| Donne e conoscenza storica |
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FIGURA DI SARA NATHAN
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FIGURA DI SARA NATHAN La pubblicistica biografica di Jessie Mario (Vite di Sara Nathan e di Goffredo Mameli) è importante soprattutto in un momento in cui l'opinione pubblica sta perdendo l'entusiasmo per il Risorgimento e l'interesse nei confronti degli eroi dell'Unità d'Italia, sintomo di una mutazione di pensiero e di dimenticanza delle gloriose ideologie. La biografia di Sara Nathan è una ricostruzione minuziosa della vita dell'eroina mazziniana, perché la Mario concentra la propria attenzione sul ruolo della sua amica diletta non solo in politica ma anche nell'ambito familiare. La Signora Nathan non è inglese, ma italiana, nata a Pesaro il 7 dicembre 1819 da modesta famiglia di negozianti. Da bambina impara a leggere, a scrivere e un po' di musica insieme alla sorella, ma continua a studiare lavorando. Rimane orfana di madre a 11 anni. A 16 anni sposa Meyer Nathan, tedesco naturalizzato inglese, che si innamora della sua bellezza e della sua bontà. Il marito è un uomo d'affari la cui fortuna economica subisce fasi alterne. Sara ha da lui dodici figli, che alleva con la stessa cura e la stessa serenità sia nei periodi di ristrettezze economiche che nella prosperità. Sara sostiene che «L'occhio e la mano della madre ci vuole per tener vivi e sani le nostre creature» e così riesce a crescere tutti i figli sani, sia i più robusti che i più gracili. Nel 1837, a 18 anni, conosce Mazzini, da cui apprende i dolori e le speranze dell'Italia, e da quel momento si dedica, oltre che ai suoi figli, a tutti i figli della patria derelitta. La giovine madre e sposa si dedica da allora ad un doppio lavoro, domestico e patriottico, coinvolgendo nel suo amore per l'Italia anche il marito, che spende molti dei suoi denari per la causa mazziniana. Alla improvvisa e precoce morte del marito eredita la sua fortuna, che amministra per il bene dei figli, ma anche per la scuola fondata a Londra da Mazzini per i piccoli italiani derelitti, figli degli esuli. Si trasferisce in
Italia a Bellosguardo, poi a Genova, poi a Lugano, sempre governando
la numerosa famiglia ed aiutando Mazzini e Garibaldi, che hanno per
lei grande affetto e stima, a compiere l'Unità d'Italia. Lavora fino alla fine e muore il 19 febbraio 1882, all'età di 62 anni. Jessie White considera la sua morte una perdita senza nome, una sciagura per i figli, per gli amici, per la patria e per tutti e la sua vita un esempio per le fanciulle, uno sprone a studiare e lavorare e un dolce ammonimento alle tentazioni dell'egoismo e della pigrizia. Alle donne infatti spetta la cura della famiglia e della casa, le donne devono meritare la stima oltre all'amore del marito, dalle donne dipende se i figli diverranno o no buoni e laboriosi figli della patria. Non tutte le buone madri hanno buoni figli, ma è raro che gli uomini grandi abbiano cattive madri: Mazzini, Garibaldi, Cattaneo, Aurelio Saffi e Adriano Lemmi ed il più grande poeta vivente, Giosuè Carducci attribuiscono quanto è di buono in loro all'insegnamento e all'esempio delle loro madri.
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