Donne e conoscenza storica  

 

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OLIMPIA ROSSI SAVIO

"Pronta d'intelletto e d'ispirazione, la mente fortissima di idee, avvalorate da continue letture, per lo più serie ma vastissime perché estese ad ogni argomento. Dato un concetto, ho facilità somma a vestirlo di parole, a metterlo chiaramente in vista. Malinconica per indole, son facile all'allegria e al turbinio del movimento sociale."

LA NASCITA

Olimpia nasce a Torino il 22 luglio 1815, figlia primogenita di Josephine Ferrero e di Giovanni Battista Rossi. Il padre appartiene a una nobile famiglia ligure che aveva perso le sue fortune nella guerra contro i francesi.

L' EDUCAZIONE

L'educazione di Olimpia segue un percorso comune a quello della nobiltà del tempo. La ragazza viene affidata alle suore del Sacrè-Coeur. Nel chiuso del convento mostra di prediligere il disegno e la musica classica. Lascia il convento a quattordici anni scopre però che al mondo non esistono solo lo studio e le preghiere e si appassiona così al teatro.

LA COMPARSA IN SOCIETÀ

Nel 1832 a 17 anni Olimpia fa la sua prima comparsa in società, in occasione dei festeggiamenti della Principessa Maria Cristina di Savoia che si accinge ad unirsi con il re di Napoli Ferdinando II di Borbone. La madre non vorrebbe che Olimpia bruciasse così rapidamente i tempi della sua crescita perché bisogna pur rispettare le regole che prescrivevono il debutto ad un'età non inferiore ai 18 anni.

L' INCONTRO CON ANDREA SAVIO

Anche Olimpia è chiesta in sposa. Il pretendente è un giovane barone piemontese, Andrea Savio, di professione avvocato. Ha un portamento serio e modi impeccabili. Il giovane barone si occupa di agricoltura ed è amico e consigliere di Cavour. A ventun' anni, nel maggio del '36, Olimpia convola a nozze con Andrea. Presto ebbe due figli, Emilio e Alfredo.

L' IMPEGNO POLITICO

Dai balconi del suo appartamento di via Po Olimpia assiste ai comizi di Vincenzo Gioberti e di Massimo d'Azeglio. Un giorno Olimpia si unsce al coro del generale Ramorino che si vanta dicendo "Datemi 10000 uomini e scaccerò gli austriaci!". Il generale riconoscendola la invita a parlare e lei pronuncia un discorso appassionato a favore di Manin e di Tommaseo, rinchiusi nelle carceri veneziane. Scrive poi ardenti versi patriottici che vengono letti in piazza da un giovane studente universitario, Costantino Nigra.

IL SALOTTO MILLEROSE

Dopo le sconfitte di Custoza e Novara Carlo Alberto abdica e sale al trono il figlio Vittorio Emanuele II. Olimpia si dedica allora ad attività minori, come la creazione di un salotto letterario al fine di scuotere le coscienze più tiepide. Chiama il salotto "Millerose" dal nome del palazzo che era la residenza estiva dei Savio. La baronessa tiene ogni settimane riunioni affollate di letterati e artisti e politici, infatti con la letteratura e l'arte la politica era al centro delle discussioni. Fra le frequentatrici del salotto vi era anche la marchesa Giulia Falletti di Barolo.

IL LEGAME COI SAVOIA

Olimpia trattiene sempre ottimi rapporti con Vittorio Emanuele II e in occasione di alcuni lutti pubblica le necrologie sulla "Rivista Contemporanea". Tutti lodano lo stile e la gravità dei suoi scritti.

LA MORTE DEI FIGLI

I figli della baronessa, Emilio e Alfredo, entrano nell'Accademia militare reale di Torino, com'era consuetudine che avvenisse per i rampolli delle migliori famiglie. Purtroppo vengono entrambi uccisi in battaglia, il secondo figlio dimostra però enorme coraggio salvando la vita a Garibaldi in una imboscata nell'ottobre 1860. Egli infatti con un atto prontissimo fa da scudo al generale riparandolo dalle cannonate. Ma né le solenni cerimonie in onore dei figli né il biglietto inviatole da Garibaldi riescono a risollevare Olimpia che non si riprenderà più dalla perdita dei suoi figli e con l'esplosione d'un terzo conflitto con l'Austria nel 1866 ella iniziò a temere altri lutti. Federico, il figlio minore, appena ventenne ma già colmo di ardore patriottico le chiede di poter partire come volontario. Olimpia, che pure vorrebbe opporgli un duro rifiuto, lo lasciò libero di decidere, non senza richiamarlo ai doveri verso la famiglia in quanto unico maschio superstite. La riflessione del figlio fu lunga e alla fine egli rinuncia a partire. L' unica soddisfazione di Olimpia ora consiste nel trascorrere i giorni nella quiete del castello. Nelle sale deserte Olimpia è schiava dei ricordi e di un' ossessione, quella di scrivere la storia dei due figli caduti per la patria. Riuscì a terminarla dettandola dal letto a Federico, quando ormai mancano pochi giorni alla morte.

L'INCONTRO CON GARIBALDI

L'incontro con Garibaldi è l'ultimo lampo di luce nella vita di Olimpia. Garibaldi chiede di conoscere la madre dei due valorosi caduti. Egli loda le imprese dei due ragazzi scomparsi e parla di Olimpia, unendone il nome a quello di Adelaide Cairoli, come d'una donna cui la patria tributerà riconoscenza in eterno. Durante la cena Garibaldi ha per lei le attenzioni più squisite e a chiusura di serata discutono da soli.

L'INCONTRO CON DON GIOVANNI BOSCO

Olimpia si raccoglie sempre di più nella preghiera, un'ispirazione che la seguiva fin da bambina, ma che ora s'è fatta più forte. Vuole incontrare don Giovanni Bosco, di cui a Torino si parla come di un santo taumaturgico. La fede e le doti sovraumane di don Bosco accentuano la religiosità della baronessa che, nel dedicarsi a scritti e opere di carità, riduce sempre più i suoi impegni mondani.

LA MORTE

La morte la coglie il 2 Novembre 1889, a settantaquattro anni.

LETTERA [1855]

Questa è una lettera che Olimpia inviò a Vittorio Emanuele per informare il sovrano dei propri sentimenti di fedeltà:

"Sono nata da una famiglia che senza interruzione è stata per più di cento anni attaccata alla Vostra e il mio cuore non ha mai smentito l'attaccamento dei miei avi. La prova è nei miei figli,che Dio mi ha dato e che sono la gioia della mia vita.Ve li ho consacrati e moriranno se ce ne sarà bisogno, non soltanto per difendere la loro persona, ma la grandezza e la dignità del Vostro trono."