu presentato il 28 febbraio scorso a Roma
all'Auditorium della Conciliazione, alla presenza del Capo dello
Stato Carlo Azeglio Ciampi. Realizzato con il contributo della
Cooperazione Italiana allo Sviluppo del Ministero degli Affari
Esteri -che ha dato uno speciale sostegno a favore delle Agenzie
delle Nazioni Unite PAM (Programma Alimentare Mondiale - WFP)
e UNICEF (Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia)- i suoi
incassi contribuiranno alla realizzazione di progetti della
Cooperazione nei settori della lotta alla malnutrizione infantile
in Africa. Il progetto, sponsorizzato da Unicredit, mette insieme
registi di enorme talento di varie parti del mondo per creare
un film con un'immagine forte e un messaggio importante. Si
tratta di Mehdi Charef, Emir Kusturica, Spike Lee, Katia
Lund, Jordan Scott e Ridley Scott, Stefano Veneruso, John
Woo. Il tema musicale "Teach me again", e' stato realizzato
da Elisa e Tina Turner e, apparso sul mercato discografico italiano
il 10 febbraio, e' al primo posto nella hit parade dei singoli
piu' venduti in Italia. Anche nel caso della canzone, i proventi
andranno a finanziare i progetti congiunti di PAM e UNICEF a
favore dell'infanzia. E' stato realizzato anche un sito (www.alltheinvisiblechildren.org)
attraverso cui sensibilizzare il pubblico sul tema della condizione
infantile e raccogliere donazioni dai privati cittadini. Il
contributo della Cooperazione Italiana allo Sviluppo del Ministero
degli Esteri, si legge in una nota, puo' essere considerato
come "uno start up capace di attrarre maggiori risorse
e, nello stesso tempo, di generarne di nuove. L'intera iniziativa
rappresenta un modo innovativo per far fruttare risorse limitate
riuscendo, nello stesso tempo, a sensibilizzare un vasto pubblico
sui temi dell'infanzia e a far conoscere i temi dell'Aiuto Pubblico
allo Sviluppo a livello mondiale".
da Redazione www.vita.it
Attraverso sette prospettive diverse, in sette
paesi diversi (Italia, Africa, Serbia-Montenegro, America, Brasile...),
il comune denominatore è la condizione di degrado, incomprensione
e stenti in cui molto spesso sono costretti a vivere i bambini,
anche tra le mura di casa. L'infanzia rubata secondo sette registi,
che prestano la loro voce ad un progetto, All the invisibile
children, i cui proventi saranno devoluti al World Found Program
dell'Unicef. Questo l'assunto iniziale che prosegue l'esperimento
tentato con 11 Settembre , ovviamente con altre finalità.
Ne esce però un film che va valutato da due punti di
vista. Se lo si vede come un film "didattico", che
vuole ricordare al mondo come i bambini siano diventati gli
"ultimi", i dimenticati sotto molteplici cieli, l'operazione
non può che meritare un consenso incondizionato. Se invece
si vanno a "leggere" i singoli episodi allora ci si
accorge che spesso il patetismo e un pizzico di retorica hanno
preso la mano di registi altrove più asciutti e controllati.
Proviamo a fare un esempio: scoprire un John Woo che ci racconta
la storia di una piccola venditrice di fiori trovata da un vecchio
neonata tra le immondizie e da lui allevata, messa a contrasto
con la triste ricchezza di una sua coetanea non ci ricorda purtroppo
(nonostante la bravura della piccola attrice) Il monello ma
piuttosto una puntata strappalacrime di una soap girata ad alto
livello. Proviamo allora a dire il bene e cioè a citare
brevemente gli episodi meglio riusciti. Emir Kusturica ripropone
il suo cinema-sarabanda con la storia di un bambino condannato
a vivere con un padre brutale. Spike Lee racconta la tragedia
dell'Aids che non risparmia i più piccoli anche nell'"avanzato"
Occidente. Ma è soprattutto Katia Lund che centra l'obiettivo
raccontando una giornata qualsiasi di bambini di strada brasiliani.
La regista sa narrare pedinando i suoi protagonisti e colpirci
davvero al cuore con la forza delle immagini di una miseria
endemica che non sempre (fortunatamente) riesce a inaridire
il cuore dei più piccoli.
da
http://www.mymovies.it/
(n.m)
________________
Fino al 30 aprile 2006
Roni Horn

Angie and Emily / Dickinson
Roni Horn. Museion - Inverleith House
al MUSEION
via Sernesi 1 Bolzano
tel 0471 977116
www.museion
e in contemporanea
alla Inverleith House di Edimburgo
Roni Horn (nata a New York nel 1955) è unartista
ormai famosa in tutto il mondo per la semplicità e al
tempo stesso la complessità dei suoi lavori, che pretendono
il coinvolgimento attivo del fruitore facendo leva sulla sua
esperienza immediata delle cose. Che si tratti di opera plastiche,
di disegni o fotografie, chi sta di fronte ad unopera
dellartista americana è chiamato a cimentarsi in
una continua scoperta, che in un certo senso deve poter prescindere
da conoscenze già acquisite e diventare un lento processo
di apprendimento quasi intuitivo: davanti alle opere di Roni
Horn siamo chiamati a re-imparare a vedere, a degnare della
giusta attenzione ciò che stiamo guardando. Si comprende
pertanto la diffusa presenza di immagini e di oggetti doppi
nella produzione artistica della Horn: lo sviluppo parallelo
di cose quasi identiche permette allartista di affrontare
tematiche per lei fondamentali come la differenza e lidentità.
