Le storie di MUVI
     
 

Si tratta, nel ricordo di un testimone, di poco più di una decina di persone: contro ogni regola di clandestinità, che consigliava la formazione di cellule di pochissime persone (nelle quali solo uno dei componenti doveva essere al corrente dell’identità degli altri), si conoscono bene fra di loro ed anzi quattro abitano in via Orti.
Discutono fra di loro e diffondono la stampa comunista, affiggono manifestini antifascisti in via Orti, in via della Commenda e in altre strade della zona di porta Romana.

Qualche settimana più tardi entrano in contatto con un altri antifascisti, fra i quali anche un gruppo di operai dell'Alfa Romeo: si incontrano in un caffè nella piccola piazza davanti alla chiesa di San Giorgio al Palazzo, quasi su via Torino, che è luogo di ritrovo di romagnoli immigrati a Milano.
Dopo l’ora di chiusura del locale, i conciliaboli continuano nelle strade (apparentemente deserte, data l’ora) della periferia. In particolare Carlo viene "notato nelle osterie di porta Vittoria e nei prati di porta Ludovica e di porta Romana, a fare opera di penetrazione fra i disoccupati e fra suoi conoscenti per attirarli nella cellula di via Orti, aveva anche l'incarico del ritiro e della distribuzione dei manifestini antinazionali.
Fu infatti visto le sere del 27 luglio e 12 agosto recarsi alle colonne di San Lorenzo per ritirare, come di fatto ritirò, degli stampati che, poi, in parte distribuì e in parte consegnò al Pellicella".