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CRONACHE 2004
artiste nel mondo
(segnalazioni artistiche di Nadia Magnabosco e Marilde Magni)

 
 


Elisabetta Sirani: "pittrice eroina " 1638-1665


Elisabetta Sirani, Autoritratto come la Maga Circe

Museo Civico Archeologico, Via dell'Archiginnasio 2 -Bologna

Orari di apertura: dal martedì alla domenica: ore 10 - 18,30
La mostra è chiusa tutti i lunedì, il pomeriggio del 24/12 e del 31/12
e le giornate del 25/12 e del 1/1
La mostra è curata da Jandranka Bentini e Vera Fortunati

"La prima mostra dedicata a Elisabetta Sirani: la scoperta del Seicento bolognese attraverso gli occhi di una donna artista di respiro europeo, ammirata per la sorprendente ispirazione e il prodigioso talento.
Una pittrice che seppe trasformare la sua vita in una leggenda e, in un ambito per tradizione maschile, rese grande la sua arte attraverso la sua femminilità.
Dieci sezioni che illustrano il percorso di Elisabetta Sirani, la sua straordinaria sensibilità espressiva e l'evoluzione del suo linguaggio attraverso i temi iconografici a lei più cari.
Un'esposizione in cui le opere della Sirani dialogano con i dipinti dei protagonisti più significativi del classicismo barocco bolognese. "

Vedi Il genio precoce di Elisabetta Sirani di Raffaella Picello
Elisabetta Sirani: " Pittrice eroina"di Marcella Busacca

(m.m.)

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Tacita Dean
a cura di Emanuela De Cecco

postmedia 2004
testi in italiano e inglese
112pp. -- 43 illustrazioni


In occasione della personale alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (5 novembre 2004) dell'artista inglese Tacita Dean postmedia pubblica Tacita Dean: un volume di 112 pagine (con testi in italiano e inglese) e 36 illustrazioni a colori e in bianco e nero. Il volume contiene un'introduzione della curatrice Emanuela De Cecco, una selezione di testi scritti da Tacita Dean e una lunga conversazione con il critico Roland Groenenboom nella quale l'artista passa in rassegna tutte le opere realizzate finora, compreso il film Mario Merz che l'artista inglese ebbe occasione di girare nel settembre 2002 a San Gimignano durante la preparazione di Arte all'Arte.
Il Premio Regione Piemonte verrà consegnato venerdì 5 novembre, la cerimonia si svolgerà negli spazi della Fondazione a Torino e sarà l'occasione per presentare il nuovo film Baobab che resterà visibile dal 5 novembre 2004 al 2 gennaio 2005 nella project room della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo.

Tacita Dean

Tacita Dean è nata a Canterbury (Kent, Inghilterra) nel 1965. Dal 1985 al 1992 frequenta la Falmouth School of Art, la Supreme School of Fine Art di Atene e la Slade School of Art di Londra. Nel 1998 è tra i finalisti del Turner Prize. Dopo aver ricevuto una borsa di studio dalla DAAD (Deutscher Akademischer Austauschdienst) nel 2000, l¹artista decide di vivere Berlino dove tuttora risiede. Tacita Dean ha esposto in gallerie quali Frith Street (Londra) e Marian Goodman (New York e Parigi) e in prestigiosi musei quali l¹ICA di Philadelphia, il Museé d¹Art Moderne de la Ville de Paris, la Tate Gallery di Londra, il Museu d¹Art Contemporani di Barcellona, il Museum für Gegenwartskunst di Basilea, The Hirshhorn Museum a Washington, il Museu de Arte Contemporanea de Serralves a Porto. In occasione della sua prima personale italiana alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino, novembre 2004) le viene consegnato il Premio Regione Piemonte da un comitato di esperti composto da Udo Kittelmann, Suzanne Pagé e Manuel Borja Villel.

Emanuela De Cecco è nata a Roma nel 1965, vive a Milano. Insegna Cultura Visuale all'Università di Ferrara ed è responsabile dei progetti di formazione della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. E' autore di "Contemporanee. Percorsi e poetiche delle artiste dagli anni Ottanta a oggi" (postmedia books 2002).


La mostra e il libro sono il frutto di una collaborazione tra la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e L¹Associazione degli Amici della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Nata nell¹ottobre 2002, l¹associazione ha lo scopo di favorire e promuovere la diffusione dell¹arte contemporanea operando con l¹intento di offrire supporto agli artisti ed in armonia e coordinamento con la programmazione artistica ed organizzativa della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo.

(n.m)

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Quintocortile
Viale Col di Lana 8 - 20136 Milano - tel. 338. 800. 7617 - segr.telef. 02. 5810. 2441


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COMUNICATO STAMPA

dal 14 al 23 dicembre 2004 FOGLIE BIANCHE installazione di Mavi Ferrando con 40 interventi di 20 artisti

23 dicembre "Il testamento di Maria Helena" interAzioni di Antonella Prota Giurleo

testi di Donatella Airoldi, Roberto Borghi

particolare dell'installazione

L?installazione "Foglie bianche" consiste nella realizzazione da parte di Mavi Ferrando di una serie di settanta piccole sculture in legno sulle quali 20 artisti sono stati invitati ad intervenire con un?operazione di interazione e contaminazione linguistica sul tema delle foglie bianche.


interventi di: Alessandra Bonelli - Momò Calascibetta - Gigi Conti - Ruggero Gamberini - Mario Gatto - Metta Gislon - Paola Guidetti - Pino Lia - Maria Clotilde Licini - Tonino Milite - Aghim Muka ? Lucia Pescador - Nada Pivetta - Giuseppe Prenzato - Antonella Prota Giurleo - Christopher Pisk - Luca Rendina - Sergio Sansevrino - Irina Schwarz - Armando Tinnirello


"vernissage": mercoledì 10 dicembre h 18

"finissage ": giovedì 23 dicembre h 18 con disallestimento mostra e allestimento di: "Il testamento di Maria Helena"

orario: da martedì a giovedì 17,30 ? 19.30

(n.m)

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Martedì 7 dicembre 2004 verrà presentato a Torino alle 17.30 presso Palazzo Cavour (Via Cavour 8) Artiste di corte, da Emanuele Filiberto a Vittorio Emanuele II, realizzato da Allegra Alacevich. Il testo fa parte di una collana curata dal Centro Studi del Pensiero Femminile di Torino (http://www.arpnet.it/pfemm) ed è stato pubblicato dall'editore "Thélème" grazie al sostegno della Regione Piemonte.

Il volume ha lo scopo di ricordare alcune artiste che in Piemonte hanno operato dalla fine del Cinquecento, a Ottocento inoltrato; al contrario di ciò che si pensa sono numerose le donne che parteciparono attivamente alla vita artistica piemontese. Ben più di cento tra pittrici, scultrici, fotografe e altre figure si dilettarono o vissero d'arte nei secoli passati in una terra che sembra averle accolte senza limitazioni. Alcune giunsero da altre zone italiane - da Lombardia, Lazio, Veneto... - e dall'estero - dall'Austria, dalla Francia, dalla Spagna... - per soddisfare i sovrani sabaudi e committenze per lo più religiose e aristocratiche; molti sono i nomi pressoché sconosciuti (Caterina Arellano, Rosa Meda e Clementina Pregliasco, solo per ricordarne alcuni), ma altrettanto numerosi quelli eccellenti (Sofonisba Anguissola, Orsola Caccia, Angelika Kauffmann...). Nella pubblicazione se ne riportano vita e opere, con il fine di invogliare il lettore a godere della produzione artistica femminile e di approfondirne i mille risvolti.
Accompagnano il testo alcune immagini di quadri inediti realizzate da Roberto Chiarlo.

All'evento prenderà parte la critica Cristina Giudice.

(n.m)

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Nadia Magnabosco     Marilde Magni
due streghe improbabili:
incantesimi, menzogne e sortilegi

Associazione Sassetti Cultura
via Volturno, 35
20124 Milano

4 - 14 novembre 2004
aperto tutti i giorni, festivi compresi dalle 15, 30 alle 18, 30

inaugurazione 4 novembre 2004 ore 18 e 30

In giro sono andata strega posseduta,
ossessa ho abitato l'aria nera, padrona della notte;
Sognando malefici, ho fatto il mio mestiere
passando sulle case, luce dopo luce:
solitaria e folle, con dodici dita.
Una donna così non è una donna.
Come lei io sono stata.
( Anne Sexton )

"Diventare streghe è una nostra aspirazione (anche se qualcuno potrà pensare che lo siamo già). Ci è simpatica la fattucchiera stravagante e arruffata delle fiabe, intenta ad inventare intrugli dai poteri magici e a intessere piani segreti in silenziosa compagnia di ranocchi, civette e gatti neri. Da brave bambine un po' ribelli, ci affascina forse più la forte personalità della matrigna della candida perfezione di Biancaneve. Descritta come brutta, vecchia, sciatta e disordinata, qualche volta anche un po' grassa, la strega "cattiva" ci appare in realtà così libera, vitale, creativa e indaffarata nelle sue molteplici attività da non aver tempo neppure per la depressione. Solitaria e instancabile viaggiatrice, senza luogo e senza tempo, incarna in modo suggestivo e fantasioso le contraddizioni di una vita emotiva che ha tanti colori ma anche tanti angoli bui. Regina degli opposti, riassume in sé bontà e perfidia, allegria e tristezza, verità e menzogna, bellezza e orrore. Proprio come noi. Perché in realtà la simpatia per le streghe delle fiabe serve a mitigare il doloroso disagio che percepiamo ogni volta che, nella vita quotidiana, siamo costrette a comportarci, agli occhi dell'opinione comune, da "streghe". Ossia ogni volta che diciamo no a quanto, individualmente e socialmente, ci si aspetta da noi, ogni volta che "varchiamo i limiti", ogni volta che non acconsentiamo, che non comprendiamo, che non accettiamo, che ci ostiniamo, insomma ogni volta che lasciamo emergere il nostro carattere "selvaggio". La strega è la nostra ombra scura, il pensiero segreto, e noi lo accettiamo, anzi lo ricerchiamo, per evitare che si proietti fuori combinando guai. Sulle ali della sua scopa percorriamo questo viaggio oltre la porta magica del nostro mondo interiore esercitando gli incantesimi, le menzogne e i sortilegi con cui l'arte ci aiuta a cambiare la realtà, dissolvendo logorati punti di vista e ricomponendo la frammentazione con cui veniamo spesso mutilate."


(m.m.)

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14 ottobre2004 - 2 gennaio 2005

Ana Mendieta:
Earth Body, Sculpture and Performance 1972-1985
Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Washington DC
retrospettiva di 100 opere

Vedi Ana Mendieta

(m.m.)

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sino al 24 ottobre 2004
Lilith - L'aspetto femminile della creazione


Frascati (RM)
SCUDERIE ALDOBRANDINI DEL COMUNE DI FRASCATI
Piazza Guglielmo Marconi 6 (00044)

L’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Frascati e l’associazione Concerto d’Arte Contemporanea presentano Lilith. L’aspetto femminile della creazione, una grande mostra d’arte contemporanea con opere di famose artiste provenienti da tutto il mondo. L’esposizione è organizzata con il contributo di: Regione Lazio — Assessorato alla Cultura, Spettacolo, Turismo e Sport, Provincia di Roma — Assessorato alle Politiche Culturali. Ha ricevuto inoltre il Patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e dell’Azienda di Promozione Turistica della Provincia di Roma. Sponsor dell’evento Consorzio COSME e Consorzio Tutela Denominazione Frascati. Progetto e cura della mostra e del catalogo: Maria Luisa Trevisan. Organizzazione: Rosetta Gozzini.

