Le storie di MUVI
     
 

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Le squadre del Mondiale...lombardo
(il testo della puntata di MUVI del 17 marzo 2002 - si ringrazia per la collaborazione Federica Villa)


3/ Vecchie Glorie


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MUVI: il fatto che la Pro Patria fosse una quadra che incuteva terrore anche a grandi squadre blasonate ce lo facciamo raccontare e testimoniare da Benito Lorenzi detto Veleno che nell'Inter ha giocato parecchi anni, il quale quando siamo partiti con questo ragionamento sulla Pro Patria mi ha subito detto che il primo ricordo non era piacevole perché lui il più grave infortunio della sua vita l'aveva avuto proprio giocando con la Pro Patria, ma sentiamo che cosa ci ha raccontato "Veleno".

Benito Lorenzi: "Giocando contro un giocatore della Pro Patria, una mezzala della quale non mi ricordo mai il nome - era anche un amico che giocava nel Palermo ed era un centrocampista - è lì che mi dette un calcio e mi spaccò il perone e poi andai contro la sbarra di ferro e mi dettero altri 15 punti alla testa. Le sbarre di ferro erano vicine alla porta in quel periodo, io quando feci il cross quello mi dette il calcio sul perone del piede destro, che mi dettero 13 punti, andai a finire là e mi misi il gomito per salvarmi la testa e difatti mi salvai la tempia ma mi spaccai sopra la tempia, sulla testa."

MUVI: è vero che per ogni squadra andare a giocare a Busto era molto difficile…

Benito Lorenzi: "Sì, era una squadra ostica, capisce. Erano molto forti in casa, erano decisi, con un temperamento di carattere tale da farsi rispettare, come giustamente dovrebbero essere tutte le squadre ma loro esageravano anche un po' troppo qualche volta."

MUVI: se si può fare qualche paragone, erano una sorta di Chievo di adesso?

Benito Lorenzi: "Sì, tipo il Chievo, abbastanza deciso, forse anche più decisi del Chievo."

MUVI: signor Lorenzi, lei si è guadagnato una fama di demonio sul campo di calcio. Una sorta di satanasso del football…

Benito Lorenzi: "Io un ringraziamento divino sempre lo ho avuto; io sono un cattolico fervente e le dico sinceramente io nel giocare al calcio 15 anni ho perso solo una messa in Sicilia perché non trovavo la chiesa, ma io non ho mai perso una messa e sono felice di questo."

MUVI: noi la si conosceva di più per la cattiveria che esprimeva in campo…

Benito Lorenzi: "Cosa dicevano i giornali? Dicevano di me che io avevo della cattiveria… Tutto sbagliato! Io a un certo momento, ne avevo molti di amici, nessun giocatore poteva dire "mi ha fatto questo" o "mi ha fatto quest'altro"; qualche difensore per difendersi del fatto che gli avevi segnato aveva sempre lo scrupolo di dire qualcosa. Allora per dire mi ha fatto goal diceva "mi ha fatto questo mi ha fatto quest'altro". Se sono andato via o se con il mio scatto che avevo con la velocità lo mettevo un po' a disagio allora questo doveva difendersi, ma era brutto difendersi con la bocca."

MUVI: ci vuole raccontare della sua birichinata più famosa?

Benito Lorenzi: "Ah si, grossissima la combinai. Ho messo sotto il pallone dell'argentino che giocava con il Milan mentre tirava il rigore un pezzo di limone…c'era l'arbitro Lo Bello, io ero lì in distanza e passai di lì dal massaggiatore, che mancava un minuto alla fine, e gli chiesi dell'acqua e lui mi disse "ma non vedi che c'è lì la squadra che litiga con Lo Bello?" allora mi disse prendi questo mezzo limone e allora io camminando con questo mezzo limone c'era Cucchiaroni fermo che guardava l'arbitro sulla destra, io nell'istinto mi venne di prendere questo limone e lo misi sotto il pallone e lui lo girò. I tifosi del Milan, madre di Dio! gridarono "Il limone, il limone!" e il pallone andò fuori sei metri. E ormai si chiuse la partita e si vinse a 1 a 0. Io feci una bella volata, perché molti volevano saltare nel campo. Da quella gente lì, dagli sportivi quando sono agitati. E io ho preso subito gli spogliatoi."

