Fenegrò (Como) - Domenica 14 dicembre 2003

Presentazione del libro
Fenegrò tra fine Ottocento e Novecento: il fenomeno migratorio.
Storie della nostra gente

realizzato dall'Associazione culturale "Finis Agrorum"
presso il Salone della Scuola materna di Fenegrò, in piazza della Chiesa, alle ore 11.00

 

Più di 100 anni di storia descritta all'insegna della memoria e del ricordo degli emigranti e degli immigrati.

Notizie, immagini, avvenimenti che vogliono farvi riscoprire un pezzo di storia e farvi partecipi contemporaneamente di un'emozione, la nostra!

E' una miscellanea di ricordi, alcuni dolci, altri amari… capaci comunque di segnare ancor oggi a distanza di decenni, la vita di tutti noi che in misura diversa l'abbiamo vissuta.

Partivano giovanissimi, sotto i vent'anni. Partivano dai piccoli paesi agricoli della Lombardia (e di tutta Italia) e già arrivare al porto di Genova era un'avventura: tra il 1870 e l'inizio della prima guerra mondiale sono partiti in tanti, cercando sorte e vita migliore lontano, nelle Americhe.

Partì intorno al 1893 un ragazzino di 13 anni, insieme a tre coetanei: ma solo il fenegrolese Pietro Pasquale Pirotta raggiunse prima l'Argentina e poi gli Stati Uniti e lavorò fino a diventare proprietario del più noto ristorante italiano dell'epoca "The Como Restaurant": gli altri tre si spaventarono a Genova, vedendo il mare grosso, la nave traballante e l'America che nemmeno si scorgeva in lontananza, e tornarono a casa, a Fenegrò. Fenegrò era un borgo contadino della bassa comasca che contava, a cavallo tra Ottocento e Novecento, tra i 1400 e i 1500 abitanti.

In quegli anni lasciarono questo piccolo centro molti emigranti, diretti soprattutto negli Stati Uniti, in Argentina, Uruguay, Canada, Brasile... difficile sapere esattamente quanti: l'Associazione culturale Finis Agrorum ha voluto cercare le tracce dei compaesani che in quegli anni lasciarono il paese e ha ricostruito, attraverso lo studio di fonti ufficiali e le narrazioni di parenti e discendenti, le storie e le avventure di 306 emigranti nati a Fenegrò.

Restano di loro nel paese natio non solo le tracce negli archivi comunali, i ricordi dei parenti, gli scambi epistolari, le cartoline, le foto ingiallite, ma anche segni di riconoscimento e memoria sociali e collettivi.
Il segno più visibile del forte legame con il paese d'origine si trova presso il Cimitero di Fenegrò ed è una stele con cui la Società Fenegrorese di Mutuo Soccorso di New York ricorda ai Compaesani i propri soci defunti; la Società Fenegrorese operò a New York tra il 1901 e il 1925, occupandosi di aiutare e sostenere i fenegrolesi che vivevano nella città statunitense e mantenendo costanti rapporti con la comunità fenegrolese tramite un proprio rappresentante in Italia.

Il libro Fenegrò tra fine Ottocento e Novecento: il fenomeno migratorio. Storie della nostra gente racconta le storie di contadini che raggiungevano l'Argentina o l'Uruguay per continuare a fare i contadini e magari riuscire a diventare proprietari di una tenuta; o che diventavano cuochi a New York; uomini che tornavano dopo qualche anno in Patria per sposarsi con una ragazza italiana e poi ripartire con lei, altri che si sposavano nel paese d'adozione, ma spesso comunque con una giovane connazionale; storie di quelli che non sono mai più tornati, di quelli che sono venuti regolarmente in visita negli anni, di quelli che sono tornati definitivamente, chi ricco, chi più povero di quando era partito, di quelli di cui si sono perse completamente le tracce...
C'è il cercatore d'oro che riesce a sottrarre una grossa pepita, ma poi la perde in giardino una volta tornato in Italia; c'è il giovane che per ottenere la cittadinanza americana si arruola nell'esercito e poi durante la seconda guerra mondiale viene mandato in Europa e in Francia incontra un compaesano; c'è chi, sempre durante la guerra, mandava pacchi di viveri agli affamati parenti italiani; ci sono fratelli partiti per luoghi lontani e diversi che si ritrovano quasi per caso a Fenegrò dopo sessantaquattro anni; c'è chi muore presto, dopo essere partito da pochi anni in cerca di fortuna; c'è chi decide di tornare in Patria, vende tutto e resta bloccato in Argentina perché nel frattempo è scoppiata la guerra in Italia; c'è la storia del ragazzino che sbarca, dopo i 15 giorni di navigazione, ad Ellis Island e allo zio che lo attende racconta che sulla nave non c'erano italiani, semplicemente perché i passeggeri parlavano dialetti (italiani) a lui incomprensibili.
E ci sono le donne, quelle che hanno seguito i mariti nei viaggi avventurosi e quelle che li hanno aspettati pazientemente a Fenegrò, un figlio per ogni ritorno a casa del capofamiglia...

