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Tesi di laurea:

IL CASO DI MATTEUCCIA: RIFLESSIONI
di Monica De Bernardo

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IL CASO DI MATTEUCCIA: RIFLESSIONI

di Monica De Bernardo

Monica Di Bernardo è nata a Roma il 6/4/1973,
laureata in lettere e filosofia con una tesi in
Storia medioevale curata dalla professoressa Chiara Frugoni.
Attualmente è insegnante presso una scuola elementare di indirizzo
montessoriano e iscritta al secondo anno della Scuola di Specializzazione
per insegnanti superiori del Lazio, indirizzo linguistico-letterario.


1.1 MACTEUCIA FRANCISCI FEMINA MALE CONDITIONIS VITE ET FAME, PUBLICA INCANTATRIX, FACTURARIA ET MALIARIA………

Il documento che ha permesso di ricostruire uno dei primi processi per stregoneria in Italia è una sentenza di condanna pronunciata dal tribunale laico della città di Todi nel 1428. Il tribunale è presieduto dal Capitano della città Lorenzo de Surdis coadiuvato da un esperto di diritto e giudice in materia di malefici: Tommaso di Castiglione Retino. A trascrivere la sentenza è un notaio incaricato di occuparsi di malefici: Novello Scudiero da Vassano. Dal testo non traspare la voce dell'accusata, il notaio si limita ad elencare i capi d'accusa, a citare testimoni degni di fede e a riportare il resoconto dell'esecuzione della sentenza.

Eppure questo testo, per quanto scarno, si rivela essenziale per la ricostruzione dello stereotipo della strega e individuare le dinamiche socio-culturali che hanno determinato la formulazione prima e la divulgazione poi, della figura della strega per antonomasia. Matteuccia viene arrestata e sottoposta a processo perché reputata, per pubblica fama (il che era allora un buon motivo per istituire un procedimento giudiziario), donna di cattiva condotta e reputazione, pubblica incantatrice, fattucchiera, strega (qui il termine è usato per la prima volta in un processo) e maliarda.

Proprio S. Bernardino, predicando in Umbria due anni prima a Montefalco, Spoleto e Todi doveva aver attirato l'attenzione sull'attività (pubblica) della donna e averla additata come un pericolo per la comunità.

Matteuccia è definita incantatrix cioè svolge l'attività di guaritrice ricorrendo a numerosi carmina (1) accompagnati da gesti. Perché i suoi incantesimi siano efficaci ha bisogno di un oggetto che appartenga alla vittima del maleficio, come cinture o mantelli che poi misura con la spanna. Dunque guarisce sia i malati nel corpo e gli infermi sia coloro che sostengono di essere stati ammaliati. Matteuccia è definita anche factuchiaria et maliaria, perciò sa togliere fatture e malie e insegna (2) alle donne che a lei si rivolgono, come riconquistare l'amore dei mariti. Tra l'altro i poteri di Matteuccia dovevano aver raggiunto una certa notorietà, infatti non si accenna nel testo del processo a spostamenti della donna, piuttosto sono gli stessi "clienti" che si recano da lei a chiedere consigli e rimedi. Non si dice poi se i rimedi consigliati abbiano sortito un buon esito (3) ma probabilmente i successi dovevano essere un buon numero se la schiera dei postulanti era così vasta. Inoltre non si tratta soltanto di persone di infima condizione e dei contadini dei castelli del contado di Todi, ma anche di personaggi di un certo rango. Infatti nel testo si fa riferimento ad un accordo con un uomo alle dipendenze del famoso condottiero Braccio da Montone.Questi procura a Matteuccia il grasso di un uomo annegato nel Tevere che era necessario per preparare un olio "antidolorifico". Perciò Matteuccia non è più la strega di un rione cittadino, può vantare una clientela anche al di fuori del ristretto ambito cittadino e suburbano, si potrebbe dire che, a differenza di Riccola di Pucci (4), "incanta" tutta l'Umbria, specialmente Todi, Orvieto, Perugia e Spoleto, disponendo di un bagaglio di formule, segni e riti, unguenti e filtri di tutto rispetto.

1.2 STRUMENTI

Matteuccia è specializzata nel risolvere una serie di problematiche che angustiano uomini e donne dell'epoca e, per raggiungere i suoi scopi e preparare diverse tipologie di incantesimi, si avvale di un armamentario magico ben preciso. In particolare è una domina herbarum e una taumaturga, cioè sa curare le malattie del corpo, del capo e di altre membra sia in presenza del paziente, sia di un oggetto che gli appartiene, (come una cintura) (5) e lo fa misurando i panni con la spanna (6), poi tiene una candela accesa in mano e sputa in terra per tre volte. Molto spesso accompagna questi gesti "magici" con dei carmina in cui si rivolge ai santi cristiani o alla trinità.

Per guarire un infermo prepara anche l'acqua di cottura di trenta erbe e getta la pozione per strada, affinchè qualcuno, passando sopra, si prendesse la detta infermità. Conosce, inoltre, una serie di rimedi di magia erotica, che insegna alle donne che a lei si rivolgono, per farsi amare dai loro mariti che le trascurano o perfino le picchiano. Perciò consiglia di volta in volta di dar da mangiare la pervinca incantata alle loro amanti (in questo caso si tratta di uomini che cercano di conquistare l'amore di alcune donne), o da bere l'acqua in cui si erano lavati le mani e il volto. Altre volte invece opera sortilegi con alcuni intrugli composti con capelli che poi si devono avvolgere in pezze e sistemare sotto la porta o il letto dell'amato/a. Altre volte consiglia di fare un'immagine di cera e di farla lentamente consumare sopra un mattone dicendo alcune parole magiche.
Contro i mariti troppo aggressivi che maltrattano le mogli, invece, prescrive di dar da mangiare un uovo con l'erba di coda cavallina; o di circondare un'immagine di cera con un filo filato da una fanciulla vergine. O ancora prescrive di dar da mangiare all'uomo che si intende conquistare la polvere di alcune rondini.

Matteuccia conosce anche sortilegi per "legare" una coppia e impedire l'unione carnale dei coniugi: a tal proposito suggerisce ad un giovane di portare una candela accesa ad un trivio mentre la sua amata si recava alle nozze e poi di spegnere e piegare la stessa candela dicendo alcune parole diaboliche, così sarebbe stato impossibile il congiungimento per i novelli sposi.

Così come sa fare i sortilegi naturalmente Matteuccia sa anche sciogliere le fatture fatte da altri pronunciando incantesimi. Conosce anche il modo per impedire una gravidanza: prendere l'unghia di una mula, bruciarla e ridurla in polvere e bere detta polvere con il vino pronunciando una formula magica. Molto spesso infatti gli incantesimi hanno effetto solo se associati alla pronuncia di particolari carmina.

continua