Donne e conoscenza storica
         

Il passato e il presente di Marirì Martinengo sul Convegno di Montegiove

prosegue il dibattito

Indice dei testi del dibattito
dicembre 2003- marzo-aprile 2004

 


Assenza e presenza della donna nella storia
Montegiove
24-25-26 ottobre 2003

All'inizio della ricerca
di Marirì Martinengo

Ho indagato sulle radici profonde del mio voler fare ricerca storica: All'inizio sta la nonna misteriosa, di cui era assolutamente proibito parlare; nella mia piccola città, fra parenti, si facevano, bisbigliando, supposizioni inquietanti, oscure allusioni.
Ma non c'erano le prove.
Da qui il desiderio di far luce sul buio delle mie origini.
La nonna ha vissuto nel mondo fino ai trent'anni, si è sposata, ha partorito cinque fra figlie e figli; dopo aver assolto le funzioni che la società dell''800 affidava alle donne, è sparita/è stata fatta sparire dal consorzio umano per altri trent'anni.
Si è aperto un vuoto, un buco nero.
E anche dopo la morte, il silenzio.
La nonna, mi è apparsa paradigma dell'esserci/non esserci delle donne nella storia.
Per ricostruirne la vita, procedo per indizi.
Ho sentito, si può dire da sempre, la necessità di riportare alla memoria, di fare storia anche per creare altro ordine di rapporti: voglio che la mia famiglia, attraverso questa ricerca sulla vicenda umana di lei e la scrittura che la ricostruisce, possa riconoscere il debito nei suoi confronti, tributarle la gratitudine e la memoria che le sono mancate.
Sento che c'è un legame fra la ricerca sulla nonna e la ricerca sulle altre donne, su cui ho indagato: le Trovatore, Ildegarda di Bingen, le donne dei monasteri alto - medievali: questa è la prima volta che le accosto.
Mi ha guidato l'avvicendarsi del pieno e del vuoto nella storia della nonna.
Dai libri appare che le donne, nel tempo, sono state a volte presenti a volte assenti: viceversa la nostra ipotesi storiografica (dico nostra in quanto elaborata all'interno della Comunità di pratica e riflessione pedagogica e di ricerca storica) che fa convergere l'attenzione sui contesti relazionali, mostra le donne e gli uomini - inseriti in un determinato panorama cronologico e geografico - interagire, collaborare, confliggere (Convegno di Milano, 29 settembre 2001 e successivi Atti del Convegno Cambia il mondo Cambia la storia. La differenza sessuale nella ricerca storica e nell'insegnamento, Libreria delle Donne, Milano, 2002; Convegno e Atti hanno il medesimo titolo); inoltre, se si sposta l'attenzione dal personaggio, dall'evento, dalla data al processo che ha preparato il personaggio, l'evento, la data, ecco apparire anche le donne.
Secondo questa ipotesi, la storia passata va vista come serie di contesti in sé conclusi, che vivono di corrispondenze, di eredità trasmesse e raccolte nel tempo; una serie di quadri che non si perdono di vista fra loro, perché un filo si dipana dall'uno all'altro: i nodi d'amore, l'uso della lingua materna delle T. li ritroviamo nelle poesie di alcune mistiche, soprattutto di Hadewijch di Anversa, come rivedremo il gusto delle T. per la conversazione anche polemica, per la relazione di differenza con gli uomini, negli scritti di alcune Preziose del '600 francese.
In maniera discreta e poco appariscente le donne serbarono e serbano memoria di pensieri e di pratiche delle loro ave e, con tocchi originali, scegliendo tempi e modi, riscoprono, facendolo brillare di nuovo al sole, l'oro deposto.
Insieme ad una mia amica francese, Marie Thérèse Giraud, documentata conoscitrice del grand siècle, andiamo studiando le analogie fra le poetesse provenzali e le Preziose, l'eredità cioè lasciata dalle prime alle seconde.
Nell'opera di alcune Preziose, ad esempio in quella copiosissima di Mademoiselle Madeleine de Scudery, si avverte chiara l'eco delle T., visivamente presente nella Carte du Pays de Tendre, dove sono visualizzate le relazioni, messo in posizione centrale il fiume dell'inclinazione, cioè il desiderio amoroso-amicale; via via che ci si allontana da esso, o a destra verso il Lago dell'Indifferenza o a sinistra verso il Mare dell'Inimicizia, si perdono le qualità positive dell'animo e si scivola verso quelle negative; il suggerimento è "di metterci in gioco, seguendo il Fiume dell'Inclinazione e cioè di abitare i sentimenti, restando fedeli ai nostri desideri (Donatella Franchi, Cartografia dei sentimenti, Grafiche dell'Artiere, novembre 2000)". La Carta esprime il concetto dell'energia civilizzatrice dei sentimenti. (vai)