MUVI: questo poi lo ha confessato? Perché questo è uno sgarro un po' cattivo…

Benito Lorenzi: "Sì, questo lo ho confessato. Ho detto "ho fatto una scorrettezza" e il prete che mi ha confessato era un interista e si è messo a ridere."

MUVI: ma torniamo alla Pro Patria. Ci ha raggiunto telefonicamente, quella che è stato un po' il centravanti doc della Pro Patria, il signor Antoniotti.Cosa dice Benito Lorenzi di Antoniotti?

Benito Lorenzi: "Antoniotti era un grandissimo giocatore, aveva una prestanza fisica molto leggera purtroppo e giocare come centravanti con una prestanza fisica così non era mica troppo facile. Era molto agile, con un controllo di palla e gioco "niente da dire", solo da apprezzarlo. Fermare la palla, trascinarla con il piede, fare tunnel all'avversario già a quel tempo non era facile."

Lello Antoniotti: "Io mi ricordo benissimo Benito Lorenzi anche perché Benito sul campo era terribile veramente. Fuori dal campo era uno dei più bravi ragazzi e campioni che abbia mai conosciuto…"

MUVI: ma lei era una sorta di Maradona da come racconta Lorenzi…

Lello Antoniotti: "Lasciamo stare… io so che io, Benito e Giampiero Boniperti eravamo gli amici di Peppino Meazza e mi basta il fatto di avere goduto della simpatia del più grande campione forse che il calcio italiano abbia mai avuto. Peppino Meazza è stato un ottimo allenatore, uno che capiva il calcio e non abusava del suo nome, gli piaceva stare con il suo amico Arturo in largo Cairoli a Milano. Noi eravamo centravanti, figli della guerra che era appena finita e avevamo voglia di giocare ed eravamo amici; sul campo Benito era terribile veramente però era un toscano, ma poi ha aiutato i figli di Mazzola, lui ha giocato in nazionale con la più grande squadra d'Italia che potevamo avere nel dopoguerra, il grande Torino..."

MUVI: senta signor Romussi il signor Antoniotti fa un po' il modesto ma vuole ricordare il Lello Antoniotti calciatore?

Giorgio Romussi: "Antoniotti è stato davvero un grande calciatore, avesse avuto un fisico più robusto sarebbe stato per lunghi anni il centravanti ideale della nazionale azzurra perché giocava veramente benissimo: controllo di palla perfetto, dribbling elegante, movenze molto belle, passaggi precisi, tiro secco e preciso. Giocava davvero bene ed è stato l'idolo della Pro Patria del dopoguerra. C'era tanta gente anche al fuori della città, per esempio della Valle Olona, che veniva allo stadio di Busto per vedere in modo particolare Lello Antoniotti. E' un ricordo che non è affatto sbiadito, a Busto lo si ricorda ancora davvero come un grande centravanti."

MUVI: si continua a dire che Lorenzi era tremendo in campo e lei ci ha giocato di fianco, e noi sappiamo di due o tre marachelle, ma che cosa faceva?

Lello Antoniotti: "Ma no, lui era toscano, ogni tanto aveva qualche parolaccia. Era cattolico ma era toscano quindi si vede che il confessore dimezzava la pena. Comunque, Benito è stato un campione, è stato un ragazzo generoso, è stato un figlio di quel tempo. Aveva uno scatto irresistibile…
Comunque, la Pro Patria la ricordo certamente…erano anni in cui si giocava con entusiasmo."

