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CRONACHE 2006
artiste nel mondo
(segnalazioni artistiche di Nadia Magnabosco e Marilde Magni)

 
 

13 - 22 dicembre 2006

Quintocortile
Viale Col di Lana 8 - 20136 Milano

ARCA

Installazione a due mani tra Mavi Ferrando e 23 artisti sul tema dell'Arca con un intervento poetico di Donato Di Poce.

L'installazione "Arca" consiste nella realizzazione da parte di Mavi Ferrando di una serie di piccole sculture in legno dalla forma rettangolare di cm 110/60x20x1,2 circa che verranno appoggiate obliquamente attorno ad una struttura metallica dalla forma poligonale (ingombro in pianta di circa cm 200x500) posta al centro della sala e sulle quali 23 artisti sono stati invitati ad intervenire con un'operazione di interazione e contaminazione linguistica sul tema dell'Arca. Ogni opera diventera' pertanto un lavoro a 'due mani'. Nell'Arca saranno portate le cose piu' preziose e importanti, l'Arca come specchio degli affetti e dei bisogni.

artisti: Elisabetta Baudino, Adalberto Borioli, LeoNilde Carabba, Francesco Ceriani, Francesco Cucci, Albino De Francesco, Gretel Fehr, Jane Kennedy, Nadia Magnabosco, Jutta Mahnke, Gianni Marussi, Annalisa Mitrano, Franca Munafò, Roberto Origgi, Elisabetta Pagani, Giuseppe Prenzato, Antonella Prota Giurleo, Luca Rendina, Enzo Rizzo, Raffaele Romano, Roberto Sommariva, Spinoccia, Gino Taraboi


inaugurazione: mercoledì 13 dicembre alle ore 18 - orario: da martedì a venerdì dalle ore 17,30 alle 19,30

leggi l'articolo di Antonella Prota Giurleo su Noi Donne http://www.noidonne.org

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Natale a Napoli con l'arte contemporanea
JENNY HOLZER
in Piazza Plebiscito


16 dicembre 2006

Continua la tradizione della grande arte contemporanea in Piazza del Plebiscito. Dopo le istallazioni di Paladino, Kounelllis, Merz, Zorio, Paolini, Kapoor, Horn, Kosuth, Serra, Lewitt arriva a Napoli per il Natale di quest'anno l'opera di Jenny Holzer (Gallipolis, Ohio, USA, 1950).

L'artista americana è considerata una delle principali esponenti della corrente concettuale degli anni Settanta.. Da allora dissemina nelle città di tutto il mondo i suoi truism ( dall'inglese: assiomi o sentenze) ovvero brevi frasi in cui l'artista enuncia visioni contraddittorie del mondo, del rapporto uomo- donna, del potere e della giustizia. Nei suoi lavori, Jenny Holzer indaga diversi strumenti di comunicazione: dai led luminosi ad internet, cercando di rendere consapevole chi guarda della sua condizione di bersaglio di messaggi ambigui. Jenny Holzer mette a nudo il messaggio e lo veicola attraverso manifesti, led ma anche panchine e magliette, in un costante dualismo tra approccio emotivo, tipico del manifesto e quello razionale, proprio della didascalia.
Nel 1990 la Biennale di Venezia le assegna il Leone d'Oro. Al 1995 risale il suo primo progetto in rete: Please change beliefs per il portale Äda'web.
Il tentativo di disseminare le sue idee nello spazio pubblico trova ora uno strumento nuovo ed efficace: il web, che permette una circolazione più vasta ed una collaborazione interattiva del pubblico. L'anno successivo Jenny Holzer comincia ad utilizzare le proiezioni allo xeno, prima a Firenze sul Lungarno e poi in altre città del mondo. Tra i suoi progetti recenti: le proiezioni notturne a Cannes durante il festival del cinema (2003) e quelle, che hanno trasformato la facciata del Peggy Guggenheim Museum di Venezia in un immenso schermo a cielo aperto(2003).
Il progetto di Jenny Holzer per Piazza del Plebiscito dal titolo For Naples, a cura di Eduardo Cicelyn e Mario Codognato, consiste in una gigantesca proiezione che coinvolgerà la Basilica di San Francesco di Paola. Promossa dal Comune di Napoli, dalla Provincia di Napoli e dalla Regione Campania, la manifestazione è stata organizzata in collaborazione con la Fondazione Donnaregina ed il Museo Madre.

vedi  Amore e guerra secondo Jenny Holzer

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DOVE LEGGONO LE DONNE
Mostra fotografica di mail art sulla lettura femminile


Biblioteca Civica Pietro Ceretti di Verbania

Inaugurazione: sabato 9 dicembre ore 17.00
a cura di Marisa Cortese

Nel mese di dicembre la Biblioteca Civica Pietro Ceretti di Verbania ospita la mostra fotografica Dove leggono le donne, realizzata mediante la modalità della Mail Art, in cui protagoniste sono le donne, ritratte nell’atto di leggere. Le donne leggono dappertutto, in qualsiasi posizione, sotto qualsiasi cielo, con attenzione e serietà, alla ricerca di quella libertà che viene dalla frequentazione della cultura. Questo è ciò che la mostra è in grado di comunicare con grande suggestione: la passione per la lettura, sempre e comunque. La mostra è realizzata in Mail Art, una modalità di comunicazione artistica che, utilizzando la posta ordinaria, permette di scambiarsi lavori. Uno degli aspetti più affascinanti, al di là della possibilità di scambiare per corrispondenza opere con qualsivoglia artista lo si desideri, sta nell’assoluta libertà dal mercato: non c’è passaggio di denaro né obbligo di pagamento di tasse. Chi decide di organizzare una mostra di arte postale resta custode delle opere ma non le può vendere; non esiste censura, né selezione né alcuna forma di discriminazione. A seguito della convocazione di arte postale organizzata da Antonella Prota Giurleo sono giunte fotografie da diversi Paesi del mondo e dall’Italia. Foto in formato 10 x 15 realizzate da 111 autori, professioniste e professionisti dei campi dell'arte e della fotografia ma anche persone semplicemente desiderose di dare visibilità ad una realtà: la predilezione femminile per la lettura. Le fotografie sono state montate, una accanto all’altra su pannelli incorniciati a giorno di misura cm 40 x 50.

Artiste e artisti:

Argentina: Daniela Lewin, Iris Perez Ulloa. Brasile: Dorian Ribas Marinho Canada: Keith Bloodworth Belgio: Marc Coene, Federica Frahan Dupont, Frips, Liza Leyla, Guido Vermeulen. Finlandia: Paul Tiilila. Francia: Michel Della Vedova, Sebastien Lefebure, Manuel Vaz-Zav. Germania: Wolfgang Brenner, Christine Steuernagel, Wittwulf y Malik. Kuwait: Anne Marine David. Norvegia: Jaromir Svozilik. Panamà: Alexis F. Benalcazar. Perù: Ana Morosi, Sonia Ruggiero. Spagna: Cris Acqua, Carmen Luna, Cesar Reglero Campos, Miguel Jimenez. Stati Uniti: Lavona Sherats Turchia: Sinasi Gunes. Uruguay: Clemente Padin. Vietnam: Lao Toan Vinh, School of Ho Chi Minh City. Jugoslavia: Rora & Dobrica Kamperelic.

Italia: Gaby Agnoli Cova, Piera Ambroselli, Carla Baraldi, Mariano Bellarosa, Alexia Beverina, Paolo Beverina, Milena Biadigo, Daniela Braccia, Gianni Braccia, Franco Brambilla, Angela Bucco, Bruno Capetti, Cristiano Cereghini, Tiziano Chiaretti, Angela Cigna, Ayosuke Cohen, Ada Cipolla, Lavinia Comi, Marisa Cortese, Lella Corvi, Laura Cuppone, Miky Degni, Laura D’Incà, Monia Di Santo, Patrizia Di Siro, Massimiliano Eddis, Ex Fabbrica di Fichi secchi, Marco Fantasia, Antonina Fazio, Anna Finetti, Ornella Fossati, Foto Domeus Milano, Nicola Gangai, Solange Gangai, Massimo Genchi, Stefano Genchi, Sara Giannatempo, Suzy Heel, Carlo Iacomucci, Ignoto, Luigia Introini, Pino Lia, Giusi Loisi, Gianni Maffi, Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Carlo Malandra, Francesco Mandrino, Matilde Mantelli, Laura Marcato, Anna Maria Matone, Monica Mazzoleni, Sandra Mazzon, Veronica Menni, Gilia Montanella, Giuliana Monti, Gianni Montonati, Tina Musicò, Enzo Pagani, Giovanna Pantaleone, Alessia Paolillo, Valeria Pirovano, Maria Prota Giurleo, Mimosa Prota Giurleo, Giancarlo Pucci, Fulvio Ravanetti, Silvia Rigon, Rita Riva, Ave Roman, Maurizio Salati, Antonio Sassu, Eugenia Serafini, Silvia Serri, Antonio Sormani, Dianella Stabilini, Fabio Stoppani, Giovanna Storti, Giovanni Strada da Ravenna, Luciana Tavernini, Claudio Tedoldi, Bruno Teruzzi, Simona Valsania, Gabriele Vanzati, Odilia Zanini.

La mostra è allestita nei locali della biblioteca ed è visitabile dal martedì al sabato (9.00-12.30 ; 14.00-18.30) fino a sabato 30 dicembre.

n.m.

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7 dicembre 2006 - 16 dicembre 2006

cArte

Biblioteca civica
presso Municipio, via Centro, Breia (VC)

inaugurazione 7 dicembre 2006 ore 17
orari: lunedì-sabato 9-12, domenica 15-18
Curatrice: Antonella Prota Giurleo

Artiste e artisti: Mara Caruso, Cho Eunhee, Jair Gabriel Da Costa, Mavi Ferrando, Daniela Lewin, Marilde Magni, Franco Marongiu, Adriano Pasquali, Antonella Prota Giurleo, Milvia Quadrio, Cesar Reglero Campos, Paola Alejandra Sanhueza Salazar, Roberto Sommariva, Antonio Sormani, Giuseppe Strano Spitu, Alfredo West Ocampo, Isabel Jover.

Carta e arte si incontrano spesso dalla scoperta della prima. In questa mostra si vuole dar conto, di quanto questo incontro sia stato e continui ad essere fecondo e proficuo.
Sedici tra artiste ed artisti hanno elaborato le loro opere con libertà e varietà di mezzi e di tecniche.
Spettatrici e spettatori avranno modo di verificare come, al di là delle differenze espressive, artisti di differenti nazionalità utilizzino la carta sia come supporto che come materiale in sé, di recupero o meno, e come alcuni di essi prestino attenzione anche al rapporto tra il segno che definisce la scrittura e quello che definisce l'immagine.
Oltre alle opere di artiste ed artisti italiani che vivono e lavorano in Italia ( Mavi Ferrando, Marilde Magni, Adriano Pasquali, Antonella Prota Giurleo, Roberto Sommariva, Antonio Sormani) vengono presentate opere di due artisti italiani che si sono da tempo stabiliti all'estero (Giuseppe Strano Spitu in Spagna e Franco Marongiu in Perù) e di numerosi artisti ed artiste di altri paesi europei (Milvia Quadrio, della Svizzera, Cesar Reglero Campos e Isabel Jover della Spagna), dell'America Latina ( Mara Caruso e Jair Gabriel da Costa, del Brasile; Paola Alejandra Sanhueza Salazar del Cile; Alfredo West Ocampo dell'Argentina) e dell'Asia (Cho Eunhee).

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7 dicembre 2006 - 10 dicembre 2006

Jutta Mahnke
Legno in metamorfosi

Centro di formazione integrata
Via Maloja, 8 - 20158 Milano

inaugurazione giovedì 7 dicembre dalle 16.30-19.30
orari: venerdì - domenica 10-12.30 e 16.30-9.30

"La scultrice tedesca Jutta Mahnke scopre i suoi legni sulle spiagge , sulle rive dei laghi, nei letti dei fiumi, lungo i sentieri dei boschi e delle montagne. Con una spontaneità e semplicità quasi "arcaica" coglie i singoli pezzi ed instaura con loro un' intesa. Per l'artista è immediato il percorso, dal vedere al cogliere l'anima dell'oggetto. Emerge così in lei il desiderio di rianimare e dare voce a ciò che è stato abbandonato e dimenticato.Come per magia si ricompongono i singoli legni e si trasformano in opere animate. La ricchezza della sua arte consiste nel dare la possibilità ai materiali di riprendere voce e iniziare una nuova esistenza facendogli assumere forme da essi stessi suggerite ."

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Un fiore viola per Gabriella

Conferito il Premio Rosa Camuna a Gabriella Lazzerini

E' stato conferito alla poeta Gabriella Lazzerini il Premio Rosa Camuna, premio annualmente conferito dalla Regione Lombardia a cinque donne che si siano particolarmente distinte per il loro impegno a
favore della condizione femminile, delle pari opportunità e della
collettività.

La cerimonia di conferimento del premio avrà luogo
mercoledì 29 novembre 2006, alle ore 17,00, presso
l'Auditorium "Giorgio Gaber" nel Palazzo della
Regione, piazza Duca d'Aosta n. 3 a Milano.

Gabriella Lazzerini, milanese d'adozione, aveva messo al centro della sua vita tre grandi passioni: la politica delle donne, l'insegnamento e la poesia.
Poeta, ha saputo esprimere in testi di grande intensità umana e letteraria una relazione privilegiata con il mondo femminile, ma anche una disponibilità all'esistente nella sua interezza, intrecciando la sua esperienza di vita con l'attenzione ai grandi problemi contemporanei, in particolare alla ricorrente tragedia della guerra.
Insegnante per scelta, ha sempre valorizzato la singolarità di allieve e allievi, costituendo per loro un importante riferimento culturale e affettivo. Nel sindacato ha lavorato in relazione con altre nel gruppo Donne CGIL Scuola. Socia della Libreria delle Donne di Milano e del Circolo della Rosa (di cui è stata anche presidente), ha collaborato con ricerche e scritti al Gruppo di Pedagogia della Differenza Sessuale e alla Comunità Scientifica Ipazia. Attiva nelle associazioni Galassia e Oltreluna, ha felicemente coniugato il suo linguaggio poetico con quello visivo di altre artiste.
Scuola, sindacato, luoghi d'arte, internet, comunità scientifiche, consigli di zona, biblioteche hanno costituito ambiti nei quali sempre si è relazionata con altre donne e con uomini offrendo contributi di sapienza, di rigore e, soprattutto, di amore.

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E' entrato nel nostro Archivio di documentazione il testodi Katia Ricci

Charlotte Salomon. I colori della vita


Editore: Palomar di Alternative, 2006

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dal 23/11/06 al 22/12/06

Silvia Levenson
Plaza de Mayo

Galleria Traghetto
Viale Regina Margherita 158 - Roma
Le opere di Silvia Levenson nascono da una riflessione sulle ferite che ci portiamo dietro dall'infanzia, mettono il dito sulle piccole crudelta' che costellano la nostra vita di tutti i giorni, mostrano come normalissimi oggetti d'uso comune si possano trasformare in armi letali. La pasta di vetro con cui crea i suoi oggetti e' quanto piu' lontano dall'idea di cristallo lucido e liscio: e' una splendida materia opaca, fredda, fragile, tagliente e ruvida, che si presta alla perfezione a evocare con forza e distacco quel senso di quotidiana inquietudine e incertezza che ci spinge a infilare vestiti come corazze, per affrontare il mondo ogni mattina. Discendente da una famiglia di ebrei scampati ai pogrom russi del 1904, lei stessa a sua volta in fuga dall'Argentina di Videla, Silvia Levenson scruta la crudele arena domestica con un invidiabile black humor da sopravissuta.

Nata a Buenos Aires, Argentina, nel 1957. Dal 1981 vive e lavora in Italia. Tra le sue mostre piu' recenti ricordiamo le personali da Arthobler, Oporto, Portogallo, alla Galleria Caterina Tognon di Venezia e al Museo Corning (USA). E' presente con regolarita' nelle piu' importanti fiere d'arte contemporanea internazionali.

Inaugurazione: 23 novembre 2006, ore 18.00

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30 novembre 2006 - 1 dicembre 2006

Silvia Levenson/Natalia Saurin

Algo anda mal
Proiezione del video "Something Wrong"
e fotografie "Lecciones de cocina"

Consolato Argentino in Italia
via Vittorio Veneto 7,Roma
proiezione video e aperitivo alle 19.30

vedi Intervista a Silvia Levenson di Arianna Di Genova

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20 novembre - 23 dicembre 2006

WAR TO INDIFFERENCE
Omaggio a Jean-Sélim Kanaan
Espongono Silvia Levenson, Federica Marangoni, Maby Navone

maby navone

Agheiro Arte Contemporanea - C.so Buenos Aires 60/62 - 16033 Lavagna (GE)
Giorni di apertura: da mercoledì a sabato 16:30-19:30 o su appuntamento


Scopo della mostra è ricordare la Convenzione Internazionale sui diritti dell’Infanzia, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1989. Un invito rivolto al pubblico, ed in particolar modo ai giovani, a ripensare criticamente al mondo dell’infanzia e ai diritti violati nella realtà globale contemporanea.
Un omaggio a Jean-Sélim Kanaan, autore del libro “La mia guerra all’Indifferenza” (Edizioni il Saggiatore, 2004) giovane funzionario dell’ONU, testimone di un impegno umanitario vissuto con generosità e determinazione (Somalia, Bosnia, Burundi, Kosovo, Iraq), caduto nel 2003, a 33 anni, nell’attentato terroristico al quartier generale dell’ONU a Baghdad (in cui mori’ anche Sergio Vieira de Mello, Rappresentante Speciale di Kofi Annan in Iraq e Alto Commissario ONU per i diritti umani).

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fino al 1° dicembre 2006

“Quanto?”mostra internazionale di grafica sul tema della prostituzione


opera di maria silvina colombo


Centro Culturale S. Leonardo Venezia
Cannaregio, 1584 - Campo San Leonardo - Venezia
Orari: lunedì – sabato 9-12 e 15-19

L’esposizione è il risultato di una selezione di un concorso internazionale, promosso nel 2005, a cui hanno aderito oltre 500 artisti che dovevano interpretare in modo assolutamente libero, attraverso il mezzo grafico, il mondo della prostituzione.
Prima tappa Venezia (e successivamente a Milano, alla Scuola di fotografia umanitaria) per le 36 opere che provengono da paesi diversi e hanno in comune il tema quello della violenza sui corpi delle donne e dei bambini.
Il progetto - ideato da Michele Bornello, Stefano Meneghetti e Giulia Comba e organizzato da Mirko Sernagiotto - vuole suscitare nuove riflessioni per fare emergere un tema sommersoe drammatico sulle condizioni di sfruttamento e schiavitù nei confronti di donne e minori .

Perchè QUANTOproject ? La presa di coscienza della presenza di condizioni di sfruttamento/schiavitù nei confronti di donne e minori al giorno d'oggi, risulta particolarmente drammatica se confrontata ai progressi sociali raggiunti finora nell'ambito dei diritti umani. Prendere atto di questa sconfitta ha comportato, negli ultimi quindici anni, riflessioni, dibattiti, interventi di tipo politico e sociale, soprattutto a seguito dell'incremento del fenomeno 'mercato del sesso,. Le donne (spesso immigrate) sono sempre più frequentemente oggetto di scambio nel traffico di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale ad opera di organizzazioni criminali. Purtroppo, è necessario ricordare la stima mondiale secondo la quale sono circa 2 milioni i bambini e le bambine che fanno parte di questo 'mercato' gestito soprattutto dalla criminalità organizzata, dove l' Italia rappresenta uno dei luoghi di approdo e di smistamento in altre regioni europee. Lo sfruttamento non appartiene solamente al 'mercato del sesso, ma anche al mondo del lavoro, compreso quello domestico. L'assenza di libero arbitrio non è inerente alla prostituzione stessa ma dipende da abuso, povertà, cattive condizioni di lavoro, inesperienza o disperazione. Risulta pertanto indispensabile considerare, prima di tutto, le donne ed i minori come delle persone e, in quanto tali, soggetti di diritto (a prescindere dalle loro condizioni, status giuridico, costrizione o meno nell'attività di prostituzione). QUANTOproject vuole suscitare nuove riflessioni per fare emergere un tema che tende sempre più a nascondersi e a diventare sommerso.

www.quantoproject.com

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fino al 23 novembre 2006

Le cattive bambine
opere su carta di Nadia Magnabosco

Palazzo Granaio - Settimo Milanese

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28 novembre - 1 dicembre 2006

LeoNilde Carabba - Danzando attorno all'Uno

Quintocortile Viale Col di Lana 8 - 20136 Milano

presentazione di Donatella Airoldi
L’artista presenta una originale installazione composta da 32 pezzi ispirati ai quattro elementi Fuoco, Terra, Aria e Acqua e da un pezzo centrale costituito da un labirinto da lei definito "facile, perché se ti arrendi seguire la Via è facile"’. Colori intensi e a volte quasi incendiati, fluorescenti e rifrangenti, visibili anche in negativo con la lampada di Wood, in un insieme allegorico di misticismo e insieme di Vita.

inaugurazione martedì 28 novembre 2006 alle ore 18,00
orario: martedì-venerdì dalle 17,30 alle 19,30

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30 ottobre - 28 novembre 2006

Arte contemporanea per i rifugiati IV Edizione

Diamo alle donne la forza di ricominciare

18 grandi artisti a sostegno dei diritti e dell’integrazione di donne
e bambini colombiani rifugiati in Ecuador

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha riunito quest’anno 18 artisti di fama internazionale, invitati da Danilo Eccher a partecipare all’iniziativa “Diamo alle donne la forza di ricominciare” al fine di finanziare un programma di sussistenza, cure mediche e istruzione rivolto a circa 7.200 donne e bambini colombiani rifugiati in Ecuador e 15.000 persone della comunità ecuadoriana. Le opere saranno in esposizione dal lunedì 30 ottobre al lunedì 20 novembre a Roma, per poi essere battute, il 28 novembre, all’asta milanese di Christie’s, che quest’anno le ha inserite nel suo catalogo autunnale.
Da oltre 40 anni in Colombia è in corso una guerra civile, immersa in un colpevole silenzio della comunita’internazionale e dei media, che genera come triste risultato il numero più alto di sfollati nell’emisfero occidentale.Complessivamente sono più di 3 milioni le persone costrette a fuggire dalla loro terra, di cui circa 30 mila hanno trovato rifugio in Ecuador. Per la maggior parte sono bambini e donne rimaste senza i loro mariti, senza casa e senza mezzi di sussistenza.
Queste donne costrette ad assumere il ruolo di capofamiglia, spesso sono vittime di stupri e abusi, e spinte dal bisogno cercano assistenza e protezione in Ecuador, dove arrivano in condizioni disperate. L’integrazione in questo paese presenta delle limitazioni e spesso accade che le rifugiate colombiane vengano discriminate e sfruttate.
I fondi raccolti nelle passate tre edizioni hanno permesso di finanziare progetti come l’acquisto di latte terapeutico per 400mila bambini in quattro paesi africani, la fornitura di acqua potabile in campi profughi in Etiopia che ospitavano oltre 80mila rifugiati sudanesi e far fronte all’Emergenza Darfur.
Le opere che verranno battute all’asta sono di: Carla Accardi, Giovanni Anselmo, Enrico Castellani, Mario Ceroli, Jannis Kounellis, Giuseppe Maraniello, Eliseo Mattiacci, Maurizio Mochetti, Maurizio Nannucci, Luigi Ontani, Mimmo Paladino, Gianni Piacentino, Arnaldo Pomodoro, Remo Salvadori, Salvo, Giuseppe Uncini, Emilio Vedova, Gilberto Zorio.

