Negli anni immediatamente
successivi al processo di Decolonizzazione, la Letteratura di Viaggio
quale fonte documentaria per lo studio della Storia Contemporanea
è stata più volte interpretata come rilevante strumento
per l'Occidente di creazione dell'Altro ; ciò che, tuttavia,
questa primitiva analisi dei resoconti di viaggiatori occidentali
in Oriente ha trascurato di notare è che il racconto di viaggio
costituisce - al tempo stesso- un'imprevista testimonianza delle resistenze
mentali e fisiche all'Imperialismo, mostrandosi quale interessante
mezzo critico di decostruzione di quello stesso edificio mentale che
è l'Orientalismo.
La scrittura di viaggio al femminile è infatti locus di incontro/scontro
fra discorsi della "femminilità" ispirati agli ideali
patriarcali, valori dell'Imperialismo, e più o meno forti resistenze
individuali delle donne a tali pressioni esterne.
Autrici quali Lisa Lowe, Billie Melman e Sara Mills hanno mostrato
come nell'approccio occidentale all'Oriente non si possa parlare di
mera affermazione di un'egemonia ideologico-culturale del virilizzato
e civile Occidente su un Oriente "muto" ed "immobile"
nel tempo. Secondo questa linea di pensiero, l'Orientalismo ha un
senso dunque solo se ripensato e riformulato- soprattutto attraverso
le categorie concettuali fornite dal pensiero foucaultiano e da quello
femminista- nei termini di un complesso "contenitore" di
eterogenei e mutevoli punti di vista, da porsi in relazione all'estrazione
sociale, alla cultura di provenienza, al genere d'appartenenza di
colui che guarda.
Cogliendo il suggerimento della Melman secondo la quale "parochialism
may be healthy" in aree di studio così facili alla generalizzazione
quali l'"Orientalismo", e prendendo quindi in esame gli
scritti sull'Oriente dell'italiana Cristina di Belgiojoso (esule in
Turchia dal 1850 al 1855), ho potuto constatare come in una donna
dell'alta borghesia lombarda le tematiche della subordinazione di
genere e razziale proprie della cultura d'origine, e le più
intime spinte alla ricerca dell'altro nella messa in discussione del
sé, si compenetrino inestricabilmente in un continuo gioco;
un gioco che dà vita- forse anche per la condizione stessa
di subalternità a cui le donne erano ritenute doversi sottoporre
nell'Europa ottocentesca - ad un più aperto approccio alla
diversità.
Dai resoconti della Belgiojoso emerge, in particolare, una ricca descrizione
della donna mediorientale e della vita intima in Oriente, descrizione
che si libera di quella piatta ma diffusissima immagine volta a dissolvere
l'elemento femminile nell'odalisca, mero oggetto del represso erotico
del maschio occidentale.
Attraverso un aperto dialogo fra sé e l'altra che pone la viaggiatrice
nomade sullo stesso piano delle sue interlocutrici la Belgiojoso esule
ci offre, al contrario, una disincantata demistificazione di quell'Esotico
sognato tanto in voga in Europa, riuscendo a costruire un attento
e spregiudicato affresco della società turca ottocentesca da
ritenersi fertile di spunti per lo studio della Storia locale, oltre
che di quella coloniale.
La diversità è concepita come condizione esistenziale
in qualche modo vicina all'autrice, e ad un'immagine dell'Oriente
del tutto distante dalla monolitica visione saidiana
Il pionieristico
lavoro di Said (il suo più famoso scritto, Orientalismo,
è datato 1978) ha condotto alla tesi per cui la Letteratura
di Viaggio prodotta in Occidente - in quella che Hobsbawm ha definito
"l'Età degli Imperi" - non abbia nessun altro valore
se non quello documentario per la sola storia della mentalità
europea, raccontandoci all'opposto ben poco circa l'Oriente reale
dell'Ottocento. La più recente critica letteraria, ed in particolare
il lavoro condotto da numerose studiose sulla Women Travel Literature,
pare invece scardinare tale provocatoria ma ormai superata teoria
di un rigido sistema binario Oriente/Occidente, Servo/Padrone, Donna/Uomo,
in favore di una più aperta ottica volta a dimostrare l'eterogeneità
di fondo dei discorsi occidentali sull'Oriente e la molteplicità
delle pressioni discorsive che vi stanno alla base.
Riemergono così "infiniti" Orienti, tanti quanti
sono i resoconti di viaggio, le cui divergenze vanno a giustificarsi
quali risultanti di specifici e personali posizionamenti di ogni donna
e di ogni uomo nei confronti dei temi del Colonialismo e del Patriarcato.