MUVI: si ricorda una partita che le è rimasta impressa con la Pro Patria? Il signor Turconi ci ha parlato di una Juventus Pro Patria 4 a 0 per voi…

Lello Antoniotti: "Ah, lui sì la ricorda perché quella partita l'aveva poi portato alle Olimpiadi a Londra, sia Turconi che il Caviggioli. A dir la verità avevano convocato anche il sottoscritto e io ero talmente sciocco che non ho dato importanza a questa cosa. Avevo giocato tutto l'anno e allora come Boniperti come Martelli, avevo trovato quasi… a dire la verità ero un giovane piuttosto immaturo, andavo anche a scuola, mi piaceva anche studiare, ma abbastanza immaturo, non pensavo che il calcio diventasse così importante nella mia vita. Non ho rifiutato, ho detto che ero stanco. Non l'ho presa sul serio, è stata una delle 4 o 5 stupidaggini che ho fatto nella mia vita. Questa è una di quelle.
La partita che mi ricordo…tutti quelli di Busto si ricordano della partita con la Fiorentina quando sono entrato in porta con la palla dribblando Retta, Chiappella, Cervati, Costagiovana… allora c'erano più spazi dicono adesso ma c'era voglia di concretizzare.
Ma io mi ricordo la prima partita che ho perso con la Pro Patria in seria A con il grande Torino, perché ci penso ancora adesso. Uno stopper di quei tempi, Rigamonti credo, ritenni che mi avesse fatto un fallo piuttosto vistoso e io sono caduto, ho guardato Dattilo e Dattilo mi ha detto "dai alzati, alzati" e Dattilo era noto per non dare calci di rigore. Però era la prima partita che perdevamo a Busto, ma noi eravamo una buona squadra sinceramente e il Torino era una grandissima squadra. Io la ricordo perché associo in questo momento quella squadra che era nata e che era diventata leggenda e questa Pro Patria che veniva dalla serie B ed era un bel gruppo. Si parla tanto di spogliatoio, noi non avevamo bisogno dei ritiri allora erano tempi in cui il calcio era totalmente diverso a parte quello giocato e quello vissuto. Non c'erano soldi purtroppo dico io, ma lasciando da parte la parte economica…"

MUVI: possiamo chiederle quanto guadagnava?

Lello Antoniotti: "No, no. Guadagnavo più di tanti che lavoravano molto duro. Sinceramente ho sempre sostenuto il fatto che ci piaceva giocare bene, perché Busto era una città che viveva nel lavoro e allora questi che venivano allo stadio almeno si divertissero a vedere giocare la loro squadra. Ma Busto era una città del dopoguerra che ha contribuito a riportare l'Italia sul piano economico a un certo livello. E il campo di Busto è sempre lì dove giocavamo noi. Io ho tre figli nati a Busto, mia moglie è di Busto."

MUVI: Lei segue ancora il calcio?

Lello Antoniotti: "Io sono stato tanti anni a Coverciano a fare l'istruttore degli allenatori. Poi a un certo punto come è giusto la mia parte pubblica l'avevo fatta. Seguo come Presidente onorario della Sparta. La Sparta è la società nella quale ho giocato da ragazzo, una società che ha dato nazionali, giocatori importanti…La Sparta è di Novara e ha avuto un presidente, il colonnello Patti che è stato anche in federazione che è stato un dirigente favoloso che mi ha insegnato a stare in campo come giocatore e come uomo e anche la buona educazione."

MUVI: Ringraziando tutti gli ospiti e soprattutto Giorgio Romussi, che ci ha aiutato a rintracciare questi testimoni in prima persona della Pro Patria, possiamo dire che sia emerso un ritratto del signor Antoniotti come di un uomo preciso, responsabile e conscio di dove e in che squadra stesse giocando…

Giorgio Romussi: "Sì, Antoniotti è stato un grande giocatore ed è anche una persona molto colta, è sempre stato piacevole ascoltarlo, seguirlo.">>