Inaugurazione Lunedi 30 ottobre 2006 ore 19.30

Terme di Diocleziano
Viale Enrico De Nicola, 79
Roma

ASTA: martedì 28 novembre 2006, ore 19.00 - Palazzo Clerici, Milano

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dall'11 al 30 novembre 2006

Lavoro, fatica, creatività
collettiva di Arte Postale


Antonella Prota Giurleo

Cascina Grande, via Togliatti, Rozzano (Milano)
Inaugurazione: sabato 11 novembre 2006 ore 17,30
orari: da lunedì a sabato dalle 9,30 alle 12,30 e dalle 14,30 alle 18,00
Curatrice: Antonella Prota Giurleo

Partecipanti:
Argentina Fernando Marcelo Vera, Maria Angelica Chamorro, Patricia S.R. Chauvet, Graciela Gutierrez Marx, Claudia Lucius, Ida O., Mariana Perata, Alfredo West Ocampo Belgio Luc Fierens Brasile Paulo Bacedonio, Marithè Bergamin , Terezinha Bof Reis, Mara Caruso, Jeanete Ecker Koler, Jacira Fagundes, Terezinha Fogliato Lima, Luiza G.P.Gutierrez, Neiva Mattioli Leite, Tania Luzzatto, Adelaide Mertens, Maria Esther Mussoi, Simone Pompeo, Maria Julieta R.D. Ferreira, Mara Radè, Eduardo Rangel Baptista, Dorian Ribas Marinho, Heloisa M.Sonaglio, Jane Beatriz Sperandio Balconi Canada La Toan Vinh Grecia Thomai Kontou Germania Schoko Casana Rosso Finlandia Paul Tiilila Francia Julien Blaine, Manuel Vaz Giappone Ryosuke Cohen Italia Michele Alfano, Sebastiano Altomare, Carlo Annesanti, Rosa Maria Arau, Giovanni Bai, Alberto Baio, Vittore Baroni, Elisabetta Baudino, Giovanna Bellanca, Giuliana Bellini, Luther Blisset, Vera Benelli, Alda Maria Bossi, Beppe Burgio, Renzo Calzavara, Bruno Capatti, Beppe Carrino, Cristina Clerici, Anna Consiglio, Letterio Consiglio, Natale Cuciniello, Annamaria Danese, Caterina Davinio, Giancarlo Degni, Miki Degni, Michele De Grandi, Antonia De Padova, Adolfina de Stefani, Monia Di Santo, Fernanda Fedi, Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Giorgio Fiume, Pino Forzisi, Umberto Mario Garro, Alberico Gnocchi, Helene Gritsch, Carlo Iacomucci, Luigia Introini, Jane Kennedy, Silvana Lalomia, Lella Langscedel, Giancarlo Latini, Consiglio Letterio, Pino Lia, Elia li Gioi, Pierpaolo Limongelli, Salvatore Li Puma, Rosalba Locatelli, Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Vera Elvira Mauri, Sandra Mazzon, Attilio Milani, Lucrezia Minerva, Elisa Mazza e Mattia Pompei, Gilia Montanella, Stefano Morleschi, Clara Panico, Andrea Penzo, M.Elisabetta Piu, Giuseppe Prenzato, Antonella Prota Giurleo, Michele Protti, Giancarlo Pucci, Giuseppe Riccetti, Nino Rizzo, Enzo Salanitro, Matteo Sanfilippo, Sergio Sanseverino, Simona Sarti, Fabio Sassi, Antonio Sassu, Roberto Scala, Domenico Severino, Stefano Sini - Fossiant, Mariadolores Simone, Antonio Sormani, Celina Spelta, Giovanni Strada da Ravenna, Maria Rosaria Tortorici, Piero Viti, Carlo Volpicella, Mario Vittoria, Odilia Zanini, Costanza Zappa, Giusi Zivillica. Norvegia Jaromir Svozilik Olanda Piet Franzen Spagna Kaos Pro, Isabel Jover, Cesar Reglero Campos, Valdor Uruguay Clemente Padin, U.S.A Rachel


In occasione del centesimo compleanno della CGIL ho curato per la zona milanese Giambellino Romana una mostra di Arte Postale sul tema del lavoro, della fatica e della creatività. La mostra sarà esposta in novembre a Rozzano, con inaugurazione il giorno 11, e girerà poi nelle diverse situazioni che ne faranno richiesta.
Il numero di adesioni è stato importante sia per quantità di partecipanti, 131, che per i paesi di provenienza, 15.
Quando organizzo e curo una mostra porgo ovviamente grande attenzione alla qualità del lavoro artistico ma anche ad un'equilibrata presenza di opzioni artistiche e di donne e di uomini.
Nel caso di un progetto di Arte postale non è possibile garantire tutto ciò in quanto i canali di diffusione della convocazione sono i più vari e, non esistendo la categoria della selezione, tutti i lavori vengono esposti.
In questo caso la qualità dei lavori è mediamente buona, in molti casi alta. Hanno partecipato artiste ed artisti le cui qualità professionali sono ampiamente riconosciute a livello dei singoli paesi ed, in molti casi, anche a livello internazionale e di competenza sull'arte postale.
Ciascuna, ciascuno può vedere le immagini delle opere sul sito del Comune di Rozzano all'indirizzo
www.cascinagrande.it
Le donne sono 61 su un totale di 130, una percentuale del 47% davvero considerevole se rapportata a quella che generalmente appare nelle mostre collettive, presenza che dice di una volontà di essere e di agire delle donne in campo artistico.
Una presenza che va sottolineata per la quantità e valorizzata nei suoi elementi di qualità e nella quale è possibile rintracciare tracce di femminile nell'azione artistica.

Antonella Prota Giurleo

Di seguito alcuni lavori esposti

Rosa Maria Arau         Elisabetta Baudino          Giuliana Bellini       Marithe Bergamin                 

                                                   

 

     Mara Caruso                   G retel Fehr                     Mavi Ferrando     Maria J. R.D. Ferreira  

                                 

 

    Helene Gritsch               Isabel Jover                   Lella Langscedel              Claudia Lucius 

                                       


      Nadia Magnabosco      Marilde Magni          Graciela Gutierrez Marx      Mariana Perata

                                                     

e il commento dell'artista argentina Graciela Gutierrez Marx, docente all'Accademia di belle Arti dell'Università de La Plata:

Mi VIDA EN EL ARTECORREO ( fragmento de un texto publicado en el año 2002 por Gianni Broy en Kairan N*6)
Pertenezco a una tendencia (¿artística?) de intercambio poético global a distancia, que tuvo su auge entre los años 60 y 90 del siglo anterior. Si busco mis inscripciones la sitúo como deriva de DADA y la hermano con Fluxus, la novísima poesía practicada en el Cono Sur de la América pobre, las luchas en el campo popular (Cuba, Chile, Bolivia, Perú, Nicaragua, Venezuela, Uruguay, Colombia, Ecuador, Argentina...) y los movimientos libertarios que se negaron a los influjos seductores de un “progreso” que, en nuestro quinto infierno, siempre nos quitó, nos expolió, nos pauperizó. El ARTECORREO (modo particular de enunciar en el Caribe y la actual región del MERCOSUR al MAILART) nos ha marcado a todos, a los que nos conocemos y a los que sospechamos que todavía conforman una red fraternal que envuelve al planeta. Aunque pueda pensarse como una utopía, es todavía mi refugio, mi fortaleza y mi esperanza en la común-unión.

La mia vita nell’arte postale
(Frammento di un testo pubblicato nel 2002 da Gianni Groy in Kairan n°6)

Appartengo ad una tendenza (artistica?) di scambio poetico globale a distanza, che ebbe la sua fortuna tra gli anni 60 e 90 del secolo scorso. Se analizzo la mia ispirazione la trovo come deriva di DADA e la affratello con Fluxus, la nuovissima poesia praticata nel Cono Sud dell’America povera, le lotte popolari (Cuba, Cile, Bolivia, Perù, Nicaragua, Venezuela, Uruguay, Colombia, Ecuador, Argentina…) e i movimenti libertari che si opposero alle influenze seduttrici di un “progresso” che, nel nostro quinto inferno, ci derubò, ci spogliò, e ci impoverì sempre. L’Arte Correo (Arte postale, modo particolare di definire la Mail Art nei Caraibi e nell’attuale regione del MercoSur) ha segnato quelli che conosciamo e quelli che pensiamo che ancora formano una rete fraterna che avvolge il pianeta. Sebbene si possa ritenere un’utopia, è ancora il mio rifugio, la mia forza e la mia speranza nell’unione comune.
(Traduz. Antonella Prota Giurleo)

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Gabriella Lazzerini candidata Premio Rosa Camuna 2006

Antonella Prota Giurleo ci comunica con questa lettera l'avvenuta presentazione della candidatura di Gabriella al premio Rosa Camuna 2006. Ringraziamo lei e tutti coloro che hanno contribuito all'iniziativa.

Ciao!
Oggi ho consegnato all'Ufficio protocollo della Regione Lombardia la proposta di candidatura di Gabriella per il premio Rosa Camuna corredata dalle 164 firme raccolte (sarebbero state sufficienti 100); il numero di protocollo assegnato al plico è A1.2006.0109494, oggetto: Premio Rosa Camuna 2006-Proposta di candidatura Sig.ra Lazzerini Gabriella.
Il premio, che consiste in una targa, viene assegnato a cinque donne ed è istituito per riconoscere il ruolo e l'impegno delle donne lombarde (nate o residenti o che vi lavoravano) nei settori dell'educazione, del lavoro, della cultura, dell'impegno civile e sociale, e della creatività.
Credo che abbiamo fatto una bella cosa.
L'idea di raccogliere le firme, nonostante sapessimo che sarebbero state sufficienti le proposte dell'associazione di donne Galassia e di quella di artiste Oltreluna, ha dato il senso della forza delle relazioni. Consegnando il plico ho avuto la percezione chiara (mi è stato proprio detto) che la raccolta di firme, contemplata dal bando, sia stata, se non mai, quanto meno poco utilizzata; di solito sono le associazioni o gli enti locali a fare le proposte.
Non so come andrà, dubito molto che riusciremo a portare a casa la targa, non sono neanche convinta che sia così importante. Sono certa però che questa raccolta ha dato a tutti e a tutte quelle che hanno firmato o che si sono preoccupate di raccogliere le firme, di farle vidimare o di vidimarle, di rincorrere gli uffici elettorali per raccogliere i dati sull'iscrizione al registro elettorale, l'occasione di ripensare a Gabriella, di ricordarla impegnandosi a fare qualcosa perchè il suo essere e il suo agire siano ricordati e riconosciuti al di là del suo tempo di vita. Mi pare molto.
Un abbraccio.
Antonella

n.m.

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dall'otto ottobre al 26 novembre 2006

Oltre Lilith. Il Femminino Sacro


SCUDERIE ALDOBRANDINI
Piazza Guglielmo Marconi 6 - Frascati (RM)

22 artiste internazionali raccontano una ricerca del sacro tutta al femminile
orario: martedì - venerdì ore 10.00 - 18.00; sabato, domenica e festivi ore 10.00 - 19.00; lunedì chiuso

biglietti: intero 5.16 euro; ridotto (oltre i 65 anni, e per gruppi di almeno 15 persone) 2.58 euro

autori: Marina Abramovic, Chiara Albertoni, Maree Azzopardi, Vanessa Beecroft, Bruna Biamino, Seni Camara, Maria Magdalena Campos-Pons, Vania Comoretti, Alessia De Montis, Tessa M. den Uyl, Monika Grycko, Rebecca Horn, Miyako Ishiuchi, Esther Mahlangu, Paola Mattioli, Ieva Mediodia, Morgana Orsetta Ghini, Cecilia Paredes, Luisa Raffaelli, Amparo Sard, Cho Soyeon, Luisella Torreforte

La mostra, progettata e curata da Rosetta Gozzini è stata organizzata con il contributo di: Regione Lazio - Assessorato alla Cultura, Spettacolo e Sport; Provincia di Roma - Assessorato alle Politiche Culturali; Comune di Frascati - Assessorato alle Politiche Culturali.

Nel corso degli ultimi due anni, si sono realizzate due mostre sull’arte figurativa femminile che si voleva mettessero in rilievo il lato nascosto e combattivo della donna sia nella sua rappresentazione sia nella sua capacità di esprimere l’idea di un mondo.Oggi, come ad aver superato questa rivendicazione, questo momento parziale ma necessario della riscoperta del profondo, si vuole incontrare il femminile secondo una prospettiva più ampia abbracciando la sua sacralità. Si crede, infatti, che il femminino sacro consista in una specifica modalità che la donna ha per relazionarsi con la trascendenza, e che le deriva da un uso appropriato della propria specifica differenza energetica. Tale differenza è la dimensione ciclica femminile, ossia quella caratteristica che mette la donna in aderente sintonia con la natura, che le fa vivere nella sua singolare esistenza un che di molteplice, ampiamente plurale, che l’accomuna con tutte le altre del suo genere: il divenire della natura nelle sue varie forme e pur sempre identico e permanente nella sua sostanza. Questa ciclicità, concreta e sensibile del flusso mestruale, secondo un insegnamento sciamanico, fa percorrere alla donna, grazie all’energia che le dona, quattro fasi che dovrebbero essere tra loro equilibrate. Esse sono quelle della Cacciatrice, della Madre, della Sognatrice e dell’Esploratrice. Qualora una di queste non venga coscientizzata ed integrata, l’armonia interna decade e con essa anche la condizione di interezza. Al contrario, una volta acquisita questa armonia interna, la donna è pronta a misurarsi con la propria identità, ma soprattutto con la differenza che circoscrive il suo orizzonte, ed è anche pronta a trascendere la dimensione del quotidiano, aprendosi alla dimensione sacra di tale differenza.

Il presente progetto mira allora a mostrare le opere di artiste che si misurino con questa ricerca del sacro e che testimonino attraverso la rielaborazione della tradizione e dei suoi miti, che sono le traduzioni simboliche delle energie naturali, quanto una siffatta ricerca porti ad una diversa coscienza individuale e collettiva del femminile e della sua preziosa natura.

n.m.

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Sheila McKinnon
Invisible women - mostra fotografica

dal 5/10/06 al 2/12/06

Shenker Culture Club
via Indipendenza, 67/2
Bologna

Si inaugura il 5 ottobre 2006 presso lo spazio Shenker Culture Club di Bologna la mostra “Invisible women" di Sheila McKinnon, fotografa canadese che ha documentato la condizione della donna nel corso di molti viaggi nel mondo per organizzazioni umanitarie. La mostra e' patrocinata dal Comune di Bologna ed e' organizzata in collaborazione con AIDOS, Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo.

Trenta fotografie per una galleria di immagini di grande bellezza formale in cui Sheila McKinnon ha colto attimi di quotidianita' femminile in India, Etiopia, Yemen, Turchia, Mali, Mozambico, Kenya, Tanzania, Vietnam, Siria, Eritrea, Sierra Leone, Senegal.
Mani che lavorano senza posa, schiene piegate dal peso del legname e dei secchi dell’acqua, braccia che sorreggono i bambini. Una quotidianita' faticosa e palese, ma al contempo cosi' discreta da risultare invisibile. Scatti dai colori saturi, vividi e bellissimi - contrasti assoluti e potenti che riassumono la bellezza e il dolore. Sguardi malinconici, sguardi fieri e sorridenti. Le donne di Sheila McKinnon colpiscono per la dignita' e, nonostante tutto, per la carica vitale che comunicano.

“Donne invisibili, le piu' povere tra i poveri. Eppure sono loro che reggono il sud del mondo. Sono loro che nelle zone rurali producono, conservano, preparano il cibo. Sono loro che vanno a prendere l’acqua, raccolgono la legna da ardere e spesso si occupano della costruzione della capanna. In citta' svolgono le mansioni piu' umili, quelle che nessun uomo vorrebbe fare. Sono loro che curano i bambini e gli anziani: la salute e l’educazione delle generazioni future e' nelle loro mani. Nei momenti di crisi e di guerra sono loro le uniche ad occuparsi di mantenere vitale l’economia di sussistenza. Nei paesi del sud del mondo la soddisfazione dei bisogni primari giornalieri dipende dal lavoro delle donne ma a loro e' preclusa l’istruzione, non hanno alcun potere, nemmeno sul loro corpo."
Daniela Colombo, Presidente AIDOS

“Le donne svolgono i due terzi del lavoro mondiale, guadagnano pero' solo il 5% delle entrate e la globalizzazione dell'economia e' ovunque la causa dell'aumento della femminilizzazione della poverta'. Ed e' la poverta' che aumenta le diseguaglianze e l'esclusione sociale delle donne, favorita non soltanto dalla mancanza di reddito, ma anche dall'analfabetismo. Ed e' ancora la poverta' e l'ignoranza che rende ancora oggi le donne al centro di terribili violenze fisiche e morali a fini sessuali e di prostituzione. Alla soglia del 60esimo anno dalla conferenza delle Nazioni Unite e a 10 dalla Conferenza delle Donne a Pechino, a dispetto dei numerosi impegni presi dagli stati nazionali, in molte parti del mondo non soltanto le donne sono invisibili, in alcune aree del pianeta stanno anche lentamente scomparendo. Amartya Sen - premio Nobel per l'economia nel 1998 - ha recentemente dimostrato che tra Cina e India mancherebbero alla conta demografica circa 80 milioni di donne: non solo quale risultato del sottosviluppo, della fame, delle malattie"
Francesca Zajczyk, Professore ordinario presso la facolta' di Sociologia dell’Universita' degli Studi Milano - Bicocca.

Sheila McKinnon e' nata in Canada e vive da molti anni in Italia. Ha pubblicato diversi libri fotografici: The Sacred Fire, sui matrimoni in India, On Their Side - Dalla Parte dei Bambini, per UNICEF, sulla Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e The Islands of Italy, sulla Sardegna, le isole Eolie e la Sicilia, pubblicato da Houghton Mifflin, USA. Mostre personali: “Eyes" al Centro Culturale Canadese a Roma, mostra itinerante “On Their Side - Dalla Parte dei Bambini" per UNICEF Italia in tutte le principale citta' d’Italia.

La mostra e' corredata da un catalogo fotografico di 48 pagine, con testi di
Mariapia Garavaglia, Luca Nitiffi, Daniela Colombo, Francesca Zajczyk e Barbara Santoro.
Sono incluse poesie e frasi di donne, raccolte nei paesi in via di sviluppo.
Il volume e' pubblicato da Shenker Publishing. Il ricavato del volume e' devoluto a AIDOS.

Orari: da lunedi' al venerdi' ore 11:00 - 19:00 e il sabato ore 10:00 - 12:00
L’ingresso e' libero.

n.m.

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Quintocortile
Viale Col di Lana 8 - 20136 Milano - tel. 338. 800. 7617
segr.telef. 02. 5810. 2441

25 settembre - 3 ottobre 2006

UNISEX

In concomitanza con la settimana di Milano Moda Donna alcune artiste contemporanee giocano a parafrasarne il linguaggio con opere che spaziano dal costume, alla sociologia, alla biologia.