Lilith, archetipo del femminino, preesistente ad Eva, fatta della stessa sostanza di Adamo ma, poiché non accettò di sottomettersi a lui, fu cacciata e, dotata di ali, potè così volare via. Un brano dello Zohar racconta che Lilith è nata in eclissi di luna, come a segnare un’esistenza nel buio totale e simbolicamente nel male. Condannata a vagare di notte e a nascondersi, trovava rifugio dentro la corteccia degli alberi. Nel III secolo questo mito era noto in una forma un po’ diversa, senza rapporto con il motivo demoniaco. Si parlava della “prima Eva”, e Caino e Abele avrebbero litigato per il possesso di questa donna creata indipendentemente da Adamo e che quindi non era loro parente, dopo di che Dio l’avrebbe di nuovo trasformata in polvere. Provocante, avvenente, libera e autonoma, e quindi presenza costante negli incubi dell’intero Oriente antico, Lilith rientra comunque anch’essa – scrive Giulio Busi - nel piano divino come elemento regolatore del cosmo con una funzione essenziale nel teatro del mondo: quella di stimolare il desiderio sessuale.
Lilith è dunque una di quelle figure mitologiche che, seppure antichissime (ne abbiamo testimonianza da ben ventottosecoli) conserva una stupefacente modernità, in quanto non è confinabile ai soli ambiti archetipico-culturali, ma investe anche aspetti sociologici del mondo contemporaneo. Lilith rappresenta la più arcaica delle divinità ambigue dell’area del Mediterraneo. Demone eterea, seduttrice, divoratrice e notturna, Lilith incarna gli aspetti negativi ed oscuri della Grande Dea: madre al contrario e perversa amante. I suoi abbracci soffocano, i suoi baci divorano e i suoi amplessi sono incestuosi e presentano una forte attrazione per ciò che virulento, terribile e orrendo.
Pittori e scultori, scrittori e poeti, profeti e maghi, hanno descritto in molte maniere la sua immagine che prende ora le sembianze del leone, dell’aquila, del serpente, della civetta, del cavallo, e del pesce.
Di recente la figura di Lilith è stata assurta a simbolo culturale di emancipazione della donna e di eguaglianza con il maschio, diventando la chiave di lettura della presente realtà. Nella misura in cui l’uomo cerca inconsciamente di riattivare nei prodotti delle sue culture le relazioni archetipiche, si trova dinanzi alle stesse ambivalenze – aggressività e sottomissione – che ha nei confronti della madre, quale primo oggetto del desiderio. Lilith così appare un simbolo assai attuale, che rappresenta in generale l’angoscia della civiltà ed in particolare incarna quella dell’età contemporanea, in cui le donne hanno preteso un ruolo diverso, e tra le prime sono state proprio le artiste, conquistando in questi ultimi anni la scena centrale dell’arte contemporanea. Esse mostrano una forza ed una energia creativa, da una parte particolarmente dirompente che sborda da una parte nella provocazione, dall’altra in una creatività dall'accento più poetico e narrativo, esprimendo forse quella tendenza più tipicamente femminile.
L'esposizione presenta una sorta di collezione da cui emerge l’aspetto femminile della creazione, dalla vena più concettuale ad una sensibilità più soft. La mostra esplora il modo tutto femminile di raccontare la vita con provocatoria e acuta ironia. Il lavoro della donna artista indaga con rigore il rapporto ambiguo tra vita e arte, tra quotidianità e creatività, tra dimensione domestica e valenza universale, tra sacro e profano. Sono sfiorati con apparente leggerezza e giocosa provocazione temi non facili per il continuo rischio del luogo comune, come l'identità femminile, il suo ancestrale legame con i rituali legati alla conservazione della specie.
La mostra prende in considerazione tra i diversi aspetti della femminilità, in particolar modo quello più provocatorio perché atto a scuotere le menti, a stimolare l’impegno sociale, a sollevare la discussione su temi scottanti quali guerre di religione, conflitti interetnici, discriminazioni, diseguaglianze, ingiustizie e violenze di ogni tipo, verso le quali la donna s'indigna per prima, essendo custode della vita. Contro tali contingenze avverse la donna, quale forza generatrice, ha sempre dovuto combattere per difendere la sua specificità femminile di madre, moglie, compagna, educatrice, ecc., e poter così proteggere i più piccoli e i più deboli. Da qui emerge il pensiero femminile che – diversamente da quello maschile - è un pensiero contestuale, in quanto si estende in tutte le direzioni e tiene conto di molte situazioni contemporaneamente.
L’esposizione a cura di Maria Luisa Trevisan e organizzata da Rosetta Gozzini presenta artiste italiane e straniere di livello internazionale con opere di pittura, scultura, fotografia, installazioni ambientali e video che mostreranno a tutto tondo il “femminino”, quale aspetto proprio della donna - visto come archetipo della vita - ambiguo, contraddittorio, sfuggente e perciò difficile da esplorare, soprattutto per il fatto che è spesso stato raccontato dall’uomo, il quale ne ha dato – ne “L’eterno femminino” - un’immagine idealizzata, parziale, falsa e deviante, che non rende affatto l’idea della complessità dell’universo femminile.
Le 36 artiste in rassegna sono: Carla Accardi, Kariri Andersen,
Donatella Berra, Anela Bohm, Giovanna Bolognini, Julia Bornefeld, Lousie
Bourgeois, Enrica Borghi, Tania Bruguera, Cecily Brown, Greta Correani, Marlene Dumas, Stefania Fabrizi, Giosetta Fioroni, Vered Gamliel, Alessandra Giovannoni, Nan Goldin, Cristina Gori, Debora Hirsch, Maria Micozzi, Silvia Levenson, Elena Luminita Taranu, Barbara Nahmad, Shirin Neshat, Anna Onesti, Carol Rama, Natalia Resini, Maria Grazia Rosin, Sarah Seidmann, Cindy Sherman, Kiki Seror, Hana Silberstein, Kiki Smith, Maria Pia Fanna Roncoroni, Alessandra Urso, Jenny Watson.

(n.m)

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Lina Bo Bardi
La libertà dell'architettura
sino al 15 novembre 2004


"In occasione della 9.Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, l'Università Iuav di Venezia e i Musei Civici Veneziani presentano dal 10 settembre al 15 novembre, presso la Galleria Internazionale d'Arte Moderna di Ca' Pesaro, una mostra dedicata all'opera dell'architetto Lina Bo Bardi, ideata e curata da Luciano Semerani, Antonella Gallo e Giovanni Marras.
Nata a Roma nel 1914, Lina Bo dopo la laurea in architettura, nel 1939 si trasferisce a Milano dove lavora con Giò Ponti e con Carlo Pagani che la coinvolge come vicedirettore della rivista Domus. Dopo la guerra si trasferisce in Brasile per seguire il marito Pier Maria Bardi chiamato a dirigere il Museo d'Arte San Paolo e qui, lontano dalla cultura dell'Europa moderna in cui si era formata, Lina decide di vivere e di lavorare fino al 1992, anno della sua morte. La mostra veneziana rilegge l'opera architettonica di Lina Bo Bardi - suoi i principali Musei d'arte e cultura di San Paolo, Bahia, Ibirapuera, le numerose case di abitazione - ma vuole anche ricostruire la sua inesauribile creatività in tutte le arti: scenografa e costumista per il teatro, designer di mobili e gioielli, senza dimenticare l'opera grafica e i suoi progetti di urbanistica, in cui riusciva ad integrare in un'architettura povera e autentica la naturalezza e la comunicatività della cultura popolare brasiliana.

In mostra oltre duecento disegni originali per mettere in evidenza ''La libertà dell'architettura'' come fondamento del lavoro di Lina Bo Bardi, rappresentare per immagini il suo pensiero architettonico e artistico, la sua ricerca progettuale basata su operazioni di metamorfosi: un tema, inizialmente scelto nella sua forma essenziale (una piramide, un parallelepipedo, una spirale), subisce via via trasformazioni acquistando in ogni nuova struttura uno stadio più profondo dell'espressione. Alla fine il processo di associazioni paradossali e inedite porta, percorrendo un labirinto, a una nuovissima interpretazione dell'abitare, del museo e del centro sociale, dell'arte e del design. Lina Bo Bardi ha rappresentato la libertà del suo pensiero e delle sue idee con le sue opere dove coniugava la cultura espressionista delle avanguardie europee, la visionarietà surrealista e metafisica, ai valori primordiali e arcaici vissuti dai popoli del Terzo Mondo, attingendo dalla cultura naturalistica del Brasile e dalle tradizioni primitive e pure dell'Africa.
Il suo lavoro - dalle architetture, alle scenografie, alle sculture - diventa ''strumento di integrazione dell'esistenza umana nella natura e nei suoi misteri, e di confronto con la città e con i suoi conflitti''.

''La casa come un'anima'', ''la dignità dell'architettura civile'', ''la mano del popolo brasiliano'' sono alcuni dei temi della mostra. In ogni sezione saranno presentati oltre ai disegni e agli oggetti di design originali, provenienti dall'Istituto Lina Bo e Pietro Maria Bardi di San Paolo del Brasile, alcune ricostruzioni realizzate dal laboratorio di modellistica Alias della facoltà di Design e Arti dell'Università Iuav, come la ''Grande Vaca Mecanica'' lunga oltre 4 metri, i ''Giocattoli per bambini Brasiliani'', il ''Bosco degli alberi maestri'' insieme all'originale del ''Maiale con due sederi'' realizzato per la messa in scena dell'opera Ubu-Roi.
Saranno esposti anche due nuovi grandi modelli - realizzati dalla sezione modelli CAM del dipartimento di Progettazione Architettonica - del Museo d'Arte (MASP) costruito a San Paolo tra il 1957 e il 1968 e del Centro Sociale SESC Pompeia, realizzato nel 1977 col recupero di una grande fabbrica in disuso."

Ca' Pesaro- Galleria Internazionale d'Arte Moderna - Santa Croce 2076
ore 10 - 18 (ingresso ore 10-17) fino al 31 ottobre
ore 10 - 17 (ingresso ore 10-16) dal 1 novembre
lunedì chiuso
ingresso libero

(n.m)

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Maria Lassnig
Paintings

Hauser & Wirth
196A Piccadilly
London
sino al 2 ottobre 2004

"Austrian born artist Maria Lassnig (b. 1919) is one of the most unique painters practising today. After studying at the Academy of Fine Arts in Vienna she left to pursue her career in Paris and then later in New York. On her return she became the first woman to be appointed Professor of Painting at the Academy of Applied Arts in Vienna, a role from which she has influenced successive generations of painters.

The majority of her work is deeply introspective and concerns the physical event of bodily experience, with her psychological self as the subject. These paintings are some of the most significant expressions of her belief that 'truth resides in the emotions produced within the physical shell'.

Extending beyond painting, Lassnig's oeuvre comprises numerous drawings as well as sculptures and animated films. In the last few years she has gained several accolades, among them the Max Beckmann and Roswitha Haftmann Awards and the Rubens Prize of Siegen. As well as her many solo exhibitions in Austria, Germany, the USA and France, Lassnig has also participated in the Venice Biennale (1982) and in the Kassel Documenta (1982 and 1997).

In her forthcoming show at Hauser & Wirth London, she will exhibit a selection of new large-scale paintings. The works are typically bold in colour, unconventional in their subject matter and laden with Lassnig's unique sense of humour.

Works such as 'Die Trauer' (Mourning) and 'Grüne Köpfe' (Green Heads) are prime examples of her self-analytical style but this show also consists of portraits of a corpulent, male nude, which is uncommon for Lassnig as her preference has always been to use her self as the subject.

The artist describes the group of exhibited works as drastic paintings - the substantial body of this new sitter protrudes very directly from the canvas - but this description should not be taken as an attempt at categorisation, as neither the artist nor the work can be categorised that easily. Her self-titled painting styles such as 'Body-Sensation-Painting' ('Körpergefühlsmalerei') or 'Paint-Flux' ('Malflüsse') alter frequently, echoing the state of her body and mind at that particular time.

'The more tired the body is, the more realistic the painting becomes. When you are in shape, you are more aware of the body's sensations. At the beginning, my body-awareness paintings were more linear, it was all about the body's framework. Then some really abstract things happened, changes occurred and I paid more attention to the carnal aspect'.

Even though Maria Lassnig has attained critical acclaim and received several awards for her painting, the range and significance of her work is barely known outside of German-speaking Europe. The presentation of these eight paintings in London is therefore an in-depth introduction to Maria Lassnig, the body and the mind.

The exhibition is accompanied by a linen-bound catalogue in an edition of 500, with text by Mark Gisbourne."

(n.m)

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Non Toccare la donna bianca




Fondazione Sandretto Re Rebaudengo
Via Modane 16, Torino
16 Settembre 2004 - 08 Gennaio 2005


a cura di Francesco Bonami.

"Non Toccare la Donna Bianca è una collettiva di 19 artiste internazionali, alcune delle quali non hanno mai esposto in Italia, originarie di paesi caratterizzati da complesse situazioni politiche e sociali - Micol Assael, Maja Bajevic, Berlinde De Bruyckere, Marlene Dumas, Ellen Gallagher, Carmit Gil, Fernanda Gomes, Lyudmila Gorlova, Mona Hatoum, Michal Helfman, Emily Jacir, Koo Jeung-a, Daniela Kostova, Senga Nengudi, Shirin Neshat, Shirana Shabazi, Valeska Soares, Nobuko Tsuchiya e Shen Yuan – che presentano opere quasi tutte inedite create appositamente per lo spazio della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, dalla pittura al video, all’installazione alla fotografia.
Il progetto espositivo, il cui allestimento è a cura del gruppo Cliostraat, è composto dalle oltre 20 opere presentate dalle artiste.
Lo scopo della mostra è il confronto tra diverse visioni artistiche sulla società di oggi, che esprimono il complesso panorama delle trasformazioni della società dall’inizio del XXI secolo.
Il progetto espositivo, il cui titolo è ispirato al famoso film di Marco Ferreri del 1974 è interamente prodotto dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo."

INFO
011 19831600
info@fondsrr.org
www.fondsrr.org

(m.m.)


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Off the Beaten Track
Three Centuries of Women Travellers

sino al 31 ottobre 2004

National Portrait Gallery
St Martin’s Place
Orari: 10-18 G V 10-22
ingresso libero

Tre secoli di storia di donne viaggiatrici, dal 1660 al 1960, in una sessantina di ritratti, da Mary Kingsley a Penelope Chetwode, Maria Callcott, Fanny Kemble e Amelia Edwards.

"Women travellers of the past three centuries have amazing and varied tales to tell. Some of them were exceptional individuals who broke all the rules, while others travelled as dutiful wives, mothers or daughters. Journeying to distant parts of the world from the 1660s to the 1960s, before the age of mass travel, these women had experiences and encounters almost unthinkable today.

Victorian traveller Mary Kingsley defended herself with a canoe paddle when a crocodile attempted to board her boat, and was saved only by the thickness of her skirt when she later fell into a pit of sharp stakes. Penelope Chetwode made a remarkable river crossing in India using the traditional method of floating across on an inflated animal hide, propelled by a local man on top of whom she was required to lie. Meanwhile Lady Hester Stanhope offered advice to respectable women on answering calls of nature whilst in the desert - one should take a chamber pot, a small tent, declare a coffee break, pitch the tent and gracefully retire.

This exhibition brings together 60 portraits, in all media, from the National Portrait Gallery's collections, alongside photographs and paintings made by the women on their travels. It also features some of their finest souvenirs, now prized exhibits in major museums and private collections across Britain. The exhibition is organised geographically and ends with a selection of the world's women who made Britain the destination for their travels, recording their presence here by visiting a fashionable society photographer.

Travellers to the Americas include Maria Callcott who travelled in Brazil in the 1820s. The exhibition presents a fine portrait of her by Sir Thomas Lawrence, and the album of botanical illustrations that she painted there. Fanny Kemble, the famous actress, had a very different experience of the United States when she discovered that her American husband's money came from his slave plantations in Georgia. The marriage swiftly fell apart and her journal describing the plight of his slaves was published to further the cause of Abolition.

