Donne e conoscenza storica  

 

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Bianca De Simoni Rebizzo

Ermellina Maselli Dandolo

Eugenia Attendolo Bolognini Litta

Giuseppina Morosini Negroni

Teresa Berra Kramer

Vittoria Cima

 

LE PADRONE DI CASA

Tutto il salotto ruota attorno ad una figura centrale, quella del padrone di casa, colui che mette a disposizione i propri spazi per incontrarsi. I salotti retti da personaggi di sesso maschile sono rarissimi e, generalmente, atipici perché il loro scopo è legato ad attività specifiche come la creazione di consenso politico o ad essere di supporto ad altre attività. In generale la figura del padrone di casa è assunta da un personaggio femminile che dà il proprio nome al salotto: dalla Savio, alla Maffei, alla Cima. Si tratta sempre di donne appartenenti alla aristocrazia alta o bassa non fa differenza, o per diritto di nascita o per diritto acquisito. Tranne rarissime eccezioni come Vittoria Cima, tutte le donne che tengono un salotto, sono state sposate e spesso sono separate o vedove, mai nubili.

Le differenze tra queste dame e quelle dei salotti francesi del Settecento sono da individuare nei principi che governano le varie leggi nei diversi stati italiani, che rendono impossibile alla donna la gestione del patrimonio familiare, compresi gli immobili. Passando dalla condizione di figlia soggetta alla patria potestà, la donna si trova in una condizione analoga per la quale tutti gli atti che hanno valore giuridico, necessitano dell'autorizzazione del marito. Solo nei territori austriaci, per le riforme giuseppine e del codice napoleonico, la donna ha una relativa libertà. Questa permetterà a Clara Maffei di separarsi al marito senza gravi limitazioni per la sua libertà personale e per il suo patrimonio. Per queste donne il ricevimento serale costituisce la modalità della socialità, conseguenza del proprio ruolo di padrone di casa. Non si può dire che la nascita del salotto sia stata programmata, ma essa è spontanea e il salotto si impone come luogo di confronto intellettuale per l'abilità delle padrone di casa e per la cultura dei suoi frequentatori.

La preparazione culturale delle donne che tengono i salotti non è da sottovalutare. Più correttamente sarebbe meglio parlare di educazione alla socialità, che prevede accanto alle attività riservate alla donna, come il ricamo, la musica e talvolta la pittura, anche lo studio delle lingue (francese, spagnolo, inglese), che permettono a queste di comunicare con gli stranieri in visita nelle città italiane e di intrattenere contatti epistolari. Si tratta di donne che hanno una cultura medio-elevata, frutto della circolazione di idee che nell'Ottocento trova nelle tradizioni familiari un humus fertilissimo. In seguito esse sono quasi sempre autodidatte e il loro ciclo di apprendimento dura tutta la loro vita sull'onda di incontri e avvenimenti importanti.

Il salotto è dunque fondamentale perché le mette in contatto con la cultura ufficiale. Dotate di grande sensibilità che consente loro di cogliere, collocate come sono all'incrocio delle più vivaci correnti culturali europee, fermenti e suggestioni, queste donne non appaiono solo spettatrici della cultura, anzi, prendono parte in forme varie e diverse, all'elaborazione di cultura e molte non rinunciano all'attività di scrittura.