Unisex ovvero novelli generi merceologici e novello genere umano, ovvero il piacere dell’indifferenziato, o la disperazione per lo stesso motivo, l’equità democratica della ‘taglia’ per tutti, la completezza e bellezza della riunificazione dei generi, ma anche il loro azzeramento, omologazioni, frullati in tritatutto, libertà di esistere, spregiudicatezza e …

a cura di Donatella Airoldi

opere di: Silvia Cibaldi, Alice Colombo, Grethel Fehr, Mavi Ferrando, Anna Finetti, Jane Kennedy, Grazia Lavia, Marilde Magni, Silvia Manazza, Evelina Schatz

inaugurazione: lunedì 25 settembre alle ore 18,00


orario: martedì - venerdì dalle 17,30 alle 19,30

m.m

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sino al 15 ottobre 2006
Antonella Prota Giurleo

Prossima fermata: Liberi Orizzonti (quasi un'antologica)

Gheroartè - Via Gramsci 4 - Stazione FS - Corsico (Mi)
Inaugurazione: Venerdì 29 settembre 2006 ore 17,30 -21

Performance musicale di G. Marzocchi (batteria) e di A. Sonzini (voce e chitarra), letture di L. Lo Giudice, F. Condè, M.C.Rossi. Interventi di Bruna Brembilla, assessora all'ambiente della Provincia di Milano, e di Dario Ballardini, assessore all'ambiente di Corsico

Orari: da martedì a domenica, dalle 16 alle 20; lunedì chiuso

L'agire di Antonella Prota Giurleo parte dal suo essere donna e dal senso che per lei hanno le relazioni con le altre persone e con il mondo.
Nello spazio Gheroartè l'artista ha deciso di esporre nel vagone una serie di installazioni che ripercorrono il suo fare adattandole agli spazi dei singoli scompartimenti, scompartimenti che permettono, per loro natura, di entrare nell'opera; in alcuni casi è anche possibile giocare con gli stessi elementi che la compongono.
Un'antologica, un viaggio verso quei liberi orizzonti cui allude il titolo, orizzonti di pace, di cultura e di multiculturalità, di rispetto delle differenze a partire da quella, fondamentale, di genere.
Se nelle fasi iniziali del suo percorso artistico gli oggetti di recupero rappresentano sostanzialmente un mezzo per esprimere i temi dell' operare di Antonella Prota Giurleo, ora sono un tramite cosciente di salvaguardia ambientale, un ulteriore contenuto sensibilizzante. Il riutilizzo dei prodotti di consumo quotidiano, stoffe, carta, fili e oggetti destinati alla distruzione, si traduce in riscatto e il rapporto tra oggetto di consumo, chi lo dona e l'artista diviene elemento importante del fare arte.
Nell'ex deposito merci opere nuove, dove i temi della restituzione del senso della vita e della sua preziosità, del dolore ma anche della possibilità di ricostruire armonia attraverso incontri e percorsi di relazione, trovano nuove forme.
Una visione della vita detta, assolutamente non gridata, che trae autorevolezza dall'essere mite e che si offre a spettatori e spettatrici in una ricerca-offerta di sintonie e di nuovi legami o, anche, di ricerca della mediazione per risolvere i conflitti.

http://it.geocities.com/protagiurleo

Gheroartè è un'associazione culturale dedita all'arte e al recupero di aree dismesse.
In pochi anni ha trasformato la stazione ferroviaria di Corsico, abbandonata da quasi un decennio, in un luogo di scambi culturali e di sperimentazioni artistiche.
Progetta e realizza eventi, promuove artisti ed artigiani, rende possibili scambi tra linguaggi differenti, a diversi livelli.
Linea di un confine surreale, piccola oasi periferica, luogo di partenze ed arrivi, stimola nuove formule di vita, suggerisce modi su come attraversare luoghi e viverli.

n.m.

 

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22 Settembre – 18 Novembre 2006

Jana Sterbak

Galleria Raffaella Cortese
Via Stradella 7
20129 Milano

inaugurazione venerdi` 22 Settembre 2006 ore 12-21

La Galleria Raffaella Cortese e` lieta di presentare la prima mostra personale in Italia dell’artista ceco- canadese Sterbak. L’inaugurazione, alla presenza dell’artista, avviene in occasione di Start 2006, tre
giorni di arte contemporanea a Milano, durante i quali 31 gallerie restano aperte il 22-23-24 Settembre con i seguenti orari: venerdi` 22 dalle 12 alle 21, sabato 23 e domenica 24 dalle 12 alle 20.

L’opera di Jana Sterbak e` estremamente eclettica e in generale decisamente critica nei confronti della societa`. Negli anni ‘80 la sua ricerca si focalizza sul corpo, accostandosi alle riflessioni ed esperienze
dell’ultima body art: “Vanitas”, 1987, e` un abito realizzato con carne bovina cruda, che oggi appare come una veste di pelle essiccata. Il suo campo d’indagine include inevitabilmente un’analisi tagliente ed ironica dell’influenza del capitalismo sulla percezione e sulla cognizione umane: ”Generic man”, 1989, ritrae la nuca di un uomo sul cui collo appare tatuato il codice a barre. Infine anche la relazione tra arte e scienza assume un ruolo fondamentale nella sua pratica artistica: “Faradayurt”, 2001, e` una tenda costruita sul modello dello yurt dell’Asia Centrale protetta da un campo elettromagnetico (il cui
inventore e` Michael Faraday) che la isola seppur invisibilmente dal mondo esterno.

Opere in mostra:
Artist as Combustible e` una performance del 1986 in cui l’artista da` fuoco ai propri capelli, esplicitando la metafora dell’artista come generatore di energia.
Waiting for High Water e` un video a tre canali girato a Venezia nel 2004 durante il periodo dell’acqua alta. Come per l’opera presentata alla 50° Biennale di Venezia, in cui Jana Sterbak rappresento` il
Canada, la piccola telecamera utilizzata per le riprese e` stata posizionata sulla testa di un cucciolo di Jack Russell Terrier: in modo ludico l’artista ci obbliga a modificare la prospettiva e la percezione sulla citta` e sullo spazio.
February e` l’opera piu` recente di Jana Sterbak: una pista da pattinaggio di Montreal e` filmata in altissima risoluzione a camera fissa. Lo spettatore si trova di fronte ad uno scenario tanto
particolareggiato quanto un dipinto di Brueghel: un luogo quotidiano e apparentemente non interessante e` il soggetto di un equivalente contemporaneo dello stile rinascimentale nordico.

Jana Sterbak e` nata nel 1955 a Praga. Vive e lavora a Montreal, Canada.

n.m.

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sino al 29 ottobre

Berthe Morisot
« Regards pluriels »

musée de Lodève, France

aperta tutti i giorni escluso il lunedì 9,30 - 12 14 - 18

Catalogo Mazzotta.

n.m.

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6 settembre ore 20,45

Nadia Magnabosco e Marilde Magni discutono di arte al femminile con la storica d'arte Simona Bartolena in occasione della loro mostra, Donne di cuori, allestita alla Libreria della festa provinciale dell'Unità di Lecco in programma ad Osnago zona fiera dal 31 agosto al 10 settembre 2006.

n.m.

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Premi: il 'Tomasi di Lampedusa''ad Anita Desai
La scrittrice indiana ha vinto con 'Fuoco sulla montagna'

vedi sul sito la recensione di Silvana Ferrari

Assegnato alla scrittrice indiana Anita Desai il premio letterario 'Giuseppe Tomasi di Lampedusa'. La consegna del riconoscimento internazionale per il romanzo 'Fuoco sulla montagna' avverra' la prima settimana di agosto a Santa Margherita di Belice, cittadina in cui Tomasi di Lampedusa visse a lungo. La pubblica cerimonia si svolgera' nel Palazzo Filangeri di Cuto', storico luogo d'ispirazione de 'Il Gattopardo'.

n.m.

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sino all’8 ottobre 2006
Meret Oppenheim: le scintille dei sogni e degli oggetti

A cura di Therese Bhattacharya-Stettler

Kunstmuseum, Holderstr. 8-12, 3000 Berna 7, Svizzera

Il Kunstmuseum di Berna propone la più grande retrospettiva dedicata finora in Svizzera a Meret Oppenheim.
La mostra presenta oltre 220 manufatti, dipinti e disegni, tra cui il famoso "Déjeuner en fourrure", custodito gelosamente dal Moma di New York.
vedi informazioni dettagliate sul sito http://www.swissinfo.org


n.m.

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L' 11 luglio 2006, nell'ambito degli incontri organizzati per la Milanesiana 2006, abbiamo incontrato la grande scrittrice americana Joyce Carol Oates che ha risposto alle domande del pubblico e si è simpaticamente resa disponibile ad "autenticare" la recensione di Silvana Ferrari del suo testo "Storie americane" nella rubrica "Grandi lettrici crescono".

 

n.m.

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dall'1 al 15 agosto 2006

Antonella Prota Giurleo


Sala civica della Biblioteca comunale
piazza Maestri comacini; Vecchio Comune, piazza Abati. Civenna (Co)
Inaugurazione: Martedì 1 agosto alle ore 17,30 con performance
Curatrice: Camilla Cardani Rampin
Orari: 10 - 12.30; 16 - 19


L'agire di Antonella Prota Giurleo parte dal suo essere donna e dal senso che per lei hanno le relazioni con le altre persone e con il mondo.
A Civenna, nella Sala della Biblioteca, l'artista presenta i suoi collages, il gomitolo e i libri-quipus, nella loggia del vecchio Comune, l'installazione Il bucato.
"…una visione del mondo solo apparentemente solare che ci viene trasmessa attraverso installazioni riconducibili sempre a una dimensione satura di obliqui sguardi e di strappi non più ulteriormente riducibili. Le opere presentate abbracciano simbolicamente alcuni degli aspetti più significativi dell'esistenza, delle donne in particolare, che vanno dal quotidiano al sogno, dalla morte all'utopia. L'atteggiamento, il senso sotteso, l'induzione di pensiero sono i legami 'forti' che uniscono tra loro questi lavori fino a formare un grande affresco allegorico sulla vita... La performance 'Il testamento di Maria Helena' è la lettura di un testo poetico con inter-azioni tra attori e platea… Quello che avviene dopo la lettura del testamento è un'esplosione di gioia fatta di carta e di carte colorate che accoglie la platea rimasta fino ad allora in silente ascolto. Ma poi è il dono, inaspettato, immeritato, miracoloso: è come se la morte producesse rinascita, il rincrescimento e il lutto diventassero festa. Esorcismo o credo? Il segnale inviato è forte, e ciascuno non può che uscirne contaminato e turbato nei propri dubbi." (Donatella Airoldi, 2005)
"…L'armonia crea unità non annullando le differenze, ma generando una sintonia che attraversa e congiunge molteplici frammenti del reale. Forse ciò che metaforizza più efficacemente questa dinamica è il filo, un oggetto che nel percorso artistico di Antonella Prota Giurleo è presente in modo costante. Il filo come strumento del lavoro tipicamente femminile: quello di tessere, di intrecciare elementi eterogenei senza però renderli indistinguibili. La sottolineatura della femminilità di questa azione non è affatto pleonastica… (Roberto Borghi, 2002 )
"… Gomitolo: una massa in progress, cresciuta nel tempo e tessuta con fili di lana e cotone da diverse generazioni di donne. Quel viluppo aumenta o si dipana passando di mano in mano, di donna in donna, di luogo in luogo, in una catena ininterrotta di intrecci, di scambi, di solidarietà... Una frase di Adrienne Rich accompagna e completa il benefico rituale: "Sino a che non esisterà un forte filo ininterrotto di amore, approvazione ed esempio da madre a figlia, da donna a donna, di generazione in generazione, le donne continueranno a vagare in un territorio ostile". .. (Lorella Giudici, 2000)

n.m.

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sino al 24 settembre 2006

DISSERTARE/DISERTARE: arte al femminile

a cura di Associazione START



Centro Internazionale per l'Arte Contemporanea Castello Colonna
piazza San Nicola 1
Genazzano (RM)

Con la mostra Dissertare/Disertare il progetto omonimo, giunge ad una sua prima sintesi presentando il lavoro svolto da 12 Associazioni culturali e 11 curatori indipendenti.

Dissertare/Disertare è stato il dispositivo per dialogare con questi soggetti intorno alla validità della categoria “arte al femminile”, di quanto sia ancora presente e allo stesso tempo superabile. La mostra gioca con il tema proposto attraverso l’azione suggerita dai due verbi: Dissertare/Disertare diventa, dunque, oltre che gioco linguistico, anche un modo per prendere concretamente posizione attraverso le opere in mostra.

La ricerca relazionale ha permesso, inoltre, di mostrare diverse realtà culturali diffuse sul territorio italiano evidenziando così la caratteristica progettuale dell’intero lavoro.

In rete con: Ass. Chroma (Cosenza), Ass.dARTh (Bologna), Ass. 270 gg. (Roma), Ass. Grande Rettile (Livorno), Ass. Metart (Napoli), Ass. Museo Teo (Milano), Ass. Neon (Bologna), Ass. Numero Civico (Rovereto), Ass. Prometeo (Lucca), Ass. Plug (Venezia), Ass. Plug_in (Genova), Francesca Pasini (Milano), Laura Barreca (Roma), Angelo Bianco (Matera), Gabriele Gaspari (Roma), Marina Giordano (Palermo), Marco Izzolino (Napoli), Federico Mazzonelli (Trento), Costanza Meli (Palermo), Rossella Moratto (Milano), Mariella Rossi (Trento), Elvira Vannini (Bologna).

Artiste/i: Elisabetta Alberti, Alessandra Andrini, Elisabeth Aro, Atrium Project, Fabrizio Basso, Sara Basta, Bianco&Valente, Annalisa Cattani, Silvia Cini, Elena Cologni, Francesca Cristellotti, Simona Di Lascio, Christine De La Garenne, Simonetta Fadda, Mariana Ferratto, Valentina Glorioso, Ulrike Gruber, Alice Guareschi, Goldiechiari, Koroo, Lorenza Lucchi Basili, Sabrina Marotta, Libera Mazzoleni, Amanda McGregor, Dessislava Mineva, Motaria, Sabrina Muzi, Sandrine Nicoletta, Valentina Noferini, Anita Timea Oravecz, Paola Paloscia, Benedetta Panisson, Laurina Paperina, Arianna Pecchia Ramacciotti, Chiara Pergola, Luana Perilli, Maria Vittoria Perrelli, Michela Pozzi, Giada Giulia Pucci, Moira Ricci, Cloti Ricciardi, Francesca Riccio, Fiorella Rizzo, Stefania Romano, Anna Rossi, Ivana Russo, Nika Rukavina, Erica Sagona, Lucrezia Salerno, Guendalina Salini, Maria Salvati, Monica Stemmer, Federica Tavian, Adriana Torregrossa, Francesca Tusa, Sophie Usurier, Marta Valenti, Marcella Vanzo, Anna Visani, Elisa Vladilo, Cristina Zamagni.

Le necessità per cui è nato questo progetto sono molteplici. Introdurre le ragioni ora, vuol dire tradurre le esigenze uscite istintivamente e dargli un nome. Ci imbattevamo spesso in dissertazioni che provocavano dubbi e a volte sogni smentiti. Era come se la libertà di conoscenza e di comprensione ci fosse concessa senza avere la prova visiva di esperienze concrete… Studi e letture sono stati, come sempre, traduttori romantici dell’oggetto artistico. La voglia ora è quella di attingere a messaggi e storie, a domande o risposte altrui, proprie di questo tempo.
O meglio, «che l’occhio ascolti» come diceva Claudel, che il visibile torni ad essere leggibile, udibile, intelligibile di per se. «Mi piacerebbe dipingere canzoni d’amore e scrivere come un rapper», Marlene Duras confidava in un suo scritto,ma forse,come lei ancora racconta, «scrivere d’arte chiarisce confusioni e contraddizioni su queste faccende».
Non stiamo scrivendo senza occhi ma con la consapevolezza sotto le dita e non stiamo criticando ciò che vediamo ma forse ciò che a volte non sentiamo. START è un inizio, un modo per estroflettere un dibattito tra noi due all’esterno. Motore, azione (start!)… fascinazioni e teorie via via più attraenti sono state e continuano ad essere la base per guardare… miope una, ipermetrope l’altra… l’occhio comunque viziato dal cervello. Prima il sapere poi il vedere… Dissertare/Disertare è la prima occasione per affrontare una produzione con stretti legami con la società e liberarci, almeno in parte, delle molte briglie strutturali.

da http://www.undo.net/:

Dissertare/Disertare nasce nell’Aprile 2004 quando una galleria romana ci ha invitate a proporre due giovani artiste, per una mostra. Caso ha voluto che il tema vertesse proprio su un argomento che già da tempo caratterizzava i nostri studi. Così, come gli artisti lavorano per necessità, noi abbiamo gettato delle idee in uno scritto (un progetto-paroliere) che vuol far incontrare le nostre con quelle delle artiste italiane dell’ultima generazione. Da questo spunto è nata l’esigenza di compiere ''un’inchiesta'' di più ampio respiro: verificare la validità di assunti che hanno mosso molte artiste dei decenni Settanta e Ottanta.
Utilizzando un testo simbolo del dibattito femminista (Luce Irigaray, Speculum. L’altra Donna) abbiamo lanciato una provocazione a cui le artiste potranno dissertare o disertare. Sembra essere ormai convinzione comune che diritti e spazi acquisiti indichino un superamento di tematiche e dibattiti un tempo fecondi. La differenza di genere non è più un tema di riflessione e non si può più parlare di emarginazione sessista poiché assistiamo, per la prima volta nella Storia dell’Arte ad una parità di presenze, sulla scena artistica occidentale, di uomini e donne. E’ solo da pochi anni che le grandi istituzioni museali italiane dedicano grandi retrospettive all’arte contemporanea al femminile e non crediamo che sia una banale coincidenza se solo nel 2003 la Biennale di Venezia abbia deciso di riconoscere il lavoro di un’artista come Carol Rama con il Leone d’oro alla carriera. Se si parla molto di qualcosa ciò accade o perché è alla moda o perché è necessario parlarne.
Evidentemente un discorso (o meglio, una serie di discorsi) è ormai storicizzato e più facilmente intelligibile. La nostra esigenza è di considerare tutto questo non come una tesi definitivamente provata, ma come una ipotesi in parte da verificare. Per questa ragione Dissertare/Disertare non è il nome di un progetto, ma due verbi che invitano all’azione. Non è per puro vezzo stilistico che tutto parta da un testo (un progetto-paroliere) che tende più a far mostra di se e a solleticare fantasie e dubbi che a descrivere organicamente le fasi di sviluppo del progetto stesso. Il linguaggio, d’altronde considerato codice maschile imposto a tutto il genere umano, simbolo di predominanza sessuale, fu il nemico comune di molte teoriche del femminismo (e non solo). Scardinarlo, smontarlo per farlo collassare dal di dentro era il loro punto di partenza prima di poter occupare altri spazi preclusi. E’ così che uno dei temi più cari ad alcune come Irigaray, Cixous e Kristeva diventa l’input per una ricerca contemporanea.
Quali eredità hanno lasciato quei discorsi? Come è stato sorpassato e digerito un dibattito così capitale del secolo trascorso? Come si incontra con le problematiche contemporanee? E con entità distinte di questo ''gruppo'' definito ''nuova generazione''?
Così un progetto paroliere, un gioco provocatorio per verità sparse, come una ragnatela si amplia per poi mettere a fuoco il suo centro.
Gli obiettivi preposti spiegano in parte le strategie di lavoro. Comprendere lo stato dell’arte contemporanea al femminile attraverso più voci, menti ed occhi di tutto il nostro stivale innescando dibattiti, costruendo piccoli ponti tra i nostri confini, facendo conoscere realtà… interrogandosi ancora…
Non potevamo essere noi solamente a decidere quali artiste far parlare, ma abbiamo chiesto a più realtà di dare il loro contributo. Inizialmente il testo (un progetto-paroliere) è stato divulgato alle Associazioni Culturali sparse sul territorio italiano che si occupano di arte contemporanea. A sua volta ognuna di loro è stata invitata a segnalarci le proprie artiste; inevitabilmente le risposte sono arrivate anche da indipendenti. Ad oggi le due attività di diffusione e di ricezione seguono parallele. Le associazioni ci hanno spesso indicato altre associazioni o lo hanno fatto le stesse artiste. Un passaparola dinamico e fecondo, un modo per dissertare insieme disertando categorie ed etichette stilistiche.
L’idea di poter fare un lavoro più capillare e di arrivare in zone altrimenti irraggiungibili, si è rivelata faticosa, ma proficua. Dissertare/Disertare è un Giano bifronte che guarda alla scoperta di artiste, e a chi è dall’altra parte.
Crediamo sia molto utile creare una piattaforma di dialogo invece che un monologo. Il passo a due si vuole trasformare in un’affollata danza, e diffondere il progetto a ''palla di neve'' si è rivelata un’ottima idea. Le voci i chiacchiericci, i ripensamenti e le rinunce delle tante realtà contattate hanno generato un moto che ci sta permettendo di verificare e conoscere molte realtà lavorative, oseremmo dire di ''nicchia'', che compiono ricerche rigorose, ma spesso poco visibili. Tenendo a mente che ''dalla (esperienza del) passato, il presente agisce prudentemente per non guastare l’azione futura» (titulus nel quadro di Tiziano, Allegoria della Prudenza, 1565), ci auguriamo che sia possibile guardare alla produzione contemporanea con un occhio di riguardo a tematiche rivoluzionarie e con una consapevolezza autentica di ciò che è stato.

Associazione culturale START
Gaia Cianfanelli e Silvia Litardi


n.m.

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Dal 4 maggio al 3 settembre 2006
Oltre la ragione
Bergamo
PALAZZO DELLA RAGIONE
Piazza Vecchia
orario: mar-mer-gio 11 - 20; ven 11 - 23; sab e dom 11-20. Chiuso lunedì

Franca Settembrini,
Il sole travestito

"L’arte non dorme nei letti che sono stati preparati per lei,
fugge appena viene pronunciato il suo nome, ama l’incognito.
I suoi momenti migliori sono quando si dimentica come si chiama"
Jean Dubuffet

Qualche giorno fa ho avuto la fortuna di visitare questa mostra con un gruppo di amiche artiste e con la guida eccezionale della curatrice Bianca Tosatti che, con il calore avvolgente e ipnotico delle sue conoscenze, è stata capace di trasmetterci l'incanto e la magia dei panorami sotterranei dell'arte che, come dice la citazione di Dubuffet, non dorme nei letti preparati per lei ma trova forma e sostanza nelle sofferenze dell'anima.

"Universi impossibili, veri e propri "esercizi di meraviglia", nati sul filo invisibile che corre tra genio e follia, normalità e diversità. La mostra "Oltre la Ragione", curata da Bianca Tosatti, riunisce 600 opere, molte delle quali mai esposte in Italia e provenienti dalle più importanti collezioni museali di Francia, Svizzera, Austria, Belgio, California: dipinti, disegni, sculture, installazioni, arazzi, ricami, fotografie, abiti e ambienti di artisti consolidati italiani e stranieri come Wölfli, Ligabue, Nedjar, Gill, Darger, Merati, Zinelli, Podestà, Toris, Settembrini e molti altri.

Una straordinaria galleria di fortissime emozioni coinvolgerà lo spettatore in un saliscendi di gioco e angoscia, luci e ombre, sorrisi e urla, miracoli, catastrofi e nuovi, impensati, equilibri dell'immaginazione. Si apriranno finestre su mondi sconosciuti che è impossibile raggiungere se non attraverso i sentieri "laterali" e misteriosi della follia. Capolavori profetici e visionari di artisti "outsider", capaci di muoversi in assoluta libertà al di qua e al di là del rassicurante confine che divide ragione e follia , dentro e fuori della realtà e dell'immaginazione, ci restituiranno non semplici immagini ma vere e proprie mitologie individuali che nascono, crescono e si sviluppano secondo le libere e autentiche associazioni della fantasia. Lontano da quel gusto recitato per il sensazionale, per l'eccentrico e per la provocazione così diffuso nell'arte contemporanea cosiddetta "tradizionale", ma nel centro della verità: questo è il luogo dove abitano le opere in mostra."

http://www.oltrelaragione.it/

n.m.