Well known twentieth-century women travellers, Gertrude Bell and Freya Stark, both travelled in the Middle East and Arabia. Both were superb travel writers and took photographs. Freya Stark's images of southern Yemen are displayed in the exhibition and are particularly beautiful. Bell lived in Baghdad, founding the Museum there, having been closely involved in the political and geographical decisions that created the modern state of Iraq. In the previous century, Jane Digby also chose to live in the Middle East. After a stormy divorce and many love affairs she found her final husband in Syria, a Bedouin Sheikh young enough to be her son, and joined his tribe in the deserts around the ruined city of Palmyra, shown here in one of her watercolours.

Travellers to Africa include Amelia Edwards whose 1877 book, A Thousand Miles up the Nile, earned her enough to pay for archaeological excavations in Egypt. An Egyptian portrait sculpture that belonged to her is displayed in the exhibition, as is a marble sculpture of her. Also in this section are a selection of Mary Kingsley's artefacts - a metre-high Congolese nail figure, a newly-discovered fish which was named after her, and the brown fur hat that she wore during her African journeys.

From the Far East and the Pacific come photographs of China taken in the 1890s by Isabella Bird on her journey up the Yangtze. She converted the cabin of her boat into a darkroom, washing the chemicals off her glass plate negatives in the river itself. In contrast, Annie Brassey chose to travel in a luxury yacht The Sunbeam, collecting masks and other Pacific ethnographic items.

Women who made Britain their destination include Pocohontas, the American Indian woman who visited the court of King James I, Queen Emma of Hawaii who stayed with Queen Victoria, Sarah Davies, a young African slave who became Queen Victoria's goddaughter and Nehru's sister Mrs Vijaya Lakshmi Pandit who was India's High Commissioner to Britain and the first woman President of the United Nations."

(n.m)

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Annette Messager

Sous vent

Couvent des Cordeliers
15, rue de l' Ecole de Medicine
(métro Odéon) - 75006 Paris
fino al 3 ottobre 2004 - tutti i giorni: dalle 12 alle 20
entrata 4,50 euro
info: paris.fr/musees/MAMVP

"Depuis ses débuts, Annette Messager entretient une relation privilégiée avec le Musée d’Art moderne de la Ville de Paris.
L’ARC l’a en effet invitée dès 1974 pour sa première exposition personnelle « Annette Messager collectionneuse », puis en 1984 pour « Les Pièges à Chimères » et en 1995 pour une importante rétrospective « Faire Parade, 1971-1995 ».
Aujourd’hui pour le Couvent des Cordeliers, Annette Messager imagine un projet spécifique, une création inédite: mémoire allusive de l’histoire du Couvent, mais aussi mémoire intime de la vie de l’artiste. Une réflexion poétique et métaphorique où passé et présent se mêleront en une trame continue.
A l’occasion de l’exposition, un ouvrage sera édité par Paris-Musées.
Parallèlement, dans le cadre de la manifestation « Les Intrus » organisée par le Musée d’Art moderne de la Ville de Paris, le Musée National du Moyen-Age/Hôtel de Cluny accueillera, du 12 mai au 6 septembre 2004, une œuvre d’Annette Messager, appartenant aux collections du Musée d’Art moderne, Mes petites effigies (1988)."

(m.m.)

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Aurelie Nemours

Rytme, Nombre, Coleur

Centre Pompidou - Paris
fino al 27 settembre 2004-tutti i giorni (escluso il martedì): dalle11 alle 21
entrata 7 euro
info: cnac-gp.fr

"Aurelie Nemours, née en 1910 à Paris, a longtemps poursuivi un travail solitaire soutenu par quelques amateurs passionnés. Elle commence à se faire connaître dans les années 80, notamment en Allemagne.
Le parcours chronologique, depuis les années 50 jusqu'aux années 90 (le dernier tableau, appartenant au musée de Grenoble, date de 1992), fait apparaître chacune des étapes importantes de l'évolution d'une oeuvre d'une construction rigoureuse fondée sur l'horizontale, mais aussi sensible, comme en témoigne l'utilisation subtile et inventive de ce qu'elle appelle l'"instant couleur".
Une ligne "monochrome polychrome" de quinze mètres de long (Musée d'art moderne de la Reina Sofia, Madrid), envahit l'espace.
La série de peintures "Nombre et hasard" qui résume le sens de toutes ses recherches, entre la contrainte et la liberté, clôt cette exposition déployée sur mille mètres carrés."

Commissaires / organisateurs:
Mnam / Cci - Claude Schweisguth

(m.m.)

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OPENASIA 2OO4

7. Esposizione Internazionale di Sculture ed Installazioni
Venezia - Lido

1 settembre - 10 ottobre 2004


"OPENASIA 2004 è il risultato di un dialogo tra Oriente e Occidente che da’ voce ad un collettivo di artisti asiatici ed internazionali non solo per incontrare l’attuale ricerca artistica orientale, ma anche l’interesse nutrito dagli artisti occidentali in seno al contesto culturale asiatico.
La mostra, ideata da Paolo De Grandis, che si terrà a Venezia – Lido parallelamente alla 61. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, è organizzata da Arte Communications, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Venezia, e con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri, della Regione del Veneto, della Provincia di Venezia, del Comune di Venezia e delle Istituzioni e Ambasciate dei paesi partecipanti."

Curatore ufficiale dell'evento è Chang Tsong-zung, autorevole studioso ed eminente critico di arte cinese contemporanea riconosciuto a livello internazionale.

(m.m.)

vedi nostro articolo su Yoko Ono

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Yoko Ono

Editions, Ephemera and Printed Works

Printed Matter Inc.
535 West 22nd Street
New York

"Printed Matter, Inc. is very pleased to announce the opening of our summer exhibition, Yoko Ono: Editions, Ephemera and Printed Works. On view throughout Summer 2004, the exhibition will feature a wide range of material from the early 1960s to the present. Some pieces will be for sale while others, long out of print, will serve as a framework for the work of this committed avant-garde artist. The opening reception for the exhibition will take place at Printed Matter on Wednesday, July 21, 2004 from 5 to 7 PM. Printed Matter is located at 535 West 22nd Street between 10th and 11th Avenues.

Yoko Ono is known internationally as one of the most challenging and influential artists of our age. She has created revolutionary music, performance, film and visual art since the 1960s. Her engagement with language, concept and viewer participation had a strong influence on the formation of Fluxus, and she was among the first artists to practice what later came to be called "Conceptual Art." Her poetic projects operate on both intimate and global scales, linking experiences of personal transformation with the possibility of political transformation through thoughtful action.

Ono's engagement with simple, human activities and her belief in the power of the mind to realize good through visualization, led her to create profound ephemeral works of art seamlessly integrated into everyday life. These works often took the form of instructions – for music, paintings, events, objects and films. They were collected for the first time in her seminal 1964 artist's book Grapefruit, which, from 1970 on, has been re-published in many languages and editions. Perhaps more copies of Grapefruit have been printed than any other artist's book. Grapefruit has been with Printed Matter since our founding in 1976.

As an organization dedicated to artists' publications as an alternative and accessible venue for artists' ideas and artworks, Printed Matter is proud to present the work of someone who so inventively and energetically uses printed material as an integral part of her work. We are delighted to exhibit documents from Ono's early performances, exhibitions, and installations in addition to examples of her mailed artworks, artists' books, and a 1965 price list (a conceptual work in itself). Post cards and posters from her collaborative work with John Lennon, War is Over! (If You Want It), will be displayed alongside buttons, cards and posters from her current peace campaigns, Imagine Peace, and Remember Love. The image of a naked bottom that filled all public advertising space in the small town of Langenhagen, Germany for In Celebration of Being Human, covers umbrellas, stickers, shopping bags, newspapers and posters that will be for sale at Printed Matter during the exhibition.

Printed Matter, Inc. is an independent 501(c)(3) non-profit organization founded in 1976 by artists and art workers with the mission to foster the appreciation, dissemination, and understanding of artists' books and other artists' publications. "

(n.m)

vedi nostro articolo su Yoko Ono

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"Stracciando i veli: donne artiste dal mondo islamico"
Palazzo Reale di Napoli, Sala d'Ercole
dal 12 luglio al 15 settembre

Questa mostra è una grande occasione e, al tempo stesso una sfida, che la Fondazione Laboratorio Mediterraneo – anche in virtù della recente designazione ad “antenna europea e capofila della rete italiana per il dialogo tra le culture e civilizzazioni” – ha voluto lanciare per riaffermare il ruolo della donna nei processi di pace.
Sono opere di donne che danno voce alla propria creazione infrangendo rappresentazioni, stereotipi e pregiudizi della donna “velata”. Una mostra in cui la creatività delle donne di paesi musulmani prende corpo oltre il velo del suo stereotipo; un occasione di conoscenza visiva per andare con lo sguardo del cuore e della ragione oltre il velo della subordinazione e rimozione.
L’arte come mezzo per stracciare i veli oltre il velo dell’indifferenza, e dell’imposizione; per animare il silenzio, superare la negazione e l’assenza sociale, per una politica di diritti, partecipazione e rappresentatività.
E’ questo il senso più profondo di quest’esposizione che rompe immagini sedimentate, rappresentazioni sociali ancorate e oggettificate.



Arte: un linguaggio condiviso che unisce popoli e culture
di Rania Al-Abdullah*


L’arte è al di sopra di tutte le differenze di sesso e di età, di storia, di cultura e di religione poiché, comunque definiti da esse, rimaniamo tutti egualmente colpiti e ispirati dai capolavori con cui gli artisti di talento hanno arricchito il nostro mondo.
L’ammirazione delle opere d’arte non s’arresta al piacere della loro vista ma suscita in noi anche una migliore conoscenza ed un maggiore rispetto verso i popoli e le culture in cui sono sorte.
In questo momento come non mai si sente l’esigenza e si percepisce l’importanza di promuovere il dialogo tra le nazioni e le loro culture poiché i traumatici attacchi di New York dell’11 settembre 2001 hanno avuto un impatto devastante sull’armonia e sulla pace del mondo intero. Una delle peggiori conseguenze di quei terribili eventi è stato il costituirsi d’una negativa e falsa immagine dell’Islam. Questa immagine distorta ha anche spesso presentato una visione erronea delle donne nei Paesi islamici e del loro ruolo nella tradizione islamica. Perciò sono particolarmente orgogliosa ed onorata, in questo momento cruciale, di associarmi a “Stracciando i veli: donne artiste dal mondo islamico”. Questa mostra è un magnifico testimone visivo del talento delle donne artiste di tutto il mondo arabo. “Stracciando i veli” è una mostra organizzata dalla “Royal Society of Fine Arts” di Amman e dalla “Rete Mediterranea di Artiste Donne” con sede in Grecia. Dopo l’apertura a Rodi il 19 settembre 2002, la mostra ha viaggiato attraverso molte città dell’Asia, degli Stati Uniti e dell’Europa e giunge ora a Napoli.
“Stracciando i veli” apre una finestra su un mondo di grande ricchezza e diversità culturale. Ma è anche un importante tributo alle donne artiste di talento delle più diverse tradizioni culturali e religiose coesistenti nell’Islam. La genialità e la creatività delle artiste costituiscono un arricchimento non solo della cultura islamica, ma per il patrimonio culturale dell’intera umanità.
E’ quindi con immenso piacere che invito tutti a condividere con me “Stracciando i veli”: una celebrazione della bellezza e del talento delle donne artiste del mondo islamico.
Con l’augurio di buona fortuna.

* regina di Giordania
10-07-2004

vedi nostro articolo sulla stessa mostra tenutasi a Milano

vedi Edicola

(n.m)

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artiste italiane nel ventesimo secolo
Palazzo Mediceo di Seravezza (Lucca)
10 luglio – 10 ottobre 2004
Orario: 15-19,30 (chiusa lunedì)
Ingresso: €5 (ridotto €3) include visita al Museo del Palazzo Mediceo
Per informazioni tel 0584-756100
E-mail: palazzomediceo@comune.seravezza.lucca.it


Alcune tra le principali presenze femminili nell’arte del Novecento in Italia sono chiamate a raccolta la prossima estate presso il Castello Mediceo di Seravezza. La rassegna intende proporre per la prima volta in maniera vasta una selezione di alcune delle figure più significative attive nell’ambito artistico italiano dall’inizio del XX secolo ai giorni nostri.
Tra queste, per citarne alcune, Antonietta Raphaël, Elisabeth Chaplin, Pasquarosa, Rosa Menni Giolli, Daphne Maugham Casorati, Fiamma Vigo, Carla Accardi, Bice Lazzari, Carol Rama, Marisa Merz, Ketty La Rocca… a testimoniare un aspetto della storia dell’arte italiana ed internazionale di assoluto rilievo per qualità e consistenza numerica ancora oggi, tuttavia, scarsamente considerato dalla critica quanto dalle istituzioni. Le opere esposte provengono dalle principali collezioni pubbliche tra le quali la Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti Firenze, La Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma,la GCAMC-Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, la Gam-Civica Galleria d’Arte Moderna di Torino, il Cimac-Civico Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Milano e la Galleria d’Arte Moderna di Genova e da importanti raccolte private. L’iniziativa nasce sotto il patrocinio della Regione Toscana, della Provincia di Lucca, dell’Archivio di Stato di Firenze e del National Museum of the Women in Arts di Washington e della Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti Firenze.

(n.m)

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sino al 15 agosto 2004
National Gallery of Ireland
Merrion Square West - Dublino
Edith Somerville


The Goose Girl (1888)

Edith Somerville (1858-1949) è più conosciuta come scrittrice che come pittrice. Con lo pseudonimo di Somerville and Ross, lei e la cugina Violet Martin hanno scritto romanzi come The Real Charlotte e le storie comiche di Irish country life. E' stata tuttavia una pittrice e una illustratrice molto attiva, così come è stata attiva nella battaglia per i diritti civili, e ha esposto a Londra e New York. Ora la National Gallery di Dublino le dedica una retrospettiva.

