Donne e conoscenza storica  

 

torna al sommario

 

 

 

 

 

 

 

ANNA SCHIAFFINO GIUSTINIANI

Ogni mattina lascio il castello di mio padre all'alba e con la compagnia di un contadino mi metto a salire le montagne; vado,vado senza paura della fatica lungo i sentieri. Voglio sempre raggiungere la cima per lasciar scorrere i miei sguardi sull'orizzonte e respirare l'aria che respira il mio bene amato


LA NASCITA

Anna nasce a Parigi la mattina del 9 agosto 1807, da Maddalena Corvetto e dal barone Giuseppe Schiaffino. Donna Maddalena è figlia del famoso economista genovese Luigi Corvetto,che riveste il titolo di consigliere dell'impero. Anche il padre di Anna è addetto alla corte napoleonica, sicché la piccola si trova subito immersa nel clima d'una grande epopea. Caduto Napoleone però la famiglia Schiaffino è costretta a fare ritorno a Genova e Anna, ormai abituata alla corte parigina ne soffre molto.

L' EDUCAZIONE

Sulle prime è affidata alle cure della zia Anna Littardi, nobildonna di vasta cultura e dal carattere singolare. Successivamente si occupano di lei insigni precettori francesi che le impartiscono un'educazione assai raffinata. Tuttavia fin da bambina mostra di preferire il cucito. Il vero educatore di Nina, come era chiamata da tutti, ,è il nonno Luigi che la conduce nei musei della città.

L'INCONTRO CON STEFANO GIUSTINIANI

Appena diciannovenne Nina è presentata a uno dei più illustri rappresentanti della nobiltà veneziana, il marchese Stefano Giustiniani, la cui famiglia regna sull'isola di Chio. Stefano è un giovane di ventisei anni, compassato, di media statura e tarchiato. Nutre sentimenti reazionari e Nina, abituata al clima della "nouvelle noblesse" napoleonica, sente assai lontano da sé quel giovane. La sorte vuole però che Stefano la chiedesse in sposa e che i genitori di lei acconsentano, soprattutto la madre che vuole che la figlia abbia, almeno dal punto di vista economico, una vita tranquilla. I coniugi Giustiniani hanno presto due figli, Teresa e Giuseppe. La loro vita scorre tranquilla, ma in realtà Nina è angosciata e depressa.

LA CREAZIONE DI UN SALOTTO

Decide su suggerimento della zia di creare un salotto che la riporti ai giorni della spensieratezza. Ella si mostra diversa dalle nobildonne dell'aristocrazia genovese, abituate a non esporsi e a dipendere ognuna dal marito.

L'INCONTRO CON IL CONTE DI CAVOUR

Tra i divani del salotto della giovane marchesa Giustiniani spicca per cultura e capacità dialettica un giovane robusto e prestante dall'aria furba: Camillo Benso conte di Cavour. Il suo spirito e la sua intelligenza iniziano ad attrarre Anna, ma non si può ancora parlare d'amore fra i due.

L'ARRESTO DI CAVOUR

Il 5 marzo 1831 Cavour è arrestato, accusato da Carlo Felice di cospirazione politica. La partenza del conte, spiegata in una lettera, è un duro colpo per Nina che si sente come spaesata, rilevando implicitamente il suo interesse. Alla morte di Carlo Felice si presenta in teatro per più sere con abiti sgargianti, così che cominciano a parlare di lei come d'una donna che ha perso il senno per quel giovane rivoluzionario. I parenti le impongono di trasferirsi nella villa di Recco, per non gettare cattiva luce su Stefano. Nella solitudine decide di occuparsi della cospirazione patriottica, anche per la grande amicizia che lega la famiglia paterna a Mazzini. Entra infatti in una setta carbonara e ne diviene "giardiniera". Si dedica alla raccolta di denaro necessario a stampare manifesti di propaganda sovversiva.

