Donne e conoscenza storica  

 

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Bianca De Simoni Rebizzo

Ermellina Maselli Dandolo

Eugenia Attendolo Bolognini Litta

Giuseppina Morosini Negroni

Teresa Berra Kramer

Vittoria Cima

 

 

 

TERESA BERRA KRAMER


 

 

 

Nata a Milano dall’avvocato Domenico Berra e da Carolina Frapolli.
E' una dama implicata nei moti milanesi del 1821, fu molto attiva nella congiura delle donne lombardo-venete per l’unità d’Italia. Sposa Carlo Kramer, uomo di famiglia tedesca, ma si stabilisce a Milano dove è impegnata nell’industria tessile lombarda. Poi nel 1821 si allontana da Milano e si dirige verso Parigi e la Svizzera, fa ritorno nel 1826 e vi rimane fino al ’51, poiché si dedica all’educazione del figlio Edoardo e fa l’animatrice in un salotto repubblicano.

Affermata sostenitrice di Mazzini, poteva svolgere la necessaria azione di supporto al movimento degli esuli anche dalla villa di Lugano dove viveva con il marito, non interessato alla politica.

Nel 1869, alla morte del figlio, decide di destinare tutte le sue sostanze per la creazione a Cremasella di Brianza della Pia Fondazione Edoardo Kramer finalizzata all’assistenza degli invalidi del lavoro, ma anche all’istituzione di asili per l’infanzia locale.

Fu inoltre generosa sostenitrice delle società di mutuo soccorso lombarde, ma per la morte del figlio dovette soccombere all’immenso dolore, così che Giuseppe Mazzini le scrisse una lettera datata 31 Agosto 1869 nella quale le faceva le più sentite condoglianze e le ricordava la loro viva e antica amicizia, spingendola ad avere fede non nel Dio dei Cristiani che salva o danna, ma nel Dio che ha dato alla vita, a tutte le vite.

Mazzini le consiglia di superare il dolore cercando uno scopo e dedicandosi al bene comune.
Queste le parole che senz’altro contribuirono a stimolare Teresa verso attività di impegno sociale:

"Cara Teresa, concedete a me pure, fra le tante che avete ricevuto, il diritto di mandarvi una parola di condoglianza. La perdita irreparabile che avete fatta m’ha fatto sentire più viva l’antica amicizia, il cortese asilo preparatomi, la visita a Londra e tutti i ricordi d’un tempo nel quale sentivamo in ogni cosa vitale concordemente (...) non esistono che due cose reali nel mondo: gli affetti e il culto delle idee. Abbiate le due cose a un tempo.

Egli amava l’Italia e aveva combattuto e lavorato per essa. Continuate, continuate l’opera sua. Perdonate che io mi avventi in consiglio. E’ il privilegio dell’età. Se mai potessi in qualche modo giovarvi, ricordate che avete un amico antico nel vostro Giuseppe Mazzini."