(n.m)

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fino al 26 / 9 /2004
Niki de Saint Phalle
Birth of the Nanas

KunstHaus - Vienna

"Le “Nanas”, gigantesche figure femminili dai colori striduli dipinte su poliestere, l’hanno resa famosa: l’artista Niki de Saint Phalle (1930 – 2001) a cui la KunstHausWien di Hundertwasser dedica una mostra.
La mostra espone soprattutto le opere giovanili dell’artista nata in Francia, la quale già da piccola si trasferì negli Stati Uniti: disegni e dipinti, ma anche sculture. Niki de Saint Phalle, vissuta a lungo al fianco di Jean Tinguely, scandalizzò per la prima volta con i suoi “dipinti-bersaglio”, ma diventò una delle artiste pop più famose della scena internazionale con le sue Nanas, gigantesche matrone amorfe che ormai popolano le città di tutto il mondo, da New York a Parigi e Tokio.
L’allegra e variopinta KunstHausWien, progettata dall’artista Viennese Friedensreich Hundertwasser, organizza in continuazione mostre sempre diverse su importanti maestri del 20° secolo ed ospita una mostra permanente dedicata alla vasta opera omnia di Hundertwasser."

(m.m.)

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Dal 1 luglio 2004
Ana Mendieta:
Earth Body, Sculpture and Performance 1972-1985
Withney Museum of American Art - New York
retrospettiva di 100 opere

Vedi Ana Mendieta

(m.m.)

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28 giugno - 31 agosto 2004
Grete Stern
"Sogni"
Sale di villa Ruffolo - Ravello (Sa)

"Fotomontaggi di Grete Stern nell’ambito di Ravello Festival 2004. Un caso unico nella storia della psicanalisi e della fotografia. E’ possibile fotografare i sogni? La rivista argentina Idilio per ben 160 numeri ha pubblicato i sogni di altrettante pazienti e ha chiesto alla fotografa Grete Stern di illustrarli ogni volta con un fotomontaggio"
Su Il venerdì, inserto de La repubblica, del 25 giugno 2004 c'è un articolo di Leonetta Bentivoglio su Grete Stern " Non capite le donne? Benvenuti nel loro inconscio"

(m.m.)


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Artiste
Uno sguardo al femminile fra pittura,scultura e fotografia

19 giugno - 10 luglio 2004
Mart. Merc. Giov. Sab. 15.30 - 18.30
Ven. Sab. 10.30 - 12.30
Civica Galleria d'arte Contemporanea "Filippo Scroppo"
Torre Pellice, via R.D'Azeglio 10

Con la mostra "Artiste, uno sguardo al femminile tra pittura, scultura e fotografia" che verrà inaugurata il 19 giugno alle ore 18,00, si continua nella direzione della riscoperta e della valorizzazione della Collezione della Civica Galleria d'Arte Contemporanea “F. Scroppo” di Torre Pellice. La mostra vuol essere un omaggio alle donne che producono cultura e a quelle che la diffondono.
Tale collezione dotata di 436 opere di pittura, scultura, disegno e fotografia si è venuta costituendo attraverso l'acquisizione di opere premiate nelle annuali mostre d'arte contemporanea (a partire dal 1949) affiancata, 10 anni dopo, dalla Biennale della grafica e del disegno, e dall' Autunno pittorico, ideate e organizzate da Filippo Scroppo, pittore e docente, critico e giornalista, grande animatore culturale. E' stata in seguito arricchito da consistenti donazioni dello stesso Scroppo, di galleristi e di generosi collezionisti, tra cui Leopoldo Bertolè.
L'inaugurazione della Galleria nel 1994, nell'attuale sede in via Roberto D'Azeglio 10, ha reso possibile l'allestimento di numerose mostre e l'organizzazione di attività didattiche per gli alunni delle scuole. Ultimamente, accanto ad esposizioni allestite grazie alla collaborazione di privati e di enti quali la GAM e la Fondazione Italiana per la Fotografia, sono state riproposte parte delle opere della Collezione con le mostre: "Le collezioni di grafica e disegno" (2000) "Le sculture della collezione" (2002) "Anni '70-'80-'90: una scelta" (aprile 2004).
Questa iniziativa si inserisce in un progetto più ampio, che comprende il tema "Donne nella società e nella cultura, formulato partendo dal presupposto che la tradizione culturale del nostro territorio ha sempre riconosciuto e riaffermato il ruolo svolto dalle donne nella comunità sociale.
Spesso costrette a subire le conseguenze delle decisioni del potere, le donne hanno saputo reagire in situazioni drammatiche sapendo creare modalità di sopravvivenza e non solo: a partire dal proprio quotidiano, al pari degli uomini, sono state e sono artefici di grandi mutamenti nel mondo del lavoro e nel sociale, impegnate per l'integrazione, la giustizia e la pace, la cittadinanza attiva, il rinnovamento nei vari campi, dalla politica all'arte.
La mostra è realizzata con il contributo della Regione Piemonte e della Provincia di Torino

(n.m)

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Sooja Kim
Conditions of Humanity
al Pac di Milano
(Padiglione d'arte compemporanea, Via Palestro 14)
dal 24 giugno al 19 settembre 2004

Dal 24 giugno un'altra interessante mostra è programmata al Pac di Milano: Sooja Kim, artista koreana nata nel 1957, che vive ora tra Seoul e New York. Di lei hanno scritto in "Contemporanee" Emanuela De Cecco e Sergio Romano, riportando anche un'intervista di Hans Ulrich Obrist dal suggestivo titolo "Cucire è come dipingere": Citi spesso la relazione fra dipingere e cucire. Potremo dire, anche in termini di materiale, che la pittura è una forma di espressione molto dominata dalla presenza maschile?
Sì, penso che sia così. Non ero consapevole di fare "opere femministe". Ma naturalmente è vero, perchè vivo come donna artista in un paese come la Corea. Per me, il materiale più importante è la mia vita. Non posso sottrarmi alla questione femminista, perchè questa è la mia realtà, ma non voglio definirmi un'artista femminista; vorrei piuttosto raggiungere la totalità di vita e arte.
"D'altra parte
- aggiunge ora in un'intervista di Elena Del Drago de Il Manifesto che riportiamo in Edicola - utilizzando il cucito in una dimensione altra mi interessava rivelare la condizione delle donne e il valore del loro lavoro domestico non apprezzato creando intorno a esso un contesto artistico."

vedi "Taglia e cuci sul mondo"

Comunicato stampa:

"Nel 1954 il PAC, progettato da Ignazio Gardella, inaugurava la sua prima mostra. Per celebrare i cinquant'anni dalla nascita della principale istituzione civica milanese destinata all'arte contemporanea, l'ingresso alla mostra ''Kim Sooja. Conditions of Humanity'', in programma durante l'estate, sarà gratuito, così come gratuite saranno le attività didattiche e le iniziative collaterali.

La mostra di Kim Sooja, sotto la direzione artistica di Jean-Hubert Martin, è la prima importante personale tenuta dall'artista coreana in Italia. Nata nel 1957 a Taegu, nella Corea del Sud, dopo gli studi di pittura a Seoul e a Parigi, nel 1998 Kimsooja si è trasferita a New York, dove vive e lavora.

Le sue opere, estremamente poetiche e al tempo stesso contemplative, attingono al background culturale della terra d'origine dell'artista e il tema centrale di molte di esse verte sul ruolo dell'essere umano nel mondo globalizzato. Dagli anni ottanta il cucito, attività appresa al fianco della madre, è divenuto l'elemento essenziale del lavoro dell'artista consentendole di passare dalla superficie bidimensionale della pittura alla tridimensionalità degli oggetti. I Bottari, fagotti di tessuto realizzati a partire dal 1992 con coperte e vestiti usati, costituiscono ormai un elemento tipico del lavoro dell'artista. Presentati anche alla Biennale di Venezia del 1999, ammassati su un camion con il quale l'artista aveva ripercorso per 11 giorni itinerari a lei famigliari della Corea, questi fagotti di tessuto fanno riferimento alla tradizione coreana ma sono al tempo stesso una metafora universale di spostamento.

L'esposizione di Kim Sooja al PAC include, oltre a diverse proiezioni video, la grande installazione A Laundry Woman (Lavandaia), 2000 nella quale tessuti tradizionali coreani, grandi e coloratissimi, fitti di ricami dai motivi simbolici, sono fissati su sottili fili metallici tesi lungo il parterre del padiglione, come panni messi ad asciugare. Il visitatore è invitato ad aggirarsi fra i tessuti, che ondeggiano lievemente al passaggio, e a sperimentarne, da vicino e tangibilmente, la bellezza, la delicatezza e la grande energia cromatica. Percepiti nell'installazione dell'artista soprattutto come elementi estetici e simbolici, in Corea questi tessuti hanno una precisa funzione utilitaria: sono usati per il letto - una coperta per riposare, dormire, amare - per accogliere i defunti, ma anche per contenere e trasportare in un fagotto tutti i beni di una persona.

Se in A Laundry Woman sono i copriletto, talvolta confezionati cucendo insieme i tradizionali tessuti coreani, a rappresentare l'elemento centrale della creazione artistica di Kimsooja, nella video installazione A Needle Woman (Donna-ago), 1999-2001 è l'artista stessa ad ''agire'' come la punta di un ago. Kimsooja rimane immobile in mezzo alla folla dei passanti di metropoli come Shanghai, Tokio, New York o New Delhi, costringendo di conseguenza le fiumane di gente ad aggirarla e a deviare. Negli otto schermi della video installazione, esposta al PAC in due sale, l'artista si presenta di spalle e il visitatore può vedere i volti e le diverse reazioni delle persone che la evitano mentre, idealmente, le strade delle diverse città sembrano convergere al centro delle stanze.

Le attività dell'artista coreana, viaggi ed esposizioni, possono essere interpretate come una costante tessitura di nuove relazioni. Kim Sooja: ''È la punta dell'ago a penetrare il tessuto, e noi possiamo unire due diversi lembi di stoffa con il filo che passa per la cruna dell'ago. L'ago è un'estensione del corpo, il filo è un'estensione della mente. Nel tessuto rimangono sempre le tracce della mente, invece l'ago abbandona il campo non appena terminata la sua mediazione. L'ago è medium, mistero, realtà, ermafrodita, barometro, un momento, e uno Zen.''

In occasione della personale di Kimsooja, la Sezione Didattica del PAC organizza ''Gira il mondo con Kim Sooja!'', laboratori e attività per i bambini, le famiglie e i centri estivi, visite guidate per il pubblico, con un programma di iniziative legato alle tematiche della mostra e realizzato con il sostegno del Gruppo COOP Lombardia. Si terrà inoltre la quarta edizione della rassegna PACinConcerto, cinque appuntamenti fra arte e musica contemporanea.

La mostra è accompagnata da un catalogo riccamente illustrato, con testi in italiano, francese e inglese, edito da 5 Continents Editions.

Nella galleria al primo piano, accanto alla mostra di Kim Sooja, il PAC ospita ACACIA, associazione amici arte contemporanea italiana, che presenta le opere 'Là ci darem la mano' di Mario Airò e 'Francesco by Francesco' di Francesco Vezzoli, vincitori rispettivamente del Premio ACACIA 2003 e 2004. Le opere sono destinate alla collezione del futuro Museo d'Arte Contemporanea di Milano".

(n.m)

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Sanja Ivekovic - Casa delle donne 1998-2002
dal 17 giugno al 25 luglio 2004

Giovedì 17 giugno 2004 alle ore 21 a Palazzo Ferretto (piazza Ferretto 1, Genova), il Museo di Arte Contemporanea di Zagabria, in collaborazione con le gallerie genovesi Rebecca Container e Pinksummer, presenta la mostra dell’artista croata Sanja Ivekovic, evento ufficiale di Genova 2004 - Capitale Europea della Cultura.
Casa delle donne 1998-2004 continua l’attività dell’artista che da anni si occupa del problema della violenza nell’ambito familiare e della sua identificazione con mezzi artistici. Il progetto è stato esposto in diverse importanti mostre internazionali di arte contemporanea ( Manifesta 2, Lussemburgo, 1998; Aspects/Positions, Vienna, 1999; After the Wall, Berlino, 2000), mostre personali e in spazi pubblici (Ljubljana, 1999; Zagabria, 2002).
Questo progetto è preceduto dal lavoro da attivista svolto da Sanja Ivekovic nei rifugi per le donne maltrattate in tutto il mondo – da Lussemburgo, Zagabria, Podgorica e Pec fino a Ljubljana, Bangkok e Genova – ed è documentato con video registrazioni effettuate dell'artista che saranno mostrate al pubblico di Genova in anteprima mondiale.
Nella mostra di Genova a Palazzo Ferretto, palazzo storico del ‘600 già utilizzato in passato per mostre d’arte contemporanea, sarà presentata la serie Casa delle donne 1998-2002 , un lavoro recentemente acquisito dal Museo di Arte Contemporanea di Zagabria. L’installazione è composta dai calchi in gesso dei volti delle donne maltrattate ospitate nei rifugi di Zagabria, Lussemburgo e Bangkok; questi sono sostenuti da piedistalli ricoperti di specchi sui quali si trovano le brevi autobiografie delle donne – le storie delle loro vite e delle ragioni per cui hanno dovuto cercare rifugio nelle “case delle donne”. Insieme a questa, presentata a Zagabria nello spazio pubblico attorno a Piazza Bano Jelacic nell’autunno del 2002, per la prima volta sarà esposta anche la nuova serie fatta in collaborazione con il rifugio Casa sicura di Pec, in Kosovo, nel 2004.
Per la mostra di Genova, Sanja Ivekovic, in cooperazione con il rifugio per le donne di Genova UDI - Centro Anti Violenza, ha realizzato una serie di quattro posters-fotomontaggi. L'artista modifica dei posters pubblicitari di note marche italiane di occhiali, mettendo le storie delle donne maltrattate del rifugio genovese al posto del logo del produttore, cambiando così anche il loro messaggio. I posters, gratuiti, saranno disponibili per i visitatori della mostra a Genova e, in tal modo, distribuiti internazionalmente.
Il progetto è curato da Nada Beroš e Tihomir Milovac, conservatori del Museo d'Arte Contemporanea, Zagabria.

