Le storie di MUVI
     
 

Il libro "trovato", si disse, in un baule abbandonato nelle sterminate soffitte dell’edificio, era "La madre", di Maksim Gor’kij (1868-1936).
Il romanzo risale al 1907 (la traduzione italiana apparve già nel 1908) e si caratterizza per i contenuti di denuncia delle condizioni sociali nella Russia zarista e di propaganda: racconta la storia di una contadina che diviene rivoluzionaria, in un mondo drasticamente diviso fra buoni e cattivi.
Un piccolo saggio dell’intonazione dell’intero libro si ricava già dalla lettura dell’incipit:

"Sul sobborgo operaio, nell’aria densa e fumosa, vibrava ogni giorno il fischio sibilante della fabbrica. Docili al suo prepotente richiamo, dalle casette grigie uscivano in fretta, come scarafaggi impauriti, uomini dall’aspetto torvo che il sonno non aveva riposato abbastanza; s’avviavano nell’alba fredda, per lo stretto viottolo di terra battuta, verso l’alta prigione di pietra che li aspettava con tranquilla indifferenza, rischiarando la strada fangosa con i suoi occhi quadri, gialli e sporchi, allineati in lunghe file. Sotto i loro passi lo sciaguattare del fango sembrava schernirli e compassionarli. S’udivano esclamazioni roche e assonnate; imprecazioni irose sferzavano l’aria, miste al rumore cupo delle grosse macchine e al sibilo del vapore compresso."

Non si può negare in ogni caso che, nonostante la retorica e una buona dose di populismo, il libro conservi tuttora una sua considerevole forza suggestiva.
Alcune frasi rimasero sicuramente ben impresse in chi stava crescendo fra miseria e disoccupazione: "la terra è di tutti", "ognuno pensa soltanto ai propri fastidi. Ma ora è venuto un uomo [Lenin]…", "io sono uomo di partito e riconosco soltanto il giudizio del mio partito", "noi siamo socialisti, avversi cioè alla proprietà privata che divide gli uomini e li rende nemici".
Inoltre, il fatto che i romanzi di Gor’kij come quelli, per fare un altro esempio, di Jack London, facessero parte delle letture della formazione di molti militanti, è testimoniato anche da un episodio riportato nel saggio di Giorgio Fabre "L’elenco. Censura fascista, editoria e autori ebrei", (Torino, Silvio Zamorani editore, 1998, pag. 103), dove le opere dei due autori erano ampiamente rappresentate in un sequestro di libri effettuato fra i confinati politici dell’isola di Ponza nel 1938.