Arte e società

 

 


L'arte è politica: un caso concreto

di Nadia Magnabosco

n.m.

In questa sezione del sito, Arte e società, vogliamo evidenziare le discriminazioni di genere che impediscono le prospettive di una crescita libera, equilibrata e creativa e per questo ci occupiamo di abuso, violenza, sfruttamento e mancata istruzione dei bambini in genere e delle bambine in particolare. Ne emerge uno sconcertante e sconfortante panorama internazionale sul quale non possiamo concretamente influire se non esprimendoci coi nostri mezzi, parole o immagini che siano, convinte come siamo che l'arte venga proprio dalla capacità di elaborare le storie che ci riguardano, in modo che altre possano condividerle e fare un passo oltre.
Partendo da queste premesse siamo felici quando possiamo constatare come certe esperienze artistiche possono a volte scendere anche nel concreto e incidere nella realtà modificandola in modo immediatamente percettibile.
E' quanto è avvenuto al progettodella fotografa inglese Zana Briski, che si è proposta di insegnare ai bambini dei quartieri a luci rosse di Calcutta ad esprimersi utilizzando la fotografia come mezzo di emancipazione.
"La prima volta che andai in India nel 1995 cominciai a fotografare la dura realtà della condizione femminile, gli infanticidi delle bambine, i matrimoni dei bambini, le morti legate alle doti e le pire per le vedove." Condotta da un amico, visita il quartiere a luci rosse di Calcutta, dove molte giovani donne, a volte bambine, si prostituiscono. "Ho passato mesi interi a cercare di entrare in questo posto impenetrabile. Sapevo che volevo vivere con le donne, capire veramente la loro vita. Alla fine riuscii ad affittare una stanza in un bordello e cominciai con grande difficoltà ad instaurare un rapporto con le donne. Quando loro aspettavano i clienti, io aspettavo con loro. Sono stata seduta per ore scherzando, giocando, sperimentando la noia e le emozioni labili e mutevoli che salgono quando delle donne si trovano intrappolate in un mondo da cui non possono scappare, forzate a vendere i propri affetti per vivere e prendersi cura dei propri bambini."


Sono proprio i bambini a diventare il soggetto-oggetto della sua arte.
"Furono i bambini che subito mi accettarono pur non capendo che cosa ci facessi là, affascinati da me e dalla mia macchina fotografica. Gliela mostrai e insegnai loro come fare foto pensando che sarebbe stato fantastico poter mostrare questo mondo attraverso i loro occhi. Fu allora che decisi di insegnargli la fotografia."



I bambini rispondono con entusiasmo al suo progetto.
" Per il mio viaggio successivo acquistai 10 macchine fotografiche e scelsi un gruppo fra quelli che fossero più motivati ad imparare. Non avevo idea di cosa stessi facendo, ma ai bambini piaceva e ogni settimana era meglio. E i risultati erano stupefacenti. Smisi di lavorare alle mie foto, e cominciai a lavorare a tempo pieno con i bambini."

Con la macchina fotografica in mano i bambini, di età compresa tra dagli 8 e i 13 anni, osservano con acutezza il loro mondo, fermano istanti della loro realtà quotidiana e li raccontano agli altri e, mentre creano, cominciano a cambiare la loro vita e forse anche quella dell'ambiente in cui vivono.

"Sapevo che c’era qualcosa di importante da documentare, così comprai una videocamera e decisi di filmare i bambini nel bordello, nelle strade e in classe." Non essendo esperta nelle riprese convince Ross Kaufman a condividere il suo progetto e, insieme, costruiscono il video documentario Born into Brothels (nati nei bordelli) che ricostruisce l'esperienza dei bambini alle prese con le macchine fotografiche di Zana Briski.

"Penso sia davvero una storia sui bambini, su come possono fiorire e trasformarsi attraverso l'arte".

Il video, proiettato in tutto il mondo meno che India per tutelare i piccoli protagonisti, viene accolto con successo e premiato con l'Oscar come miglior documentario nel Marzo 2005.
I proventi raccolti con il video, oltre che favorire il sostentamento e l'educazione dei bambini che hanno partecipato al progetto, hanno anche permesso la costituzione di un'organizzazione, "Kids with Cameras", che sta cercando di ripetere simili iniziative in altri paesi poveri del mondo per insegnare ai bambini l'arte fotografica (www.kids-with-cameras.org).

 

30 gennaio 2006

Born into Brothels ora nei cinema italiani

(vedi recensione di Donatella Massara nel sito http://www.url.it/donnestoria/film/storia/immstoborn.htm)

Nel gennaio 2006 avevamo segnalato nell'articolo sopra riportato l'importante lavoro svolto dalla fotografa Zana Briski con i bambini che vivono nei quartieri a luce rossa di Calcutta. Il film è ora in circolazione nelle sale italiane e le immagini del documentario mostrano come l'ambiente disastrato in cui questi bambini vivono incomba pericolosamente sulla possibilità di costruire per loro un percorso alternativo a quello predestinato. "Nel mio futuro non c'è la parola speranza" dichiara uno dei bambini che, come gli altri, vive fra madri prostitute, padri drogati o alcolizzati che si ubriacano e picchiano le mogli se non guadagnano abbastanza, facendo lavori che i bambini non dovrebbero fare, fra caos e sporcizia, litigi e scene a luci rosse, a volte incatenati e sempre abbandonati a se stessi. Che futuro c'è per questi bambini? Il film non risponde a questo interrogativo, non illude e non quieta le nostre sensibili coscienze così pronte a dimenticare e bisognose di rassicurazioni a lieto fine. Nel film vediamo come i bambini si trasformano attraverso l'esperienza artistica, come imparano ad osservare, a valutare e ad autovalutarsi, a criticare la situazione in cui vivono e a intravederne le alternative possibili ma vediamo anche come l'ambiente in cui sono vissuti e in cui hanno creato le loro relazioni "affettive", le uniche che hanno conosciuto, reagisca con indifferenza al loro cambiamento e anzi si ponga in costante agguato per riassorbirli con il ricatto nei suoi sordidi meccanismi. Solo pochi di questi bambini riusciranno ad uscirne. La rabbia emotiva di chi guarda tende a stendere il suo velo di ineluttabilità del destino anche su questi risultati e occorre uno sforzo razionale per riconoscere la validità anche di un piccolo successo e per ringraziare chi come Zana Briski porta anche noi, come ha fatto con i piccoli di Calcutta, sulla strada della conoscenza sofferta piuttosto che su quella dell'indifferenza stupida.

n.m.

16 ottobre 2006