Per lesposizione a MUSEION Roni Horn ha scelto di presentare
esclusivamente opere fotografiche. Molte immagini in mostra
hanno origine in Islanda, una sorta di terra delezione
per Roni sin dagli anni Settanta, dove trascorre molto tempo
esplorando e fotografando.
Allinsegna di una poetica del doppio, la mostra di MUSEION,
si svolgerà in contemporanea con una mostra parimenti
quasi esclusivamente incentrata su lavori fotografici ad Inverleith
House ad Edimburgo.
Anche nel titolo che Roni Horn ha voluto dare a questa esposizione
vi è dualità e vicinanza, nel suo giustapporre
lattrice cinematografica americana Angie Dickinson (nata
nel 1931) e la poetessa americana Emily Dickinson (1830-1886).
Le due donne condividono un senso di malìa ed arguzia,
come dimostrano due delle citazioni preferite dalla Horn:
Mi vesto per le donne, e svesto per gli uomini.
Angie Dickinson.
Penso la tua foresta e il tuo mare come un sorbetto remoto.
Emily Dickinson.
Un simile senso di arguzia è insito anche al grande
manifesto elaborato da Roni Horn attingendo a diversi lavori
in mostra, che vengono rimescolati su un' unica superficie di
3 x 6 metri. Concepita per lo spazio pubblico, l'insolita
composizione sarà visibile nei seguenti luoghi della
città attirando la curiosità dei passanti:
Via Garibaldi/Virgolo 06.02. - 19.02.2006
Via Macello/ Via Roma 03.04. 17.04.2006
Via Garibaldi/Via Roma 18.04. 01.05.2006
Cantiere Museion Via Dante 03.02. 30.04.2006
Curata da: Letizia Ragaglia
vedi Trappole per restare
incantati di Barbara Casavecchia
(m.m)
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Quintocortile Viale Col di Lana 8 - 20136
Milano - tel. 338. 800. 7617 segr.telef. 02. 5810. 2441
6-19 aprile 2006
"LEGNI"

Una mostra che propone uno spaccato della scultura lignea contemporanea,
ben distante dal luogo fin troppo comune di attribuirle un carattere
meramente artigianale od etnico. In Legni sono rappresentate
linee e tendenze che vanno dalla tavola industriale tagliata,
assemblata, sagomata, al riutilizzo di scarti del commercio
quali casse e cassette, alla rimodellazione di tronchi e rami,
allintaglio e allo scalpellato vero e proprio.
Presentazione e cura di Donatella Airoldi
opere di: Rino Crivelli, Mavi Ferrando, Gualtiero Mocenni,
Urano Palma, Nada Pivetta, Salvador Presta, Luca Rendina, Thea
Vallé, Roberto Vecchione
Inaugurazione giovedì 6 aprile alle ore 18.
Orario: martedì-venerdì ore 17,30-19,30 (fino
al 19 aprile)
(m.m.)
_______________________
ARTE Y DIGNIDAD
Sala La Pianta, Via Leopardi 7 a Corsico
Martedì 21 marzo 2006 alle ore 21 - Inaugurazione
mostra collettiva
Venerdì 24 marzo alle ore 21 - Serata di arte
musica e poesia
LAssessorato alla Cultura di Corsico, la
CGIL della zona Romana Giambellino, lassociazione Gheroartè
e la Civica Scuola di Musica di Corsico hanno raccolto linvito
della Facoltà di Belle Arti dellUniversità
de La Plata per realizzare, a trentanni dal colpo di stato
militare in Argentina, una giornata di memoria del passato,
ricerca di dignità per il presente e speranza per il
futuro.
Martedì 21 marzo alle ore 21 sarà
inaugurata alla sala La Pianta una mostra collettiva di artiste
ed artisti italiani e latino americani, saranno letti alcuni
brani e sarà proiettato un DVD con la raccolta delle
immagini pervenute via internet. La mostra resterà aperta
sino a venerdì 24 con orario pomeridiano dalle ore 16
alle ore 19.
Venerdì 24 marzo costituirà, anche a Corsico,
momento di produzione e condivisione di opere realizzate in
diversi linguaggi artistici come possibilità di scambio,
resistenza, lotta ed espressione di desideri e di progetti.
Alla sala La Pianta saranno presentate opere artistiche, testi
poetici e musicali riferiti allAmerica Latina, continente
che ha in comune molte cose. La povertà, le dittature
genocide, la dipendenza, la marginalità, la volontà
di cambiamento, le lotte per lindipendenza e per rivendicare
la propria identità culturale.
Nel corso della serata saranno anche presentate immagini relative
alle iniziative che si svolgeranno nello stesso giorno in America
latina.
Levento sarà registrato in modo da fornire documentazione
alla Facoltà di Belle Arti dellUniversità
de La Plata, il cui impegno sarà socializzare e documentare
le diverse iniziative.
Artiste e artisti
Argentina:Gabriela Alonso, Graciela Gutierrez Marx, Alfredo
West Ocampo
Brasile: Dorian Ribas Marinho, Jair Gabriel da Costa, Mara Caruso,
Leci Bohen
Cile: Katherine Jacqueline Bottinelli, Daniela Lewin, Paola
Sanhueza Salazar
Messico: Javier Alejandro Aguilar Garcez
Italia: Donatella Berra, Adriana Chiari, anna Rosa Faina gavazzi,
Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Ruggero Maggi, Antonella Prota Giurleo,
Luca Rendina, Antonio Sormani, Giuseppe Strano Spitu, Franco
Tripodi
In mostra si potrà visionare copia del
Libro dartista realizzato in base al progetto di Daniel
Acosta, artista argentino. Nel libro sono raccolti i lavori
realizzati da più di 150 artiste ed artisti sul tema
Por un futuro, a 30 anni dalla dittatura militare in Argentina.