Ma non ci sono le prove della conoscenza delle Trovatore da parte delle salonières: esse non vi alludono mai.
Benedetta Craveri (La civiltà della conversazione, Adelphi, 2001) mi ha detto che non ha elementi utili al riguardo; mi farà però avere la tesi di una sua laureanda che tratta della fortuna della letteratura medievale nella cultura mondana del '600.
Angelica Rieger, la maggiore studiosa delle Trovatore, che ha scritto l'introduzione al mio secondo libro, interrogata da me, mi ha scritto: "la questione è spinosa. Sembrerebbe che i trovatori, non solo le trobairitz, siano stati completamente dimenticati fino alla loro scoperta da parte di Lecune de Sainte Palaye (1774) e poi dei romantici, nel quadro di un movimento di ritorno agli 'antichi'. Ad ogni modo non esistono, a mia conoscenza, traduzioni delle loro poesie prima del XIX secolo e mi sembra improbabile che les dames de lettres del XVII secolo comprendessero l'antico occitano. Però soffro al pensiero di una lacuna totale per più di quattro secoli…".
Viceversa esistono molti indizi.
Nei salotti aleggiava profumo d'amor cortese, vi si parlava molto d'amore; nei romanzi, come Artamème ou le Grand Cyrus di Mlle de Scudery, si susseguono le casistiche d'amore, vi circola autorità femminile ed in gran risalto è posta l'opera civilizzatrice delle donne nei confronti degli uomini.
Nell'Histoire de Ligdamis et de Cléonice, Panthénée ci dice come vuole essere amata una donna: "Io voglio che mi si ami soltanto per inclinazione e per la conoscenza della mia anima, del mio spirito, della mia indole. Di più, io voglio che si possa amarmi brutta e povera, se io lo sono o se lo divento. E voglio infine che mi si ami per me, che mi si ami ardentemente. Che mi si ami sempre. Che non si faccia se non quello che io voglio, che non si desideri se non quello che mi piace e che mi si obbedisca ciecamente e senza resistenza "(la traduzione è mia).
Donne civilizzatrici che pretendono, per dare accesso ai loro salotti, una vera trasformazione degli uomini, come in Histoire d'Elise; le dame, regine della corte raffinata, "sembrano essere le dispensatrici della gloria e della reputazione dei galantuomini: sicuramente chi non ha, chiunque esso sia, l'approvazione di quattro o cinque dame, che sono l'ornamento del loro sesso, come in queste corti, non può pretendere una stima universale" (la traduzione è mia).
Altro punto in comune: non c'è amore se non fuori dal matrimonio, l'amore vive di difficoltà, di attesa, di lontananza.
Anche alcune studiose concordano sulla "discendenza" delle Preziose dalle Trovatore.
Jeannette Geffreaud Rosso in Etudes sur la féminité du XVII et XVIII siécles (edizione Libreria Gogliardica, Pisa, 1984) osserva : " Della tradizione Tendre le cui origini risalgono alla cortesia medievale, la generazione galante ereditava un capitale costituito da una filosofia, un'etica e un linguaggio che formavano un sistema coerente di rappresentazione dell'amore" (la traduzione è mia).
Armanda Guiducci nell'introduzione a una vecchia edizione de La Principessa di Clèves di Mme de La Fayette (Rizzoli, 1986), parlando di Mme de Rambouillet, scrive: "In quella chambre bleue d'Arthénice (il nome da Preziosa di Catherine) si ritesse, durante l'età della Fronda, quel tessuto di discorsi fra donne sull'amore e il matrimonio, sull'infelicità d'amore e sull'irrealizzabile desiderio di un amore decente e di un rapporto meno brutale con l'uomo, che già un tempo, nel XII e XIII secolo, le dame protettrici della poesia trovadorica avevano tramato nei vasti saloni di pietra grigia dei loro castelli. Adesso tutto avveniva in nome della galanteria, dei sentimenti raffinati, ma si trattava pur sempre della medesima esigenza, della medesima richiesta: un rapporto meno rozzo con l'uomo, un'intesa con lui, una civiltà da portarsi nell'aspro, riluttante e sopraffattorio regno dell'egoismo e delle passioni maschili…"
Ancora la Guiducci in Poetesse d'amore: le trovatrici provenzali. (in Medioevo inquieto. Storia delle donne dall'VIII al XV secolo d.C.( Sansoni, 1990, pp. 159) nota una parentela fra le prime e le seconde e osserva come le P. abbiano ereditato da alcune poetesse provenzali, per esempio dalla Contessa di Dia, il concetto secondo cui "l'amore debba ricompensare il valore", e l'avversione per il matrimonio.
Nathalie Grande nell'ntroduzione al romanzo Mathilde di Mlle de Scudery (ed. Champion, Parigi, 2002) scrive: "D'altra parte lei (la Scudery) usa assai bene fonti documentarie e critiche. In primo luogo ha visibilmente avuto accesso alle Vies des plus célèbres et anciens poètes provençaux di Jean de Nostredame (Lyon, 1575), dove ha trovato un lungo riferimento a Laurette de Sade e a sua zia Phanette des Gantelmes e alle dame e ai gentiluomini, che lei frequentava. Il nipote di Jean, César de Nostredame ha plagiato abbondantemente lo zio ne L'Histoire et Chronique de Provence (Lyon, 1624) " .
E gli esempi potrebbero continuare…
Le Trovatore, eredi già delle poetesse arabo-andaluse - da non dimenticare che la seconda moglie di Guglielmo di Poitiers, Felipa, proveniva dalla penisola iberica - dissero e scrissero come le donne desiderano amare ed essere amate e come gli uomini vadano civilizzati in modo che le donne possano rapportarsi a loro.
Le Preziose, a distanza di tempo, colsero, rielaborarono, mantennero vivo l'uso dell'ascolto del proprio desiderio, conservandolo per noi; Mlle de Scudery dipinse il cammino difficile, ma percorribile, che, per gradi, attraverso insidie e tentazioni, porta alla sensibilità, alla riconoscenza e alla tenerezza.
Certamente si tratta d'indizi, non di prove.
Sono agli inizi di questa ricerca e non è escluso che possa raggiungere dei risultati.
In conclusione, e ritengo che il discorso sia generalizzabile, si tratta di usare il filo e filarlo da un contesto all'altro, dall'uno all'altro momento.
La storia della nonna, al pari della nostra, presenta dei vuoti, però c'è il lavorio della memoria, ci sono io in mezzo: cercando e riannodando i fili smarriti, ricostruisco la sua storia, raccolgo il suo lascito silenziosamente eloquente, lo trasmetto - tramite la mia relazione con lei.