Una giornata al quartiere Rondò-Torretta

 

 


MUVI è stato coinvolto nel Progetto Vie Bergomi/ Marconi, realizzato dal Comune di Sesto S. Giovanni all'interno del Progetto di Quartiere 2003 per il Piano dei tempi e degli orari della città (PTO).

Negli incontri organizzati nel 2003 da un Gruppo di Ricerca coordinato dalla Professoressa Gisella Bassanini del Politecnico di Milano, su incarico di Sara Valmaggi, Assessore alla Cultura, gli abitanti hanno partecipato ad una attività di progettazione collettiva per la riqualificazione del quartiere, e pensando alle iniziative future sono riaffiorate le loro memorie del passato.

Il Quartiere Torretta prende il nome da una Cascina, attualmente ristrutturata, situata sulla Via Milanese, di fronte agli stabilimenti della Breda. Il quartiere racconta la trasformazione della zona, da area rurale ad area fortemente industrializzata: i campi hanno lasciato spazio alle case degli operai che lavoravano alla Breda e nelle numerose industrie della zona.
Via Bergomi, Via Marconi e le vie adiacenti rappresentano il cuore del quartiere, dove ancora è viva la memoria della vita nelle fabbriche, della vita quotidiana, dei primi scioperi, della resistenza partigiana e dei rastrellamenti nazisti: il quartiere ha avuto un gran numero di deportati ricordati nelle numerose lapidi.
Domenica 23 novembre 2003 MUVI ha organizzato con la Circoscrizione n° 1 Rondò Torretta di Sesto San Giovanni presso il Circolo Arci Torretta di Via Bergomi una raccolta di immagini e memorie.


 




Questa è la prima mostra realizzata con alcune delle immagini raccolte nel corso della giornata, che ha visto una forte partecipazione dei cittadini e delle cittadine. Molte altre immagini sono state inserite nella sezione Sale, e sono la base di un lavoro che continuerà anche nei prossimi mesi.

MUVI ringrazia il Comune e Sara Valmaggi, Laura Barat e la Circoscrizione n.1, Gisella Bassanini e i ricercatori che hanno partecipato al Progetto PTO/Progetti di Quartiere, il Circolo Arci Torretta e il suo presidente Giorgio Pavanello, e soprattutto le donne e gli uomini del quartiere, che con le loro immagini e i loro racconti hanno reso possibile questa ricerca.