La sera dellinaugurazione Loretta Lo Giudice,
Ingrid Marcillo Meza e Vittoria Latella leggeranno testi di
Frida Kahlo, di Maria Guerra, di Blanca Varela, di Clemente
Padin e del subcomandante Marcos, la Biblioteca Comunale presenterà
una scelta di testi, filmati e compact relativi alla cultura
e alla storia dellAmerica Latina, saranno proiettate le
immagini pervenute via internet dalle artiste e dagli artisti
Gabriela Alonso, Elisabetta Baudino, Beppe Carrino, Mauro Corbani,
Marisa Cortese, Caterina Davinio, Gretel Fehr, Mavi Ferrando,
Gruppo Sinestetico, Graciela Gutierrez Marx, Luigia Introini,
Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Florencia Martinez,
Elisa Mazza, Gilia Montanella, Nicoletta Minniti, Clemente Padin,
Elisabetta Pagani, Antonella Prota Giurleo, Fulvio Ravanetti,
Cesar Reglero Campos, Stefano Soddu, Antonio Sormani, Alfredo
West
(n.m)
________________
The Shenker Institute of English in collaborazione
con COMUNE DI ROMA, Ufficio Turismo, Commissione Speciale Roma
Capitale e con AIDOS, Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo
ha il piacere di invitare alla inaugurazione della mostra fotografica
INVISIBLE WOMEN di Sheila McKinnon

La mostra avrà luogo presso lo Shenker Culture Club
Piazza di Spagna 66, Roma
La mostra rimarrà aperta dall'8 al 30 marzo 2006,
dal lunedì al venerdì ore 11.00-19.00 e il sabato
ore 11.00-15.00.
La mostra proseguirà a Milano, Bologna e Firenze.
"Le donne invisibili poste al centro della
creazione artistica di Sheila McKinnon s'illuminano d'intensa
bellezza, attraversata dalla concreta speranza di trasformazione
delle loro condizioni sociali. L'auspicio è che le donne
invisibili diventino non solo artisticamente visibili, ma emblemi
di una realtà sociale sottratta alla emarginazione o
allo sfruttamento, creature concretamente liberate dalle necessità
della vita materiale e immateriale, indispensabili alla realizzazione
di uno sviluppo che coincida con un reale progresso umano. Il
fatto che siano rappresentate in modo artisticamente sublime
è già un fatto rilevante, è un grande merito
dell'arte, ma è altrettanto evidente che la politica
debba dare un contributo decisivo, inseguire il sogno, coltivare
il progetto di un'utopia concreta: quella di vedere unite le
mani di quelle donne. Se mettessero insieme i loro occhi, le
loro parole e i loro straordinari talenti rifarebbero il mondo.
Se mettessero insieme tutto questo regalerebbero un cuore nuovo
al mondo"
Luca Nitiffi
Sheila McKinnon è nata in Canada e vive
da molti anni in Italia. Ha lavorato come fotografa e giornalista
per varie testate europee e nord americane: The New York Times,
Newsweek, The International Herald Tribune, Die Welt, Beaux
Arts Magazine ed altre. In Italia ha collaborato con La Repubblica,
Il Messaggero, Corriere della Sera, L'Espresso, Panorama, Gente,
Weekend Viaggi e tanti altri periodici.
Ha viaggiato per il mondo con varie organizzazioni umanitarie,
lavorando per UNICEF, FAO, Sant'Egidio, Africare ed altre.
Ha pubblicato diversi libri fotografici: The Sacred
Fire, sui matrimoni in India, On Their Side - Dalla Parte dei
Bambini, per UNICEF, sulla Convenzione sui Diritti dell'Infanzia,
e The Islands of Italy, sulla Sardegna, le isole Eolie e la
Sicilia, pubblicato da Houghton Mifflin, USA.
Mostre personali: "Eyes" al Centro Culturale
Canadese a Roma, mostra itinerante "Dalla Parte dei Bambini"
per UNICEF Italia in tutti le principale città d'Italia.
Le foto della mostra sono reperibili sul sito:
http://www.sheilamckinnon.com
La mostra è corredata da un catalogo di
48 pagine che riproduce tutte le foto, con testi di Mariapia
Garavaglia, Luca Nitiffi, Daniela Colombo, Francesca Zajczyk,
e Barbara Santoro.
Sono incluse poesie e frasi di donne, raccolte nei vari i paesi
in via di sviluppo.
Il volume è pubblicato da Shenker Publishing.
Organizzazione della mostra: Ombretta Orlandini
(n.m)
________________
Quintocortile Viale Col
di Lana 8 - 20136 Milano - tel. 338. 800. 7617 segr.telef.
02. 5810. 2441
FIORI/Fiori
21 - 30 marzo 2006

In concomitanza con linizio della primavera e la festa
della notte bianca di sabato 25 marzo
opere di: Michele Cannaò, Carla Crosio, Mavi Ferrando,
Caterina Morelli, Roberto Origgi, Tina Parotti, Sergio Sansevrino,
Stefano Sevegnani, Paola Venezia
opere a quattro mani di Mavi Ferrando con: Robert Bruce, Lamberto
Correggiari, Anna Rosa Gavazzi, Gino Gini, Jane Kennedy, Armando
Ilacqua, Oki Izumi, Giorgio Longo, Alfredo Mazzotta, Guido Nicoli,
Marilisa Pizzorno, Spelta, Gabriella Ruggeri, Topylabrys, Togo,
Giovanni Tufano
a cura di Donatella Airoldi
inaugurazione: martedì 21 marzo alle ore 18,00
orario: lunedì - venerdì dalle 17,30 alle 19,30
- SABATO 25 MARZO dalle 16,30 alle 20,00
(m.m)
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XII edizione Biennale Donna
19 marzo - 14 maggio 2006
PASSAGGI A SUD EST
Sguardi di artiste tra storie, memorie, attraversamenti

Padiglione d'Arte Contemporanea
Palazzo Massari - Ferrara
Sabato 18 marzo 2006 inaugura, presso il Padiglione d'Arte Contemporanea,
la mostra Passaggi a Sud Est, a cura di Emanuela De Cecco. L'evento
costituisce la XII edizione della Biennale Donna, organizzata
fin dal 1984 dall'UDI (Unione Donne in Italia) di Ferrara, in
collaborazione con le Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea
di Ferrara, e che si avvale di un Comitato scientifico formato
da Liviana Zagagnoni, Lola Bonora, Anna M. Fioravanti Baraldi,
Dida Spano, Anna Quarzi, Ansalda Siroli e Antonia Trasforini.
