Donne e conoscenza storica  

 

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Bianca De Simoni Rebizzo

Ermellina Maselli Dandolo

Eugenia Attendolo Bolognini Litta

Giuseppina Morosini Negroni

Teresa Berra Kramer

Vittoria Cima

 

 

 

BIANCA DE SIMONI REBIZZO

Nasce a Milano nel 1800 e quando ancora è piccola perde il padre, capitano nell’esercito napoleonico, rimanendo sola con la madre e coltivando gli stessi ideali politici paterni. Frequenta un istituto privato a Milano e si caratterizza per il suo carattere introverso, distante dalle compagnie chiassose.

Molto bella fisicamente, si sposa in età ancora giovane con il ricco genovese Lazzaro Rebizzo, uomo inquieto, poeta e viaggiatore e con lui compie numerosi viaggi in Europa. Nel 1833 si lega di affettuosa amicizia con Ernesta Manin, sorella di Daniele, e nel 1835 si stabilisce definitivamente a Genova.

In questa città apre il suo salotto, che diventa famoso, al quale vi partecipano gli esponenti delle nuove idee risorgimentali, affiliati della Giovine Italia e ospita nella sua casa i profughi politici e gli esuli dai vari stati italiani, in cerca d’imbarco per estero.Il salotto è frequentato da Mamiani, Bixio, Mameli e vengono letti scritti di Mazzini, Gioberti e Guerrazzi.

Bianca si interessa, oltre che alla politica, alle condizioni delle donne del popolo e all’infanzia povera, fondando un asilo infantile a Genova, associando all’iniziativa filantropica Colla e Pareto, presidente della Commissione dei deputati alle scuole infantili.

Nel 1850 Bianca fonda a Genova un collegio femminile detto delle Peschiere; questo istituto è fonte dell’amarezza perché viene accusata di utilizzarlo come momento di propaganda politica liberal-nazionale tra le giovani donne, ci sono comunque anche sostenitori dell’iniziativa come l’arcivescovo Charvaz di Genova. Presto l’istituto deve essere chiuso; risorgerà con l’Unità come istituto nazionale femminile. Bianca entra in relazione con Cavour e sembra che siano state discusse in casa sua sia l’impresa di Pisacane sia quella dei Mille.

Muore a Genova nel 1869.

Così la descrive Luigia Codemo: "Credo di poter osservare che senza un lievito di santa collera la Bianca non avrebbe operato come splendidamente fece, per la causa italiana; sicché l’idea democratica fu stimolo, per quel forte carattere sdegnoso, a coadiuvare il gran lavoro del rinnovamento sociale."