(n.m)

vedi Quei tragici calchi sulle donne violate di Matteo Fochessati
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Tell me Why

Palazzo Re Rabudengo, Guarene d'Alba (CN)
29 Maggio 2004 - 04 Luglio 2004


La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo riapre gli spazi espositivi di Palazzo Re Rebaudengo a Guarene d’Alba (CN), e presenta, dal 29 maggio al 4 luglio, la mostra a cura di Filippo Maggia.
L’esposizione, interamente prodotta dalla Fondazione, presenta i lavori di sette giovani artiste: Martina Della Valle, Elisabetta Senesi, Michela Formenti, Silvia Camporesi, Alice Grassi, Leonora Bisagno e Sabine Delafon, queste ultime rispettivamente nate in Svizzera e in Francia ma entrambe residenti in Italia.
I progetti, tutti inediti e appositamente realizzati per la mostra, rappresentano un mosaico di suggestioni ed emozioni che inducono il visitatore a porsi delle domande - tell me why, appunto - su un mondo visto e interpretato attraverso lo sguardo e mediato dalla sensibilità femminile.

(n.m)

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Marlene Dumas
Marijke van Warmerdam
"con vista al celestiale"

Ex convento di clausura Montevergini di Siracusa - fino al 5 luglio 2004

"Nel 1995 Marlene Dumas, Marijke van Warmerdam e Maria Roosen hanno rappresentato l’Olanda alla Biennale di Venezia. L’idea centrale del progetto era sintetizzata dalle parole del poeta Simon Vestdijk: “Il colore nasce dove le tenebre dominano e la luce continua a resistere disperatamente”.

Marlene Dumas e Marijke van Warmerdam hanno deciso di approfondire il loro dialogo a Siracusa, attratte dalla storia e in particolare dal martirio di Santa Lucia, patrona della città.
Seppure orientate verso un senso fisico e corporeo dell’esistenza, le due artiste nutrono però un vivo interesse per la dimensione immateriale e metafisica del tempo e dello spazio, nei quali l’arte vive. Non è forse solo un caso, che l’ultimo libro di van Warmerdam si intitoli Soon and Now (Presto e ora) e una recente mostra di Dumas, Time and again, (Tempo e ripetizione).

Per questa mostra, Dumas (di famiglia protestante) ha dipinto, tra le altre opere, tre diversi ritratti di donna: Lucia, Alfa, Stern: un’italiana, una russa e una tedesca, tutte martiri per un ideale, per un Paese, per un Dio. Ora si mostrano serenamente, ibernate come tutti quegli angeli folli, a cui appartiene anche The prophet (Il profeta).

Nei film, nelle sculture e nelle fotografie di van Warmerdam (fedele alle sue origini cattoliche, seppure superstiziosa al punto di non passare sotto una scala), la figura umana è per lo più assente. Le immagini sono fortemente legate alla realtà terrena, ma lo sguardo procede sempre verso l’alto.
Safe and Sour (Sicuro e aspro), una scultura realizzata appositamente per la mostra, si presenta come una vanitas tradizionale, con un limone sbucciato al quale è stato aggiunto un nido. Forse una base intima per il presente dopo la vita?

A volte vengono alla mente le parole di Theodor Adorno quando afferma: “Un solo passo separa il sublime dal ridicolo”.
Sia che si interpreti questo progetto da un punto di vista politico (l’Unità dell’Europa?), sia che lo si legga da un punto di vista strettamente religioso (c’è una vita dopo la morte? e con chi?), questa mostra non intende essere spettacolare né propone verità da gridare: chi guarda può esprimere un desiderio, come si fa davanti a una stella cadente.
Possiamo sapere da dove veniamo, da quale madre e da quale paese, ma non sappiamo dove stiamo andando. Nei lavori esposti a Siracusa, c’è una forte spinta a muoversi verso la luce. Sarà il flash di una macchina fotografica o sono gli occhi dei santi?
È possibile che attraverso questa collaborazione Marlene sia diventata un po’ più luminosa e Marijke un po’ più oscura? E lo spettatore si lascerà attrarre da entrambe le dimensioni?"

(n.m)

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Angela Occhipinti
Il viaggio

Palazzo delle Stelline-Sala del Collezionista
Corso Magenta 61
Milano

6-26 giugno2004
orari: lunedì 14-19; da martedì a sabato 10-19; chiuso domenica e lunedì mattina
Ingresso libero

"Le trenta opere presentate (dipinti, sculture, istallazioni e un video) sono l'effettivo risultato di una serie di percorsi fisici e mentali che l'artista ha compiuto in Sud America, nel corso degli ultimi due anni. Dalla Patagonia alla Terra del Fuoco, dalla cordigliera cilena al deserto dell'Atacama, su fino ai confini con la Bolivia, il 'viaggio' si è compiuto alla ricerca di memorie arcaiche e, di conseguenza, della propria memoria.
Il 'repertorio' di immagini, di sensazioni, di simboli, che sono quasi visti per la prima volta, grazie proprio allo 'straniamento', al distacco dal consueto dato dal viaggio, é divenuto memoria collettiva e individuale allo stesso tempo. Di tutto questo è perfettamente conscia Angela Occhipinti, che in quel sistema di immagini, e immaginativo, ha trovato il suo tesoro: un tesoro di segni, di simboli e di significati praticamente inesauribile, perché pressoché infinite sono le combinazioni possibili di segni per altro finiti. Il numero e la qualità dei simboli cui l'artista attinge, infatti, non è vastissimo: il cerchio, il quadrato, la spirale – o il labirinto – sono la base di ogni lavoro, su cui si innesta il colore – i colori, anch'essi gravidi di significati, da sempre...- e a cui, spesso, viene sovrapposta la parola. Ma non si tratta soltanto di una ricerca antropologica e alchemica, benché il lavoro di Angela Occhipinti possieda anche questa vocazione, mutuata dall'interesse per le culture altre – e per le loro immagini e oggetti – sorto negli anni Settanta: è la relazione, lo stabilire punti di contatto, il 'non dimenticare' che sono i punti centrali del lavoro (non a caso, una delle opere più impegnative si intitola 'Recuerdame', ed è concepita come una lastra tombale medievale, non precolombiana, ma medievale e occidentale...), che fanno della memoria il 'luogo' dell'umanità, del senso dell'umano. "

(m.m.)

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Tracey Emin

I'll Wait For You in Heaven
Galleria Lorcan O'Neil
Via Orti d'Alibert n. 1E
ROMA
fino a fine luglio


Everyone I Ever Slept With 1963-94

Segnaliamo due articoli interessanti sull'artista inglese

su il manifesto del 5 giugno 2004
Emin, a capofitto nella vita
di Arianna Di Genova

su D, inserto de La Repubblica, del 5 giugno 2004
Tracey
intervista di Barbara Casavecchia

(m.m.)

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Arte e Donne: Comunicando Verso…

MARGUTTA ARCADE
Via Margutta 3 (00187)
Roma
dal 26 al 29 maggio 2004
orario: 10.30 – 19.30, lunedì 14.30 – 19.30 domenica aperto


"La mostra “Arte e Donne: Comunicando Verso…” verrà inaugurata il 26 maggio alle ore 18,00 a Roma nello spazio polifunzionale Margutta Arcade in Via Margutta, 3. Verranno presentate le opere di quattro artiste romane, Anna D'Arienzo, Giusy Lauriola, Annamaria Russo, Marilena Sutera, differenti universi interiori, come espressioni dell’unicità del dato femminile nella dimensione creativa. Tecniche e campi d’indagine distinti pongono accanto le varie modalità utilizzate per comunicare, oltre all’originalità artistica di ciascuna, l’attenzione verso il mondo esterno e l’esigenza di trasmettere un messaggio.
Da quest’esigenza nasce il titolo della mostra, emblema della specificità della visione al femminile della vita, della capacità di comunicazione e di apertura verso l’altro nonostante tutte le difficoltà, le chiusure e i conflitti che da sempre contrappongono gli esseri umani. Una predisposizione al dialogo che, specialmente in questo momento, le artiste intendono trasmettere all’altro; inteso non solo come possibile fruitore dell’opera ma soprattutto come soggetto attivo, in grado di accogliere e fare propria l’attitudine alla comprensione, insita nell’animo femminile.
L’Associazione Donne Italiane Diplomatiche ( www.esteri.it ),che prevede fra i suoi scopi anche quello di incoraggiare scambi di conoscenze ed esperienze per rendere più proficuo il ruolo delle donne diplomatiche e di incoraggiare iniziative a livello nazionale e internazionale per favorire il confronto tra esperienze professionali, sostiene questa esposizione per trasmettere un messaggio fondamentale, che è quello della crescente presenza delle donne nelle attività di intermediazione culturale, di intervento diplomatico e di pacificazione.
L’importanza dell’impiego delle risorse “al femminile” vuole essere percepita sempre più come fondamentale per la costruzione della “comunicazione verso…” popoli, culture e religioni anche molto distanti tra loro.Nel corso della mostra sarà trasmessa anche la rassegna di video-art curata da Giovanna Minnucci e il sottofondo musicale è del maestro compositore Daniele Pozzovio.
Breve cenno sulle artiste in mostra
Anna D’Arienzo nei dipinti e nelle incisioni in mostra volge lo sguardo verso quell’altrove femminile lontano dalla nostra civiltà. Nelle rappresentazioni di donne iraniane, nomadi, nelle maternità ancora intime del cosiddetto “resto del mondo”, ritroviamo delle assonanze con un’immagine di attesa e silenzio tipici delle nostre donne di una volta . Le tecniche utilizzate dalla pittrice nel corso della sua carriera artistica sono molteplici e originali:olio,acrilico, acqueforti e sabbie.
Giusy Lauriola nella sua produzione artistica di opere digitali trasposte su plexiglas, utilizza i mezzi della tecnologia avanzata, in conformità con il panorama visuale contemporaneo, elaborando modelli di esperienze personali contrapposte al fiume di immagini offerte quotidianamente dai media. L’artista instaura un dialogo provocatorio molto femminile con lo spettatore, per cercare di esprime il disagio interiore, la sofferenza o semplicemente lo stridente contrasto tra la realtà e la nostra possibile interpretazione.
Marilena Sutera espone i suoi totem di legno inciso e dipinto in un percorso che comunica la libertà creativa tipica della donna. Opere che definiscono la sintesi tra incisione e pittura, entrambe materializzate in un segno che, una volta impresso, si contorna di forme primitive e colorate, evocatrici di un universo quasi incantato. Il lavoro che l’artista compie da anni sull’incisione si rivitalizza a contatto con la forma simbolica, il colore e la luce, in grado di variare ad ogni nuova collocazione.
Annamaria Russo concentra la sua attenzione su tutti quei materiali che la nostra società accumula e produce a ritmo vorticoso, ma con lo sguardo spesso rivolto all’antichità. La pittrice recupera nella simbologia le testimonianze del nostro passato. In una serie di collages l’artista fa rivivere un cumulo di carte abbandonate, riutilizzandole e donando ai frammenti dispersi una dignità nuova, estetica ed etica allo stesso tempo. Un lavoro di recupero paziente abilità tutta femminile che trasforma in profili e colore inediti quello che sembrava dimenticato ma con lo sguardo rivolto all'antichità. La pittrice recupera nella simbologia le testimonianze del nostro passato."


(n.m)

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Dal 20 maggio al 22 settembre 2004
Zamfira Facas - D’amore, di morte e di altre in/certezze
Torino
GALLERIA DIEFFE
Via Porta Palatina 9 (10122)

"Il secondo appuntamento della rassegna, vede protagonista Zamfira Facas, con il tema “Di morte”.
Nata a Bucarest (romania) nel 1961, Zamfira Facas crea abiti che sono sculture, opere da indossare e da appendere. Arazzi, mantelle, stole dalla doppia natura, funzionale e contemplativa. Opere da
osservare e leggere. Simili a preziosi ipertesti, i suoi lavori danno forma a riflessioni d’artista sulla morte come momento rivelatore e ciclico nella vita umana.
La morte come passaggio, come vuoto lasciato per chi rimane, ma anche simbolo della feroce inutilità della guerra, male endemico dell’umanità.
Un lungo ciclo di lavori si ispira proprio alla dimensione della guerra, pensieri ed emozioni ritagliati, cuciti, abbinati tra impunture, spilli. Libri di stoffa da leggere e scoprire dettaglio dopo dettaglio, dove ogni particolare porta avanti la narrazione.
Ma succede anche che ci siano mantelle che raccontino come le fiabe illustrate dei cantastorie, così come, costumi di scena che però si possono mimetizzare addosso nel flusso della vita quotidiana.
La stoffa grigia per le armi, quella senape come il petrolio, chiodi come croci, filo rosso per il sangue. Come un rosario recitato sottovoce, che partendo da conflitti contemporanei torna indietro fino a raccogliere idealmente la memoria passata e antica, con tutte le vittime e il dolore sparso per conquiste di terre, popoli, potere. C’è a guerra in Iraq, la sposa rimasta già vedova all’altare, la donna afghana, le stragi, le città distrutte dai bombardamenti. Sembra il ritornello di una filastrocca triste e senza tempo, dove c’è sempre qualcuno che va in guerra e non torna più, figlio o marito."