La Biennale, che anche quest'anno ha il patrocinio del Ministero
alle Pari Opportunità, è sostenuta dal Comune,
dalla Provincia di Ferrara e dalla Regione Emilia Romagna.
L'esposizione propone un confronto tra i lavori
di otto artiste internazionali - Tacita Dean, Gülsün
Karamustafa, Daniela Kostova, Laura Matei, Margherita Morgantin,
Ulrike Ottinger, Joanna Rajkowska e Nasrin Tabatabai - che,
da punti di vista diversi, nella loro ricerca hanno rivolto
la loro attenzione all'Europa dell'Est.
Il titolo prende esplicitamente spunto da uno dei lavori in
mostra, il film Passaggio a Sud Est, dove la filmaker tedesca
Ulrike Ottinger propone il resoconto di un viaggio dalla Polonia
a Istanbul, via terra, dando visibilità ad una Europa
meno nota, dove i segni lasciati dalla storia e dalla vita di
oggi mostrano quante e quanto significative siano le relazioni
con il confinante mondo asiatico.
Alcune delle artiste provengono e tuttora vivono nell'Europa
dell'Est (Polonia, Turchia) altre si sono spostate per vivere
e lavorare altrove (dalla Bulgaria agli Stati Uniti, dalla Romania
all'Italia), altre ancora hanno attraversato l'area in questione
in prima persona (dall'Italia, dall'Inghilterra) mentre alcune
hanno prestato il proprio sguardo alle narrazioni altrui (dall'Iran
a Istanbul).
La mostra parte dall'attenzione ad un'area geografica,
che si trasforma nella volontà di indagare le diverse
modalità di interpretare la dimensione del viaggio e
lo sguardo che da questa dimensione prende corpo. Per molte
delle artiste coinvolte, lo spostarsi costituisce una condizione
ricorrente, in alcuni casi necessaria, alla realizzazione del
lavoro: è proprio l'accostamento di questa pluralità
di sguardi - da dentro e da fuori, da vicino e da lontano -
che costituisce il centro della mostra. Con l'uso prevalente
di linguaggi della riproduzione contemporanea, come video e
fotografie, Passaggi a Sud Est intende scartare l'idea di una
mostra "panoramica" e si propone come una campionatura,
un insieme di esempi e di possibilità.
La mostra è accompagnata da un catalogo,
con testi di Emanuela De Cecco (critica d'arte), Maria Antonietta
Trasforini (docente di Sociologia dei processi culturali, Università
di Ferrara), Lola Bonora (critica d'arte e curatrice), Gabriella
Rossetti (docente di Antropologia culturale, Università
di Ferrara), apparati biografici ed immagini a colori delle
opere in mostra.
Comune di Ferrara
Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea
Palazzo Massari - PAC
Corso Porta Mare, 5 - 44100 Ferrara
Orario di apertura: 9.00 - 13.00 / 15.00 - 18.00
- Chiuso lunedì
(n.m)
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da Il Manifesto
del 10 marzo 2006
Le particelle indivisibili della scrittura
A Milano una mostra dei collages e delle partiture visuali di
Betty Danon, artista di origine turca
di MIRELLA BENTIVOGLIO

Si tiene alla Galleria Derbylius di Milano - via Pietro Custodi
16, fino al 31 marzo -, una mostra dei collages e delle scritture
visuali di Betty Danon, artista di origine turca residente nel
capoluogo lombardo, scomparsa quattro anni or sono. Si era inizialmente
dedicata allo studio della miniatura e calligrafia orientali
e, dopo essersi trasferita a Milano dove fervevano ricerche
«tra linguaggio e immagine», vi aveva condotto,
dal Settanta, i suoi primi esperimenti verbovisivi: una sorta
di esame semiologico degli strumenti primari dello scrivere.
Il libro Punto e linea del 1975, lodato anche da Roland Barthes,
fu il suo primo traguardo concreto. La mostra di Milano offre
esempi di alcune di quelle pagine litografiche: contengono soltanto
le due parole del titolo e i segni corrispondenti, in un continuo,
calzante, affascinante gioco di rimbalzi tra segno e nome. Non
soltanto il vocabolario vi viene minimalizzato, ma la convenzione
scritturale stessa, arretrando fino alle ultime particelle indivisibili,
i neutroni ed elettroni della scrittura: il punto e la linea.
