Donne e conoscenza storica  

 

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LA PRIMA LETTERA DI GARIBALDI ALLA CAIROLI

Le nostre perdite erano state comparativamente insignificanti, per ciò che riguarda il numero, ma importanti, sensibili, considerando la classe d'individui che si perdevano, poichè la maggior parte degli uomini che mi ubbidivano erano solo giovani di famiglie distinte, ed educati, ciò era il meno, poichè gli educati e i distinti come i proletari devono pagare il loro tributo alla patria; ma vi si trovarono nelle file, come semplici militi, delle celebrità artistiche, distintissime. Fra i morti v'era pure un figlio, il suo primo perduto, di quella donna per cui la posterità confonderà questo periodo di miserie coi giorni più gloriosi di Sparta e di Roma! Un figlio dell'incomparabile madre dei Cairoli, la matrona pavese! Ernesto cadeva, combattendo, rotto il petto da piombo austriaco, sul cadavere di un tamburino nemico, che egli aveva ucciso alla baionetta! Mi passò per la mente tutta l'afflizione di quella madre sì buona! Sì affettuosa per i figli e per chi aveva la fortuna di avvicinarla! Io mi incontrai lo stesso giorno con lo sguardo del fratello maggiore Benedetto, valoroso ufficiale! Caro, come tutta quella cara famiglia! I suoi occhi si fissarono nei miei ma una sola parola non uscì da ambedue; solo io lessi in quel melanconico sguardo: "Mia madre!" e pensai io pure a tutta la somma di dolori che si preparavano a quella generosa. Donne italiane! Scrivo commosso, vedete; e lo credereste? Ho piando nel narrarvi della Cairoli. [1859]

LA LETTERA DI BENEDETTO ALLA MADRE PRIMA DI PARTIRE CON GARIBALDI

Mia carissima mamma,
due parole d'addio e dall'intimo del cuore. Su, animo, mammina; la fortuna è qualche volta dal lato della giustizia, e spesso cogli audaci. Il nostro ottimo tutore è convinto, confidiamo in lui. Abbraccia per me il caro Luigino, ripetigli in mio nome che al suo generoso entusiasmo non mancherà prossima occasione di sfogo, ma l'atto di abnegazione che compie oggi è dovere sacro, che non poteva violare senza terribili rimorsi. Ricordami agli amici nostri. Ti abbraccia con tutta l'effusione del cuore il tuo Benedetto. [maggio 1860]

LA LETTERA DI ADELAIDE AL FIGLIO BENEDETTO PARTITO CON GARIBALDI

Quante cose vorrebbe dirti la tua mamma! Ma l'emozione che rende cotanto convulsa l'anima mia, mi rende più che mai incapace di tradurti quei sentimenti che formano a vicenda la mia delizia e il mio tormento. Oh mio Benedetto! Quali sorprese mi sono riservate dal tuo eroico slancio e da quello del nostro Enrico. La vostra mamma è fiera ed ha diritto di esserlo, di possedervi. Ma quanto le costa questa suprema sua materna gloria. [maggio 1860]

L'ESALTAZIONE DI GARIBALDI DOPO LA PARTENZA DI LUIGI

Il suolo che produce delle donne come Adelaide è un suolo sacro. La Nazione italiana non può perire con donne simili. Chi potrà mai vantarsi dei sacrifici fatti? Nessun sacrificio può paragonarsi a quello che una madre fa pe' suoi figli. L'amore di una madre non può nemmeno essere compreso dagli uomini. Nel presentarmi a lei io mi sentivo come un rimorso. Se questa madre m'avesse rinfacciata la morte de' suoi figli, avrei dovuto chiamare il capo e compatire al rimprovero per i due giovani caduti, ma mi presentava i due che ancor le restavano. Con donne simili una nazione non può morire. [settembre 1860]

LA LETTERA DI MAZZINI AD ADELAIDE PER INVITARLA A CONVINCERE GARIBALDI A RIPRENDERE LA LOTTA

Amica, ho perenne minaccia alla testa. Lo scrivere molto mi uccide e per quanto non m'importi il vivere vorrei pur vedere Venezia e Roma libere prima di morire. Oggi nondimeno vi scrivo per soddisfare a un bisogno del core e per dirvi come abbiamo bisogno di tendere a Venezia praticamente. Voi rivedrete, penso, Garibaldi. Da lui ebbi recentemente le prove di fiducia che mi furono assai care. In nome di Dio e del Paese, ditegli voi tutti ch'egli stima ed ama, come egli ha in mano le sorti della nostra Patria, e di come Dio gl'imponga grandi doveri. Garibaldi promette ogni tanto al Paese di guidarlo: il Paese lo aspetta; ma non deluda, perdio, l'aspettazione; non cacci lo sconforto e lo scetticismo nell'anime ridestate. Per conquistare Roma, bisogna essere tutti uniti e senza altro nemico in casa. Garibaldi dovrebbe andare a Napoli e in Sicilia, spegnere con la sua presenza il brigantaggio, risollevar l'entusiasmo e mettere in libertà sessantamila soldati che sono ora là. Sorella, amica, pensateci voi pure. Per amore del cielo noi esigiamo che Garibaldi faccia tutto: facciamo per lui. [1861]

LA LETTERA DI ADELAIDE PER MAZZINI PER APPOGGIARE LA LOTTA PATRIOTTICA

Voi, che avete ottenuto il risveglio di un popolo, confrontate il lutto di una famiglia con quell'ideale che riassume nella vostra missiva il glorioso apostolato della vostra vita. La vostra grand'anima, che colla pertinacia dell'esempio, del sacrificio e della parola tradusse quasi in trionfo l'inutile conato di tante generazioni per l'unita della patria, ha ben diritto di ricordare che lo scopo non è ancora raggiunto, e che la memoria dei martiri si onora completando l'opera loro. [1869]