Donne e conoscenza storica  

 

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Bianca De Simoni Rebizzo

Ermellina Maselli Dandolo

Eugenia Attendolo Bolognini Litta

Giuseppina Morosini Negroni

Teresa Berra Kramer

Vittoria Cima

 

 

 

IL LUOGO SOCIALE

 

La definizione convenzionale che viene data alle riunioni periodiche o, spesso, quotidiane che avvenivano tra Settecento e Ottocento nelle case delle aristocratiche italiane, è quella di "salotto letterario". Questa definizione è però riduttiva, in quanto non riesce a comunicare tutta la ricchezza e la complessità di ciò che in quei luoghi avviene. Infatti si tratta di azioni ed avvenimenti, e non solo di dibattiti critici. Una definizione più soddisfacente sarebbe "salotto di cultura" che denota in modo migliore l'habitus mentale dei frequentatori, la loro consuetudine alla conversazione e alle libere associazioni verbali. Cultura va inteso come gioco ed intrattenimento, come abitudine al confrontarsi senza altre regole se non quelle dettate dalle buone maniere e dalla convivenza mondana. L'oggetto della discussione non ha limite e questo è uno degli aspetti che differenzia il salotto dalle altre aggregazioni culturali dell'Ottocento.

Per tutto questo secolo, il salotto non sembra avere altri scopi se non il piacere dell'incontro per questo una classificazione dei salotti per differenti ideologie o posizioni politiche è inadeguata. Infatti i salotti hanno una grande capacità di convivere con il dissenso per quanto riguarda posizioni ideologiche o politiche tra i partecipanti alle discussioni, diversità di posizioni che, a volte, sono addirittura richieste esplicitamente per incrementare il dibattito. Solo in alcuni momenti storici e politici i salotti assumeranno carattere politico esplicito e quindi selettivo, per esempio i salotti milanesi del 1848. In generale il salotto è, quindi, per propria natura, capace di accogliere i contrasti e di accettare posizioni differenti.