Nel '78, Danon partecipò con una perfomance alla mostra
internazionale «Materializzazione del linguaggio»
alla Biennale di Venezia: scriveva con inchiostro simpatico
su un foglio pentagrammato; si udiva lo scricchiolio del pennino,
amplificato da uno strumento posto sotto il piano d'appoggio,
ma lo scritto non si vedeva, come se lei ne avesse solo simulato
la stesura. Alla fine, con un pennello intinto nel liquido rivelatore,
copriva i segni invisibili e questi apparivano, dentro le brevi
tracce azzurre. Una simbolica sintesi della storia della scrittura
- della comunicazione umana prima fondata solo sull'emissione
di suoni - dell'artista che, separando il segno dal suono, sembrava
anche voler indicare che la cultura è suddivisione, così
come poesia è il ricollegamento totalizzante con l'elemento
fisico originario. Da questa esperienza Danon passò all'uso
costante dei suoi brevi segni paraverbali ingabbiati nel rigo
musicale. Un'operazione desemantizzante portata nella pagina
di spartito. Non solo l'inadempienza della parola, come per
tutti i «cancellatori», ma l'inesistenza del silenzio.
Un'allusione all'ascolto dei suoni inarticolati intorno a noi,
e anche dentro il nostro corpo: il fluire del sangue nelle vene,
il battito del cuore. Con un ricorso sapientemente improprio
alle convenzioni della scrittura musicale, trasformata in un
linguaggio poetico a fruizione unicamente visiva. Nella sua
attenzione alla realtà corporale, Betty Danon non dimenticava
che il pentagramma nasce dal numero delle dita: una sua breve
azione consisteva nell'intingere i polpastrelli nell'inchiostro
e camminare appoggiandoli lungo la parete. E di lì, anche
su carta il suo rigo musicale divenne gestuale, mosso, come
a dichiarare la propria naturalità. Qualcosa come le
onde del mare, o quelle invisibili del vento su cui planano
gli uccelli. Realizzò pentagrammi come allineamenti di
volatili ad ali aperte e definì questa sua operazione
Codice migratorio: forse una dichiarazione relativa anche alla
realtà cosmologica «migrata» nelle dita umane..
In qualche caso i suoi segni si incrociano verticalmente sul
pentagramma a ricordare quasi un frammento tessile. Intanto,
la graduale e sempre più libera trasformazione iconica
della scrittura musicale divenne una sua particolarità.
Come riformulando l'intuizione di Keplero sulla musica delle
sfere, alcuni suoi lavori equiparavano le note ai pianeti. La
sua iconografia si andava dilatando e, parallelamente, lei stessa
cercava di «allargarsi» aprendosi agli altri, per
esempio con iniziative che sfociavano in mostre personali-pluralistiche,
o con pagine pentagrammate, da lei vergate a mano, che altri
artisti dovevano completare con un intervento grafico. Finché
finì per riversare su internet la sua creatività,
indirizzandola a un suo nuovo, vastissimo e invisibile pubblico.
Il suo logo era divenuto l'arcobaleno, simbolo che molto più
tardi sarebbe stato adottato nel mondo come la bandiera della
pace. Tutte le tappe di questo denso iter sono documentate nella
mostra milanese, che dà esempi, anche su piccolo schermo,
dell'inesauribile inventività grafico-poetica di questa
artista. Tesa, in ogni senso, al superamento dei confini: tra
i codici della comunicazione; e tra sé e gli altri.
(n.m)
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Assessorato pari opportunità Comune di Merate
Associazione L'altra metà del cielo
presenta
ROSASHOCK
una mostra di opere dedicata a tutte le donne
di Nadia Magnabosco Marilde Magni

La mia mano si diletta nel tracciare
cose insolite,
E allontana la strada nota e più battuta.
Mai vorrà in sete che sbiadiscono comporre
Pallidamente linimitabile rosa.
Virginia Woolf
dall8 al 15 marzo 2006
Sala Mostre di Viale Lombardia - Merate (LC)
Inaugurazione sabato 11 marzo 2006 alle ore 16
La mostra sarà aperta tutti i giorni dalle 16 alle 18
sabato e domenica dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 18
rosashock è un percorso artistico nei sotterranei
dellidentità femminile nel tentativo di far emergere
i tratti tipici di una nuova immagine del femminile che, ben
lontana da modelli stereotipati, sia capace di rappresentare
la modernità e, soprattutto, la complessità dellessere
donna alle soglie del terzo millennio. Una figura non più
imbrigliata in rigidi codici sociali o destinata ad essere reinventata
dallo sguardo maschile ma che, plasmata dallo sguardo indagatore
delle due artiste, diventi capace di rafforzare positivamente
i propri lineamenti ma anche di riconoscerne la molteplicità,
lambiguità e i codici segreti. Nascono così
opere che si inseriscono nel solco dell`iconografia del femminile
e che, partendo dalla narrazione del sé e utilizzando
diversi linguaggi narrativi, diventano storie, tessiture
di sogni o di incubi, da proporre allo sguardo altrui per provocare
un dialogo e interrogare lorizzonte dal punto di vista
della specificità femminile. E anche un tentativo di
ricomporre e riconquistare, attraverso larte, linterezza
e lunicità del nostro essere, quel puzzle misterioso
della nostra identità che tante volte ci sembra così
fragile da frantumarsi e disperdersi al primo soffio di vento.
http://www.merateonline.it/
http://www.merateonline.it/Cgi-bin/MerateOnline/Web/Attive/Finestra_Zoom.asp?ID=34090&Sezione=MAIN
http://www.giornaledimerate.it/login.php?artID=190516
http://www.ilcannocchiale.it/blogs/style/winter/dettaglio.asp?id_blog=14083
(n.m)
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fino all'undici marzo 2006
Francesca Woodman
Roma
AMERICAN ACADEMY IN ROME
Via Angelo Masina 5 (00153)
+39 0658461 (info), +39 065810788 (fax)
La mostra si inserice in un ciclo di eventi culturali tesi
a restituire ad alcuni artisti del panorama contemporaneo la
notorietà che meritano. Tra questi, Francesca Woodman.
