Le storie di MUVI
     
 

 

Pinocchio imprigionato
(dalla trasmissione del 11/5/2003)

 

Il 19 maggio 1956 una grande festa inaugurò il campo giochi dei giardinetti di corso Indipendenza allestito dal Comune.
Alle 11:00 di quella mattinata di sole alla piccola folla di genitori accorsi a vedere dove si sarebbero divertiti i loro figli fu svelato il pezzo forte del campo giochi e non si trattava di un modernissimo scivolo o altalena o girello ultraveloce.
Si trattava della Fontana a Pinocchio, realizzata nel '55 dallo scultore Attilio Fagioli (1877-1966).

Quando i bambini del corso e delle vie milanesi vicine si recarono a giocare al nuovo parchetto nei giorni seguenti, ebbero sicuramente un gradito compagno di giochi!

Sì, perché Fagioli aveva plasmato il suo Pinocchio proprio con la stessa curiosità e attenzione di Mastro Geppetto per il suo burattino.
I bambini erano il suo forte e il viso di Pinocchio bambino (in carne e ossa, verrebbe da dire, anche se è di bronzo) esprime una certa soddisfazione e un senso di pieno riscatto mentre osserva il Pinocchio burattino (quello che nella favola è di legno) sdraiato a terra inerte.

Fagioli si era trasferito a Milano nel 1930.
Per lo scultore, originario di Candeli e quindi quasi conterraneo di Collodi, Pinocchio fu una delle ultime opere. Gli era molto affezionato e ne eseguì più volte il restauro.

 

 

Le foto mostrano il bozzetto e il monumento della Fontana di Pinocchio.

 

Il monumento fu donato alla città dalla Famiglia Artistica. L'idea venne al poeta milanese Antonio Negri, che formulò l'iscrizione ai piedi della scultura:

"Com'ero buffo quand'ero un burattino.
E tu che mi guardi, sei ben sicuro di aver domato il burattino che vive in te?"

I bambini intenti a divertirsi al campo giochi si sarebbero dunque domandati cosa significasse essere un burattino e cosa volesse dire diventare un bambino vero, crescere, evolversi. Insomma gli intenti pedagogici della fiaba rivivevano anche nel progetto di Negri, che ritrovava nella fiaba l'intera storia dell'uomo, in Pinocchio l'immagine simbolica dell'uomo che dopo o attraverso mille peripezie si riscatta dall'egoismo e acquista piena coscienza. Negri leggeva nel burattino il "mito di Pinocchio".

Fu la Fonderia Artistica Battaglia a produrre le fusioni e forse conserva ancora i modelli in gesso.
E i modelli tornerebbero assai utili oggi, perché è sparito il Gatto, che di per sé non se ne sarebbe mai andato senza la Volpe ed è quindi stato verosimilmente rubato. Al burattino è stato mozzato il naso (del quale - è pur vero - non era mai andato fiero).
In realtà il saccheggio e la deturpazione della statua non sono le uniche umiliazioni subite dal monumento. La sua fortuna ha cominciato a offuscarsi nel 1989, quando i commercianti di piazzale Dateo, costretti ad abbandonare le loro sedi per un restauro infinito, vennero ricollocati nelle due file di prefabbrcati che occupano l'intera area dello spartitraffico di corso Indipendenza. Assediato dai retrobettga, il monumento è probabilmente d'impaccio ai negozianti stessi, loro malgrado. E di certo sono i pochi i bambini che oggi possono interrogarsi sul significato di quelle sculture.

File audio dalla trasmissione.