(n.m)

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Doris Bloom
Studio Stefania Miscetti
Via delle Mantellate 14
Collegamenti: Bus 23, 271, 280;
Tel. 06 68805880 - mistef@iol.it
martedì-sabato: 16-20 ingresso gratuito

"Doris Bloom si esprime sia con la fotografia, sia con la pittura. In Sod. Myth of Origin and Other African Stories, personale proposta allo Studio Stefania Miscetti dal 6 aprile al 8 maggio, la sua doppia anima emerge a pieno grazie a dieci fotografie dedicate al suo Sudafrica e a tre dipinti che rispecchiano il suo mondo pittorico.
Il soggetto principale della serie di foto (1995) esposte è la violenza vissuta come ricordo d'infanzia del Sudafrica. Si tratta di immagini ricostruite in tableaux vivants che testimoniano frammenti di esperienza che Doris Bloom ha portato con sé sin da bambina e che solo adesso, dopo anni vissuti in Danimarca e dopo la caduta dell'apartheid, si sente pronta a rivelare visivamente. Il ricordo svela le crepe esistenti nell'ordine ferreo che il regime dell'apartheid cercava di imporre sulla cultura e che si aprirono con violenza ancora maggiore quando il controllo di indebolì: non solo la violenza tra i bianchi e i neri, ma anche quella che si diffuse tra gli stessi neri.
Nei dipinti (2003) emergono i temi ricorrenti del suo universo pittorico: la memoria, il caos, la decadenza e la rinascita che prendono forma attraverso simbologie classiche e arcaiche appartenenti alla sua cultura. I quadri sono di grandi dimensioni, Columbia in Texas, Good hope in a bottle e Welsh Bell II.

"La fotografia è un'influenza vitale per il mio lavoro e la mia percezione - spiega l'artista - Parte di questa influenza ha a che fare con il sottrarre la realtà dal "contesto generale". Il parallelo tra il singolo e la massa indistinta, che s'incontra nel modo in cui i media rendono il mondo, è da me affrontato lavorando sulla tela, sia per ricollocare me stessa sia per trasferire i miei impulsi sull'immagine."

Doris Bloom è nata a Vereenigieng, Sudafrica, nel 1954 e ha studiato al Johannesburg Art College. Dal 1976 vive a Copenhagen dove ha studiato alla Royal Academy of Fine Art presso il Dipartimento di Design con Robert Jacobsen. Al suo lavoro di pittrice affianca anche un coinvolgimento altrettanto importante nella fotografia, nell'installazione e nella grafica. Ha partecipato a diverse mostre internazionali e ha rappresentato la Danimarca alla Biennale di Johannesburg nel 1995 con un progetto in collaborazione con William Kentridge. Il suo lavoro è stato incluso in "Nuovi territori dell'arte. Europa/America", a cura di Achille Bonito Oliva e in "Out of Africa" Contemporary Danish Art presso la South Africa National Gallery. "

(n.m)

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Andata e ritorno - Artiste contemporanee tra Europa e USA

PALAZZO BONACOSSI
Via Cisterna del Follo 5 (44100)
+39 0532232911 (info), +39 0532232944 (fax)
arteantica@comune.fe.it zo
dal 4 aprile al 6 giugno

"A Ferrara, nell'ambito dell'XI Biennale Donna, presso le sale espositive di PalazzoBonaccossi, dal 4 aprile al 6 giugno, si terrà una mostra dedicata alle opere di sei artiste, protagoniste dell'arte contemporanea che si collocano per nascita e formazione professionale fra la cultura statunitense e quella europea. La mostra è organizzata dall'Assessorato alle Politiche e Istituzioni Culturali del Comune di Ferrara e dall' UDI (Unione Donne in Italia) ed è curata da Lola Bonora.
L'obiettivo è quello di far conoscere ad un ampio pubblico, le presenze femminili più aggiornate del mondo della ricerca artistica, attraverso personalità straordinarie, molto conosciute in ambito internazionale ma non abbastanza nel nostro Paese. Marina Abramovic (scultura e video-installazione), Louise Bourgeois (scultura), Angiola R. Churchill (installazione), Liliane Lijn (video-scultura), Beverly Pepper (scultura) e Kiki Smith (scultura) sono figure-chiave della ricerca dell'arte del Novecento.
Le loro opere suggeriscono una lettura della vicenda artistica del nostro tempo diversa e coinvolgente, attraverso una complessità di linguaggi fatta di sculture, video sculture e installazioni che caratterizza il lavoro di una generazione artistica diventata ormai "storica". Presso la Sala conferenze di Palazzo Bonaccossi, si terranno tre incontri, con la presenza di esperti, finalizzati ad indagare il tema della scultura attraverso figure che hanno segnato ed influenzato in diversi modi la scultura e la presenza femminile di questa arte: Properzia De Rossi (28 aprile - Vera Fortunati); Camille Claudel (5 maggio - Sandro Parmiggiani); La scultura femminile alle Biennali di Venezia (12 maggio - Vittoria Coen).
La mostra "Andata e ritorno" costituisce il secondo momento espositivo che caratterizza l'XI edizione della Biennale Donna. Presso il Padiglione di Arte Contemporanea, è infatt in corso una mostra dedicata alle opere di Patti Smith. Le due mostre dialogano tra loro per alcune caratteristiche che accomunano le protagoniste invitate, unite da una sorta di "nomadismo" esistenziale che percorre la loro vicenda artistica, umana e creativa, collocata tra due continenti così complementari e diversi come quello europeo e quello americano.
L'anno 2004 coincide con i vent'anni della Biennale Donna. Le mostre fin qui realizzate hanno ospitato oltre 350 artiste italiane e straniere, giovani figure emergenti e personalità note ed accreditate sulla scena internazionale dell'arte, come pure mostre storiche e a tema, di rilevanza internazionale. Nel 2004 l'Amministrazione comunale di Ferrara rivolge la sua attenzione alla cultura femminile vista nei suoi vari aspetti, inaugurando "Era Eva" l' anno della donna. L'XI edizione della Biennale si inserisce nel programma generale con un progetto di alto profilo che coinvolge artiste di primissimo piano presenti nel panorama internazionale dell'arte."

orario: Dalle 9.00 alle 13.00 dalle 15.00 alle 18.00
biglietti: ingresso libero
vernissage: 4 aprile 2004.

(n.m)

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Grafiche:
Louise Nevelson, Helen Frankenthaler, Nancy Graves e Beverly Pepper.


dall' 11/3/04al 2/5/04
Galleria 2RC
Via delle Mantellate 15/a - Roma

"La 2RC è lieta di presentare la mostra di opere grafiche di quattro artiste americane:
Beverly Pepper
Nel 1966 Valter ed Eleonora Rossi conoscono Beverly Pepper attraverso la galleria Marlborough di Roma. In questo periodo Pepper è affascinata dalla patina e dai colori tipici delle lastre di metallo abbandonate all'azione del tempo; queste vengono così incluse nelle incisioni seguendo un percorso realizzativo molto delicato. Ruvide e rigide lastre saldate insieme sono arditamente accostate a un materiale fragile come la carta, che, sottoposta a questi trattamenti, si dimostra particolarmente incline a lacerazioni. Questa collaborazione giunge al culmine tra gli anni '80 e '90, con la pubblicazione di Janus Blue e Genesis Rust.
Vive e lavora a Todi.
Louise Nevelson
Il 1973 è un anno di intensa collaborazione tra la 2RC e Louise Nevelson. Il progetto che per diverse volte porta i signori Rossi a New York è una cartella commissionata da A.I.A.P. UNESCO a cui lavorano 11 artisti di fama internazionale: Alechinsky, Burri, Calder, Delaunay, Sebastain Matta, Wotruba, Vasarely, Mirò, Pasmore, Chillida, Nevelson.
Per trasporre su stampa le scelte dell'artista in ambito scultoreo la 2RC deve appositamente elaborare una particolare pasta di nero, opaco e molto profondo. Nello stesso anno realizzerà, sempre con la 2RC, "Cartella da 6" (in coedizione con la Pace Gallery di New York) e "Presenza Grafica".
Helen Frankenthaler
Nel 1973 inizia a lavorare con i Rossi nel loro studio di Roma. In questa prima sessione vengono realizzate tre stampe nelle quali l'attenzione dell'artista verso la trama incontra i metodi sperimentali con cui la 2RC ottiene spiccati effetti di ruvido e liscio. Risale poi al 1986 un secondo e più ricco ciclo di produzione, che coinvolge Frankenthaler nella realizzazione di sei incisioni nel laboratorio dei Rossi a New York. Queste compongono la "Broome Street Series", dal nome della via di Soho in cui era ubicata la sede statunitense della 2RC.
Nancy Graves
Sicuramente tra le quattro è stata l'artista con cui i Rossi sono stati più in contatto. Un rapporto di lavoro e di amicizia, inizato nel 1979 e protrattosi per tutti gli anni '80 e parte dei '90. Eleonora Rossi ricorda intere giornate passate nel giardino della propria casa insieme a Nancy Graves: la composizione delle stampe partiva spesso da calchi di fiori e piante, retaggio della professione del padre di Nancy, il quale era geologo. L'artista partecipava attivamente a un processo di stampa che si rivelava molto articolato, per via delle molteplici tecniche e della grande varietà di colori utilizzati.
Purtroppo questa proficua collaborazione termina nel 1995, anno della morte di Nancy Graves."

(n.m)

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Janieta Eyre
dall' 11/3/04al 27/3/04
Diane Farris Gallery
1565 West 7th Avenue
Vancouver


Una nuova serie di provocatorie immagini fotografiche di questa artista canadese che lavora soprattutto sul corpo femminile e sul doppio.

(n.m)

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13.03.04 -16.09.04
Louise Bourgeois
Daros Collection
Limmastrasse 275 - Zurigo

Retrospettiva che include opere di tutti periodi: dalle opere degli anni 40 alle sculture dedicate al corpo, ai disegni.

Vedi Louise Bourgeois in Voci di artiste

(m.m)

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Al Mart di Rovereto
Corso Bettini 43
fino al 2/05/2004
INGEBORG LUSCHER

"Ingeborg Lüscher, nella mostra curata da Lucrezia De Domizio Durini, espone, accanto a opere realizzate negli anni Settanta, come Dokumentation über A.S. (Documentazione su A.S.), e Zaubererfotos (Foto della Magia), alcuni lavori più recenti (Die Quelle, La Fonte, del 1995). Inquadrate in un particolare allestimento - che è parte integrante dell'esposizione - le opere di Ingeborg Lüscher mettono in luce una personalissima ricerca spirituale, nel contesto della quale va vista anche l'installazione creata appositamente per questa mostra, I Giardini pensili di Semiramide. Accanto alle tele vengono proiettati due video. Si tratta di FEY-YA! FEY-YA / fly-fly (Our Chinese Friends) (1998/99), e di Fusion (2000/2001) nei quali la creatività dell'artista si pone di fronte a differenti appartenenze di realtà sociali, tradizioni e luoghi geografici. I risultati sono opere che rispecchiano e mettono a confronto la visione Occidentale di azioni e linguaggi artistici con quella Orientale. Ingeborg Lüscher ha una visione "totale" dell'Arte. Tutte le sue opere sono da considerarsi "stazioni" di un viaggio, segnato cromaticamente da un colore che si ripete; il giallo dello zolfo, principio attivo dell'alchimia, (luce-saggezza-energia), che si amalgama con la multimedialità."

(n.m)

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MAJA VUKOJE
sino al 19.03.2004
Vai Cavour 13, 33100
Udine

(n.m)

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Segnaliamo su

Alias inserto de Il manifesto del 6/03/2004 l'articolo di Arianna Di Genova

Patti Smith: Patti con l'arte

e

Casamica inserto de Il Corriere della sera del 6/03/2004 l'articolo di Sara Banti

Carol Rama - arte per guarire

(m.m)

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ANA MENDIETA
Galleria di Stefania Miscetti - Roma

fino al 7 marzo 2004

 

da Il manifesto del 29 febbraio 2004
I video di Mendieta
In mostra alla galleria Miscetti l'opera rara dell'artista cubana
di Arianna Di Genova


Un corpo incrostato di fango se ne sta tra le foglie, invischiato nella melma della palude. È un corpo di donna, nudo ma appena percettibile in quello stagnare della natura. La visceralità del lavoro artistico di Ana Mendieta, cubana cresciuta a New York, morta giovanissima (nel 1985 cadde dal 35° piano dell'appartamento dove abitava) dopo aver realizzato 70 tra cortometraggi, super8 e videotapes, è qualcosa che disturba lo spettatore. Ha a che fare con temi che spiazzano, come i riti della sepoltura o la lacerazione dello sradicamento dalla propria storia. E il body dell'artista, sempre e solo "impronta" magica, diventa elemento primario tra gli altri, terra con la terra, acqua con l'acqua, sangue col sangue. Si disidentifica tornando alla sua fisicità primordiale, energia pura. Poter vedere gran parte dell'opera video di questa artista è un'occasione davvero unica e viene offerta, martedì sera (e fino al 6 marzo), dalla galleria di Stefania Miscetti a Roma, per la cura di Cristiana Perrella, nell'ambito del progetto "7 K Nights". Una notte con Mendieta non fa dormire sonni tranquilli ma implica una cerimonia quasi zen dello sguardo: azzerare gli effetti speciali e lasciarsi trasportare dentro quell'iconografia femminile dai contorni granulosi e poco "visibili". Tra i corti presentati, la serie delle Silueta (1974) dove il corpo diviene landscape, immerso e trasfigurato in modo esoterico fino a trasformarsi quasi in una maschera, non più luogo carnale ma simbolico, "mummia" ecologica. Le esplorazioni di Mendieta attraversano e contaminano le categorie dei generi, sessuali ma anche sociali o di classe, provocando sempre sensazioni estreme e mistiche. I tabù vengono minati alla base: dalla violenza non solo fisica (Ana Mendieta peregrinò a lungo nei campi dei rifugiati cubani a Miami) alla morte fino alle mutilazioni. Il dolore del suo "non essere" torna prepotente in ogni immagine, trasgredendo alle regole. Dietro ogni frames, c'è la sua storia personale che fu anche una vicenda collettiva. Mendieta, bambina, venne spedita negli Stati uniti con sua sorella Raquelin nel 1961: la sua famiglia doveva assecondare l'operazione Peter Pan, un piano cattolico e anticomunista che doveva "salvare" i niños cubani sradicandoli e portandoli negli Stati uniti.