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sino al 3 settembre 2006:

Cindy Sherman - Retrospective

Galerie Nationale du Jeu de Paume
Place de la Concorde - Jardin desTuileries , 75001 Parigi, Francia

Il Jeu de Paume di Parigi ospiterà sino al 3 settembre la mostra retrospettiva dell’artista-fotografa statunitense Cindy Sherman, grande regina del travestimento di sè davanti alla macchina fotografica. La Sherman fotografa infatti sempre sè stessa o i suoi alter ego come bambole o manichini, insistendo su particolari inquietanti come seni o grembi deturpati. Nata nel 1954 a Glen Ridge (New Jersey), attualmente vive e lavora a New York.

n.m.

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Dal 28 giugno al primo ottobre 2006
Tracey Moffatt - Between Dreams and Reality

SPAZIO OBERDAN
Viale Vittorio Veneto 2 (20124)
Milano

Si inaugura martedì 27 giugno allo Spazio Oberdan di Milano la prima grande mostra italiana dell’artista australiana Tracey Moffatt (Brisbane, 1960). La retrospettiva (promossa dalla Provincia di Milano e dal Museo di Fotografia Contemporanea) curata da Filippo Maggia, raccoglie oltre 120 fotografie più diversi film realizzati dalla Moffatt a partire dal 1989. “Making art is quite therapeutic”, ha detto una volta Tracey Moffatt parlando di sé. Questo breve assunto rivela molto della personalità dell’artista e soprattutto del suo modo di interpretare l’esperienza artistica, pratica che sovente si riferisce a storie e vicende personali.Di origini aborigene, ma cresciuta in una famiglia bianca cui era stata data in affido secondo la politica dell’epoca, Tracey Moffatt si lascia affascinare velocemente dalla cultura pop che caratterizza il clima di quegli anni. Immagini tratte da riviste, cinema e televisione iniziano a costituire quell’universo simbolico che diventerà un punto di riferimento nella maggior parte dei suoi lavori, accanto al tema sempre presente e in parte autobiografico della ghettizzazione-segregazione vissuta e intesa in tutti i suoi aspetti: razziali, sociali, sessuali.Ricordi infantili tornano alla memoria mescolandosi alla cultura di massa, alla cultura dominante nel nostro tempo, e non vi è più differenza. Tutto si confonde in un racconto poco lineare costruito su più livelli narrativi ed emotivi. Si colgono gli elementi di una storia, ma non il filo che li unisce. I racconti fotografici della Moffatt vivono anche di quei vuoti che dividono un’immagine dall’altra.In uno dei suoi primi lavori, la serie “Something More” (1989) una ragazza indigena che desidera “qualcosa di più” del lotto di terra in cui è costretta a vivere si veste con abiti che non le appartengono: poi la narrazione salta, per riprendersi e concludersi con la protagonista distesa su una strada che si perde all’orizzonte, emblematica e unica via di fuga. I colori sono forti, finti come scene allestite intenzionalmente per un set cinematografico. Vi è autobiografismo, ma è nello stesso tempo negato ed esaltato dalla finzione che torna ossessiva e invadente nei lavori dell’artista. Così pure in “Night Cries: a Rural Tragedy” del 1990, in cui il racconto di una donna di colore di mezza età resa schiava dalla madre bianca viene messo in gioco dall’atmosfera surreale che lo avvolge.Le venticinque fotografie che costituiscono “Up in the Sky” (1997) portano alle estreme conseguenze questo clima: una madre/Madonna, una bambina aborigena, uomini e donne che lottano. Intorno, il deserto. I colori assordanti riportano alla mente “Zabriskie Point” di Antonioni, ma anche la sensazione di solitudine disperata che fa da sfondo al “Deserto dei Tartari” di Buzzati. Sequenze interrotte, evocazioni. Eppure ogni cosa è bloccata, razionalmente organizzata e poi visivamente ricostruita.Quasi ironicamente, in “Scarred for Life” (1994) l’artista crea immagini che volutamente imitano la qualità e la composizione delle riviste degli Anni Sessanta per parlare dell’infanzia e di conseguenza della violenza domestica, della sessualità e dei problemi razziali. Sono tematiche forti, ma ogni situazione diventa particolarmente drammatica proprio perché raccontata con uno stile documentaristico da rivista scandalistica, condito con disarmante indifferenza, che finisce per ridurre ogni disgrazia ad una tragica, universale uguaglianza.Ancora l’emarginazione, anche se in altro contesto, in una serie più recente, “Forth” (2001) in cui l’artista ritrae la disperazione degli atleti arrivati quarti alle Olimpiadi di Sidney del 2000. Non immagini realistiche, bensì immagini spiccatamente pittoriche in cui l’elemento descrittivo viene messo in gioco a favore di quello coreografico ed evocativo.In uno dei suoi ultimi lavori, “Adventure Series” del 2004, la Moffatt torna a sfruttare il linguaggio dei media, le loro convenzioni - così come aveva fatto la Pop Art. Reinventa attraverso la fotografia “The Flying Doctor”, un fumetto comico all’epoca pubblicato dai quotidiani australiani. Ancora una volta, storia personale, cultura popolare e tematiche sociali si confondono e confluiscono forse più che mai nell’ultima serie dell’artista, “Under the Sign of Scorpio” (2005) in cui la finzione diventa travestimento e la donna – “sesso debole” – viene rappresentata e rivalutata attraverso icone femminili che hanno segnato la storia. Tracey Moffatt diventa Georgia O’Keffee, Indira Gandhi, Catherine Deneuve, tutte le donne nate, come lei, sotto il segno dello scorpione. Le reinterpreta trasformando nuovamente il suo vissuto, il suo sentire, in arte.

n.m.

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"Il peso dell'Arte "
15-30 Giugno 2006


Milano via Cesare da Sesto 24
tel.3355302106-orari:mart.merc.giov.17-19
a cura di Gianni Ottaviani


Lucia Abbasciano - Roberta Barbieri - Donatella Bianchi - Mario Borgese - Salvatore Carbone
Anna Catacchio - Doretta Cecchi - Chio'- Alfredo Cifani - Elena Ciuti - Giovanna Deffenu - Fausta Dossi Mavi Ferrando - Davide Ferro - Anna Filippi - Veronica Gallinger - Antonio Gandolfo - Grazia Lavia
Nadia Magnabosco - Massimo Maselli - Enrica Meli - Alvaro Occhipinti - Giannantonio Ossani
Gianni Ottaviani - Lorenzo Pietrogrande - Antonella Prota Giurleo - Karl Heinz Reister - Gabriella Ruggeri Jeannette Rutsche -Oreste Sabatin - Francesca Sacconi - Licinio Sacconi - Sergio Sansevrino
Stefano Soddu - Elisabetta Sperandio - Pippo Spinoccia - Dino Turturici - Silvia Venuti - Cristina Ventura - Franco Vertovez


Chi partecipa alla mostra ? Un gruppo di artisti di varie tendenze accomunati soltatnto dai limiti dimensionali dell'opera, dalla volontà di fare qualcosa insieme e dal tema/titolo della mostra, per dimostrare una volta di più quanto e quale sia il peso dell'Arte.
Il "peso" metaforico dell' Arte è immenso.
L'Arte insegna, condanna, protesta, provoca, esalta, spezza, dirompe, rivoluziona, disgusta, ammicca, commuove, intriga, eleva, appassiona, diverte, ama e fa innamorare....
Il "peso" reale dell'Arte varia attraverso il tempo.
Centinaia di migliaia di anni fa era ombra impalpabile e sacra di mani sulle pareti e le volte delle caverne, era graffito leggero come il vento, che ha sfidato il tempo per arrivare fino a noi; poi è arrivato il peso delle grandi tele che hanno navigato come vascelli carichi di tesori fino alle pareti dei Musei. Poi il ritorno alla leggerezza dei materiali sintetici, della fotografia, fino all'opera d'arte elettronica di oggi e di domani, più leggera dei graffiti primordiali perchè c'è, si vede, agisce, "pesa" ma è virtuale, elettronicamente metafisica...
Quanto al " peso "commerciale dell'Arte basta seguirne un pò il mercato: Le cifre spuntate alle aste per questo o quell'autore, le mode che ne costruiscono o demoliscono le fortune, i galleristi, i collezionisti....
Quanto " peso " per una mostra sola! Solo una collezione di bilance può ospitarlo!
Doretta Cecchi

n.m.

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Alfabeti
Collettiva di installazioni e tavole

Artiste e artisti: Donatella Berra, Leci Bohn, Giannetto Bravi, Mara Caruso, Gretel Fehr, Graciela Gutierrez Marx, Mavi Ferrando, Clara Luiselli, Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Franco Marongiu, Sandra Mazzon, Gianni Ottaviani, Zulema Estela Pecchi Barrientos, Iris Perez Ulloa, Antonella Prota Giurleo, Luca Rendina, Stefano Soddu, Antonio Sormani, Giuseppe Strano Spitu, Franco Tripodi, Alfredo West Ocampo.

Inaugurazione: Venerdì 9 giugno 2006, ore 17,30.- buffet e visita guidata alla mostra.

Biblioteca Gallaratese - Via Quarenghi 21 - Milano. - MM1 BONOLA - Bus 68, 69, 40, 80.
Orari: lunedì - venerdì 9.30 - 21.30, sabato 9.30 - 19.30.
In Biblioteca disponibile il CD con le immagini delle opere degli artisti invitati.

Giovedì 22 Giugno alle ore 17,00 incontro con alcuni degli artisti espositori.

La mostra assume i grafismi alfabetici come oggetto di interpretazione artistica.Una mostra all'interno della biblioteca pensata e realizzata per evidenziare il rapporto tra arte e scrittura-lettura; per esprimere il simbolico del linguaggio attraverso l'interpretazione di alfabeti reali e simbolici nella visione di artiste ed artisti italiani e dell'America latina. Una mostra che - scrive Donatella Airoldi - "ci conduce tra segni e simboli, scritture improbabili e immagini. Artisti a confronto con i loro enigmatici alfabeti carichi di senso e di verità nascoste." Ed è alla fascinazione di un viaggio tra arte e scrittura, modi diversi per comprendere e fare mondo, che spettatori e spettatrici potranno abbandonarsi.

Testi: Paolo Daffara, responsabile della biblioteca; Donatella Airoldi, critica. Curatrice: Antonella Prota Giurleo.

da Noi donne del (28 giugno 2006):

Modi di fare mondi
La fascinazione di un viaggio tra arte e scrittura nella mostra 'Alfabeti' a Milano dal 9 al 30 giugno, appuntamento da non perdere per chi si interessi di sconfinamenti tra linguaggi e culture differenti
Antonella Prota Giurleo

La nostra amica Antonella è curatrice di Alfabeti. Lei stessa artista, ci regala la presentazione di questa iniziativa di livello internazionale visitabile presso la, Biblioteca Gallaratese (Via Quarenghi 21, testi di ). "Sono un’ artista dai mille desideri. Desideri che talvolta litigano con il tempo ma che generalmente convivono in armonia e spesso si incontrano con quelli di altre ed altri rendendo possibile la realizzazione di progetti. Mi interessa riflettere sulle specificità di genere, mi piace proporre l’arte in luoghi inconsueti per offrirne l’opportunità di fruizione a chi altrimenti non ne godrebbe, mi sta a cuore permettere la possibilità, per ciascuna persona, di crearsi un gusto autonomo attraverso l’offerta di un diverso ventaglio di opportunità, desidero realizzare un confronto tra esperienze e linguaggi differenti, in specifico tra i linguaggi visivo e scritto.
Dall’incontro di desideri condivisi nasce la proposta fatta ad artisti ed artiste italiane e latinoamericane di ragionare sul rapporto tra arte e scrittura, realizzando opere da proporre al pubblico che frequenta la biblioteca di un quartiere periferico della città di Milano, la mitica e splendida Biblioteca Gallaratese.
Una mostra pensata e realizzata per esprimere il simbolico del linguaggio attraverso l’interpretazione di alfabeti reali e fantastici e che, come scrive Donatella Airoldi nel testo critico di presentazione, “ci conduce tra segni e simboli, scritture improbabili e immagini. Artisti a confronto con i loro enigmatici alfabeti carichi di senso e di verità nascoste.”
Ho invitato a partecipare artiste ed artisti che, alla luce di un proprio pensiero sul mondo, sanno trasformarlo, all’interno di una personale ricerca espressiva, in un fare visivo che fa della restituzione di senso l’obiettivo del proprio lavoro artistico. Dal confronto è nata una mostra che ritengo interessante per chiunque subisca il fascino della curiosità culturale e per chi si interessi di sconfinamenti tra linguaggi e culture differenti.
I lavori restituiscono una complessità di pensiero e di azione difficile da sintetizzare. Mi soffermerò qui sul lavoro delle artiste, accomunate dal desiderio della ricerca di un proprio dire sul mondo a partire da sé.
Tra le opere bidimensionali quelle di arte digitale di due artiste brasiliane, Leci Bohn e Mara Caruso, il cui lavoro Donna costituisce un omaggio alle pittrici Artemisia Gentileschi e Frida Kahlo; l’elaborazione di un ex libris sul tema degli angeli, tema caro alla mail artista argentina Iris Perez Ulloa; il collage di Zulema Estela Pecchi Barrientos, giovanissima artista peruviana, che accosta alla pittura elementi naturali; la poesia visiva e di denuncia sociale dell’argentina Graciela Gutierrez Marx, che termina spesso i suoi messaggi con l’esortazione:”Hasta la victoria de la poesia, siempre”.
Tre le sculture la Barchetta del sapere di Luca Rendina, il Libro d’artista di Giuseppe Strano Spitu e il Mare di parole di Mavi Ferrando che, come è sua consuetudine, gioca con ironia tra forme essenziali e barocche utilizzando segno e disegno per circoscrivere il vuoto sino a farlo diventare protagonista.
Diverse le installazioni. Donatella Berra rivisita in modo ludico il mito della torre di Babele mentre Gretel Fehr, alla quale è stato anche affidato l’allestimento della mostra, gioca con ironia con i dadi, dadi che riportano lettere di alfabeti di lingue diverse e una nota musicale, possibile linguaggio universale. Nadia Magnabosco basa il suo lavoro sulla ricerca dei mutamenti dell’identità femminile, rintracciando nell’iconografia dell’infanzia il nodo centrale della costruzione dell’essere e Sandra Mazzon realizza un’opera “ da leggere” utilizzando parole, frasi, poesie riprese da più contesti che incolla su due manichini per descrivere il suo pensiero in continua crescita. In Quipus, la mia installazione, il filo, strumento di lavoro tipicamente femminile, intreccia e annoda elementi eterogenei, libri e collages, restituendoli insieme ciascuno nella propria integrità.
Clara Luiselli dissemina tra i libri destinati all’utenza i frammenti di un proprio autoritratto; nessuno potrà avere né vedere l’intera immagine, così come è impossibile possedere l’interezza del sapere.
Importanti e serie anche le opere degli artisti. Oltre a quelle già citate, gli inediti alfabeti di Franco Tripodi, di Stefano Soddu e di Franco Marongiu; i paesaggi astrattivi di Antonio Sormani e i ritratti/pittogramma di Alfredo West Ocampo; il ragionamento sulla memoria di Gianni Ottaviani, quello sul sapere di Ruggero Maggi e quello sulla riproducibilità di Giannetto Bravi.
Opere varie e differenti, modi diversi per comprendere e fare mondo. Spettatori e spettatrici potranno abbandonarsi alla fascinazione di un viaggio tra arte e scrittura. E, se lo desiderano, potranno, attraverso la visione di un DVD, sapere qualcosa di più circa la poetica e il lavoro delle artiste e degli artisti".

(n.m)

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Dall'otto giugno al 30 settembre 2006
Francesca Woodman
Brescia
GALLERIA MASSIMO MININI
Via Luigi Apollonio 68 (25128)
+39 030383034 (info), +39 030392446 (fax)



In occasione della Biennale Internazionale di Fotografia di Brescia la Galleria Massimo Minini presenta una mostra dedicata a Francesca Woodman
orario: dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 19.30, sabato dalle 15.30 alle 19.30
vernissage: 8 giugno 2006. ore 18

Le fotografie in mostra sono tutte rigorosamente in bianco e nero, scattate tra il 1972 e il 1981, anno in cui la fotografa, appena ventitreenne, si toglie la vita. Un fatto che a posteriori può aiutare a comprendere a fondo il suo lavoro, segnato da scelte stilistiche originali e rivelatorie: la predilezione per alcuni luoghi ricorrenti - cornice o soggetto degli scatti - l’autoritrarsi, la preferenza per atmosfere angoscianti, visionarie e a tratti surreali. Il mezzo fotografico diviene strumento di autoanalisi, di ricerca per sondare nell’intimo la propria anima.
Woodman spesso ritrae se stessa in ambienti degradati, in stanze semivuote e fatiscenti o in luoghi che sembrano giardini incantati. Il suo corpo nudo non è mai al centro dello scatto, viene ripreso in un angolo della stanza, viene ‘privato’ ora delle gambe, ora della testa oppure nascosto da un velo o da uno specchio. Le immagini sono di una delicatezza e bellezza sorprendente, incuriosiscono perché non svelano apertamente, piuttosto sembrano suggerire, quasi sussurrare lo stato d’animo dell’artista, le sue ansie e i suoi giochi.
Le immagini di Francesca Woodman sono ricche di fascino perché senza tempo. Alcuni lavori hanno un sapore preraffaellita, altri reminiscenze surrealiste, ma risultano sempre molto intimisti e singolari. Ricorrenti sono elementi come lo specchio, il vetro, i fiori – in particolare le calle e i gigli – le conchiglie, i drappi dietro cui celare il volto e parti del suo corpo adolescente. Spesso tutto sembra immobile, la composizione dell’immagine studiata, in equilibrio tra i pochi oggetti e le figure inquadrati; altre immagini invece sembrano popolate da ‘fantasmi’, la persona è ripresa in movimento e non è del tutto percepibile, è ambigua, si deforma e l’atmosfera si carica di angoscia, di paura, di attesa.
Sembra che stia per succedere qualcosa di pericoloso o che il pericolo sia da poco passato ed ancora ve ne siano tracce.

(n.m)

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dal 9 giugno al 14 settembre 2006

Biennale Internazionale di Fotografia di Brescia 2006
Corsetto Sant’Agata 22, Loggia delle Mercanzie, 25122 Brescia

Appunti per una storia della fotografia al femminile



dal martedi' alla domenica dalle ore 10 alle 18 - lunedi' chiuso
inaugurazione venerdi' 9 giugno 2006 ore 17
sedi diverse
www.museokendamy.com

La II Biennale Internazionale di Fotografia di Brescia, edizione 2006, ha per titolo ‘Appunti per una storia della fotografia al femminile’, la sintesi di un concetto che non deve far pensare ad atteggiamenti di rivendicazioni femministe. L’arte non ha sesso. Semmai, sottolineare ‘le differenze’, supposte, sarebbe mortificante proprio per le donne che hanno lasciato, e continuano a lasciare, impronte indelebili nell’evoluzione della fotografia come arte autonoma. Obiettivo della Biennale della Fotografia di Brescia per l’anno 2006 e' di tracciare una guida di ‘appunti’ per metter in risalto un patrimonio di cultura e creativita' che traspare dalla storia della fotografia internazionale, fin dagli albori e che, per oltre centocinquant’anni, ha imposto un modo spesso assolutamente diverso di vedere. Insomma, una storia della fotografia osservata da angolature diverse che non manchera' di stupire per genialita' e sensibilita', per innovativi atteggiamenti e liberta' espressiva. Le artiste donne in fotografia sono state tante e bravissime, ed oggi sono protagoniste delle piu' rilucenti sfaccettature di un diamante purissimo, la fotografia nelle arti visuali, che sta regalando galattiche avventure nell’universo dell’immagine.

biglietto cumulativo intero euro 10 - ridotto euro 6

(n.m)

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6 - 7 giugno 2006

Quintocortile
viale Col di Lana 8 - 20136 Milano - tel. 338. 800. 7617
con la collaborazione di Archivio libri d’artista e Milanocosa

‘S/cambi poietici’
III RASSEGNA POESIARTE MILANO

Con questo terzo appuntamento di Poesiarte Milano, dopo il successo di critica e di pubblico delle precedenti edizioni (ciascuna prevedeva due giornate di kermesse e di incontro tra artisti, poeti, musicisti), abbiamo cercato strutture e formule di svolgimento della manifestazione che accentuassero le possibilità di scambio creativo tra i partecipanti. Di qui il titolo S/cambi poietici. Nell’era di un individualismo esasperato la soluzione plastica e organizzativa della manifestazione ruoterà intorno a una installazione collettiva realizzata su un albero del giardino con opere di mail art e poesie manoscritte. Happening finale: tutte le 'tessere' dell'installazione potranno essere scambiate tra gli artisti e i poeti presenti in una reale compartecipazione interattiva e ludica.