Alcune storie e aneddoti sono decisamente curiosi e anche divertenti.
I fratelli Amedeo e Giovanni Pagani che nel 1906 fondarono i Vigneti di Kenwood, in California, con una sala di degustazione di vini; furono costretti a chiudere durante il proibizionismo, ma non appena finì quell'epoca riaprirono e la cantina esiste tuttora, anche se di diversa proprietà: negli anni Ottanta fu realizzata anche una mostra storica e fotografica per ripercorrere gli 82 anni di vita della Cantina stessa, come testimonia un articolo di giornale riportato nel libro.
La figlia di un altro Pagani si reca a Fenegrò per la prima volta in viaggio di nozze, incontra i parenti e scrive un appassionato e scanzonato resoconto del suo viaggio nella terra del padre, integralmente riportato: la Fenegrò del 1949 vista attraverso gli occhi di una "americana": lo stupore per la mancanza di acqua calda nelle case, per il riscaldamento nella sola cucina, per i ricchi e gustosi pranzi diversi dalla eterna polenta di cui parlava sempre la nonna, per le donne vestite quasi sempre di nero.
E ancora, per ricordare la molteplicità dei punti di vista possibili, ecco i racconti di altri discendenti di fenegrolesi che vivono tuttora in Argentina e Uruguay, e che hanno voluto inviare (grazie, internet!) le memorie della famiglia in loro possesso, in un italiano magari stentato o direttamente nella lingua da loro usata.

Un capitolo particolare è quello dedicato a una categoria "speciale" di emigranti: i missionari. E qui troviamo le vicende di 14 suore che trascorsero in molti casi anche 50 anni in Missioni dall'altra parte del mondo (Centroamerica, Sudamerica, India); due storie sono raccontate con le parole proprie delle protagoniste: il viaggio in Brasile per raggiungere la Missione, riassunto in una densa e avventurosa lettera di Suor Irma Angela Pagani ai genitori, agli inizi del Novecento (viaggio a cavallo, pernottamenti in tende, incontro con gli Indios: un vero piccolo saggio di antropologia); e il diario di viaggio di Suor Maria Dionisia (Carolina Saibene) diretta in India: un dettagliato resoconto della traversata, con commenti e riflessioni che offrono un ritratto stupefacente della società europea (i passeggeri) e indiana (le persone incontrate all'arrivo) degli anni Trenta. Solo Suor Enrichetta Rossi, ormai novantenne, è ancora viva e ci manda il suo indirizzo postale in Honduras!

Quattro invece le storie di Padri Missionari, due dei quali hanno potuto raccontare in prima persona le loro storie durante recenti ritorni a Fenegrò: il Comboniano Padre Agostino Galli, che vive in Sudan dal 1948 e Don Peppino Marinoni, Missionario Salesiano che dal 1960 si trova nel Mato Grosso, in Brasile.

Ma migranti non sono solo quelli che partirono: ci sono anche quelli che a Fenegrò, in anni più recenti, sono arrivati.
Non si può dimenticare che degli attuali circa 2500 abitanti di Fenegrò, un quarto provengono a loro volta da altre terre, più vicine a noi: dagli anni '50 e fino agli anni '80, soprattutto dall'Italia meridionale si trasferirono infatti anche qui, come in tutta l'Italia del Nord, spinti dalle stesse esigenze e dagli stessi sogni che portarono i fenegrolesi oltre 60 anni prima nelle Americhe.
Anche di questi il volume propone alcune storie e testimonianze; e come i fenegrolesi in Argentina e negli Stati Uniti spesso si recarono in luoghi dove già vivevano altri partiti da Fenegrò, costituendo così delle microsocietà fenegrolesi, così oggi a Fenegrò si trovano gruppi di cittadini tutti provenienti da Cerda (Sicilia) o da Grisolia e Orsomarso (Calabria).

Infine, in un mondo che della globalizzazione sta facendo la principale caratteristica, ecco che arrivano fino in Italia, e quindi anche nelle vie e nei cortili di Fenegrò e di altri piccoli paesi, genti a loro volta partite da Paesi lontani in cerca di vite più serene.
Quest'ultima parte non si può ancora definire "storia", è vita quotidiana: per questo a volte è ancora più difficile da raccontare e "raccogliere", mancando la visione prospettica che il passare del tempo consente, ma trovano comunque nel volume un po' di spazio anche alcune testimonianze di cittadini nordafricani che vivono ora in mezzo a noi, testimonianze che raccontano dei cambiamenti avvenuti nel mondo.

Il cerchio si chiude, sembra. Il cerchio non si chiude mai, in realtà, e gli uomini e le donne del mondo continuano a spostarsi, con fatica e nostalgia, con coraggio e speranza.

[Info: Carlo Bogani tel 02 4230116 - 031 895584 - cafegt@libero.it]