(m.m)

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TINA MODOTTI FOTOGRAFIE
Arte Vita Libertà
Galleria d'Arte Contemporanea
Cascina Roma
Piazza delle Arti
SAN DONATO MILANESE


Sabato 6 marzo 2004 alle ore 18.30
La mostra resterà aperta fino al 20 aprile 2004
Orario da lunedì a sabato
dalle ore 9.30-12.30 / 14.30-19.00
Domenica 10.30-12.30 / 16.30-19.00
MM3 - San Donato Milanese
ATM 120 fermata Torri Lombarde

(n.m)

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Eva Hesse transformations


The Time in Germany 1964/65
5 Marzo–23 Maggio
MuseumsQuartier Wien
Museumsplatz 1
1070 Wien

"Eva Hesse is an icon of 1960s American art. Her work has been extensively exhibited and widely acclaimed, most recently at a major retrospective of the SFMOMA, and also at Wiesbaden Museum and the London Tate Modern. The focus of the present Eva Hesse exhibition in Vienna is on those works, which were created in the years 1964/65, during her stay in Germany - the country she and her family had been forcibly expelled from in 1938.
Hesse s return had happened as the result of the invitation of the industrialist and art collector Friedrich Arnhard Scheidt to her husband, the American sculptor Tom Doyle, and herselfe. The couple spent the time from June 1964 to August 1965 in Hesse s native country, sharing a large studio in an abandoned textile factory of Frederick Scheidt s in Kettwig on the Ruhr near Essen.
The time spent in Germany was to prove a benchmark period both in Hesse's personal and artistic development. It marks a kind of methodological turning point in her work - a move away from painting and drawing towards collages and sculptural, plastic art works. On the content side, it marked a reduction of figural elements in favour of a linear and monochromatic minimalisation.
The exhibition at the Kunsthalle Wien shows 60 drawings, collages, gouaches and relief works from the time before and during her stay in Germany, as well as some of the works, which came into being immediately after her return to the States. These latter works tend to pick up motifs from the Kettwig days, further concentrating them and thus pointing towards Hesse s mature, Minimalist inspired work, cut short in mid stride by her early death at the age of 34.
The first series of drawings generated in Germany comprises collages of an Abstract Expressionist colouration, 'wild space', as Hesse wrote to her friend Sol LeWitt in a letter of 18 March, 1965. Subsequently, the drawings became more structured, the space being filled with a grid like structure of squares of a sort that Hesse had been using repeatedly since the beginnings of her career as an artist. From these would emerge figuratively organic and machine like elements. Finally, in her crystalline, linear 'machine drawings', inspired by objects left lying around the abandoned factory halls, Hesse would entirely liberate herself from the constraints of space. Eventually this phase of formal reduction - Hesse speaks of the 'nonsense', of the disregard for meaning which governs these drawings - would lead to her three dimensional relief objects, which marked the decisive break through in Hesse s development towards becoming a sculptor. The powerful use of colours, so characteristic of the entire period of her stay in Germany, is gradually replaced by a more mellow monochromaticism.
Over the past few years Kunsthalle Wien has aimed to present important art reference figures of the 1960s and 1970s and also, if possible, to bring out as yet unpublished writings of those artists. As a companion to the Eva Hesse exhibition, therefore, a publication of calendar notes from the artist s time in Germany, translated for the first time and fitted with a commentary, as well as a catalogue featuring the works created during this period, have been scheduled to appear. Both works offer revealing insights into a phase of individual and artistic transformation of this important artist.
Beyond that they may also, thanks to the critical elucidations, be read as detailed documents of the times. While it is true that Eva Hesse s central point of residence and work was based in Kettwig on the Ruhr, her calendar notes reveal a lively travelling activity shared by Tom Doyle during this time. Journeys took them to Brussels, Paris, Rome, Majorca, and regular trips to exhibition openings in Berne, Basel, Zurich, Düsseldorf, etc. were par for the course.Hesse and Doyle found themselves, during their sojourn in Europe, continuously at the centre of the confluence of the most diverse directions of the European and American avant garde. This mixture created the foundation upon which Hesse s forms of expressions were honed to their particular level of precision.The diaries and datebooks, beyond offering crucial insights into the artistic challenges faced by Eva Hesse, also bear eloquent witness of her inward personal conflicts and the temporary irreconcilability of her aim of wanting to lead a self determined life as a woman artist and at the same time being the wife and homemaker of a successful sculptor. ''I cannot be so many things. I cannot be something for everyone ... Woman, beautiful, artist, wife, housekeeper, cook, saleslady, all these things. I cannot even be myself nor know what I am.''The exhibition, as much as the catalogue and the calendar now published for the first time, offer a rare opportunity to reference the personal notations of an artist in conjunction with the work, mirroring thoughts and encounters which pushed along the transformational process of her art."

(n.m)

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Helen Frankenthaler
dal 24/2/04al 21/3/04
Los Angeles - USA
11640 San Vicente Blvd. (Brentwood)

Helen Frankenthaler, artista americana nata a New York nel 1928, dove è anche sempre vissuta, è stata una delle prime e più famose artiste a ricercare gli effetti dell'azione del colore sulla superficie ruvida della tela, creando opere che danno la sensazione di volare.

(n.m)

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Katarzyna Kozyra
Mostra personale
Galleria civica di Trento
fino al 30 maggio 2004


Katarzyna Kozyra, The Olympia, 1996

"Per Kozyra …l'arte non è un'attività contemplativa ma un banco di prova durissimo, a volte crudele con cui misurarsi. Un documento che "ruba" frames alla realtà e smaschera le ipocrisie che si annidano dietro temi come la malattia, la vecchiaia, la distinzione tra i sessi, la guerra, la difesa della privacy….Il corpo, dunque. E' uno dei suoi soggetti preferiti ma non si presenta mai in forma e atletica…Spesso,è un corpo avvizzito dall'età, toccato dalla malattia, mutilato. E' qualcosa che non condivide l'immagine patinata che passa in tv ma ha a che fare con una fisicità concreta, con le proprie e altrui stagioni esistenziali." Arianna Di Genova su Il manifesto del 21 febbraio 2004

(m.m.)


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Carol Rama
Fondazione Sandretto Re Rebaudengo
Torino, Via Modane 16
08 Marzo 2004 - 06 Giugno 2004


Carol Rama, Idilli, 1993

"In occasione dell'Anno della Donna la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo ospita una grande mostra antologica di Carol Rama, artista torinese premiata con il Leone d'oro alla carriera alla 50° Biennale di Venezia.
Curata da Guido Curto e Giorgio Verzotti, la mostra è organizzata in collaborazione con il MART di Rovereto. "

INFO
011 19831616
www.fondsrr.org
( vedi Carol Rama di Marilde Magni)

(m.m)

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E' nato il Portale Virginia
www.reteculturalevirginia.net
spazio virtuale delle donne che si dedicano all'arte

Dal 4 febbraio 2004 è operante il Portale Virginia, spazio virtuale delle donne che si dedicano, a vario titolo, all'arte:

"Il Portale è uno strumento affinché le donne che operano in campo artistico si riapproprino della riflessione sull’arte, sulla propria cultura ed identità di genere. Un luogo che raccoglie i modi, le relazioni e le scelte dell’essere donna ed artista, per raccontare i propri percorsi di ricerca e di vita e trovare un modo personale di accedere al mercato, sviluppando contatti, interessi ed occasioni con altre professioniste del settore.
Cultura delle pari opportunità? Virginia non è uno spazio protetto bensì uno spazio dedicato. Pensiamo, ed il confronto con voi è aperto, che una criticità dell’arte femminile sia l’accesso ai luoghi in cui emergere. E se può essere difficile farlo come artista, ancor più lo diventa valorizzando la propria identità di genere. Per questo abbiamo reso Virginia un atto pubblico e al contempo intimo, della produzione artistica e della cultura femminile.
Il Portale ospita anche uno spazio per le Istituzioni (Comuni, Assessorati…) e le associazioni: con loro cercheremo di diffondere quanto più possibile informazioni, notizie ed occasioni che riguardano movimenti ed eventi artistici. Virginia, cercherà anche di raccogliere le vostre considerazioni - attraverso le sessioni tematiche del forum o tutte le sollecitazioni che vorrete fornirci - così che in un lavoro comune con il Comitato Artistico e la Consigliera Provinciale di Parità, Virginia possa formulare riflessioni, proposte ed intenti capaci di orientare le politiche culturali.
I percorsi per entrare nel Portale sono pensati con ampi gradi di libertà, e come accade per gli atomi e molecole, ci auspichiamo che conducano a reazioni ed interazioni creative e stimolanti.
All’interno del portale si troverà dunque:
il catalogo multimediale delle artiste con un elaborato sistema di ricerca
l’area riservata alle donne che dà accesso ad un forum di discussione e alle schede delle artiste che non desiderano entrare in catalogo ma mettersi in contatto con le altre
l’elenco e i riferimenti di associazioni, istituzioni, luoghi dell’arte che aderiscono al progetto
la promozione di eventi artistici delle donne e la possibilità di segnalarli al portale.
"

(n.m)

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Roni Horn
dal 31/1/04
al 12/4/04

Galleria Bevilacqua La Masa
Galleria di piazza San Marco, 71/c,
30124 Venezia :
Orario: 12.00-18.00 Chiusura: Martedì

"Ad inaugurare il 2004 nella galleria di piazza San Marco, ci sarà la mostra di Roni Horn, che con i suoi frammenti di disegni e di clown, intende essere un contro canto doloroso e sensibile all'opulento carnevale veneziano. L'artista presenta infatti una produzione di disegni tratti dalle sue stesse fotografie manipolate, riviste e sottilmente martoriate, come fossero flussi d'acqua che uniscono e disperdono la materia. Roni Horn, artista americana nata nel 1955 a New York, nota in Italia grazie alla sua partecipazione alla Biennale di Venezia (1997) e a una personale al Castello di Rivoli, si dedica al disegno da oltre vent'anni: lo considera infatti la base per la sua intera poetica, fondata su una ricerca ipersensibile, acuta e a tratti dolorosa del flusso interiore e del rapporto tra natura, tempo e vissuto individuale. L'artista amplia il concetto stesso di disegno, solitamente limitato al lavoro grafico: nel caso di Roni Horn, esso comporta infatti contemporaneamente un lavoro di scrittura, di scultura e di installazioni fotografiche in cui predomina l'interazione dialettica tra l'opera e lo spettatore. Roni Horn compie i suoi studi alla Rhode Island School of Design (1972-1975) e all'Università di Yale (1976-1978). Presentata in Francia a partire dal 1987, è solo dal 1999 che si è resa davvero possibile la scoperta della sua opera, esposta dapprima al CAPC, il museo d'arte contemporanea di Bordeaux, e al Musée d'art moderne de la Ville de Paris e, in seguito, nel 2002, alla Galleria Yvon Lambert. I suoi disegni a base di pigmento, che l'artista definisce ''pigment drawings'', sono realizzati applicando il pigmento direttamente sulla carta, con l'ausilio di poca essenza di trementina. Successivamente, l'artista fissa la tenuta della polvere con l'applicazione graduale a pennello della vernice, fino a quando non aderisce alla carta. Questa operazione può durare diversi mesi. Solo allora il supporto viene tagliato sia in strisce regolari, sia in forme geometriche complesse, che, successivamente, la Horn unisce bordo a bordo con frammenti di carta di spessore e di colore equivalenti, in un minuzioso processo di ricomposizione. Il nuovo disegno si avvicina più all'assemblaggio che al collage. Roni Horn tratta i propri disegni alla stregua delle proprie sculture: si tratta di composizioni spaziali a tutti gli effetti, con lo stesso interesse riguardo all'occupazione dello spazio e ai rapporti tra i diversi elementi, con la stessa precisione nella collocazione all'interno di un quadro determinato dai confini del foglio. Negli anni Ottanta, Roni Horn utilizza la carta come legame per l'esplorazione di nuove possibilità: i suoi disegni di piccolo formato sono ripetizioni di forme colorate. Negli anni Novanta, il foglio s'ingrandisce, le linee create attraverso l'assemblaggio di frammenti di carta acquistano importanza e si stagliano grazie a piccoli tratti disegnati con la matita di piombo, semplici parole ripetute che evidenziano i punti di confluenza tra le diverse carte. Nella serie So, la forma si dissolve spiegandosi su tutta la superficie, mentre con Too l'artista abbandona provvisoriamente il formato grande e, al contrario, lascia che il colore si concentri nella parte centrale del foglio. Nell'ultima serie Were, la forma viene sdoppiata (Were 1, 3 o 4) per poi essere tramutata in dittico (Were 9). Parallelamente ai disegni al pigmento, Roni Horn elabora un altro tipo di disegno che trae origine dai ritratti fotografici di un clown realizzati nel suo studio. Riprendendo la stessa tecnica, le fotografie sono tagliate a pezzi e riassemblate con leggeri spostamenti. I volti che nascono attraverso questo procedimento risultano destrutturati e scomposti. Il ritaglio può essere relativamente semplice, con grandi frammenti di carta come in Clowndoubt (You) o più elaborato, con sottili lingue verticali che rendono ancora più complessa la lettura delle immagini in Clowndoubt (No). La recentissima serie Clownpoutest è composita ad un livello ulteriore: le due teste identiche vengono intrecciate l'una nell'altra, come il risultato di una stretta appassionata, di un combattimento o di un incidente. In questa nuova serie, la concordanza tra la forma e il contenuto risulta perfetta. La frammentazione e la ricomposizione quasi distruttiva dell'immagine si fondono con la violenza sprigionata dall'opera. Accompagna la mostra un catalogo bilingue francese-inglese pubblicato dal Centre Pompidou nella collezione ''Carnet de dessins''. "

(n.m)

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Eva Marisaldi
dal 31/1/04al 13/3/04
Brescia

Galleria Minini
Via Apollonio 68
030383034

Eva Marisaldi presenta lavori inediti realizzati in seguito ad un'esperienza in Madagascar, un viaggio molto lontano che l'ha condotta alla scoperta di un ricco bottino di sollecitazioni da interpretare attraverso una serie di nuovi progetti."Penso ai pittori che viaggiavano sulle navi ai tempi delle scoperte geografiche e mi comporto in maniera discutibile. Documento, falsando, modalità di applicazioni e poesie malgasce".L'artista presenterà diversi tipi di installazioni: video, ricami, disegni, strutture, fotografie, tutte immagini che rappresentano l'idea di scoperta e di estinzione, due temi che in questo luogo lontano, il Madagascar, vanno a spasso insieme.Eva Marisaldi è nata a Bologna nel 1966. Vive e lavora a Bologna.