Poesiarte Milano si svolgerà a Quintocortile nei giorni martedì 6 e mercoledì 7 giugno 2005 con interventi poeti e musicisti dalle ore 17,30 alle ore 21,30. Presentazioni di Donatella Airoldi, Adam Vaccaro


Artisti: Pierre Abate, Lucia Abbasciano, Silvia Abbiezzi, Martino Barre, Elisabetta Baudino, Vera Benelli, Piergiorgio Beraldo, Marithe Bergamin, Luisa Bergamini, Rodolfo Berengo, Carla Bertola, Donatella Bianchi, Tomaso Binga, Theresina Bof Reis, Adalberto Borioli, Anna Boschi, Ernesto Bossi, Giorgio Brambilla, Maria Amalia Cangiano, LeoNilde Carabba, Lamberto Caravita, Salvatore Carbone, Mara Caruso, Alberto Casiraghy, Loriana Castano, Enrico Cattaneo, Doretta Cecchi, Francesco Ceriani, Silvia Cibaldi, Carla Crosio, Gian Carlo De Leo, Sissi De Martin, Adolfina De Stefani, Gianni De Tora, Mario Di Giulio, Riccardo Di Pietro, Terezinha Dirce Missel de Jesus, Maria Do Charmo Tonido Kuhn, Fausta Dossi, Gianni Drago, Jeanete Ecker Kohler, Maria Pia Fanna Roncoroni, Jacira Fagundes, Fernanda Fedi, Gretel Fehr, Giovanna Ferioli, Mavi Ferrando, Simonetta Ferrante, Marisa Ferrini Keble, Anna Finetti, Alfio Fiorentino, Gino Fossali, Donatella Franchi, Eliana Frontini, Barbara Gabotto, Patrizia Gabriele, Maria Grazia Galatà, Nise Gerbino, Gino Gini, Metta Gislon, Jane Maria Godoy Becker, Helene Gritsch, Francesco Guerrieri, Giacomo Guidetti, Luiza G.P. Gutierrez, Jane Kennedy, Helga Kirchner, Giò Lagòstena, Jane Machado, Ronaldo Machado, Silvia Manazza, Ieda F. Mariano, Gianni Marussi, Deo Miranda, Maria Esther Mussoi, Armando Ilacqua, Grazia Lavia, Pino Lia, Oronzo Liuzzi, Patrizia Lonardi, Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Giuseppe Magni, Marilde Magni, Silvia Manazza, Heda F.Mariano, Neiva Mattioli Leite, Sandra Mazzon, Enrica Meli, Adelaide Mertens, Annalisa Mitrano, Giorgio Nelva, Roberto Origgi, Giuseppe Orsenigo, Gianantonio Ossani, Gianni Ottaviani, Andrea Pagnacco, Maria Claudia Pena, Edy Persichelli, Laura Pitscheider, Simone Pompeo, Antonella Prota Giurleo, Rosella Quintini, Mara Eliane Radé, Eduardo Rangel Baptista, Stefania Ranghieri, Enzo Rizzo, Fedra Romano, Raffaele Romano, Vania Romano, Luciano Ronchi, Giovanni Rubino Gabriella Ruggeri, Rosalba Russo, Francesca Sacconi, Iara Saltiel, Marilia Saltiel Renck, Marina Sanchez, Sergio Sansevrino, Antonio Sassu, Stefania Scarnati, Paolo Scirpa, Caetano Sirlei, Spelta, Elisabetta Sperandio, Jane Beatriz Sperandio Balconi, Spinoccia, Angela Trapani, Roberto Vecchione, Paola Venezia, Armanda Verdirame, Rosanna Veronesi/Elena Granata, Gaetano Vicari, Guido Villa, Clotilde Vitrotto

Poeti: Silvio Aman, Amedeo Anelli, Claudia Azzola, Fabrizio Bianchi, Rossana Brambilla, Luigi Cannillo, Laura Cantelmo, Roberto Caracci, Annamaria De Pietro, Mariella De Santis, Adele Desideri, Lucia Drago, Gabriela Fantato, Giancarlo Fascendini, Ivan Fedeli, Beno Fignon, Gabriella Galzio, Gabriella Girelli, Alberto Mari, Meeten Nasr, Guido Oldani, Alessandra Paganardi, Enrico Pudilli, Maria Pia Quintavalla, Franco Romanò. Ottavio Rossani, Marco Saya, Gladys Sica, Ivana Tanzi, Adam Vaccaro
Musicisti: Guido Dosso (chitarre), Camilla Ferrarese (flauto), Giorgio Foti (chitarra, voce), Norma Regina Marazzi (flauto), Annamaria Mainetti (flauto), Federico Rossini (flauto), Marco Saya (chitarra jazz)


I Giornata – martedì 6 giugno dalle 17,30 alle 21,00
letture dei poeti: Silvio Aman, Claudia Azzola, Fabrizio Bianchi, Rossana Brambilla, Luigi Cannillo, Annamaria De Pietro, Mariella De Santis, Adele Desideri, Lucia Drago, Giancarlo Fascendini, Gabriella Girelli, Meeten Nasr, Guido Oldani, Enrico Pudilli, Ottavio Rossani
Sono previsti un intervallo per visione opere degli artisti e intermezzi musicali con i flautisti: Camilla Ferrarese, Annamaria Mainetti, Norma Regina Marazzi, Federico Rossini

II Giornata – mercoledì 7 giugno dalle 17,30 alle 21,30
letture dei poeti: Amedeo Anelli, Laura Cantelmo, Roberto Caracci, Gabriela Fantato, Ivan Fedeli, Beno Fignon, Gabriella Galzio, Alberto Mari, Alessandra Paganardi, Maria Pia Quintavalla, Franco Romanò, Marco Saya, Gladys Sica, Ivana Tanzi, Adam Vaccaro
Sono previsti un intervallo per visione opere degli artisti e intermezzi musicali con Marco Saya alla chitarra jazz; Guido Dosso (chitarre) e Giorgio Foti (chitarra, voce)
organizzazione generale a cura di: Mavi Ferrando, Donatella Airoldi (Associazione Quintocortile) con la collaborazione di: Adam Vaccaro (Associazione Milanocosa) - Fernanda Fedi, Gino Gini (Archivio libri d’artista)

(n.m)

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ROSEMARIE TROCKEL
Menopause

20 Maggio – 27 Agosto 2006

MAXXI -MUSEO NAZIONALE DELLE ARTI DEL XXI SECOLO
(Roma, via Guido Reni 2)




"Menopause" e "Post-Menopause" sono rispettivamente il titolo della mostra e il titolo del catalogo che accompagnano la mostra di Rosemarie Trockel prima al Museum Ludwig di Colonia e ora al MAXXI di Roma.
La scelta dei titoli operata dall'artista è già di per sé una chiara ed evidente allusione al trascorrere della vita, alla transizione da una condizione esistenziale all'altra. È un esplicito riferimento ad un momento cruciale dell'esistenza di ogni donna, a quel momento che divide l'esistenza femminile in un "prima" e un "dopo". Per Rosemarie Trockel, Menopause significa metafora della vita matura, metafora di quel momento dell'esistenza in cui ci si trova in una sorta di ideale osservatorio da cui è possibile guardare retrospettivamente, con lucidità e precisione, tutta la propria esistenza ed il proprio percorso artistico per tutta l'estensione e la durata del suo ciclo di fertilità.
La mostra "Menopause" si sviluppa a partire da gruppi di opere che coincidono con i due cardini principali che sorreggono tutto il lavoro dell'artista: il corpo di lavori costituito dalle opere lavorate a maglia, di cui questo catalogo offre anche un elenco ragionato, e una serie di sculture "da camera" di piccole dimensioni che costituiscono un compendio delle varie e multiformi direzioni in cui si è sviluppato il lavoro dell'artista dal 1983 ad oggi.
Le opere, largamente conosciute come "lavori a maglia", iniziati nel 1985 e realizzati con costanza e continuità negli ultimi 21 anni, offrono le più diverse, complesse e articolate letture. Possono, ad esempio, evocare un'analisi della produzione industriale contrapposta a quella artigianale così come tutta la tradizione e le implicazioni storico-sociali legate all'esecuzione manuale degli oggetti. L'origine di questa serie di opere è nel disegno elaborato graficamente al computer che successivamente viene trasferito su telaio industriale per l'effettiva tessitura.
Con queste opere, Rosemarie Trockel ripercorre, forse anche con una certa ironia, pratiche artistiche minimali mediante tecniche ascrivibili all'universo femminile anticipando così, in qualche modo, alcuni contenuti espressi da quello che, nell'ambito della critica femminista, è considerato un saggio oggetto di culto: "Minimalism and the Rhetoric of Power" di Anna Chave.

[1] I lavori a maglia di Rosemarie Trockel possono altresì essere fortemente ricondotti all'esperienza artistica concettuale, come per esempio alle riedizioni a maglia delle macchie Rohrschach, oppure riallacciarsi ad una visione decorativa dell'arte, indirizzata ad un pubblico vasto e anonimo, con la riproduzione in serie di loghi e simboli, come la falce e il martello, il coniglietto icona della rivista Playboy o il marchio della pura lana vergine che, a sua volta, riprende un altro tema ricorrente nell'arte concettuale: la tautologia. A proposito del concepimento delle opere a maglia, nel corso di un 'intervista con Isabel Graw, Rosemarie Trockel afferma: "Negli anni 70 c'erano molte discutibili mostre d'arte di artiste donne, soprattutto sul tema della casa. Ho cercato di portare la lana, considerata un materiale femminile, al di fuori da questo contesto e di rielaborarla in un processo produttivo neutrale. Quel semplice esperimento divenne il mio marchio di fabbrica, cosa che realmente non volevo".

[2] Il secondo nucleo di lavori in mostra consiste in una serie di piccole sculture presentate all'interno di teche costruite appositamente per le esposizioni al Museum Ludwig e al MAXXI. Si tratta di una pratica di allestimento che trova similitudini nei Cabinet de Curiosités tipici del museo settecentesco, ovvero vetrine per la collezione e la conservazione di reperti storico-antropologici il cui scopo era di illustrare attività legate a una ritualità lontana e sconosciuta e descrivere, attraverso le poche o molte tracce pervenuteci, un'anima e una sensibilità attuale e immaginifica. Gli oggetti che Rosemarie Trockel ci presenta nelle sue teche fanno riferimento al ruolo del corpo, alla rappresentazione sociale dei generi, alle teorie imposte dalla società sull'identità sessuale e hanno la caratteristica di essere costituiti dai più disparati materiali di uso quotidiano come gesso, legno, stoffa e molti altri comunemente associati all'universo domestico.

Con allusioni sia a quella che solitamente si definisce "cultura alta" che a quella "bassa", visiva e popolare e ricorrendo spesso a icone del mondo del cinema come Brigitte Bardot o a immagini dal mondo animale, Rosemarie Trockel si interroga sulla condizione umana, sul ruolo della donna all'interno della nostra società così come sul ruolo dell'artista e sulla natura del mondo animale ("ogni animale è un artista", eco ironica al dettato di Joseph Beuys: "Jeder Mensch ist ein Künstler - ogni uomo è un artista"). A questa serie di sculture, e con simile intento archiviale, si accostano una serie di progetti per libri e quaderni eseguiti tra il 1985 e il 1995, in cui il compito di descrivere il mondo emotivo, i dubbi, le considerazioni dell'artista viene affidato alla parola scritta ed al disegno. Come indicato dalla scritta che appare nell'opera che a Roma annuncia la mostra di Rosemarie Trockel "Menopause"

[3], è dello spettatore il compito di guardare indietro e di seguire l'esortazione Stell dir vor ("Immaginati!").

Paolo Colombo, Curatore MAXXI
Museo nazionale delle arti del XXI secolo

(n.m)

vedi Se la lana è usata come una matita

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Rosemarie Trockel

dal 17/5/06 al 30/6/06

Accademia Tedesca Villa Massimo
Largo di Villa Massimo 1-2
Roma


Mostra dedicata ai disegni di Rosemarie Trockel, una delle artiste piu' importanti nel panorama internazionale.

In mostra una preziosa selezione di circa venti disegni provenienti dalla collezione del Centre Pompidou/Muse'e National d’Art Moderne di Parigi.

La mostra, che si terra' dal 19 maggio al 30 giugno 2006, curata da Jonas Storsve (Centre Pompidou) e Joachim Bluher (Villa Massimo), si avvale anche di una collaborazione con il MAXXI, dove, durante lo stesso periodo si terra' una grande mostra della stessa artista.

Il lavoro di Rosemarie Trockel, in cui si compenetrano stili e materiali, e' misterioso ed evocativo, sottile e provocatorio. La Trockel ha esposto nei piu' importanti musei del mondo, come il Centre Pompidou di Parigi (2000), il DIA Center of the Arts di New York (2002), ha partecipato alle piu' importanti rassegne internazionali, come la Biennale di San Paolo del Brasile (1994) e la Biennale di Venezia nel 1999.

(n.m)

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fino al 3 settembre 2006

Maya Lin:
Systematic Landscapes


Stroum and East Galleries
Henry Art Gallery

SEATTLE


"This spring, the Henry devotes its expansive Stroum and East Galleries to a dramatic exhibition of new work by Maya Lin. Systematic Landscapes, organized by Henry Art Gallery Director Richard Andrews, focuses on a trio of large-scale sculptural installations that offer a different means for viewers to encounter and comprehend the landscape. 2x4 Landscape is a vast hill or wave built of 65,000 boards set on end; Water Line, a distorted grid in space, can be walked under or viewed from above. Visitors can walk through Blue Lake Pass, modeling an actual mountain range near the artist's Colorado home that is sliced into a grid. Maya Lin. Blue Lake Pass. (Detail, installation view). 2006. Duraflake particleboard. Each block is 3'x 3' (20 blocks total), 18'x 23'overall. Courtesy of the artist and Gagosian Gallery. Photo: Colleen Chartier.Systematic Landscapes complements the Confluence Project, a grand collaboration between Lin, the Confederated Tribes of the Umatilla, the Nez Perce Tribe, the Lewis and Clark Commemorative Committee of Vancouver/Clark County, and the Friends of Lewis and Clark of Pacific County. The models and designs on view mark sites of contact along the Columbia River between Native Americans and the Lewis and Clark Expedition.Maya Lin has continuously addressed notions of landscape and geologic phenomena in her work. She has an extraordinary ability to convey complex and poetic ideas using simple forms and natural materials. She thinks and works in a scale that relates to the land. This exhibition is a meditation on our relationship to landscape, whether direct or reinterpreted via computer or satellite imagery. Wedding a deep interest in forces and forms of nature with a long-term investigation into the possibilities of sculptural form to embody meaning, Systematic Landscapes offers a rich, immersive experience for visitors. Following the model of previous Henry exhibitions of the work of Ann Hamilton and James Turrell, Systematic Landscapes confirms the museum's commitment to the art of our time and to the possibilities of contemporary installation art. "

per altre informazioni sull'artista vedi Maya Lin
                                                                                                                                                                                 (m.m)

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Nadia Magnabosco Marilde Magni

nonsolobianco

dal 22 maggio 2006 al 9 giugno 2006

Università degli Studi di Milano - Bicocca
Piazza dell'Ateneo Nuovo, 1

Un foglio bianco datemi un foglio bianco
altrimenti sarò costretta a scrivere
sul velluto di questo treno che rotola …

Gabriella Lazzerini


Partire dal bianco significa partire da sé, alla ricerca dell'innocenza originaria della nostra interiorità, quel bianco incontaminato dell'inizio che nel percorso della vita si è intriso dell'azzurro dei nostri sogni, del rosso delle nostre emozioni, del verde dei nostri desideri, del nero delle nostre contraddizioni e dell'arcobaleno delle nostre esperienze. Ogni sensazione, passione, paura o indifferenza ha lasciato su questo bianco il suo segno, spesse stratificazioni di colori, disegni e parole, e altrettante sovrapposizioni di cancellature e silenzi che lo hanno addensato sino a rendere incerta la sua trasparenza, creando quel paesaggio nebbioso che offusca i contorni del visibile ma permette di spaziare nell'immaginario dell'irreale e nei territori delle possibilità. Nascono così queste opere: piccole tessiture di paesaggi interiori scavati nel bianco dell'immaginario e posti agli interrogativi e alla scoperta dello sguardo altrui perché, come ha scritto qualcuno sui muri della città, ogni spazio bianco è una poesia nascosta. Che ognuno legge come vuole.

(m.m)

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fino al 17 settembre

Eva Hesse: Sculpture


The Jewish Museum
1109 Fifth Ave., New York, NY 10128
at 92nd St.
212-423-3200
Type of Show
Museum Exhibits, Postwar/Contemporary, Sculpture
Schedule
Mon-Wed, Sun, 11am-5:45pm; Every Thu, 11am-8pm; Every Fri, 11am-3pm


In 1968, the sculptor Eva Hesse (1936-1970) began a piece called Repetition Nineteen, a group of nineteen fiberglass "buckets." She rejected the first buckets made by the fabricator because they all looked the same. Each, she said, must have a distinct character. And the grouping must be randomly arranged and not fixed into an orderly grid. This sort of challenge to traditional Minimal aesthetics is what's typically emphasized about Hesse. It's the easiest way to discuss her art. Her pigeonhole. She's the seducer of the grid, the un-Judd, who uses Minimalist ideas but also brings into play the irregular, the messy, and the chaotic. What this academic approach can't suggest-and photographs of her work can't reveal-is the uncanny presence of her sculpture. Hesse is the most elusive artist of her generation. Her fiberglass buckets aren't just fiberglass buckets. They're almost alive.
"Eva Hesse: Sculpture," organized by Fred Wasserman and Elisabeth Sussman for the Jewish Museum, focuses on the artist's breakthrough exhibit at the Fischbach Gallery in 1968. It also includes a few pieces made before and after this show and, in the final room, a collection of biographical material. Hesse died young, of a brain tumor and it's easy to endow her abbreviated life with a sentimental aura. She wouldn't have liked that. Her particular victory was to surmount the merely or quaintly personal. But separating her art from her life with too much severity can also become precious. Hesse's brief oeuvre is now rapidly decaying, especially her latex sculptures. The image of brevity, in the art and the life, is now inescapable-and piercing. - Mark Stevens
                                                                                                                                                                                                                 (m.m)

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fino all'undici giugno 2006
SONIA DELAUNAY

ATELIER SIMULTANÉ
1923-1934

Villa del Cedri, Bellinzona
Orario: ma-ve 14-18
sa, do, festivi 11-18
lunedi chiuso
Entrata: fr. 8.- ridotti fr. 5.-
info: www.villacedri.ch 

Sonia nasce nel 1885 a Odessa. Dal 1905 studia a Parigi, dove incontra Braque e Picasso. Nel 1910, il matrimonio con Robert Delaunay, con il quale installa l'atelier di rue des Grands-Augustins, attivo sino al 1935. La prima opera astratta - un patchwork per il figlio - come "i contrasti simultanei", risale al 1911. Negli anni seguenti, con Robert, frequenta Apollinaire e Cendrars, Breton e Tzara. Sonia esegue progetti per manifesti, lavori in ceramica, decorazioni e arredi. La prima committenza per la realizzazione di tessuti industriali è del 1923, l'anno della produzione teatrale di "Le coeur à gaz" di Tzara, con i suoi disegni per i costumi. Progetta scene e costumi per i balletti, partecipa alla creazione di manifesti luminosi e alle decorazioni di arte murale. Nel 1941, dopo la morte di Robert, si reca a Grasse, dove frequenta Arp e Magnelli, con i quali partecipa alle rassegne di tendenza dell'arte astratta. A partire dagli anni sessanta, musei e gallerie di tutta Europa seguono con attenzione la sua opera e quella di Robert, frutto di una ricchissima donazione al Musée d'Art Moderne "MAM" di Parigi nel 1963, proprio ora ripresentata al Centre Pompidou. Sonia muore nel 1979 a Parigi. Al 1984 risale la prima edizione italiana dell' "Atelier simultané 1923-1934" il cui insieme delle carte è all'origine della presente esposizione.
                                                                                                                                                                                                                   (m.m)      

                                                                                   
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sino al 10 luglio 2006

LORNA SIMPSON

MOCA Museum of Contemporary Art
South Grand Avenue 250, 90012 Los Angeles, CA, USA

Una delle più importanti artiste della sua generazione, Lorna Simpson è una videoartista newyorkese impegnata socialmente che scrive e fotografa. Crea installazioni sulla costruzione dell'identità, sull'identità di genere e di classe. La mostra raccoglie una ventina di immagini con testi e cinque film realizzati tra il 1997 e il 2003.

(n.m)

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C'è un posto per tutti

Installazione artistica c/o nuovo Centro Civico di via Vercelli a Vanzaghello (Mi)

La mostra rimarrà aperta
il 30 aprile
ore 12.00 - 19.00
e dal 3 al 14 maggio 2006
Mercoledì-Sabato-Domenica
dalle ore 15.00 alle 19.00
per informazioni tel. 0331306177

Allestimento esterno realizzato da Atelier di Pittura Adriano e Michele - centro di riabilitazione psichiatrica Fatebenefratelli S.Colombano al Lambro (MI)

(n.m)

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sino al 7 Maggio 2006

Maria Lassnig, Liz Larner

Two or Three or Something

Kunsthaus Graz - Austria
Ma – Do dalle 10.00 alle 18.00, Gio dalle 10.00 alle 20.00


Il linguaggio specifico e formale della pittura e della scultura viene studiato nella mostra Due o Tre or Somethings sulla base delle opere di Maria Lassnig, una delle artiste più significative del panorama pittorico contemporaneo in Austria, e di Liz Larner, scultrice californiana.
I lavori delle due artiste rappresentano una profonda e lucida analisi della psiche umana, portata avanti con particolare sensibilità ed attenzione verso il linguaggio delle forme. Elemento comune alle opere di Maria Lassnig e Liz Larner é il sincero ed onesto tentativo di superare l’autoritratto quale motivo modernistico tuttora dominante della mitologia artistica, e di delineare percorsi soggettivi, che si sviluppino attraverso una rete di connessioni e relazioni psicofisiche.