LA RELAZIONE CON CAVOUR

Camillo dopo un anno torna a Genova, ma ormai la fiamma si è spenta, mentre Anna continua a soffrire per questo amore. Intanto però la sua attività mazziniana continuava e insieme a Bianca Milesi e suo marito raccoglie fondi per la Giovine Italia. Siccome ormai il suo nome figura nelle liste di proscrizione si trasferì a Milano. Motiva la richiesta del passaporto con l'esigenza di consultare specialisti per i forti dolori che le attanagliavano le gambe. Tuttavia raggiunge presto Torino, attratta da un luminare della scienza medica, Francesco Rossi, che potrebbe finalmente guarirla. Stefano non si oppone a questa nuova richiesta della moglie e il 14 giugno del '34 arrivano a Torino, senza sapere che il professor Rossi è anche il medico di casa Cavour. La notte del 24 giugno finalmente, dopo che segretamente ha scritto a Camillo, Anna e il conte si incontrano di soppiatto nell'albergo dove la marchesa soggiorna, mentre Stefano è momentaneamente assente. Riprendono la relazione interrotta e si rivedono frequentemente nei giorni successivi, approfittando di altre assenze del marchese. Il marito si accorge che qualcosa di strano stava accadendo e impone alla cameriera di consegnargli tutta la corrispondenza segreta della marchesa per creare dissapori fra i due amanti. Infatti incomincia a manomettere le lettere e ritardarne l'invio. Trascorrono così alcuni mesi in cui i due amanti fanno anche progetti di fuga insieme, ma Cavour, volubile e poco sensibile, si innamora di un'altra donna, e perde i contatti con Anna. Ormai la passione si è spenta; si vedono per l'ultima volta a Voltri nel castello dei Giustiniani, soltanto per scambiarsi i loro ritratti con dedica.

IL TENTATO SUICIDIO E LA PAZZIA

Ora Anna risiede a Genova in un modesto caseggiato e non ancora trentenne ha assunto già l'aspetto di un'anziana signora. Vive in solitudine, condannata anche dal padre e dalla madre che la scongiurano di stare lontana da Cavour e di ravvicinarsi al marito. Anna, in questo stato, si sente attrarre dall' idea del suicidio. Una sera dopo aver scritto alcune righe sul suo diario beve del veleno, ma la morte desiderata non sopraggiunge, anche se il veleno ha ugualmente effetti dannosi sulla sua salute mentale. Con la scomparsa del padre per un'epidemia di colera, riesplode in Anna il desiderio del suicidio che ritenta il primo gennaio del '38, ma senza l'esito sperato, e nella notte tra il 23 e il 24 aprile del '41 si getta dalla finestra della sua camera, in coincidenza dell'anniversario del primo incontro con Cavour. Il salto di undici metri non basta a stroncare all'istante la vita di Anna che deve aspettare alcuni giorni prima di spirare.

LA MORTE

Per i suoi resti non ci fu posto nella tomba del marito, che volle con sé la seconda moglie, né in quella paterna, né in quella del nonno tanto amato. Le sue spoglie sono state composte nella chiesa dei Cappuccini a Genova.

LA LETTERA DI CAVOUR

Questa è la lettera che Cavour scrive ad Anna per giustificare la sua improvvisa partenza:

"L' anno scorso, avendo io vivamente disapprovato in Genova i famosi decreti di Carlo X, la polizia mi segnalò come persona sospetta e pericolosa e non è da ascriversi a colpa del suo capo, il colonnello Cassio, se non fui allora mandato in un forte come carbonaro. Al mio ritorno a Torino, a forza di commentare i miei discorsi e di interpretare sfavorevolmente ogni mia azione, mi fecero credere un clubista ed un anarchico e non già quello che ero, cioè un giovane che prendeva viva parte agli avvenimenti presenti ed esprimeva le sue idee con franchezza sovente imprudente. Fui additato ai miei compagni e all'esercito come persona da evitarsi, capace del più nero e più turpe delitto il tradimento." [5 marzo 1831]

IL DIARIO

È qui riportata una pagina del diario di Anna:

"La mia vita è così passata! E io, Nina, tanto giovane la trovo lunga, troppo lunga questa vita che non è che un sogno. Mio Dio, se sento l'amore che è in me! Sono le quattro del mattino. Io, io chi? Cosa? Perché? Lo saprò mai? Potrò mai rendermene perfettamente ragione? Io so che due occhi, una fronte cara mi hanno fatto augurare a me stessa l'anestetizzazione, mi hanno fatto completamente dimenticare la mia esistenza personale, avrei voluto che tutto quello che ho di vita fosse consumato in uno sguardo - che significa questo? Perché per me la mia felicità risiede in un altro? E perché quest'altro è Camillo? Camillo! Ah Camillo!"