| Donne e conoscenza storica |
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"Miniatura
fatta eseguire da mio Padre al Pittore Gallino in Montevideo nel 1845
(...) è l'unico vero ritratto di mia Madre"
Menotti e Ricciotti Garibaldi |
ANITA RIBEIRO DA SILVA GARIBALDI
1821 Anita
nasce a Morrinhos
VITA Nasce a Morrinhos, nel distretto di Tubarao, stato di Santa Catarina. I genitori, Bento Ribeiro da Silva de Jesus e Maria Antonia, erano entrambi originari delle isole Azzorre. Quando intorno all'anno 1820, seguendo una tumultuosa corrente di emigrazione interna, si stabilirono a Morrinhos, villaggio non lontano dalla costa, erano poverissimi e destinati ad avere molti figli. Nasce forse nel 1821 quando il Brasile si apprestava a diventare stato indipendente dal Portogallo. In tenerissima età, a non più di quattro anni, essendo morto il padre, rimane con la mamma e i fratelli in una ancor più aggravata miseria, e dimostra subito tutto il suo carattere deciso. Non è possibile stabilire se è temprata dalla condizione e dalla disgrazia, oppure se è nata rude e fiera. All'età di 14 anni sposa Manuel Duarte, uomo di condizione agiata. Dopo un po' di tempo l'amore, che non c'era mai stato forte tra i due, si scompare. ANITA E GARIBALDI Quando la rivoluzione
riograndense si estende allo stato di Santa Caterina il quale pure proclama
la sua indipendenza dallImpero centrale nella città di
Laguna nel luglio 1839, e Garibaldi è nominato comandante della
squadra navale catarinense, questi vede col cannocchiale, dalla sua
nave, ancorata alla foce del Tubarao, la splendida Anita (il marito
è scomparso ormai da due anni) transitare in terraferma e subito
la va a cercare nel villaggio peschereccio di Barra da Laguna, oggi
Ponta da Barra (agosto dello stesso anno). In quel primo incontro egli
pronuncia la famosa frase: "Tu devi essere mia!". È
per lui il colpo di fulmine. Nei giorni successivi si incontrano con
lunghe cavalcate sulla spiaggia dove Anita, abile cavallerizza, è
maestra allinesperto marinaio; finché si installa a bordo
della Rio Pardo diventando "corsara della Repubblica Catarinense".
Lì ha inizio il suo addestramento militare. Il battesimo di fuoco
arriva nella battaglia navale di Imbituba (3 novembre) dove combatte
sparando col fucile, caricando i cannoni, aizzando i codardi, soccorrendo
i feriti: incurante della pioggia di pallottole e di una cannonata che
la travolge fra i cadaveri. Dopo alterne peripezie partecipa eroicamente
allultima battaglia navale della Barra (15 novembre) trasportando
in salvo per dodici volte le munizioni di bordo con una piccola barca,
da sola, sotto il fuoco nemico, prima che Garibaldi incendi le sue navi
sconfitto da forze nemiche in numero e armamento schiaccianti. PRIGIONIA E FUGA Nella battaglia
di Curitibanos del 12 gennaio 1840, durante la quale una pallottola
le attraversa il cappello, viene colpito il suo cavallo e, appiedata
e circondata, si difende allarma bianca, ma viene fatta prigioniera
mentre Garibaldi, che credeva ormai morto, si è salvato con pochi
uomini. Ammirato dal suo atteggiamento indomito, il comandante nemico
le concede di cercare il cadavere del marito fra i caduti nella battaglia.