Molte delle fotografie, degli schizzi e degli appunti, esposti
in Europa per la prima volta in assoluto, sono stati messi a
disposizione da Sloan Keck, amica e modella della fotografa
americana. Altri contributi sono stati forniti da Giuseppe Casetti,
co-fondatore di Maldoror - la libreria chiusa nel 1980 a lungo
frequentata dalla Woodman - e dal gallerista Ugo Ferranti. Lallestimento
della mostra è stato possibile grazie al contributo della
Judith Rothschild Foundation.
Nata nel 1958 a Denver (Colorado) da una famiglia
di artisti, fin dallinfanzia Francesca Woodman dimostrò
un grande interesse per la fotografia. Iscritta alla Scuola
di Design di Providence (Rhode Island), nel 1977 accedette al
programma di studi europei e si trasferì a Roma. Il soggiorno
in Italia con il suo carico di classicismo, sensualità
e decadenza - così come la frequentazione dellambiente
della Transavanguardia - lasciarono un segno riconoscibile nei
suoi rigorosi bianco e nero. Di ritorno negli Stati Uniti, lartista
allargò i propri orizzonti e la propria tecnica, lasciando
dietro di sé una produzione ricca e multiforme. Francesca
Wodman scomparve prematuramente nel 1981.
Elizabeth Janus, scrittrice, critico darte e curatrice
della mostra, ha osservato come nei giochi di nascondino delle
opere della Woodman siano celate la fragilità e la vulnerabilità
del corpo umano, limiti che evocano il precario equilibrio
fra ladolescenza e letà adulta, fra lesistenza
e lultima sparizione, la morte.
(n.m)
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Quintocortile
Viale Col di Lana 8 - Milano
presenta

TRAVESTITI
a cura di Donatella Airoldi
20 febbraio - 1 marzo 2006
In concomitanza con la settimana di MilanodiModa
12 artisti contemporaneìi presentano altrettante opere
a tema dal parodiante titolo Travestiti
con opere realizzate in diversi materiali quali legno , plexiglas,
carta, tessuto, materiali di riciclo.
Una ironica e ambigua pausa di riflessione dall'ingessata e
tradizionale passerella di vestiti, modelle e party.
opere di: Francesco Ceriani, Esther Martel, Agustin Olavarria
Valdivia, Daniela Miotto, Sergio Poddighe, Angela Colombo, Roberto
Sommariva, Annalisa Mitrano, Giò Lagòstena, Francesca
Petrolo, Mavi Ferrando, Giorgio Rastelli
inaugurazione: lunedì 20 febbraio alle ore 18,00
orario: martedì - venerdì h. 17,30 - 19,30
(n.m)
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Tre appuntamenti con
Hilma af Klint
Hilma
af Klint (1862-1944)
Si intitola «Hilma af Klint, An atom in the Universe»
l'esposizione ospitata al Camden Arts Centre di Londra dal 17
febbraio fino al 16 aprile. Si tratta della prima mostra dell'artista
svedese in Inghilterra con ottanta dipinti, e numerosi album
e manoscritti (per maggiori informazioni: www.camdenartscentre.org).
L'Irish Museum of Modern Art di Dublino, sino al 26 marzo, è
la sede di «3 x Abstraction: New Methods of Drawing by
Hilma af Klint, Emma Kuntz and Agnes Martin». Curata da
Catherine de Zegher, direttrice del Drawing Centre di New York,
e da Hendel Teicher, la mostra comprende quarantuno dipinti,
due manoscritti con miniature e sei album dell'artista. (http://www.imma.ie).
«Hilma af Klint», al Moderna Museet di Stoccolma,
presenta invece quattordici dipinti, tra cui alcuni quadri della
serie SUW sino al 5 marzo. (www.modernamuseet.se).

FOTOGRAFI: E' MORTA TANA HOBAN, MAESTRA DELLE
FORME E DEI COLORI
Parigi, 3 feb. - (Adnkronos) - La fotografa americana Tana Hoban,
celebre per i suoi libri di immagini destinati al pubblico dei
ragazzi, e' morta a Parigi all'eta' di 88 anni. Nata il 20 febbraio
1917 a Filadelfia da genitori russi immigrati, moglie di John
G. Morris, ex direttore della leggendaria agenzia fotografica
Magnum, Tana Hoban studio' al Moore College of Art di Filadelfia,
poi a Londra e infine ad Amsterdam. Rientrata negli Stati Uniti,
dapprima lavoro' come grafica presso alcuni giornali e poi divenne
fotografa per ''Vogue'', ''Newsweek'', ''Life'' e ''Time''.
Poco a poco, Hoban si specializzo' in immagini
di bambini. Agli inizi degli anni Settanta Tana Hoban scelse
di non impiegare piu' bambini come modelli ma di scattare foto
per aiutare i piccoli a conoscere meglio la realta' che li circonda,
realizzando per loro numerosi reportage e libri. Hoban dette
inizio cosi' a un genere nuovo nella letteratura infantile:
quello di invitare i bambini a guardare in modo diverso il mondo
intorno a loro.
La fotografa americana e' autrice di eccezionali
libri e albi illustrati che utilizzano il linguaggio fotografico
per introdurre piccoli e grandi all'arte di guardare forme,
materie, colori. Quasi mezzo secolo di scatti sono stati raccolti
nel volume antologico ''Dei colori e delle cose'' (1988).
(n.m)
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Fino al 16 febbraio 2006
Janieta Eyre

Matherhood
BnD tomasorenoldibracco contemporaryartvision
Via Calvi 18 - Milano
a cura di francesca alfano miglietti (FAM)
Janieta Eyre propone immagini con un corpo completamente
ripensato, un continuo scambio di identità, un gioco
umano tra copia ed originale, tra positivo e negativo, che interviene
con una forma quasi maniacale di travestimento, con una propensione
al linguaggio della follia.