(n.m)

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sino al 14 maggio

Oltretutto
Tina Modotti, lo sguardo ribelle

Roma
COMPLESSO DEL VITTORIANO
Via Di San Pietro In Carcere (00186

A più di 60 anni dalla morte, il Complesso del Vittoriano di Roma celebra, dal 27 aprile al 14 maggio 2006, la figura di Tina Modotti con la mostra "Tina Modotti. Arte Vita Libertà": un'ampia selezione tra immagini e documenti che illustrano l'opera di una fotografa dalla figura leggendaria che si nutre di una fama di donna indipendente, di rivoluzionaria "pasionaria", legata nella vita a uomini dalle forti aspirazioni artistiche e politiche, da lei completamente condivise.La mostra, attraverso circa un centinaio tra immagini e documenti, vuole descrivere i valori di vita, arte e libertà di una donna le cui idee, suggestioni, battaglie e inquietudini appartengono alla memoria del Novecento.

vedi http://www.comitatotinamodotti.it/tina.htm

(n.m)

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Istituto di Istruzione superiore
ITALO CALVINO
Via K.Marx, Noverasco di Opera, 025300901

12-13-14 maggio 2006

TEMPI VARIABILI

Assemblaggi
di ELISABETTA BAUDINO

Inaugurazione Venerdì 12/5 - ore 12,30
Orari: sabato13/5 ore 9-21, domenica14/5 ore 9-17

Nell'ambito della mostra saranno presentati alcuni contributi degli studenti sul tema del Tempo

I personaggi che abitano la mostra a volte sono immagini di donne, nate da assemblaggi di legni, pietre, cartapesta o CD. A volte sono piccole figure di gomma, di legno o di carta che si arrampicano o stanno in equilibrio su legni ed installazioni, cullandosi in momenti preziosi, cercando di cogliere buoni attimi o esplorando tempi sedimentati, dimensioni virtuali o ancestrali, complessi labirinti cronologici: sono figure in tempi variabili sempre alla ricerca di senso da condividere ed indicano che l'esperienza rigenerante della creazione artistica è sempre esperienza di relazione.
Proporre questa mostra negli ambienti dell'istituto 'Italo Calvino' ha significato, dunque, cercare un confronto, aprire un dialogo con gli studenti , a partire da semplici immagini da scegliere e titolare, rubando minuti a qualche lezione canonica.
Dai brevi e frammentari momenti di incontro, frazioni di tempo così naturali oggi per i giovani, sono nate domande, pensieri, curiosità, spontanee partecipazioni, desideri di approfondimento, voglia di fare insieme e di far capire, disponibilità a comunicare: materie prime per l'arte e per la scuola.Qual è la percezione che del Tempo hanno i giovani?Giocando con la velocità delle intuizioni, oltre le timidezze, alcuni hanno costruito piccoli percorsi che parlano di amicizie, di storie personali, di radici e di semine reali e metaforiche, di miti contemporanei e di vacanze, ma anche di Niente o di tempo che fugge, di come funziona il mondo o di fantasticherie: voci spesso sotterranee nella scuola, che vale invece la pena di ascoltare con attenzione.

(n.m)

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sino al 3 giugno 2006

Le stanze di Elsa. Dentro la scrittura di Elsa Morante

Roma
BIBLIOTECA NAZIONALE CENTRALE
Viale Castro Pretorio 105 (00185

È dedicata ad Elsa Morante (Roma 1912-1985) la mostra di Roma, dal titolo Le stanze di Elsa. Dentro la scrittura di Elsa Morante al via dal 27 aprile negli spazi della Biblioteca Nazionale Centrale.

In mostra l’Archivio di Elsa Morante conservato dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, arricchito da quadri e oggetti appartenuti alla scrittrice, dai libri della sua biblioteca e dalle carte conservate dagli eredi. Il materiale dell’Archivio permette di seguire l’elaborazione delle 5 opere principali della grande scrittrice novecentesca: Menzogna e sortilegio - L’isola di Arturo – La Storia – Il mondo salvato dai ragazzini – Aracoeli. I manoscritti dei romanzi e la scrittura riprodotta, ingrandita, proiettata saranno il filo conduttore dell’esposizione che ricostruisce il processo narrativo dal primo nucleo tematico fino alla stesura definitiva. Una mostra prevalentemente puntata sulla scrittura che ricrea simbolicamente i diversi laboratori/stanze in cui di volta in volta si sviluppa il percorso di stesura di ogni opera. Fra i documenti, molti originali e inediti che documentano la incessante attività della Morante e rivelano la sua versatilità che si è espressa anche nella stesura di racconti e nell’illustrazione di fiabe, nella vasta produzione narrativa destinata alle riviste, nella collaborazione con la RAI e negli interventi sui giornali. Manoscritti e dattiloscritti di testi editi e inediti, diari, quaderni e bozze di stampa, un romanzo incompiuto, racconti e novelle, lettere, collaborazioni radiofoniche arricchiscono la prospettiva della mostra rivelando aspetti inediti e collegamenti imprevisti; tali documenti aprono nuovi scenari sulla produzione della scrittrice e completano ed integrano l’Archivio già posseduto dalla Biblioteca Nazionale.

(n.m)

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sino al 30 luglio 2006 Castello di Rivoli - Torino

Susan Hiller

Concetto, Corpo e Sogno

La rassegna presenta opere di artisti “classici” dell’arte concettuale come Joseph Kosuth e Lawrence Weiner, artisti come Dan Graham che hanno sviluppato in direzioni diverse un’analisi concettuale della percezione e dell’esperienza, ed altri, non tradizionalmente definiti come ”concettuali”, che hanno invece agito nell’ambito della performance, dell’installazione e dell’esplorazione del lato misterioso e meno razionale della mente, come Joan Jonas e Susan Hiller. La mostra si articola in cinque personali presentate in successive scadenze da Carolyn Christov-Bakargiev: Lawrence Weiner (28 marzo – 30 luglio), Susan Hiller (11 aprile – 30 luglio), Dan Graham (29 aprile – 30 luglio), Joseph Kosuth (16 maggio – 30 luglio), Joan Jonas (30 maggio – 30 luglio). Ogni personale presenta opere storiche accanto a progetti più recenti o inediti dell’artista. Grazie a Fondazione CRT Progetto Arte Moderna e Contemporanea, sette delle opere presentate entrano nella collezione permanente del Castello di Rivoli.

 

Nata nel 1940 in Florida, Susan Hiller compie studi di arte e antropologia. Nel 1969 si trasferisce in Inghilterra dove tuttora vive e lavora. Nei primi anni Settanta, in antitesi alla linea più razionalistica dell’arte concettuale e minimalista, ed in linea invece con alcuni aspetti del pensiero femminista dell’epoca, Hiller si fa conoscere per la sua innovativa pratica artistica. Realizza infatti opere ed eventi collettivi con la partecipazione di gruppi di persone, fondati su metodologie caratteristiche, fino ad allora, della ricerca antropologica più che artistica. Hiller utilizza linguaggi diversi – dalla performance all’installazione, dalla scultura all’opera video e audio. Tutte le sue opere hanno inizio dall’osservazione di un elemento culturale peculiare della società. Al Castello di Rivoli vengono presentate Dream Mapping
(Mappatura del sogno, 1974), Dedicated to the Unknown Artists (Dedicato agli artisti sconosciuti, 1972/6) e Witness (Testimone, 2000). In Dream Mapping (Mappatura del sogno, 1974), l’artista organizza un laboratorio di studio dei sogni, documentando l’esperienza collettiva e personale di un gruppo di partecipanti a una gita in campagna dove hanno campeggiato e sognato per tre giorni. L’aspetto della sua opera che maggiormente ha influenzato le generazioni artistiche successive è la creazione di lavori “museologici” come Dedicated to the Unknown Artists (Dedicato agli artisti sconosciuti, 1972/6), opera basata sulle modalità di presentazione tipiche dei musei tradizionali. In lavori come questo, la tecnica artistica mima e ripete quella classificatoria di un’archivista che ordina i “reperti” di una cultura. Hiller mette in luce le zone e i luoghi apparentemente meno importanti della vita quotidiana, ciò che viene solitamente ignorato, o gli aspetti dimenticati della nostra condivisa produzione culturale. I suoi progetti sono stati descritti come delle vere e proprie “investigazioni nell’inconscio della cultura”. L’artista sonda il male, il sogno, l’irruzione dell’inconscio nel quotidiano ponendo uno sguardo sia concettuale sia antropologico sui funzionamenti misteriosi e nascosti del pensiero, sul rapporto tra mondo visibile e mondo invisibile, sulla follia. Indaga elementi disparati quanto il sogno, la scrittura automatica, fenomeni extra-sensoriali, ma anche gli effetti e le pratiche meno conosciute di persone che usano cabine da fototessere, la carta da parati, l’osservazione degli UFO, le raccolte di cartoline e altri aspetti e luoghi marginali della cultura popolare. Nella recente installazione sonora Witness (Testimone, 2000), realizzata per la prima volta in una chiesa di Londra su commissione di Artangel, lo spettatore attraversa un labirinto acustico nel quale le voci registrate di diverse persone raccontano esperienze e visioni paranormali.

(n.m)

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JENNY HOLZER XX.
Sharp dialectis in the charged field of art and politics



17.05.2006 - 17.09.2006

MAK Exhibition Hall
Stubenring 5, A-1010 Wien
Orari: mar 10-24, mer-dom 10-18, lunedì chiuso

Dal 17 maggio Jenny Holzer. reduce da una grande mostra a Londra, inserirà i suoi messaggi silenziosi, tratti da diversi poeti contemporanei, nei luoghi pubblici di Vienna, a partire dalla hall del museo d'arti applicate MAK, dove saranno proiettati testi della scrittrice austriaca premio Nobel Elfriede Jelinek. Altre scritte luminose ricavate dai testi di Wislawa Szymborska, Yehuda Amichai , Henri Cole e altri, saranno proiettate di notte su importanti edifici, parlamento e opera compresi, allo scopo di instaurare un dialogo fra l'arte e la poesia e gli eventi presenti e passati della politica.

Castello di Rivoli - Torino

per saperne di più sull'opera di Jenny Holzer : http://www.noemalab.org/

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Dall'otto aprile al 25 giugno 2006

Käthe Kollwitz
l'opera grafica
Legnano (MI)
Palazzo Leone da Perego
Corso Magenta 13 (20025)
+39 0331471335 (info)
comunicazioni@legnano.org
www.legnano.org
orario: da martedì a venerdì 16.30-19; sabato 16-20;
domenica e festivi 10-13/15-20
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: ingresso libero
vernissage: 8 aprile 2006.
editore: SILVANA EDITORIALE
ufficio stampa: CLP
curatori: Flavio Arensi
autori: Käthe Kollwitz
patrocini: dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania, del Consolato Generale della Repubblica Federale di Germania di Milano e del Goethe-Institut Mailand

Comunicato stampa della mostra

(m.m)

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mercoledì, 12. aprile 2006 - domenica, 11. giugno 2006

"Sonia Delaunay, Atelier Simultané 1923-1934
Villa del Cedri, Bellinzona
Orario: ma-ve 14-18
sa, do, festivi 11-18
lunedi chiuso
Entrata: fr. 8.-
ridotti fr. 5.-

Sonia nasce nel 1885 a Odessa. Dal 1905 studia a Parigi, dove incontra Braque e Picasso. Nel 1910, il matrimonio con Robert Delaunay, con il quale installa l'atelier di rue des Grands-Augustins, ativo sino al 1935. la prima opera astratta - un patchwork per il figlio - come "i contrasti simultanei", risale al 1911. Negli anni seguenti, con Robert, frequenta Apollinaire e Cendrars, Breton e Tzara. Sonia esegue progetti per manifesti, lavori in ceramica, decorazioni e arredi. La prima committenza per la realizzazione di tessuti industriali è del 1923, l'anno della produzione teatrale di "Le coeur à gaz" di Tzara, con i suoi disegni per i costumi. Progetta scene e costumi per i balletti, partecipa alla creazione di manifesti luminosi e alle decorazioni di arte murale. Nel 1941, dopo la morte di Robert, si reca a Grasse, dove frequenta Arp e Magnelli, con i quali partecipa alle rassegne di tendenza dell'arte astratta. A partire dagli anni sessanta, musei e gallerie di tutta Europa seguono con attenzione la sua opera e quella di Robert,frutto di una ricchissima donazione al Musée d'Art Moderne "MAM" di Parigi nel 1963, proprio ora ripresentata al Centre Pompidou. Sonia muore nel 1979 a Parigi.Al 1984 risale la prima edizione italiana dell' "Atelier simultané 1923-1934" il cui insieme delle carte è all'origine della presente esposizione.

(m.m)

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sino al 2 maggio 2006

EGOmania

liliana moro

Galleria Civica di Modena – Sala Grande e Sale Nuove di Palazzo Santa Margherita e Palazzina dei Giardini, Corso Canalgrande
Modena
a cura di Milovan Farronato in collaborazione con Angela Vettese.


Organizzata e prodotta dalla Galleria Civica di Modena e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena la mostra propone tre quesiti universali come Chi sono? Come mi vedo? Chi mi vede? Nella cultura contemporanea l'ego è diventato talmente invadente e protagonista, talmente bisognoso di attenzioni e di continue riflessioni da imporre di soffermarvi in molti modi la nostra attenzione.

La mania di se stessi. La continua domanda su chi siamo. Lo specchio come un amore ossessivo ed estenuante. Anoressia, bulimia, dipendenze da farmaci, tic ripetuti come se fossero atti rassicuranti. Il tentativo di espandersi verso l’esterno che spesso ricade nella ricerca del proprio io. L’aggressività come risposta ai propri dubbi. Il dubbio come costante compagno della nostra persona: queste alcune declinazioni portanti della rassegna, una collettiva a tema che mescola giovani talenti internazionali e nomi già molto noti.

Con questa mostra si conferma l’impronta impressa dalla nuova direzione di Angela Vettese, secondo la quale ogni evento si propone, o si trasforma, in una occasione per riflettere su di un tema di attualità pregnante.

Dopo il problema delle differenze nel mondo affrontato da Michelangelo Pistoletto e l'indagine sulla spiritualità buddista e il bisogno di libertà di pensiero e di pratica religiosa presentato da Melina Mulas nella sua ricerca sui Lama del Tibet, giunge una sosta incentrata sulle tematiche del sé.

Da sempre l’individuo ha a che fare, dall’inizio della propria maturità, con il problema di capire chi sia: lo testimoniano un insieme di riferimenti mitologici, filosofici e letterari, dalla figura di Narciso a quella del seduttore, da Giacomo Casanova a Soren Kierkegaard, fino al pensiero di Sigmund Freud e di André Gide, alla letteratura autobiografica di Marcel Proust, Italo Svevo e molti altri grandi autori.

Oggi le domande sulla costruzione dell’identità e sulle manie che la assediano sono rese ancora più attuali - soprattutto in quella parte ricca del mondo che può permetterselo - in conseguenza di alcuni fattori: l’allungamento dell’adolescenza e cioè il periodo nel quale la persona incomincia a definire i confini della propria identità adulta; la possibilità di scegliere e di incarnare modi di esistere diversi, lontani dalla cosiddetta normalità o, al contrario il desiderio di uniformarsi ai comportamenti degli altri, come conseguenza, forse, della paura destata da tanta libertà : lo dimostra il conformismo che spinge molti adolescenti ad appiattirsi su un modello, l’attitudine che rende fertile il terreno per un consumismo tanto tribale quanto dispendioso.

La mostra EGOmania non si propone come un insieme di autoritratti e di ritratti di lettura immediata.
Ciascuna opera è stata scelta per i processi interiori che descrive, un percorso ad ampio raggio, a partire da quanto ci sia necessario il rapporto con la natura, fino alle follie a cui può spingere l’ossessione di sé.

Apre la rassegna, per esempio, il simulacro di una svastica dell’artista tedesca Katharina Fritsch che è al tempo stesso un composito candelabro funebre: la forma della scultura rappresenta in un certo senso il potenziale di morte a cui può condurre l’egocentrismo – evidente il riferimento al nazismo e alla perversione morale dei dittatori, incapaci di vedere la realtà se non come una propria emanazione.

I cani di bronzo di Liliana Moro, tutti identici e ciascuno ripetizione di sé stesso, sono un modo di raccontare, al contrario, quanto una persona possa farsi del male se continua a lottare contro sé stessa.

Le installazioni ambientali di altri artisti trasformano appunto lo spazio in una emanazione di sé in cui la persona dilaga, si insinua e impregna ogni cosa, ripercorrendo e sottolineando ciò che si fa quando si occupa un luogo.

Markus Schinwald, per esempio, colloca due enormi tende su cui sono state disegnate su fondo rosso serene scene pastorali ma anche dettagli ispirati dall’Inferno di Dante, mentre Rory Macbeth presenta piante e pietre manipolate da propri interventi manuali per parlare di sé come parte del mondo vegetale e minerale.

La mostra è costruita con la maggiore varietà di mezzi tecnici, dai circa cinquanta disegni del modenese Roberto Cuoghi ai video di Mike Kelley, dalle sculture tradizionali di Marc Quinn ai dipinti di foreste, con accompagnamento sonoro, di Ugo Rondinone.

La collettiva, per scelta, è aperta a molteplici letture per mettere in grado ciascuno di noi di poter trovare il linguaggio più adatto a descriversi.

“Mista” per eccellenza e volutamente composita, l’esposizione si avvale di prestiti prestigiosi da collezioni come la Deste Foundation di Atene e lo svizzero Migros Museum; in molti casi l’artista è stato personalmente coinvolto nella realizzazione di un’opera ad hoc.
Altrettanto volutamente la mostra congiunge opere di artisti ormai classici nel panorama dell’arte contemporanea, come Katharina Fritsch (Germania), Mike Kelley (USA), Marc Quinn (Inghilterra), Ugo Rondinone (Svizzera), Hanne Darboven (Germania) e Tim Hawkinson (USA) ad altri, selezionati tra gli emergenti sul piano internazionale. Tra questi Roberto Cuoghi e Liliana Moro (Italia); Lee Dongwook e Naneun (Corea del Sud); Rory Macbeth (Inghilterra); Anneé Olofsson (Svezia); Bjørn Melhus (Germania); Markus Schinwald (Austria). Un omaggio specifico è stato dedicato a Marc Camille Chaimowicz (Inghilterra), in fase di rilettura e rivalutazione critica.

Il catalogo/oggetto che accompagna la mostra, edito da Silvana Editoriale, racchiude all’interno di un contenitore rigido fascicoli di differente formato, dedicati a ciascun artista che, nella maggior parte dei casi, ha personalmente provveduto a progettare il proprio. Inoltre: un fascicolo contenente testi critici e un altro con citazioni filosofico-letterarie tratte da autori che a vario titolo si sono occupati del tema in oggetto.

La mostra sarà inoltre animata da una serie di incontri e dibattiti, destinati a sottolineare le varie possibilità di lettura dell’argomento trattato e ad approfondire la ricerca di alcuni degli artisti invitati.

(n.m)

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Il diavolo del focolare

Triennale di Milano
5 aprile - 30 aprile

Orario: 10.30 - 20.30, chiuso il lunedì
dal 5 al 10 aprile dalle 10.30 alle 23.00 lunedì aperto

Ingresso: 8 € - 5.5 € - 4.5 € - 4 €

Un progetto forte, dal titolo provocatorio, sarà l’evento collaterale dei Saloni 2006 organizzato da Cosmit alla Triennale di Milano. Una celebrazione dedicata alla nuova “casa” del Salone Internazionale del Mobile, quest’anno al suo 45° compleanno. E che indaga il rapporto fra la “nuova” donna e la “nuova” casa.

Negli ultimi trent’anni, attraverso anche realtà e sistemi mediatici universali in continua e rapidissima evoluzione, la donna è divenuta protagonista della società occidentale. Lo vediamo in politica, nel mondo scientifico, in quello del lavoro.
Soprattutto lo vediamo in quello dell’arte e della cultura. Per la prima volta in migliaia di anni l’artista donna ha assunto la stessa credibilità, lo stesso ruolo, lo stesso peso dell’artista uomo.
Ma l’arte e la cultura sono anche gli aspetti più simbolicamente e politicamente rilevanti, più qualitativamente rappresentativi, meno discutibili della comunicazione globale.
Allora la domanda è: cosa significherà per il futuro della donna, dell’uomo, del mondo, la paritetica condivisione di questo territorio, di questa gigantesca fabbrica di immagine che oggi sembra assumere
una importanza strategica definitiva?

Allo stesso modo è cambiata la casa, un tempo vissuta esclusivamente, nel bene e nel male, come il territorio della famiglia. Oggi, soprattutto se riferita agli opinion leader, essa appare sempre più nomade, notturna, sofisticata, personale: meno foto di gruppo con i nonni, sempre più autoritratto.

Perché “Il diavolo del focolare”? Ebbene, il titolo della mostra punta in modo decisamente provocatorio (ma non trascurando la necessaria ironia) su quella che è stata la profonda trasformazione del rapporto tra la donna, il mondo, la casa; senza perdere di vista il terzo incomodo, ossia l’uomo.
La cultura maschilista e piccolo borghese della seconda metà dell’Ottocento aveva costretto la donna nelle incomodissime sembianze dell’“Angelo del focolare”.
Madre, Sposa, Punto di Riferimento: mentre l’uomo tagliava la corda, lei stava perpetuamente a casa cucinando, cucendo, badando ai figlioli, custodendo le chiavi dei cassettoni. Deporre quelle ali polverose ha significato, per la donna, evadere da un territorio troppo simile a una prigione.

La nuova donna, la nuova casa. Un rapporto di cui abbiamo chiesto a trentaquattro grandi protagoniste della cultura del nostro tempo: Marina Abramovic (Ex Jugoslavia); Chiho Aoshima (Giappone);
Vanessa Beecroft (Italia); Monica Bonvicini (Italia); Angela Bulloch (Canada); Maria Cassi (Italia); Sarah Ciracì (Italia); Paola Di Bello (Italia); Tracey Emin (Gran Bretagna); Lara Favaretto (Italia); Stefania Galegati (Italia); Lucia Gironés (Spagna); Nan Goldin (USA); Mona Hatoum (Palestina); Sarah Jones (Gran Bretagna);
Zoe Leonard (USA); Luciana Littizzetto (Italia); Sarah Lucas (Gran Bretagna); Tessa Manon den Uyl (Olanda); Margherita Manzelli (Italia); Eva Marisaldi (Italia); Irene Papas (Grecia); Paola Pivi (Italia); Sandy Skoglund (USA); Kiki Smith (USA); Patti Smith (USA); Jessica Stockholder (USA); Sam Taylor-Wood (Gran Bretagna); Alessandra Tesi (Italia); Rosemarie Trockel (Germania);Patrizia Valduga (Italia); Lily van der Stokker (Olanda); Pae White (USA); Rachel Whiteread (Gran Bretagna).

L’evento si articola in tre momenti: uno spettacolo inaugurale originale sul tema a cura de La Fura dels Baus; una mostra della durata di un mese all’interno della Galleria Aulenti della Triennale di Milano, trasformata per l’occasione nella metafora di una casa; tre serate davvero speciali durante la settimana del Salone, che proporranno, all’interno della casa/mostra, gli interventi di tre attrici del calibro di Irene Papas, Maria Cassi, Luciana Littizzetto.