Ella rivolta invano, ad uno ad uno, tanti volti insanguinati e sfigurati,
fino a notte inoltrata, alla luce macabra di una torcia. Riuscendo a
eludere la vigilanza, afferra un cavallo e fugge attraverso la selva
galoppando per quattro giorni finché si ricongiunge con Garibaldi
a Vacaria, nel Rio Grande do Sul, come egli scrive nelle sue memorie. È lì che, dopo soli 12 giorni dal parto, la casa, assente Garibaldi, viene circondata dagli imperiali; ma ella riesce a eludere laccerchiamento lanciandosi a cavallo, montando a pelo, seminuda e col neonato in braccio appena avvolto in un copriletto, rimanendo nascosta nel bosco per quattro giorni alimentandosi con radici e frutti silvestri mentre lo allatta; finché Garibaldi riesce a rintracciarla. VERSO L'URUGUAY Diventata ormai insostenibile la situazione militare degli insorti Garibaldi, nellaprile 1841, chiede ed ottiene dal Generale Bento Gonçalves di lasciare lesercito repubblicano e, con Anita e il bambino, portandosi dietro 900 capi di bestiame, e trasformatosi in mandriano, si dirige verso lUruguay. Dopo 50 giorni, percorrendo più di 600 chilometri, arriva a Montevideo, quasi senza bestiame, dove rimane per sette anni e dove sposa legalmente Anita ed ha altri tre figli (Teresita, Ricciotti e Rosita). Lì sopravvive i primi tempi insegnando storia e matematica mentre ella, a sua insaputa, si ingegna da sarta. Intanto intesse rapporti con i rifugiati politici italiani, carbonari e massoni, organizzando la famosa Legione Italiana con cui si schiera ancora una volta dalla parte delle forze indipendentiste, che sono comandate dal Presidente Generale Fruttuoso Rivera, contro gli unitaristi filo-argentini comandati dal Generale Oribe e sostenuti da Rosas, dittatore appunto dellArgentina, che contrastava la sovranità dellUruguay. Ben presto è nominato colonnello dellesercito e comandante della flotta uruguayana e conduce diverse battaglie, alla testa della sua Legione italiana, con alterne vicende, fra le quali rimane famosa quella di San Antonio del Salto (febbraio 1840) dove con soli 190 uomini sconfigge 1.500 avversari oribisti. Ad essa partecipa come infermiera sul campo, la stessa Anita. Ma è lultima volta, continua a occuparsi dei suoi figli nellumile casetta di Montevideo, oggi museo, soffrendo privazioni di ogni genere. Nel giugno del 1847 Garibaldi è addirittura nominato comandante generale di tutte le forze di difesa di Montevideo, carica dalla quale si dimette quasi subito per le invidie che lo circondano, decidendo alla fine, spinto dalle notizie incoraggianti che arrivano dalla penisola, il ritorno in Italia dopo aver rifiutato, a nome di tutta la Legione italiana, una grande estensione di terra, con relative case e bestiame, che il Presidente Fruttuoso Rivera aveva offerto in dono per i rilevanti servizi prestati a favore della Repubblica. A NIZZA CON I FIGLI Anita si imbarca qualche mese prima di lui, nel dicembre 1847, insieme ai suoi figli Menotti, Teresita e Ricciotti (Rosita era morta in Uruguay e sepolta in quel cimitero), e raggiunge a Nizza la madre di Garibaldi. Egli parte a sua volta dopo alcuni mesi portando con sé lurna contenente i resti mortali di Rosita, con sessanta legionari. È assente dallItalia da una dozzina danni. Il 21 giugno 1848 arriva a Nizza dove ha calorose accoglienze. Il 25 giugno, in occasione di un banchetto in suo onore, alla presenza del rappresentante del Re Carlo Alberto (quello stesso a cui deve la condanna a morte che ha determinato lesilio americano).
LA PARTENZA PER VENEZIA l2 luglio 1849 Garibaldi abbandona Roma insieme con Anita, sofferente e in avanzato stato di gravidanza. La drammatica fuga, attraverso pericoli e privazioni d'ogni genere, che Anita vuole condividere con l'eroe finché può, indebolisce seriamente la giovane donna. MORTE DI ANITA Ormai agli estremi
essa è trasportata nella fattoria Guiccioli, vicino a Ravenna,
dove il 4 agosto 1849 spira. Garibaldi, braccato dagli Austriaci, disperato,
deve fuggire immediatamente dal luogo. Nel 1859 le spoglie di Anita
sono per volontà di Garibaldi trasportate a Nizza; oggi riposano
tumulate nel monumento innalzatole sul Gianicolo nel 1932.
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