Originalissimi i suoi interni, carichi di dettagli e densi di
materie estrapolate dal sogno, una dimensione sospesa tra il
diurno e il notturno della mente allucinata. E unimmagine
fortemente contemporanea quella di Janieta Eyre, consapevole
di una realtà in cui sono saltate tutte le regole, in
cui prendono corpo desideri e fantasmi.
Soggetto e oggetto delle sue opere Janieta Eyre costruisce una
realtà senza coordinate, occhi fissi o bendati, labbra
serrate, braccia abbandonate lungo il corpo, figure diafane
che si mostrano nella loro apparente immobilità, una
serie di visioni che diventano specchio di unautobiografia
che dipende più dalla possibilità di voler essere
qualcun altro che non dalla realtà della propria condizione.
Ancora una volta la bnd tomasorenoldibracco contemporaryartvision
sceglie un percorso alieno per unartista anche così
nota; per questa prima personale milanese di Janieta Eyre, saranno
esposte al pubblico, per la prima volta, le opere della serie
Rehearsals (1993-1994), in cui la propria morte, vissuta come
prova, ripetutamente, è la vera protagonista.
Janieta Eyre nasce a Londra nel 1966, vive e lavora a Toronto.
bnd tomasorenoldibracco contemporaryartvision presenta una retrospettiva
della sua opera: da Rehearsals (1993-1994), serie di immagini
di suicidi od assassinii ad Incarnations (1995), indagine sullidentità
ed il tema del doppio; da Lady Lazarus (1999-2000), liberamente
ispirata allomonimo poema di Sylvia Plath, a Motherhood
(2002) fino allultima serie What I havent told you
(2004-2005)
Catalogo in galleria.
vedi Janieta Eyre di Lea Vergine
(m.m)
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fino al 12 febbraio 2006
Louise
Bourgeois
Aller-Retour
Kunsthalle Wien, Hall 2- Museumsplatz 1
Info: www.kunsthallewien.at
"My luck was that I became famous so late
that fame could not destroy me.
(Louise Bourgeois)
Long denied due recognition, Louise
Bourgeois became an avant-garde superstar and is
today considered a great figure of the post modern
(Peter Weiermair), even though fame did not reach the American
artist until the second half of her life.
The Kunsthalle Wien shows the artists later works
as a dialogue between sculpture and drawing. Since the 1980s,
the works of Louise Bourgeois have followed the prevalent notion
of art that rejects universal style and formal understanding
in favour of a personal approach. The artists central
concern lies in overcoming conflicts and the establishment of
an intense, open discussion on the dialectics of thoughts and
feelings.
With the exhibition Aller Retour the Kunsthalle
Wien dedicates Louise Bourgeois, the now 94-year-old artist,
what is probably the most important exhibition of her late opus.
Some 150 works will be shown in six rooms thematically based
around central sculptures and themes such as rivers,
spiders and proverbs/aperçus.
One room offers a retrospective of older works by the French
born artist. The focus of the show however lies on the oeuvre
of the last ten years, the majority of which are diary-like
drawings, in which text and symbols frequently mingle.
This Show is part of a series of monographic
Kunsthalle Wien exhibitions of key figures of modern art such
as Yayoi Kusama (2002), Marcel Broodthaers
(2003) and Eva Hesse (2004).
Curator: Peter Weiermair
(m.m)
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Le Jardin d'Histoire
presso il
Museo di Storia Naturale
Milano, c.so Venezia,55 - 4° piano
DI TERRA E DI ACQUA
Opere su carta
di ELISABETTA BAUDINO
Inaugurazione giovedì 2 febbraio 2006, ore 15,30
domenica 5 febbraio 2006, ore 16, conversazione con l'artista
Fino al 28/2 dal martedì al venerdì ore 8,30-17,30
sabato e domenica ore 8,30-18
Info www.elibaudino.net tel.3389478931, 0276012683
Un itinerario tra opere dipinte ad acquarello a partire dal
1995,
nate per lo più dalla relazione viva e materna
con la natura mediterranea di Liguria, Sardegna, Giglio.
(n.m)
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fino al 19 marzo 2006
Doris
Salcedo

Rivoli
(To), Castello di Rivoli-Museo d'Arte Contemporanea Rivoli
Orario: 10.00-17.00
- venerdì, sabato e domenica 10.0-21.00 - Chiuso il lunedì
L'artista
ha scelto di continuare a vivere e a lavorare nella sua città natale in
Colombia, attribuendo a questa decisione un profondo significato etico e politico
che si riflette costantemente sulla sua arte. Nelle sue opere, Salcedo cerca di
dare una risposta simbolica agli avvenimenti che contraddistinguono la cronaca
quotidiana del suo paese, in cui decine di migliaia di persone sono rapite, torturate,
uccise da squadre della morte, mercanti di droga o terroristi.
Nel suo lavoro
Salcedo esplora il territorio della violenza e della sua relazione con la politica,
mostrando le ferite che dalla propria esperienza personale si allargano fino a
comprendere quelle dei sopravvissuti, dei testimoni, trasformando queste esperienze
individuali in esperienze collettive.
I materiali e gli oggetti quotidiani,
come abiti e mobili, usati nelle sue sculture e installazioni provengono spesso
dai luoghi in cui queste violenze sono state esercitate e subite.
Più
recentemente, lo sguardo di Salcedo è diventato più universale,
concentrandosi sui temi della prigionia, dello spostamento e del dolore nel mondo
contemporaneo.