(n.m)

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Paula Rego
Abbot Hall Art Gallery - Cumbria LA9 5AL
Kendal

20 gennaio - 20 marzo


L'artista portoghese Paula Rego è una delle più famose artiste figurative presenti oggi in Inghilterra. Questa mostra comprende una recente serie di litografie ispirate a Jane Eyre di Charlotte Bronte.

(n.m)

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STRANGE MESSENGER, THE VISUAL WORK OF
PATTI SMITH

Ferrara, Padiglione d'arte moderna e contemporanea
Dal 20 marzo al 16 maggio 2004

"L’Assessorato alle Politiche e Istituzioni Culturali del Comune di Ferrara e l’Unione Donne Italiane, presentano, nell’ambito dell’XI edizione della Biennale Donna, “The Art of Patti Smith”. Il progetto, in programma a Ferrara dal 20 marzo al 16 maggio 2004, prevede, in esclusiva per l’Italia, la mostra “Strange Messenger” , organizzata presso il Padiglione d’Arte Contemporanea di Palazzo Massari, in collaborazione con Ferrara Arte e l’Andy Warhol Museum di Pittsburgh; un reading di poesie, presso Palazzo Schifanoia il 21 marzo 2004 e un concerto acustico, in programma al Teatro Comunale il 22 marzo 2004.
L’iniziativa rappresenta il tentativo più approfondito, mai realizzato nel nostro paese, di esplorare ed approfondire le molteplici espressioni artistiche di Patti Smith. In particolare la mostra dedicata all’opera grafica dell’artista americana costituisce l’occasione rara di conoscere una parte assai poco nota ma assolutamente affascinante della produzione di questa straordinaria e versatile performer che, da oltre trent’anni, si cimenta con eguale tensione creativa con la musica, la poesia e le arti visive.
Patricia Lee Smith è nata a Chicago nel 1946, cresciuta nel New Jersey abbandona presto gli studi per dedicarsi alla sua vera passione: la poesia. Presto, influenzata da numerosissimi esponenti della cultura, antica, moderna e contemporanea (dai preraffaelliti a Jackson Pollok, da Bob Dylan a Giuseppe Verdi, da Bela Bartok ad Hank Williams, ecc…), diviene, come aveva teorizzato Andy Warhol, un’esponente dell’arte globale, anticipando la multimedialità e l’interdisciplinarietà odierna.
Il suo lavoro si allarga, quasi caoticamente all’arte figurativa, alla musica rock, alla critica letteraria, al teatro. Il risultato è una capacità espressiva e comunicativa, mediate attraverso l’uso di un linguaggio “ribelle”, assolutamente unica nel panorama artistico contemporaneo.
La mostra “Strange Messanger”, alla presenza di Patti Smith, sarà inaugurata sabato 20 marzo 2004 alle ore 17,30.
Il reading di poesia si terrà domenica 21 marzo 2004 alle ore 17,30, con ingresso ad inviti.
Il concerto acustico avrà luogo lunedì 22 marzo 2004 con inizio alle ore 21,15 (prevendita biglietti presso il Teatro Comunale di Ferrara a partire da lunedì 2 febbraio 2004).
The Art of Patti Smith è parte integrale delle iniziative previste per “2004-Comune di Ferrara-Anno della Donna”. "

(n.m)

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Girl on Girl
17 gennaio - 8 febbraio
Transition
110a Lauriston Road - London

http://www.transitiongallery.co.uk

(n.m)

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MARGHERITA MANZELLI e KARA WALKER al MAXXI
Museo Nazionale delle arti del XXI secolosino all' 8 febbraio 2004
Via Guido Reni 6, Roma
11.00 - 19.00 chiuso il lunedì
Ingresso: gratuito

"Nata a Ravenna nel 1968, Margherita Manzelli è tra i nomi di maggior rilievo nel panorama artistico italiano contemporaneo. Presentata al grande pubblico attraverso numerose esposizioni personali e collettive in Italia (Castello di Rivoli, Studio Guenzani e Viafarini a Milano) e all'estero (Whitechapel e Greengrassi a Londra, Centre d'Art Contemporain a Ginevra e VI Biennale di Istanbul), l'artista ha rappresentato il nostro paese in occasione della Biennale di San Paolo, Brasile nel 2002.La mostra al MAXXI presenta 6 tele di grandi dimensioni frutto della sua più recente attività ed una performance per cui l'artista è nota accanto alla produzione pittorica.
I quadri di Margherita Manzelli rappresentano giovani donne, leggermente alterate nelle proporzioni e nell'incarnato con segni di invecchiamento precoce nelle mani e nei piedi ed espressioni che ne sottolineano i corpi emaciati. Sono donne che l'artista ha incontrato o visto di sfuggita, e sulle quali ha sovrapposto alcuni dei suoi tratti somatici.
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"Nata a Stockton, California nel 1969, Kara Walker è una delle artiste più affermate a livello internazionale. Numerosi tra i più importanti musei hanno ospitato sue esposizioni (ICA di Boston, Walker Art Centre di Minneapolis, Tel Aviv Museum of Art, Centre d'Art Contemporain di Ginevra, Museum of Contemporary Art di Chicago, Carnegie Museum di Pittsburgh) e opere dell'artista fanno parte delle collezioni di Museum of Modern Art, Whitney Museum e Guggenheim Museum di New York oltre che del Ministero per i beni e le attività culturali.Kara Walker propone una serie di confronti tra il dato storico (la storia del conflitto razziale dell'America nel periodo prebellico) e l'invenzione narrativa che l'artista riconduce nel mezzo attraverso cui si esprime: grandi silhouettes a dimensione d'uomo realizzate con la tecnica dello stencil. Questa tecnica è un richiamo cosciente al passatempo delle mogli dei proprietari delle piantagioni nel periodo precedente la guerra civile americana e contribuisce a rendere le silhouette fili conduttori tra dato storico, arti minori e vita quotidiana.
alcuni dei suoi tratti somatici. La mostra al MAXXI dal titolo The Emancipation Approximation, è un'unica narrazione che si sviluppa lungo un percorso murale di circa 110 metri lineari. Il titolo dell'opera rievoca l'Emancipation Proclamation, con la quale Lincoln aveva posto fine allo stato di schiavitù nel 1863. The Emancipation Approximation, è un progetto che ha impegnato Kara Walker dal 1999 al 2003. Una versione precedente è stata esposta nella hall neoclassica del Pittsburgh Museum of Art nell'ambito della mostra Carnegie International nel 1999."

(n.m)

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E' in libreria l'ultimo volume della serie "l'Altra Metà dell'Arte" della Selene Edizioni "Prestami il volto - Donne oltre il ritratto" di Valeria Palumbo.

Il libro racconta del rapporto fra artisti famosi e le donne che hanno prestato il volto ai loro ritratti, donne che tuttavia "non sono state semplici muse, ma personalità di tutto rilievo che hanno condiviso con i loro partners non solo le tormentate vicende esistenziali, ma le esperienze artistiche, culturali, imprenditoriali e politiche......Prestami il volto non solo vuole restituire a queste personalità - (quali ad esempio Marianne von Werefkin e Rosa Bonheur) - una nuova dignità e un ruolo ben più sostanzioso di quello in cui la definizione musa vorrebbe confinarle. Ma anche dimostrare che ognuna di loro non è un capitolo, per quanto vasto, nella biografia del suo illustre partner".

(n.m)

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dal 17 al 18 gennaio 2004
Arte femminile in video


FONDAZIONE SANDRETTO RE REBAUDENGO
Via Modane 16 (10141) - Torino
+39 01119831610 (info)
www.fondsrr.org
La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo ha in programma per sabato 17 e domenica 18 gennaio 2004 , nell'auditorium della Fondazione, due giornate di repliche dei video al femminile presentati da Emanuela De Cecco nell'ambito della rassegna Visioni in Viaggio.
orario: h.11.30 - h.21
biglietti: ingresso libero

L'iniziativa è un'occasione unica in Italia per entrare in contatto con materiali difficilmente reperibili e conferma la volontà della Fondazione di offrire, alla città e al pubblico, eventi culturali di grande livello volti a rafforzare il circuito arte contemporanea di Torino. Parallelamente alla mostra Lei. Donne nelle collezioni italiane , Visioni in viaggio si sviluppa come un'antologia per immagini volta a ripercorrere alcune tra le tappe significative del percorso delle artiste dagli anni Settanta ad oggi. "L'intento ", spiega Emanuela De Cecco, curatrice della rassegna, "è riaprire un confronto con un patrimonio di lavori e di esperienze che costituisce una tappa fondamentale nell'arte della fine del XX secolo e con il quale il pubblico in generale, gli studenti in particolare, raramente hanno occasione di entrare in contatto".

Fra i lavori in programma: Not For Sale: Feminism and Art in the USA di Laura Cottingham che presenta la produzione di circa 100 artiste fra video, performance, installazioni, opere collettive, ma anche spezzoni di manifestazioni, momenti di discussione e altri documenti che raccontano dal vivo il movimento femminista; i lavori di J ohanna Demetrakas, Martha Rosler e Hannah Wilke focalizzati su gli stereotipi tipici nei confronti del femminile ; l e performance dell'artista afro-cubana Ana Mendieta, le riflessioni sulla maternità in una società patriarcale dell'artista inglese Laura Mulvey, la produzione artistica di Annette Messager.

Il programma completo prevede: SABATO 17 GENNAIO 2004:

h.11.30 Not For Sale: Feminism and Art in the USA, 1998 Laura Cottingham, 90 min. h.14.30 Semiotics of the Kitchen 1975. Martha Rosler, 6,09 min Hello Boys, 1975. Hannah Wilke, 12 min Womanhouse , 1974 Johanna Demetrakas 47 min. h.16 Performances 1972-1981, Ana Mendieta, 33 min.Ana Mendieta Fuego de Tierra, 1987. Kate Horsfield, Nereyda Garcia-Ferraz, Branda Miller, 52 min. h.18 Facing a Family , Valie Export, 1971, 4,44 min. The Riddle of the Sphinx. Laura Mulvey, Peter Wollen, 1977. 92 min.h.21 Art must be beautiful, Artist must be beautiful , Marina Abramovic,1975, 14'. Plaisirs, Displaisirs. Le bestiaire amoreux d¹Annette Messager,Heinz Peter Schwerfel, 2001. 52 min.

DOMENICA 18 GENNAIO 2004:

h. 11.30 Not For Sale: Feminism and Art in the USA, 1998 Laura Cottingham, 90 min. h.14.30 Semiotics of the Kitchen 1975. Martha Rosler, 6,09 minHello Boys, 1975. Hannah Wilke, 12 min Womanhouse, 1974 Johanna Demetrakas 47 min.h.16 Performances 1972-1981, Ana Mendieta, 33 min.Ana Mendieta Fuego de Tierra, 1987. Kate Horsfield, Nereyda Garcia-Ferraz, Branda Miller, 52 min. h.18Facing a Family , Valie Export, 1971, 4,44 min.The Riddle of the Sphinx. Laura Mulvey, Peter Wollen, 1977. 92 min. h.21Guerrillas in our Midst, 1992. Amy Harrison 35 min.

(n.m)

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Su Alias, inserto de Il manifesto di sabato 27 dicembre 2003, c'era un articolo molto interessante di Simona Franceschetti sul suo incontro con l'artista texana, trapiantata a Los Angeles,

oni artistiche degli anni '70 hanno costituito, per molti artisti, la base per successive esperienze. I suoi lavori - video, collage, opere fotografiche - hanno denunciato l'intervento degli Stati Uniti in Vietnam, lo sfruttamento del corpo e del ruolo femminile e la manipolazione dei mass-media. Nelle opere della serie "Bringing the war Home", 1967-72 (Portando la guerra a casa) a idilliaci quadretti di vita domestica tratti da riviste femminili si alternano gli orrori della guerra. In "Beauty Knows No Pain", 1966-72 (la bellezza non conosce dolore) a corpi patinati femminili che pubblicizzano prodotti di bellezza si mescolano immagini pornografiche. Nella serie "Transitions and Disgressions", 1981-96, immagini di vetrine di negozi in varie città del mondo sono ritratte evidenziando l'uso di stereotipi femminili a fini consumistici. Si è inoltre occupata degli spazi pubblici, variando dagli aereoporti alle strade ai senzatetto, credendo nella capacità dell'arte di stimolare il dialogo sociale..

(n.m)

Segnalazioni artistiche del 2007
Segnalazioni artistiche del 2006

Segnalazioni artistiche del 2005

Segnalazioni sulla Biennale di Venezia 2005

Segnalazioni artistiche dal settembre al dicembre 2003
Segnalazioni artistiche dal marzo all'agosto 2003