Donne e conoscenza storica
         
Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo saggio di presentazione della tesi di laurea - in attesa di pubblicazione - di Giulia Gentile che si è laureata in Storia moderna e contemporanea dell'Africa all'Università di Bologna con la prof.ssa Irma Taddia.

Uno sguardo femminile sull'Oriente: il concetto di "Orientalismo" e i Viaggi delle donne

di Giulia Gentile

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Cristina di Belgioioso e la Rivoluzione del 1848 ipertesto

Cristina di Belgioioso in Trame femminili nel processo di indipendenza italiana, ipertesto

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Cristina di Belgioioso a Locate Triulzi

 

Negli anni immediatamente successivi al processo di Decolonizzazione, la Letteratura di Viaggio quale fonte documentaria per lo studio della Storia Contemporanea è stata più volte interpretata come rilevante strumento per l'Occidente di creazione dell'Altro ; ciò che, tuttavia, questa primitiva analisi dei resoconti di viaggiatori occidentali in Oriente ha trascurato di notare è che il racconto di viaggio costituisce - al tempo stesso- un'imprevista testimonianza delle resistenze mentali e fisiche all'Imperialismo, mostrandosi quale interessante mezzo critico di decostruzione di quello stesso edificio mentale che è l'Orientalismo.
La scrittura di viaggio al femminile è infatti locus di incontro/scontro fra discorsi della "femminilità" ispirati agli ideali patriarcali, valori dell'Imperialismo, e più o meno forti resistenze individuali delle donne a tali pressioni esterne.

Autrici quali Lisa Lowe, Billie Melman e Sara Mills hanno mostrato come nell'approccio occidentale all'Oriente non si possa parlare di mera affermazione di un'egemonia ideologico-culturale del virilizzato e civile Occidente su un Oriente "muto" ed "immobile" nel tempo. Secondo questa linea di pensiero, l'Orientalismo ha un senso dunque solo se ripensato e riformulato- soprattutto attraverso le categorie concettuali fornite dal pensiero foucaultiano e da quello femminista- nei termini di un complesso "contenitore" di eterogenei e mutevoli punti di vista, da porsi in relazione all'estrazione sociale, alla cultura di provenienza, al genere d'appartenenza di colui che guarda.

Cogliendo il suggerimento della Melman secondo la quale "parochialism may be healthy" in aree di studio così facili alla generalizzazione quali l'"Orientalismo", e prendendo quindi in esame gli scritti sull'Oriente dell'italiana Cristina di Belgiojoso (esule in Turchia dal 1850 al 1855), ho potuto constatare come in una donna dell'alta borghesia lombarda le tematiche della subordinazione di genere e razziale proprie della cultura d'origine, e le più intime spinte alla ricerca dell'altro nella messa in discussione del sé, si compenetrino inestricabilmente in un continuo gioco; un gioco che dà vita- forse anche per la condizione stessa di subalternità a cui le donne erano ritenute doversi sottoporre nell'Europa ottocentesca - ad un più aperto approccio alla diversità.
Dai resoconti della Belgiojoso emerge, in particolare, una ricca descrizione della donna mediorientale e della vita intima in Oriente, descrizione che si libera di quella piatta ma diffusissima immagine volta a dissolvere l'elemento femminile nell'odalisca, mero oggetto del represso erotico del maschio occidentale.
Attraverso un aperto dialogo fra sé e l'altra che pone la viaggiatrice nomade sullo stesso piano delle sue interlocutrici la Belgiojoso esule ci offre, al contrario, una disincantata demistificazione di quell'Esotico sognato tanto in voga in Europa, riuscendo a costruire un attento e spregiudicato affresco della società turca ottocentesca da ritenersi fertile di spunti per lo studio della Storia locale, oltre che di quella coloniale.
La diversità è concepita come condizione esistenziale in qualche modo vicina all'autrice, e ad un'immagine dell'Oriente del tutto distante dalla monolitica visione saidiana

Il pionieristico lavoro di Said (il suo più famoso scritto, Orientalismo, è datato 1978) ha condotto alla tesi per cui la Letteratura di Viaggio prodotta in Occidente - in quella che Hobsbawm ha definito "l'Età degli Imperi" - non abbia nessun altro valore se non quello documentario per la sola storia della mentalità europea, raccontandoci all'opposto ben poco circa l'Oriente reale dell'Ottocento. La più recente critica letteraria, ed in particolare il lavoro condotto da numerose studiose sulla Women Travel Literature, pare invece scardinare tale provocatoria ma ormai superata teoria di un rigido sistema binario Oriente/Occidente, Servo/Padrone, Donna/Uomo, in favore di una più aperta ottica volta a dimostrare l'eterogeneità di fondo dei discorsi occidentali sull'Oriente e la molteplicità delle pressioni discorsive che vi stanno alla base.
Riemergono così "infiniti" Orienti, tanti quanti sono i resoconti di viaggio, le cui divergenze vanno a giustificarsi quali risultanti di specifici e personali posizionamenti di ogni donna e di ogni uomo nei confronti dei temi del Colonialismo e del Patriarcato.