Donne e conoscenza storica  

 

torna al sommario

Gli arresti delle Giardiniere

Bianca Milesi Moyon

Maria Gambarana Frecavalli

Matilde Viscontini Dembowski

 

 

 

 

 

 

LE GIARDINIERE



LA FIGURA DELLA GIARDINIERA

Giardiniere: con questo termine venivano chiamate tutte le donne che, appartenenti alla Carboneria, invece che radunarsi alle "vendite" si incontravano nei loro giardini. Ogni raggruppamento, giardino formale o aiuola, era composto da nove donne e, per entrare a farvi parte, queste dovevano superare un lungo periodo d’indagine:

· Apprendista: il motto era Costanza e Perseveranza, e in esso venivano illustrati i programmi operativi in atto

· Maestra Giardiniera: vi si arrivava dopo un lungo periodo di tirocinio, il motto era Onore e Virtù; era un livello piuttosto impegnativo e le donne erano autorizzate a portare un pugnale tra calza e giarrettiera.

Segno di riconoscimento era disegnare con la mano un semicerchio, toccandosi la spalla sinistra, poi quella destra e alla fine battere tre colpi sul cuore.

LA CARBONERIA FEMININA E LE GIARDINIERE

La Società delle Giardiniere cominciò ad agire in Lombardia durante e dopo il marzo del 1821, comunque già nel 1816 sulle rive dell’Olona era infuriata una battaglia romantica che aveva coinvolto tutto il popolo, e che lasciava presagire il malcontento popolare.

In una lettera del Cardinale Consalvi del 1 settembre 1819 si parla della nascita di una nuova società segreta, sotto il nome di società romantica, della quale fanno parte anche le donne e il cui centro è Milano; il suo scopo è "l’insegnare, il persuadere ai suoi membri che l’Uomo non è soggetto ad alcun principio di Religione o di morale, ma che deve seguire solo le leggi della sua natura".

Inizialmente l’attività di queste donne non fu presa completamente sul serio, solo dopo il tentativo rivoluzionario del 1821 e dopo che furono giunte diverse notizie da Napoli su una Società delle Giardiniere, le cui componenti erano solite tenere un pugnale nella giarrettiera e usare un linguaggio molto acceso, ci si cominciò a chiedere se queste società esistessero realmente,soprattutto perché la donna, fino ad allora, era considerata solo nel suo ruolo di madre, moglie, sorella e amante e quindi i suoi sentimenti potevano essere legati all’area familiare-affettiva.

In una lettera del 3 settembre 1823 si può, infatti, vedere come l’Autorità austriaca si mostri preoccupata nei confronti della partecipazione femminile al Risorgimento italiano. L’Imperatore d’Austria Francesco I scrive al ministero della Polizia conte Seldnitzsky:

"Caro conte Seldnitzsky

Le accludo qui il rapporto per astratto inviatomi dal presidente Plenciz l’8 agosto 1823, riguardo la cosiddetta società delle giardiniere con l’incarico di far sorvegliare attentissimamente le donne descrittevi quali sospette e di tenere d’occhio con cura le loro azioni. Franz "

In risposta a questo biglietto il conte Seldnitzsky inviò, il 19 settembre 1823, una lettera al conte Strassoldo, governatore della Lombardia, in cui gli chiedeva di aumentare i controlli, la sorveglianza delle Giardiniere "come tali vengono indicate Camilla Fé, Matilde Dembowski, Bianca Milesi, le contesse Frecavalli e Confalonieri, ed inoltre anche la vedova Teresa Agazzini nata Cobianchi e Amalia Tirelli pure nata Cobianchi".

Si mostra, infatti, a conoscenza del loro "tenore antiaustiaco" e del fatto che fossero collegate con la Carboneria e del loro "preoccupante affaccendarsi".