Tra le mostre a cui ha partecipato ricordiamo Documenta 11
nel 2002 e la Biennale di Istanbul nel 2003. I suoi lavori sono presenti nelle
collezioni dei più importanti musei quali la Tate Modern, Londra; il MoMA
Museum of Modern Art, New York; e il Moderna Museet, Stoccolma.
Mostra
a cura di Francesco Bonami e Carolyn Christov-Bakargiev. - Organizazione Castello
di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, GAM
Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino
vedi
Doris Salcedo
(m.m)
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"Grembiulini
rosa"
opere su carta di Nadia Magnabosco

Biblioteca Dergano-Bovisa
Via Baldinucci 60 - Milano
dal 12 dicembre 2005 al 14 gennaio 2006
Quaranta dipinti che circondano la grande sala della Biblioteca
Dergano-Bovisa, situata in via Baldinucci 76.
Realizzati dall'artista Nadia Magnabosco, potranno essere ammirati
sino al 14 gennaio (l'ingresso è libero e per informazioni
si può contattare il numero 02-88465807).
Il titolo della mostra, proposta dall'associazione `La Camera
Chiara', è `Grembiulini rosa" ed evoca l'infanzia.
A presentarsi davanti agli occhi dei visitatori ci sono tante
bambine diverse, ognuna con un'espressione caratteristica, tutte
dai colori brillanti su sfondo nero o dorato.
C'è chi sorride maliziosamente, chi sembra abbia voglia
di nascondersi per
la timidezza, chi suscita un po' di inquietudine e chi si sfiora
dolcemente i capelli o il vestito.
Le tinte vivaci rispecchiano la condizione infantile. Inoltre
nessun foglio contiene la figura intera: c'è sempre una
parte della testa, dei piedi o dell'abito che resta fuori dall'opera,
non visibile. Come a voler dire che la ricchezza di un bambino
( bambina, in questo caso) non possa essere contenuta in uno
spazio definito e a voler invitare chi guarda ad andare al di
là di ciò che vede. Oltre ai diversi volti e personalità,
ad attirare l'attenzione sono gli indumenti: coloratissimi e
in contrasto con lo sfondo, spiccano sia quelli dipinti, sia
quelli luccicanti creati con la porporina e dalle decorazioni
originali. Guardare uno dopo l'altro questi ritratti, che pur
essendo diversi possono essere ricondotti a un'unica identità,
quella dell'artista, è anche scoprire qualcosa di più
su chi li ha realizzati.
Perché sono, come scrive Gabriella Lazzerini nel testo
che illustra la mostra, come il riproporsi di un autoritratto
tracciato pescando in immagini raccolte sul fondo dell'inconscio
che rimandano alla zona oscura di un'infanzia dimenticata.
Marianna Vazzana
(n.m)
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dal 14 dicembre 2005 al 6 gennaio 2006
Seni
Camara

Fabbrica
del Vapore
Via Procaccini
Milano
Dal martedì
al sabato, dalle 10 alle 18
Domenica dalle 13 alle 18
"Scultrice
sciamana, Seni Camara, di cui non si conosce l'anno esatto della nascita, non
ha mai lasciato la sua terra, una regione del Senegal meridionale, e non si è
mai recata a Dakar. Radicata in modo ossessivo al linguaggio espressivo, ai luoghi
e alle mitologie del suo popolo, Seni Camara è l'unica donna scultrice
del suo villaggio, ma è nota in tutto il mondo dopo aver preso parte alla
grande mostra "Les Magiciens de la terre" allestita al Beaubourg di
Parigi nel 1989. Ammirata da artisti e da collezionisti di spessore internazionale
(l'artista Louise Bourgeois la annovera tra le maggiori scultrici contemporanee),
è stata invitata a esporre nel 2000 a Orvieto, alla mostra "Il ritorno
dei maghi" e nel 2001 ha partecipato alla Biennale di Venezia. Le sue opere
variano di dimensione, ma sono realizzate tutte in terracotta (un materiale tutt'altro
che tradizionale nella regione della Casamance) e modellate con la stessa tecnica,
i cui segreti di cottura sono antichi come l'Africa. Anche la tipologia delle
sue sculture è assai originale: grandi Dee Madri, talora mostruose, talora
regali, ritratte mentre allattano i piccoli, che reggono in braccio, o che escono
dal loro corpo come fossero piccoli esseri deformi e spericolati, oppure mentre
si fronteggiano all'uomo guerriero. L'immaginario della scultrice è legato
alle mitologie dei Diola, l'etnia a cui Seni Camara appartiene, e ai loro riti
esoterici. Non è un caso se le singolari Dee Madri sono cotte nella foresta,
in una buca, secondo riti sciamanici a tutt'oggi misteriosi, perché nessuno
vi può assistere. Sono forme che arrivano da un mondo ancestrale, da una
civiltà sopravvissuta che ancora ha la forza di attirare l'uomo contemporaneo
e che possono rappresentare una foresta primordiale dove l'essere vivente è
albero, è sasso, è scimmia, è sole, è vento, è
cascata. Accatastate nella sua piccola casa in ordine di altezza, quasi assopite
nella penombra, oppure custodite in casse di legno che sembrano feretri, in un
locale ubicato al centro del souk di Bignona, tra il mercato di verdure e la zona
dove si macellano le carni, le Dee Madri si ridestano sotto i riflettori dello
star system occidentale, quando lasciano l Africa alla volta dell'Europa. In Italia
l'opera di Seni Camara è stata presentata a
Milano nel 2oo4 dalla Galleria
Ca' di Fra, in una collettiva dedicata alla giovane arte africana e pubblicata
da Adriano Parise Editore in un reportage firmato da Paola Mattioli."
(m.m)