L’ideazione e cura generale sono di Luigi Settembrini; la direzione artistica è di Francesca Sorace; la curatela della mostra è di Claudia Gian Ferrari; il progetto dell’allestimento della mostra è di Matali Crasset; la direzione della produzione esecutiva è di Solares Fondazione Culturale.

(n.m)

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Con grande soddisfazione segnaliamo il trionfo del bellissimo film "All the invisible children" a cui è stato recentemente assegnato il premio Grolla d'oro per il film italiano più venduto all'estero.

E’ stato realizzato anche un sito (www.alltheinvisiblechildren.org ) attraverso cui sensibilizzare il pubblico sul tema della condizione infantile e raccogliere donazioni dai privati cittadini.

"All The Invisible Children" ha vinto il premio "Grolla d'Oro" come film italiano piu' venduto all'estero, in oltre 120 Paesi. Il film, distribuito da Adriana Chiesa Enterprises, rappresenta uno dei migliori risultati, sul piano della distribuzione mondiale, realizzato da un prodotto italiano. Il film fu presentato il 28 febbraio scorso a Roma all'Auditorium della Conciliazione, alla presenza del Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi. Realizzato con il contributo della Cooperazione Italiana allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri -che ha dato uno speciale sostegno a favore delle Agenzie delle Nazioni Unite PAM (Programma Alimentare Mondiale - WFP) e UNICEF (Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia)- i suoi incassi contribuiranno alla realizzazione di progetti della Cooperazione nei settori della lotta alla malnutrizione infantile in Africa. Il progetto, sponsorizzato da Unicredit, mette insieme registi di enorme talento di varie parti del mondo per creare un film con un'immagine forte e un messaggio importante. Si tratta di Mehdi Charef, Emir Kusturica, Spike Lee, Katia Lund, Jordan Scott e Ridley Scott, Stefano Veneruso, John Woo. Il tema musicale "Teach me again", e' stato realizzato da Elisa e Tina Turner e, apparso sul mercato discografico italiano il 10 febbraio, e' al primo posto nella hit parade dei singoli piu' venduti in Italia. Anche nel caso della canzone, i proventi andranno a finanziare i progetti congiunti di PAM e UNICEF a favore dell'infanzia. E' stato realizzato anche un sito (www.alltheinvisiblechildren.org) attraverso cui sensibilizzare il pubblico sul tema della condizione infantile e raccogliere donazioni dai privati cittadini. Il contributo della Cooperazione Italiana allo Sviluppo del Ministero degli Esteri, si legge in una nota, puo' essere considerato come "uno start up capace di attrarre maggiori risorse e, nello stesso tempo, di generarne di nuove. L'intera iniziativa rappresenta un modo innovativo per far fruttare risorse limitate riuscendo, nello stesso tempo, a sensibilizzare un vasto pubblico sui temi dell'infanzia e a far conoscere i temi dell'Aiuto Pubblico allo Sviluppo a livello mondiale".

da Redazione www.vita.it

Attraverso sette prospettive diverse, in sette paesi diversi (Italia, Africa, Serbia-Montenegro, America, Brasile...), il comune denominatore è la condizione di degrado, incomprensione e stenti in cui molto spesso sono costretti a vivere i bambini, anche tra le mura di casa. L'infanzia rubata secondo sette registi, che prestano la loro voce ad un progetto, All the invisibile children, i cui proventi saranno devoluti al World Found Program dell'Unicef. Questo l'assunto iniziale che prosegue l'esperimento tentato con 11 Settembre , ovviamente con altre finalità. Ne esce però un film che va valutato da due punti di vista. Se lo si vede come un film "didattico", che vuole ricordare al mondo come i bambini siano diventati gli "ultimi", i dimenticati sotto molteplici cieli, l'operazione non può che meritare un consenso incondizionato. Se invece si vanno a "leggere" i singoli episodi allora ci si accorge che spesso il patetismo e un pizzico di retorica hanno preso la mano di registi altrove più asciutti e controllati. Proviamo a fare un esempio: scoprire un John Woo che ci racconta la storia di una piccola venditrice di fiori trovata da un vecchio neonata tra le immondizie e da lui allevata, messa a contrasto con la triste ricchezza di una sua coetanea non ci ricorda purtroppo (nonostante la bravura della piccola attrice) Il monello ma piuttosto una puntata strappalacrime di una soap girata ad alto livello. Proviamo allora a dire il bene e cioè a citare brevemente gli episodi meglio riusciti. Emir Kusturica ripropone il suo cinema-sarabanda con la storia di un bambino condannato a vivere con un padre brutale. Spike Lee racconta la tragedia dell'Aids che non risparmia i più piccoli anche nell'"avanzato" Occidente. Ma è soprattutto Katia Lund che centra l'obiettivo raccontando una giornata qualsiasi di bambini di strada brasiliani. La regista sa narrare pedinando i suoi protagonisti e colpirci davvero al cuore con la forza delle immagini di una miseria endemica che non sempre (fortunatamente) riesce a inaridire il cuore dei più piccoli.

da http://www.mymovies.it/

(n.m)

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Fino al 30 aprile 2006

Roni Horn



Angie and Emily / Dickinson
Roni Horn. Museion - Inverleith House

al MUSEION
via Sernesi 1 Bolzano
tel 0471 977116
www.museion
e in contemporanea
alla Inverleith House di Edimburgo


Roni Horn (nata a New York nel 1955) è un’artista ormai famosa in tutto il mondo per la semplicità e al tempo stesso la complessità dei suoi lavori, che pretendono il coinvolgimento attivo del fruitore facendo leva sulla sua esperienza immediata delle cose. Che si tratti di opera plastiche, di disegni o fotografie, chi sta di fronte ad un’opera dell’artista americana è chiamato a cimentarsi in una continua scoperta, che in un certo senso deve poter prescindere da conoscenze già acquisite e diventare un lento processo di apprendimento quasi intuitivo: davanti alle opere di Roni Horn siamo chiamati a re-imparare a vedere, a degnare della giusta attenzione ciò che stiamo guardando. Si comprende pertanto la diffusa presenza di immagini e di oggetti “doppi” nella produzione artistica della Horn: lo sviluppo parallelo di cose quasi identiche permette all’artista di affrontare tematiche per lei fondamentali come la differenza e l’identità.
Per l’esposizione a MUSEION Roni Horn ha scelto di presentare esclusivamente opere fotografiche. Molte immagini in mostra hanno origine in Islanda, una sorta di terra d’elezione per Roni sin dagli anni Settanta, dove trascorre molto tempo esplorando e fotografando.
All’insegna di una poetica del doppio, la mostra di MUSEION, si svolgerà in contemporanea con una mostra parimenti quasi esclusivamente incentrata su lavori fotografici ad Inverleith House ad Edimburgo.
Anche nel titolo che Roni Horn ha voluto dare a questa esposizione vi è dualità e vicinanza, nel suo giustapporre l’attrice cinematografica americana Angie Dickinson (nata nel 1931) e la poetessa americana Emily Dickinson (1830-1886). Le due donne condividono un senso di malìa ed arguzia, come dimostrano due delle citazioni preferite dalla Horn:
“Mi vesto per le donne, e svesto per gli uomini.” Angie Dickinson.
“Penso la tua foresta e il tuo mare come un sorbetto remoto.” Emily Dickinson.

Un simile senso di arguzia è insito anche al grande manifesto elaborato da Roni Horn attingendo a diversi lavori in mostra, che vengono rimescolati su un' unica superficie di 3 x 6 metri. Concepita per lo spazio pubblico, l'insolita composizione sarà visibile nei seguenti luoghi della città attirando la curiosità dei passanti:
Via Garibaldi/Virgolo 06.02. - 19.02.2006
Via Macello/ Via Roma 03.04. – 17.04.2006
Via Garibaldi/Via Roma 18.04. – 01.05.2006
Cantiere Museion Via Dante 03.02. – 30.04.2006

Curata da: Letizia Ragaglia

vedi Trappole per restare incantati di Barbara Casavecchia

(m.m)

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Quintocortile Viale Col di Lana 8 - 20136 Milano - tel. 338. 800. 7617 – segr.telef. 02. 5810. 2441

6-19 aprile 2006

"LEGNI"


Una mostra che propone uno spaccato della scultura lignea contemporanea, ben distante dal luogo fin troppo comune di attribuirle un carattere meramente artigianale od etnico. In Legni sono rappresentate linee e tendenze che vanno dalla tavola industriale tagliata, assemblata, sagomata, al riutilizzo di scarti del commercio quali casse e cassette, alla rimodellazione di tronchi e rami, all’intaglio e allo scalpellato vero e proprio.
Presentazione e cura di Donatella Airoldi

opere di: Rino Crivelli, Mavi Ferrando, Gualtiero Mocenni, Urano Palma, Nada Pivetta, Salvador Presta, Luca Rendina, Thea Vallé, Roberto Vecchione


Inaugurazione giovedì 6 aprile alle ore 18.

Orario: martedì-venerdì ore 17,30-19,30 (fino al 19 aprile)

(m.m.)


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ARTE Y DIGNIDAD

Sala La Pianta, Via Leopardi 7 a Corsico

Martedì 21 marzo 2006 alle ore 21 - Inaugurazione mostra collettiva
Venerdì 24 marzo alle ore 21 - Serata di arte musica e poesia

L’Assessorato alla Cultura di Corsico, la CGIL della zona Romana Giambellino, l’associazione Gheroartè e la Civica Scuola di Musica di Corsico hanno raccolto l’invito della Facoltà di Belle Arti dell’Università de La Plata per realizzare, a trent’anni dal colpo di stato militare in Argentina, una giornata di memoria del passato, ricerca di dignità per il presente e speranza per il futuro.

Martedì 21 marzo alle ore 21 sarà inaugurata alla sala La Pianta una mostra collettiva di artiste ed artisti italiani e latino americani, saranno letti alcuni brani e sarà proiettato un DVD con la raccolta delle immagini pervenute via internet. La mostra resterà aperta sino a venerdì 24 con orario pomeridiano dalle ore 16 alle ore 19.
Venerdì 24 marzo costituirà, anche a Corsico, momento di produzione e condivisione di opere realizzate in diversi linguaggi artistici come possibilità di scambio, resistenza, lotta ed espressione di desideri e di progetti.
Alla sala La Pianta saranno presentate opere artistiche, testi poetici e musicali riferiti all’America Latina, continente che ha in comune molte cose. La povertà, le dittature genocide, la dipendenza, la marginalità, la volontà di cambiamento, le lotte per l’indipendenza e per rivendicare la propria identità culturale.
Nel corso della serata saranno anche presentate immagini relative alle iniziative che si svolgeranno nello stesso giorno in America latina.
L’evento sarà registrato in modo da fornire documentazione alla Facoltà di Belle Arti dell’Università de La Plata, il cui impegno sarà socializzare e documentare le diverse iniziative.

Artiste e artisti

Argentina:Gabriela Alonso, Graciela Gutierrez Marx, Alfredo West Ocampo
Brasile: Dorian Ribas Marinho, Jair Gabriel da Costa, Mara Caruso, Leci Bohen
Cile: Katherine Jacqueline Bottinelli, Daniela Lewin, Paola Sanhueza Salazar
Messico: Javier Alejandro Aguilar Garcez
Italia: Donatella Berra, Adriana Chiari, anna Rosa Faina gavazzi, Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Ruggero Maggi, Antonella Prota Giurleo, Luca Rendina, Antonio Sormani, Giuseppe Strano Spitu, Franco Tripodi

In mostra si potrà visionare copia del Libro d’artista realizzato in base al progetto di Daniel Acosta, artista argentino. Nel libro sono raccolti i lavori realizzati da più di 150 artiste ed artisti sul tema Por un futuro, a 30 anni dalla dittatura militare in Argentina.

La sera dell’inaugurazione Loretta Lo Giudice, Ingrid Marcillo Meza e Vittoria Latella leggeranno testi di Frida Kahlo, di Maria Guerra, di Blanca Varela, di Clemente Padin e del subcomandante Marcos, la Biblioteca Comunale presenterà una scelta di testi, filmati e compact relativi alla cultura e alla storia dell’America Latina, saranno proiettate le immagini pervenute via internet dalle artiste e dagli artisti Gabriela Alonso, Elisabetta Baudino, Beppe Carrino, Mauro Corbani, Marisa Cortese, Caterina Davinio, Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Gruppo Sinestetico, Graciela Gutierrez Marx, Luigia Introini, Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Florencia Martinez, Elisa Mazza, Gilia Montanella, Nicoletta Minniti, Clemente Padin, Elisabetta Pagani, Antonella Prota Giurleo, Fulvio Ravanetti, Cesar Reglero Campos, Stefano Soddu, Antonio Sormani, Alfredo West

(n.m)

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The Shenker Institute of English in collaborazione con COMUNE DI ROMA, Ufficio Turismo, Commissione Speciale Roma Capitale e con AIDOS, Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo ha il piacere di invitare alla inaugurazione della mostra fotografica

INVISIBLE WOMEN di Sheila McKinnon

La mostra avrà luogo presso lo Shenker Culture Club Piazza di Spagna 66, Roma

La mostra rimarrà aperta dall'8 al 30 marzo 2006,
dal lunedì al venerdì ore 11.00-19.00 e il sabato ore 11.00-15.00.

La mostra proseguirà a Milano, Bologna e Firenze.

"Le donne invisibili poste al centro della creazione artistica di Sheila McKinnon s'illuminano d'intensa bellezza, attraversata dalla concreta speranza di trasformazione delle loro condizioni sociali. L'auspicio è che le donne invisibili diventino non solo artisticamente visibili, ma emblemi di una realtà sociale sottratta alla emarginazione o allo sfruttamento, creature concretamente liberate dalle necessità della vita materiale e immateriale, indispensabili alla realizzazione di uno sviluppo che coincida con un reale progresso umano. Il fatto che siano rappresentate in modo artisticamente sublime è già un fatto rilevante, è un grande merito dell'arte, ma è altrettanto evidente che la politica debba dare un contributo decisivo, inseguire il sogno, coltivare il progetto di un'utopia concreta: quella di vedere unite le mani di quelle donne. Se mettessero insieme i loro occhi, le loro parole e i loro straordinari talenti rifarebbero il mondo. Se mettessero insieme tutto questo regalerebbero un cuore nuovo al mondo"

Luca Nitiffi

Sheila McKinnon è nata in Canada e vive da molti anni in Italia. Ha lavorato come fotografa e giornalista per varie testate europee e nord americane: The New York Times, Newsweek, The International Herald Tribune, Die Welt, Beaux Arts Magazine ed altre. In Italia ha collaborato con La Repubblica, Il Messaggero, Corriere della Sera, L'Espresso, Panorama, Gente, Weekend Viaggi e tanti altri periodici.
Ha viaggiato per il mondo con varie organizzazioni umanitarie, lavorando per UNICEF, FAO, Sant'Egidio, Africare ed altre.

Ha pubblicato diversi libri fotografici: The Sacred Fire, sui matrimoni in India, On Their Side - Dalla Parte dei Bambini, per UNICEF, sulla Convenzione sui Diritti dell'Infanzia, e The Islands of Italy, sulla Sardegna, le isole Eolie e la Sicilia, pubblicato da Houghton Mifflin, USA.

Mostre personali: "Eyes" al Centro Culturale Canadese a Roma, mostra itinerante "Dalla Parte dei Bambini" per UNICEF Italia in tutti le principale città d'Italia.

Le foto della mostra sono reperibili sul sito: http://www.sheilamckinnon.com

La mostra è corredata da un catalogo di 48 pagine che riproduce tutte le foto, con testi di Mariapia Garavaglia, Luca Nitiffi, Daniela Colombo, Francesca Zajczyk, e Barbara Santoro.
Sono incluse poesie e frasi di donne, raccolte nei vari i paesi in via di sviluppo.
Il volume è pubblicato da Shenker Publishing.

Organizzazione della mostra: Ombretta Orlandini

(n.m)

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Quintocortile Viale Col di Lana 8 - 20136 Milano - tel. 338. 800. 7617 – segr.telef. 02. 5810. 2441

FIORI/Fiori

21 - 30 marzo 2006


In concomitanza con l’inizio della primavera e la festa della notte bianca di sabato 25 marzo

opere di: Michele Cannaò, Carla Crosio, Mavi Ferrando, Caterina Morelli, Roberto Origgi, Tina Parotti, Sergio Sansevrino, Stefano Sevegnani, Paola Venezia

opere a quattro mani di Mavi Ferrando con: Robert Bruce, Lamberto Correggiari, Anna Rosa Gavazzi, Gino Gini, Jane Kennedy, Armando Ilacqua, Oki Izumi, Giorgio Longo, Alfredo Mazzotta, Guido Nicoli, Marilisa Pizzorno, Spelta, Gabriella Ruggeri, Topylabrys, Togo, Giovanni Tufano


a cura di Donatella Airoldi

inaugurazione: martedì 21 marzo alle ore 18,00


orario: lunedì - venerdì dalle 17,30 alle 19,30 - SABATO 25 MARZO dalle 16,30 alle 20,00

(m.m)

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XII edizione Biennale Donna
19 marzo - 14 maggio 2006


PASSAGGI A SUD EST
Sguardi di artiste tra storie, memorie, attraversamenti

Padiglione d'Arte Contemporanea
Palazzo Massari - Ferrara


Sabato 18 marzo 2006 inaugura, presso il Padiglione d'Arte Contemporanea, la mostra Passaggi a Sud Est, a cura di Emanuela De Cecco. L'evento costituisce la XII edizione della Biennale Donna, organizzata fin dal 1984 dall'UDI (Unione Donne in Italia) di Ferrara, in collaborazione con le Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, e che si avvale di un Comitato scientifico formato da Liviana Zagagnoni, Lola Bonora, Anna M. Fioravanti Baraldi, Dida Spano, Anna Quarzi, Ansalda Siroli e Antonia Trasforini. La Biennale, che anche quest'anno ha il patrocinio del Ministero alle Pari Opportunità, è sostenuta dal Comune, dalla Provincia di Ferrara e dalla Regione Emilia Romagna.

L'esposizione propone un confronto tra i lavori di otto artiste internazionali - Tacita Dean, Gülsün Karamustafa, Daniela Kostova, Laura Matei, Margherita Morgantin, Ulrike Ottinger, Joanna Rajkowska e Nasrin Tabatabai - che, da punti di vista diversi, nella loro ricerca hanno rivolto la loro attenzione all'Europa dell'Est.
Il titolo prende esplicitamente spunto da uno dei lavori in mostra, il film Passaggio a Sud Est, dove la filmaker tedesca Ulrike Ottinger propone il resoconto di un viaggio dalla Polonia a Istanbul, via terra, dando visibilità ad una Europa meno nota, dove i segni lasciati dalla storia e dalla vita di oggi mostrano quante e quanto significative siano le relazioni con il confinante mondo asiatico.
Alcune delle artiste provengono e tuttora vivono nell'Europa dell'Est (Polonia, Turchia) altre si sono spostate per vivere e lavorare altrove (dalla Bulgaria agli Stati Uniti, dalla Romania all'Italia), altre ancora hanno attraversato l'area in questione in prima persona (dall'Italia, dall'Inghilterra) mentre alcune hanno prestato il proprio sguardo alle narrazioni altrui (dall'Iran a Istanbul).

La mostra parte dall'attenzione ad un'area geografica, che si trasforma nella volontà di indagare le diverse modalità di interpretare la dimensione del viaggio e lo sguardo che da questa dimensione prende corpo. Per molte delle artiste coinvolte, lo spostarsi costituisce una condizione ricorrente, in alcuni casi necessaria, alla realizzazione del lavoro: è proprio l'accostamento di questa pluralità di sguardi - da dentro e da fuori, da vicino e da lontano - che costituisce il centro della mostra. Con l'uso prevalente di linguaggi della riproduzione contemporanea, come video e fotografie, Passaggi a Sud Est intende scartare l'idea di una mostra "panoramica" e si propone come una campionatura, un insieme di esempi e di possibilità.

La mostra è accompagnata da un catalogo, con testi di Emanuela De Cecco (critica d'arte), Maria Antonietta Trasforini (docente di Sociologia dei processi culturali, Università di Ferrara), Lola Bonora (critica d'arte e curatrice), Gabriella Rossetti (docente di Antropologia culturale, Università di Ferrara), apparati biografici ed immagini a colori delle opere in mostra.

