Introduzione
Questo libro
non è un saggio. Se fosse un saggio, per giustificare il
titolo bisognerebbe cominciare da una definizione di macchina. Ma
è impossibile farlo. Spulciando fra le definizioni riportate
dai principali dizionari della lingua italiana, vi sono alcune parole
chiave ricorrenti, nessuna delle quali rende però giustizia
alla complessità delle macchine e dei macchinismi che popolano
il nostro mondo.
Si trovano spesso
riferimenti alla meccanica, ma nessuno può ragionevolmente
sostenere che un computer, al cui cuore non c’è nulla di
meccanico, non sia una macchina. Un altro approccio, valido forse
fino ad alcuni decenni or sono, è nel contrapporre la macchina
alla biologia, alla natura. Ma un insieme di batteri che producono
energia convertibile in corrente elettrica, o un computer basato
su molecole di DNA, o ancora le piante capaci di estrarre metalli
pesanti dal sottosuolo non possono forse essere considerati delle
macchine? Molte macchine non sono più neppure oggetti: sono
sistemi complessi che coinvolgono centinaia, anche migliaia di "sottomacchine",
e solo la cooperazione fra tutti questi sottosistemi garantisce
il raggiungimento dello scopo prefisso. Le macchine poi non svolgono
i loro compiti "a macchinetta": gli studi sull’intelligenza
artificiale, sulle reti neurali, sugli algoritmi genetici hanno
portato a sviluppare macchine autonome e in grado di apprendere:
il dibattito sulla possibilità di realizzare macchine intelligenti
o addirittura capaci di provare emozioni è oggi più
che mai aperto.
E’ tale la penetrazione
delle macchine anche al di fuori della sfera tecnologica – le usiamo
per muoverci, mangiare, comunicare, lavorare, le ritroviamo in ogni
aspetto della nostra vita quotidiana, all’interno del nostro corpo,
ora anche nel nostro cervello per aiutarci a recuperare funzionalità
perdute - che è diventato impossibile inserirle in un’unica
categoria. Eppure, o forse proprio per questo, ci sembra interessante
parlarne proprio come categoria.
Questo libro
non è un saggio, ma un esperimento editoriale. Non discute
il ruolo delle macchine nel mondo contemporaneo, ma va alla ricerca
di esempi, di casi emblematici o curiosi, e lo fa attraverso la
più grande di tutte le macchine: Internet. E’ quello che
vorremmo fosse la risposta di un motore di ricerca davvero intelligente
(che non esiste né forse esisterà mai) alla domanda:
"dove vanno le macchine?"
Una serie di
esempi, quindi, una raccolta di stimoli che vengono dalla rete,
raccontati a volte in modo scherzoso, a volte più seriamente.
Li abbiamo organizzati secondo criteri dai confini affatto sfumati:
vorremmo invitare esplicitamente il lettore a valicare questi confini,
a non rispettarli. E’ un libro da leggere come si naviga, saltando
di qua e di là alla ricerca di idee e di spunti, una raccolta
una raccolta che vuole fornire un quadro generale, che sia uno stimolo
per un successivo approfondimento personale.
Il CD ROM allegato
ha questa funzione: rompe da un lato la struttura in un certo senso
autoritaria della divisione in categorie proposta nel libro, e offre
dall’altro un trampolino verso la rete per esplorare tutte quelle
direzioni intraprese delle macchine che non abbiamo visto o che
abbiamo trascurato, perché non c’era spazio o perché
le abbiamo erroneamente giudicate strade senza uscita.
Libro e CD-ROM
sono nati dalla rete e alla rete vorrebbero riportare il lettore
curioso. Una rampa di lancio piuttosto che un approdo o un risultato:
anche per questo ci auguriamo non appaia fastidiosa l’inevitabile
incompletezza.
Ma dove vanno
le macchine? Sicuramente verso il piccolo. "C’è spazio
sul fondo", diceva il grande fisico Richard Feynman nel 1959:
le nanotecnologie hanno oggi occupato parte di questo spazio, giungendo
a manipolare con estrema precisione singoli atomi e a costruire
con questi macchine funzionanti. Ma di spazio nel piccolo ce n’è
ancora molto, moltissimo, tutto da esplorare.
L’altra grande
direzione è sicuramente l’abbattimento del confine fra ciò
che consideriamo naturale, biologico, vivente e ciò che consideriamo
meccanico, tecnologico, inanimato. I due mondi sono sfumati uno
nell’altro, molti oggetti di natura sono oggi un po’ macchine, e
molti esseri meccanici sono fatti di natura.
Poi vanno verso
il complesso, perché ogni macchina è ormai frutto
dell’interazione fra molte macchine diverse: interazioni che seguono
talvolta un percorso progettuale preciso, altre volte sono il frutto
di incontri mossi un po’ dal mercato, un po’ dalla creatività,
un po’ dal caso.
E ci sono molti
posti dove le macchine stanno andando da sole: l’autonomia delle
macchine è l’altra grande arteria che la rete ci ha suggerito
di esplorare.
In conclusione,
dove vanno le macchine? Diceva Albert Einstein che la qualità
di una risposta sta nella capacità di generare altre domande.
Ci auguriamo di essere riusciti a seguire questo insegnamento.
