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Attorno
alle due ruote cominciano a muoversi invece la radio, i giornali,
le passioni della gente e anche il business.
Le squadre professioniste hanno già lo sponsor e questo
permette loro di contendersi i corridori più forti
e anche i tecnici più preparati.
Tra loro anche Tarcisio Vergani: "Mi cercavano tutti.
Tutte le squadre cercavano di avermi, e anche se non ero il
massaggiatore della squadra, i ciclisti più importanti
venivano da me, magari la sera, in albergo, dato che spesso
uno stesso albergo ospitava più di una equipe. E io
li massaggiavo tutti. I francesi mi dicevano 'Verganì,
con i tuoi massaggi si vola' e infatti vincevano. Ad esempio
ricordo quando morì Coppi, e io ero suo massaggiatore
fin dai tempi della Clorodont, mi chiamarono da Parigi quasi
il giorno successivo i dirigenti di Anquetil chiedendomi
di non prendere impegni perché avrei dovuto seguire
il campione francese. E così avvenne. Con me Jacques
vinse al Tour e anche il record dell'ora."
E a proposito della morte di Coppi, che ha visto di recente
rispuntare una strana ipotesi che vorrebbe il campione italiano
avvelenato, Tarcisio ha le idee chiare: "Fausto prima
di partire per l'Africa era agitato, non solo perché
da quando aveva conosciuto la Dama Bianca non era più
spensierato come prima e aveva un po' perso la testa, ma anche
perché lui la malaria l'aveva già contratta,
in forma lieve, poco tempo prima. Io non ho dubbi, morì
di malaria. La moglie di Geminiani, che contrasse anch'egli
il morbo in Alto Volta, dalla Francia, chiamò l'ospedale
di Tortona spiegando come stessero curando suo marito con
delle pastiglie. Qui non le diedero retta, cercarono di curarlo
con le punture e lui morì."
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