L'elettronica
molecolare
Come si costruisce un chip?
Prima di tutto ricordiamo di che si tratta: il chip è il cosiddetto
processore, piccolo cuore dei contemporanei computer. Il Pentium,
per esempio.
La capacità di svolgere tutte le
operazioni, la velocità nel compierle, l'affidabilità delle prestazioni
di un computer sono sostanzialmente legate ai rendimenti del suo
chip.
Dicevamo, come si costruisce? Una
descrizione dettagliata sarebbe impresa troppo lunga in questa sede
ma l'essenza del procedimento si può sintetizzare brevemente. L'operazione
da svolgere consiste nell'"impacchettare"
in poco spazio (un centimetro quadro circa) un bel po' di transistor.
Quanti? Qualche milione. I transistor regolano il flusso di corrente
e svolgono la funzione di interruttori: aprono e chiudono.
Come molti sapranno, in elettronica
si fa coincidere il passaggio di corrente al numero 1 e l'interruzione
al numero 0. Con 1
e 0
si fa tutto; si scrivono tutti i numeri e si fanno tutte le possibili
operazioni, ma una successione di 1 e 0 può essere utilizzata anche
per scrivere caratteri e quindi parole.
I transistor sono applicati su una
superficie di silicio, e tale applicazione deve essere di grande
precisione. La rete di connessioni fra i transistor è molto densa
e di non facile realizzazione; bisogna costruire una successione
di circa 30 pellicole che via via si sovrappongono, ognuna con la
sua fitta ragnatela di percorsi. Tutto ciò richiede tempo e procedure
molto controllate perché non si verifichino errori.
Orbene, stiamo parlando di meccanismi
dalle dimensioni molto ridotte: la struttura di un chip si coglie
nella sua complessità solo osservandola con un microscopio. E' proprio
a partire da tale micro-universo che ci si è domandati se un suggerimento
per modi diversi di costruire i chip potesse arrivare da un altro
mondo, anch'esso infinitesimo, il mondo della chimica
molecolare. In questo mondo troviamo migliaia
di situazioni nelle quali ciò che avviene è la costruzione progressiva
di "qualcosa" - un cristallo, per esempio - costruzione basata sull'"auto-assemblaggio"
di molecole.
Con estrema precisione, un certo
tipo di molecole si mettono insieme, seguono un programma ben definito,
crescono progressivamente e danno luogo, macroscopicamente, ad un
aggregato preciso. E' possibile guidare tale procedimento con molecole
che costruiscano da sole un circuito? Sì, sembra proprio che sia
possibile, e le ricerche che si muovono in questa direzione fanno
parte di quella che oggi chiamiamo elettronica
molecolare.
I vantaggi che ne possono derivare
sono enormi. Innanzitutto la "spontaneità" del processo: le molecole
fanno tutto da sole. E lo fanno in tempi molto più brevi di quelli
impiegati nel costruire gli attuali chip. Ma, soprattutto, lo spazio
occupato. Uno strato di circuiti al silicio è un grattacielo se
confrontato con uno strato molecolare che erogasse la stessa funzionalità.
Ciò significa che nello stesso spazio di un centimetro quadrato
potrebbe essere concentrata molta
più potenza di quanto avvenga oggi.
Circuiti molecolari non ve ne sono
ancora ma non v'è dubbio che la strada è stata imboccata e i tempi
per la loro realizzazione fanno parte dell'immediato futuro.