1.1 MACTEUCIA FRANCISCI FEMINA MALE CONDITIONIS VITE ET FAME, PUBLICA
INCANTATRIX, FACTURARIA ET MALIARIA
Il documento che ha permesso di ricostruire uno dei primi processi
per stregoneria in Italia è una sentenza di condanna pronunciata
dal tribunale laico della città di Todi nel 1428. Il tribunale
è presieduto dal Capitano della città Lorenzo de Surdis
coadiuvato da un esperto di diritto e giudice in materia di malefici:
Tommaso di Castiglione Retino. A trascrivere la sentenza è
un notaio incaricato di occuparsi di malefici: Novello Scudiero da
Vassano. Dal testo non traspare la voce dell'accusata, il notaio si
limita ad elencare i capi d'accusa, a citare testimoni degni di fede
e a riportare il resoconto dell'esecuzione della sentenza.
Eppure questo
testo, per quanto scarno, si rivela essenziale per la ricostruzione
dello stereotipo della strega e individuare le dinamiche socio-culturali
che hanno determinato la formulazione prima e la divulgazione poi,
della figura della strega per antonomasia. Matteuccia viene arrestata
e sottoposta a processo perché reputata, per pubblica fama
(il che era allora un buon motivo per istituire un procedimento giudiziario),
donna di cattiva condotta e reputazione, pubblica incantatrice, fattucchiera,
strega (qui il termine è usato per la prima volta in un processo)
e maliarda.
Proprio S. Bernardino,
predicando in Umbria due anni prima a Montefalco, Spoleto e Todi doveva
aver attirato l'attenzione sull'attività (pubblica) della donna
e averla additata come un pericolo per la comunità.
Matteuccia è definita incantatrix cioè svolge l'attività
di guaritrice ricorrendo a numerosi carmina (1)
accompagnati da gesti. Perché i suoi incantesimi siano efficaci
ha bisogno di un oggetto che appartenga alla vittima del maleficio,
come cinture o mantelli che poi misura con la spanna. Dunque guarisce
sia i malati nel corpo e gli infermi sia coloro che sostengono di
essere stati ammaliati. Matteuccia è definita anche factuchiaria
et maliaria, perciò sa togliere fatture e malie e insegna (2)
alle donne che a lei si rivolgono, come riconquistare l'amore dei
mariti. Tra l'altro i poteri di Matteuccia dovevano aver raggiunto
una certa notorietà, infatti non si accenna nel testo del processo
a spostamenti della donna, piuttosto sono gli stessi "clienti"
che si recano da lei a chiedere consigli e rimedi. Non si dice poi
se i rimedi consigliati abbiano sortito un buon esito
(3) ma probabilmente i successi dovevano essere un buon numero
se la schiera dei postulanti era così vasta. Inoltre non si
tratta soltanto di persone di infima condizione e dei contadini dei
castelli del contado di Todi, ma anche di personaggi di un certo rango.
Infatti nel testo si fa riferimento ad un accordo con un uomo alle
dipendenze del famoso condottiero Braccio da Montone.Questi procura
a Matteuccia il grasso di un uomo annegato nel Tevere che era necessario
per preparare un olio "antidolorifico". Perciò Matteuccia
non è più la strega di un rione cittadino, può
vantare una clientela anche al di fuori del ristretto ambito cittadino
e suburbano, si potrebbe dire che, a differenza di Riccola di Pucci
(4), "incanta" tutta
l'Umbria, specialmente Todi, Orvieto, Perugia e Spoleto, disponendo
di un bagaglio di formule, segni e riti, unguenti e filtri di tutto
rispetto.
1.2 STRUMENTI
Matteuccia è specializzata nel risolvere una serie di problematiche
che angustiano uomini e donne dell'epoca e, per raggiungere i suoi
scopi e preparare diverse tipologie di incantesimi, si avvale di un
armamentario magico ben preciso. In particolare è una domina
herbarum e una taumaturga, cioè sa curare le malattie del
corpo, del capo e di altre membra sia in presenza del paziente, sia
di un oggetto che gli appartiene, (come una cintura)
(5) e lo fa misurando i panni con la spanna (6),
poi tiene una candela accesa in mano e sputa in terra per tre volte.
Molto spesso accompagna questi gesti "magici" con dei carmina
in cui si rivolge ai santi cristiani o alla trinità.
Per guarire un infermo prepara anche l'acqua di cottura di trenta
erbe e getta la pozione per strada, affinchè qualcuno, passando
sopra, si prendesse la detta infermità. Conosce, inoltre, una
serie di rimedi di magia erotica, che insegna alle donne che a lei
si rivolgono, per farsi amare dai loro mariti che le trascurano o
perfino le picchiano. Perciò consiglia di volta in volta di
dar da mangiare la pervinca incantata alle loro amanti (in questo
caso si tratta di uomini che cercano di conquistare l'amore di alcune
donne), o da bere l'acqua in cui si erano lavati le mani e il volto.
Altre volte invece opera sortilegi con alcuni intrugli composti con
capelli che poi si devono avvolgere in pezze e sistemare sotto la
porta o il letto dell'amato/a. Altre volte consiglia di fare un'immagine
di cera e di farla lentamente consumare sopra un mattone dicendo alcune
parole magiche.
Contro i mariti troppo aggressivi che maltrattano le mogli, invece,
prescrive di dar da mangiare un uovo con l'erba di coda cavallina;
o di circondare un'immagine di cera con un filo filato da una fanciulla
vergine. O ancora prescrive di dar da mangiare all'uomo che si intende
conquistare la polvere di alcune rondini.
Matteuccia conosce anche sortilegi per "legare" una coppia
e impedire l'unione carnale dei coniugi: a tal proposito suggerisce
ad un giovane di portare una candela accesa ad un trivio mentre la
sua amata si recava alle nozze e poi di spegnere e piegare la stessa
candela dicendo alcune parole diaboliche, così sarebbe stato
impossibile il congiungimento per i novelli sposi.
Così come sa fare i sortilegi naturalmente Matteuccia sa anche
sciogliere le fatture fatte da altri pronunciando incantesimi. Conosce
anche il modo per impedire una gravidanza: prendere l'unghia di una
mula, bruciarla e ridurla in polvere e bere detta polvere con il vino
pronunciando una formula magica. Molto spesso infatti gli incantesimi
hanno effetto solo se associati alla pronuncia di particolari carmina.
continua