Comune di Ferrara
Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea

Palazzo Massari - PAC
Corso Porta Mare, 5 - 44100 Ferrara

Orario di apertura: 9.00 - 13.00 / 15.00 - 18.00 - Chiuso lunedì

(n.m)

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da Il Manifesto del 10 marzo 2006

Le particelle indivisibili della scrittura
A Milano una mostra dei collages e delle partiture visuali di Betty Danon, artista di origine turca
di MIRELLA BENTIVOGLIO


Si tiene alla Galleria Derbylius di Milano - via Pietro Custodi 16, fino al 31 marzo -, una mostra dei collages e delle scritture visuali di Betty Danon, artista di origine turca residente nel capoluogo lombardo, scomparsa quattro anni or sono. Si era inizialmente dedicata allo studio della miniatura e calligrafia orientali e, dopo essersi trasferita a Milano dove fervevano ricerche «tra linguaggio e immagine», vi aveva condotto, dal Settanta, i suoi primi esperimenti verbovisivi: una sorta di esame semiologico degli strumenti primari dello scrivere. Il libro Punto e linea del 1975, lodato anche da Roland Barthes, fu il suo primo traguardo concreto. La mostra di Milano offre esempi di alcune di quelle pagine litografiche: contengono soltanto le due parole del titolo e i segni corrispondenti, in un continuo, calzante, affascinante gioco di rimbalzi tra segno e nome. Non soltanto il vocabolario vi viene minimalizzato, ma la convenzione scritturale stessa, arretrando fino alle ultime particelle indivisibili, i neutroni ed elettroni della scrittura: il punto e la linea. Nel '78, Danon partecipò con una perfomance alla mostra internazionale «Materializzazione del linguaggio» alla Biennale di Venezia: scriveva con inchiostro simpatico su un foglio pentagrammato; si udiva lo scricchiolio del pennino, amplificato da uno strumento posto sotto il piano d'appoggio, ma lo scritto non si vedeva, come se lei ne avesse solo simulato la stesura. Alla fine, con un pennello intinto nel liquido rivelatore, copriva i segni invisibili e questi apparivano, dentro le brevi tracce azzurre. Una simbolica sintesi della storia della scrittura - della comunicazione umana prima fondata solo sull'emissione di suoni - dell'artista che, separando il segno dal suono, sembrava anche voler indicare che la cultura è suddivisione, così come poesia è il ricollegamento totalizzante con l'elemento fisico originario. Da questa esperienza Danon passò all'uso costante dei suoi brevi segni paraverbali ingabbiati nel rigo musicale. Un'operazione desemantizzante portata nella pagina di spartito. Non solo l'inadempienza della parola, come per tutti i «cancellatori», ma l'inesistenza del silenzio. Un'allusione all'ascolto dei suoni inarticolati intorno a noi, e anche dentro il nostro corpo: il fluire del sangue nelle vene, il battito del cuore. Con un ricorso sapientemente improprio alle convenzioni della scrittura musicale, trasformata in un linguaggio poetico a fruizione unicamente visiva. Nella sua attenzione alla realtà corporale, Betty Danon non dimenticava che il pentagramma nasce dal numero delle dita: una sua breve azione consisteva nell'intingere i polpastrelli nell'inchiostro e camminare appoggiandoli lungo la parete. E di lì, anche su carta il suo rigo musicale divenne gestuale, mosso, come a dichiarare la propria naturalità. Qualcosa come le onde del mare, o quelle invisibili del vento su cui planano gli uccelli. Realizzò pentagrammi come allineamenti di volatili ad ali aperte e definì questa sua operazione Codice migratorio: forse una dichiarazione relativa anche alla realtà cosmologica «migrata» nelle dita umane.. In qualche caso i suoi segni si incrociano verticalmente sul pentagramma a ricordare quasi un frammento tessile. Intanto, la graduale e sempre più libera trasformazione iconica della scrittura musicale divenne una sua particolarità. Come riformulando l'intuizione di Keplero sulla musica delle sfere, alcuni suoi lavori equiparavano le note ai pianeti. La sua iconografia si andava dilatando e, parallelamente, lei stessa cercava di «allargarsi» aprendosi agli altri, per esempio con iniziative che sfociavano in mostre personali-pluralistiche, o con pagine pentagrammate, da lei vergate a mano, che altri artisti dovevano completare con un intervento grafico. Finché finì per riversare su internet la sua creatività, indirizzandola a un suo nuovo, vastissimo e invisibile pubblico. Il suo logo era divenuto l'arcobaleno, simbolo che molto più tardi sarebbe stato adottato nel mondo come la bandiera della pace. Tutte le tappe di questo denso iter sono documentate nella mostra milanese, che dà esempi, anche su piccolo schermo, dell'inesauribile inventività grafico-poetica di questa artista. Tesa, in ogni senso, al superamento dei confini: tra i codici della comunicazione; e tra sé e gli altri.

(n.m)

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Assessorato pari opportunità Comune di Merate
Associazione L'altra metà del cielo

presenta

‘ROSASHOCK’

una mostra di opere dedicata a tutte le donne

di Nadia Magnabosco Marilde Magni

La mia mano si diletta nel tracciare cose insolite,
E allontana la strada nota e più battuta.
Mai vorrà in sete che sbiadiscono comporre
Pallidamente l’inimitabile rosa.
Virginia Woolf


dall’8 al 15 marzo 2006
Sala Mostre di Viale Lombardia - Merate (LC)
Inaugurazione sabato 11 marzo 2006 alle ore 16
La mostra sarà aperta tutti i giorni dalle 16 alle 18
sabato e domenica dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 18


“ rosashock” è un percorso artistico nei sotterranei dell’identità femminile nel tentativo di far emergere i tratti tipici di una nuova immagine del femminile che, ben lontana da modelli stereotipati, sia capace di rappresentare la modernità e, soprattutto, la complessità dell’essere donna alle soglie del terzo millennio. Una figura non più imbrigliata in rigidi codici sociali o destinata ad essere reinventata dallo sguardo maschile ma che, plasmata dallo sguardo indagatore delle due artiste, diventi capace di rafforzare positivamente i propri lineamenti ma anche di riconoscerne la molteplicità, l’ambiguità e i codici segreti. Nascono così opere che si inseriscono nel solco dell`iconografia del femminile e che, partendo dalla narrazione del sé e utilizzando diversi linguaggi narrativi, diventano “storie”, tessiture di sogni o di incubi, da proporre allo sguardo altrui per provocare un dialogo e interrogare l’orizzonte dal punto di vista della specificità femminile. E anche un tentativo di ricomporre e riconquistare, attraverso l’arte, l’interezza e l’unicità del nostro essere, quel puzzle misterioso della nostra identità che tante volte ci sembra così fragile da frantumarsi e disperdersi al primo soffio di vento.

http://www.merateonline.it/

http://www.merateonline.it/Cgi-bin/MerateOnline/Web/Attive/Finestra_Zoom.asp?ID=34090&Sezione=MAIN

http://www.giornaledimerate.it/login.php?artID=190516

http://www.ilcannocchiale.it/blogs/style/winter/dettaglio.asp?id_blog=14083

(n.m)

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fino all'undici marzo 2006

Francesca Woodman
Roma
AMERICAN ACADEMY IN ROME
Via Angelo Masina 5 (00153)
+39 0658461 (info), +39 065810788 (fax)




La mostra si inserice in un ciclo di eventi culturali tesi a restituire ad alcuni artisti del panorama contemporaneo la notorietà che meritano. Tra questi, Francesca Woodman.
Molte delle fotografie, degli schizzi e degli appunti, esposti in Europa per la prima volta in assoluto, sono stati messi a disposizione da Sloan Keck, amica e modella della fotografa americana. Altri contributi sono stati forniti da Giuseppe Casetti, co-fondatore di Maldoror - la libreria chiusa nel 1980 a lungo frequentata dalla Woodman - e dal gallerista Ugo Ferranti. L’allestimento della mostra è stato possibile grazie al contributo della Judith Rothschild Foundation.

Nata nel 1958 a Denver (Colorado) da una famiglia di artisti, fin dall’infanzia Francesca Woodman dimostrò un grande interesse per la fotografia. Iscritta alla Scuola di Design di Providence (Rhode Island), nel 1977 accedette al programma di studi europei e si trasferì a Roma. Il soggiorno in Italia con il suo carico di classicismo, sensualità e decadenza - così come la frequentazione dell’ambiente della Transavanguardia - lasciarono un segno riconoscibile nei suoi rigorosi bianco e nero. Di ritorno negli Stati Uniti, l’artista allargò i propri orizzonti e la propria tecnica, lasciando dietro di sé una produzione ricca e multiforme. Francesca Wodman scomparve prematuramente nel 1981.

Elizabeth Janus, scrittrice, critico d’arte e curatrice della mostra, ha osservato come nei giochi di nascondino delle opere della Woodman siano celate la fragilità e la vulnerabilità del corpo umano, “limiti che evocano il precario equilibrio fra l’adolescenza e l’età adulta, fra l’esistenza e l’ultima sparizione, la morte”.

(n.m)

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Quintocortile
Viale Col di Lana 8 - Milano
presenta

TRAVESTITI
a cura di Donatella Airoldi

20 febbraio - 1 marzo 2006

In concomitanza con la settimana di MilanodiModa 12 artisti contemporaneìi presentano altrettante opere ‘a tema’ dal parodiante titolo ‘Travestiti’ con opere realizzate in diversi materiali quali legno , plexiglas, carta, tessuto, materiali di riciclo.
Una ironica e ambigua pausa di riflessione dall'ingessata e tradizionale passerella di vestiti, modelle e party.

opere di: Francesco Ceriani, Esther Martel, Agustin Olavarria Valdivia, Daniela Miotto, Sergio Poddighe, Angela Colombo, Roberto Sommariva, Annalisa Mitrano, Giò Lagòstena, Francesca Petrolo, Mavi Ferrando, Giorgio Rastelli

inaugurazione: lunedì 20 febbraio alle ore 18,00
orario: martedì - venerdì h. 17,30 - 19,30

(n.m)

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Tre appuntamenti con
Hilma af Klint

Hilma af Klint (1862-1944)
Si intitola «Hilma af Klint, An atom in the Universe» l'esposizione ospitata al Camden Arts Centre di Londra dal 17 febbraio fino al 16 aprile. Si tratta della prima mostra dell'artista svedese in Inghilterra con ottanta dipinti, e numerosi album e manoscritti (per maggiori informazioni: www.camdenartscentre.org). L'Irish Museum of Modern Art di Dublino, sino al 26 marzo, è la sede di «3 x Abstraction: New Methods of Drawing by Hilma af Klint, Emma Kuntz and Agnes Martin». Curata da Catherine de Zegher, direttrice del Drawing Centre di New York, e da Hendel Teicher, la mostra comprende quarantuno dipinti, due manoscritti con miniature e sei album dell'artista. (http://www.imma.ie). «Hilma af Klint», al Moderna Museet di Stoccolma, presenta invece quattordici dipinti, tra cui alcuni quadri della serie SUW sino al 5 marzo. (www.modernamuseet.se).

 

FOTOGRAFI: E' MORTA TANA HOBAN, MAESTRA DELLE FORME E DEI COLORI
Parigi, 3 feb. - (Adnkronos) - La fotografa americana Tana Hoban, celebre per i suoi libri di immagini destinati al pubblico dei ragazzi, e' morta a Parigi all'eta' di 88 anni. Nata il 20 febbraio 1917 a Filadelfia da genitori russi immigrati, moglie di John G. Morris, ex direttore della leggendaria agenzia fotografica Magnum, Tana Hoban studio' al Moore College of Art di Filadelfia, poi a Londra e infine ad Amsterdam. Rientrata negli Stati Uniti, dapprima lavoro' come grafica presso alcuni giornali e poi divenne fotografa per ''Vogue'', ''Newsweek'', ''Life'' e ''Time''.

Poco a poco, Hoban si specializzo' in immagini di bambini. Agli inizi degli anni Settanta Tana Hoban scelse di non impiegare piu' bambini come modelli ma di scattare foto per aiutare i piccoli a conoscere meglio la realta' che li circonda, realizzando per loro numerosi reportage e libri. Hoban dette inizio cosi' a un genere nuovo nella letteratura infantile: quello di invitare i bambini a guardare in modo diverso il mondo intorno a loro.

La fotografa americana e' autrice di eccezionali libri e albi illustrati che utilizzano il linguaggio fotografico per introdurre piccoli e grandi all'arte di guardare forme, materie, colori. Quasi mezzo secolo di scatti sono stati raccolti nel volume antologico ''Dei colori e delle cose'' (1988).

(n.m)

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Fino al 16 febbraio 2006

Janieta Eyre


Matherhood

BnD tomasorenoldibracco contemporaryartvision
Via Calvi 18 - Milano
a cura di francesca alfano miglietti (FAM)


Janieta Eyre propone immagini con un corpo completamente ripensato, un continuo scambio di identità, un gioco umano tra copia ed originale, tra positivo e negativo, che interviene con una forma quasi maniacale di travestimento, con una propensione al linguaggio della follia.
Originalissimi i suoi interni, carichi di dettagli e densi di materie estrapolate dal sogno, una dimensione sospesa tra il diurno e il notturno della mente allucinata. E’ un’immagine fortemente contemporanea quella di Janieta Eyre, consapevole di una realtà in cui sono saltate tutte le regole, in cui prendono corpo desideri e fantasmi.
Soggetto e oggetto delle sue opere Janieta Eyre costruisce una realtà senza coordinate, occhi fissi o bendati, labbra serrate, braccia abbandonate lungo il corpo, figure diafane che si mostrano nella loro apparente immobilità, una serie di visioni che diventano specchio di un’autobiografia che dipende più dalla possibilità di voler essere qualcun altro che non dalla realtà della propria condizione.
Ancora una volta la bnd tomasorenoldibracco contemporaryartvision sceglie un percorso alieno per un’artista anche così nota; per questa prima personale milanese di Janieta Eyre, saranno esposte al pubblico, per la prima volta, le opere della serie Rehearsals (1993-1994), in cui la propria morte, vissuta come ‘prova’, ripetutamente, è la vera protagonista.
Janieta Eyre nasce a Londra nel 1966, vive e lavora a Toronto.
bnd tomasorenoldibracco contemporaryartvision presenta una retrospettiva della sua opera: da Rehearsals (1993-1994), serie di immagini di suicidi od assassinii ad Incarnations (1995), indagine sull’identità ed il tema del doppio; da Lady Lazarus (1999-2000), liberamente ispirata all’omonimo poema di Sylvia Plath, a Motherhood (2002) fino all’ultima serie What I haven’t told you (2004-2005)

Catalogo in galleria.


vedi Janieta Eyre di Lea Vergine

(m.m)

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fino al 12 febbraio 2006
Louise Bourgeois


Aller-Retour
Kunsthalle Wien, Hall 2- Museumsplatz 1
Info: www.kunsthallewien.at

"My luck was that I became famous so late that fame could not destroy me.“
(Louise Bourgeois)

Long denied due recognition, Louise Bourgeois became an ‘avant-garde superstar’ and is today considered ‘a great figure of the post modern’ (Peter Weiermair), even though fame did not reach the American artist until the second half of her life.
The Kunsthalle Wien shows the artist’s later works as a dialogue between sculpture and drawing. Since the 1980s, the works of Louise Bourgeois have followed the prevalent notion of art that rejects universal style and formal understanding in favour of a personal approach. The artist’s central concern lies in overcoming conflicts and the establishment of an intense, open discussion on the dialectics of thoughts and feelings.
With the exhibition Aller – Retour the Kunsthalle Wien dedicates Louise Bourgeois, the now 94-year-old artist, what is probably the most important exhibition of her late opus. Some 150 works will be shown in six rooms thematically based around central sculptures and themes such as ‘rivers’, ‘spiders’ and ‘proverbs/aperçus’. One room offers a retrospective of older works by the French born artist. The focus of the show however lies on the oeuvre of the last ten years, the majority of which are diary-like drawings, in which text and symbols frequently mingle.

This Show is part of a series of monographic Kunsthalle Wien exhibitions of key figures of modern art such as „Yayoi Kusama“ (2002), „Marcel Broodthaers“ (2003) and „Eva Hesse“ (2004).

Curator: Peter Weiermair

(m.m)


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Le Jardin d'Histoire
presso il
Museo di Storia Naturale
Milano, c.so Venezia,55 - 4° piano

DI TERRA E DI ACQUA

Opere su carta
di ELISABETTA BAUDINO

Inaugurazione giovedì 2 febbraio 2006, ore 15,30
domenica 5 febbraio 2006, ore 16, conversazione con l'artista

Fino al 28/2 dal martedì al venerdì ore 8,30-17,30
sabato e domenica ore 8,30-18
Info www.elibaudino.net tel.3389478931, 0276012683

Un itinerario tra opere dipinte ad acquarello a partire dal 1995,
nate per lo più dalla relazione viva e materna
con la natura mediterranea di Liguria, Sardegna, Giglio.

(n.m)

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fino al 19 marzo 2006

Doris Salcedo

Rivoli (To), Castello di Rivoli-Museo d'Arte Contemporanea Rivoli
Orario: 10.00-17.00 - venerdì, sabato e domenica 10.0-21.00 - Chiuso il lunedì

L'artista ha scelto di continuare a vivere e a lavorare nella sua città natale in Colombia, attribuendo a questa decisione un profondo significato etico e politico che si riflette costantemente sulla sua arte. Nelle sue opere, Salcedo cerca di dare una risposta simbolica agli avvenimenti che contraddistinguono la cronaca quotidiana del suo paese, in cui decine di migliaia di persone sono rapite, torturate, uccise da squadre della morte, mercanti di droga o terroristi.
Nel suo lavoro Salcedo esplora il territorio della violenza e della sua relazione con la politica, mostrando le ferite che dalla propria esperienza personale si allargano fino a comprendere quelle dei sopravvissuti, dei testimoni, trasformando queste esperienze individuali in esperienze collettive.
I materiali e gli oggetti quotidiani, come abiti e mobili, usati nelle sue sculture e installazioni provengono spesso dai luoghi in cui queste violenze sono state esercitate e subite.
Più recentemente, lo sguardo di Salcedo è diventato più universale, concentrandosi sui temi della prigionia, dello spostamento e del dolore nel mondo contemporaneo.
Tra le mostre a cui ha partecipato ricordiamo Documenta 11 nel 2002 e la Biennale di Istanbul nel 2003. I suoi lavori sono presenti nelle collezioni dei più importanti musei quali la Tate Modern, Londra; il MoMA Museum of Modern Art, New York; e il Moderna Museet, Stoccolma.


Mostra a cura di Francesco Bonami e Carolyn Christov-Bakargiev. - Organizazione Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, GAM Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino

vedi Doris Salcedo

(m.m)

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"Grembiulini rosa"
opere su carta di Nadia Magnabosco

Biblioteca Dergano-Bovisa
Via Baldinucci 60 - Milano
dal 12 dicembre 2005 al 14 gennaio 2006


Quaranta dipinti che circondano la grande sala della Biblioteca Dergano-Bovisa, situata in via Baldinucci 76.
Realizzati dall'artista Nadia Magnabosco, potranno essere ammirati sino al 14 gennaio (l'ingresso è libero e per informazioni si può contattare il numero 02-88465807).
Il titolo della mostra, proposta dall'associazione `La Camera Chiara', è `Grembiulini rosa" ed evoca l'infanzia.
A presentarsi davanti agli occhi dei visitatori ci sono tante bambine diverse, ognuna con un'espressione caratteristica, tutte dai colori brillanti su sfondo nero o dorato.
C'è chi sorride maliziosamente, chi sembra abbia voglia di nascondersi per
la timidezza, chi suscita un po' di inquietudine e chi si sfiora dolcemente i capelli o il vestito.
Le tinte vivaci rispecchiano la condizione infantile. Inoltre nessun foglio contiene la figura intera: c'è sempre una parte della testa, dei piedi o dell'abito che resta fuori dall'opera, non visibile. Come a voler dire che la ricchezza di un bambino ( bambina, in questo caso) non possa essere contenuta in uno spazio definito e a voler invitare chi guarda ad andare al di là di ciò che vede. Oltre ai diversi volti e personalità, ad attirare l'attenzione sono gli indumenti: coloratissimi e in contrasto con lo sfondo, spiccano sia quelli dipinti, sia quelli luccicanti creati con la porporina e dalle decorazioni originali. Guardare uno dopo l'altro questi ritratti, che pur essendo diversi possono essere ricondotti a un'unica identità, quella dell'artista, è anche scoprire qualcosa di più su chi li ha realizzati.
Perché sono, come scrive Gabriella Lazzerini nel testo che illustra la mostra, come il riproporsi di un autoritratto tracciato pescando in immagini raccolte sul fondo dell'inconscio che rimandano alla zona oscura di un'infanzia dimenticata.

Marianna Vazzana

(n.m)

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dal 14 dicembre 2005 al 6 gennaio 2006

Seni Camara

Fabbrica del Vapore
Via Procaccini
Milano

Dal martedì al sabato, dalle 10 alle 18
Domenica dalle 13 alle 18

"Scultrice sciamana, Seni Camara, di cui non si conosce l'anno esatto della nascita, non ha mai lasciato la sua terra, una regione del Senegal meridionale, e non si è mai recata a Dakar. Radicata in modo ossessivo al linguaggio espressivo, ai luoghi e alle mitologie del suo popolo, Seni Camara è l'unica donna scultrice del suo villaggio, ma è nota in tutto il mondo dopo aver preso parte alla grande mostra "Les Magiciens de la terre" allestita al Beaubourg di Parigi nel 1989. Ammirata da artisti e da collezionisti di spessore internazionale (l'artista Louise Bourgeois la annovera tra le maggiori scultrici contemporanee), è stata invitata a esporre nel 2000 a Orvieto, alla mostra "Il ritorno dei maghi" e nel 2001 ha partecipato alla Biennale di Venezia. Le sue opere variano di dimensione, ma sono realizzate tutte in terracotta (un materiale tutt'altro che tradizionale nella regione della Casamance) e modellate con la stessa tecnica, i cui segreti di cottura sono antichi come l'Africa. Anche la tipologia delle sue sculture è assai originale: grandi Dee Madri, talora mostruose, talora regali, ritratte mentre allattano i piccoli, che reggono in braccio, o che escono dal loro corpo come fossero piccoli esseri deformi e spericolati, oppure mentre si fronteggiano all'uomo guerriero. L'immaginario della scultrice è legato alle mitologie dei Diola, l'etnia a cui Seni Camara appartiene, e ai loro riti esoterici. Non è un caso se le singolari Dee Madri sono cotte nella foresta, in una buca, secondo riti sciamanici a tutt'oggi misteriosi, perché nessuno vi può assistere. Sono forme che arrivano da un mondo ancestrale, da una civiltà sopravvissuta che ancora ha la forza di attirare l'uomo contemporaneo e che possono rappresentare una foresta primordiale dove l'essere vivente è albero, è sasso, è scimmia, è sole, è vento, è cascata. Accatastate nella sua piccola casa in ordine di altezza, quasi assopite nella penombra, oppure custodite in casse di legno che sembrano feretri, in un locale ubicato al centro del souk di Bignona, tra il mercato di verdure e la zona dove si macellano le carni, le Dee Madri si ridestano sotto i riflettori dello star system occidentale, quando lasciano l Africa alla volta dell'Europa. In Italia l'opera di Seni Camara è stata presentata a
Milano nel 2oo4 dalla Galleria Ca' di Fra, in una collettiva dedicata alla giovane arte africana e pubblicata da Adriano Parise Editore in un reportage firmato da Paola Mattioli."

(m.m)

 

Segnalazioni artistiche del 2007
Segnalazioni artistiche del 2005
Segnalazioni sulla Biennale di Venezia 2005
Segnalazioni artistiche del 2004
Segnalazioni artistiche dal settembre al dicembre 2003
Segnalazioni artistiche dal marzo all'agosto 2003