Gli intralci alla narrazione geopolitica: il pensiero delle donne
può offrire alla storia una posizione attiva e controcorrente
di Donatella Massara
Nei libri che hanno scritto alcune donne in questi anni successivi
all'11 settembre l'identità della scrittrice e ricercatrice
fa tutt'uno con la storia delle donne. Sono donne che scrivono e benchè
non parlino delle altre donne non sono neutre. Queste donne non raccontano
la storia degli uomini e delle donne, bensì la storia economica,
la storia politica transnazionale, globalizzata, dove la politica
ha pochissime ragioni ideologiche e molte spinte irrazionali. Però
non sentiamo in loro appartenenza a formazioni ideologiche ma con
il taglio libero del giornalismo esse raccontano la storia -depurata
del racconto diretto- usando documentazione e pluralità di
fonti. Eppure proprio in queste narrazioni per le quali io sono molto
grata alle autrici che non le hanno lasciate agli uomini e se le sono
accollate in prima persona, sento che la differenza sessuale potenzierebbe
l'autorità della coppia autrice-lettrice e anche autrice-lettore
se le autrici non lasciassero nell'invisibilità la presenza
femminile. Se come al cinema avessero a disposizione i due sessi,
se come nel terreno dell'immaginario contassero sui corpi oltre che
contare i corpi, avremmo una lettura che nel cambiare la realtà
la farebbe vedere e parlare con parole più ricercate, più
ricche di etica e di comunicazione politica.
Non è in gioco l'esperienza quando si parla di geopolitica,
che è ricerca, controinformazione. Perché una donna
che si occupa di economia e geopolitica nasconde l'altra ? Le ragioni
per cui Samantha Power ha scritto Voci dall'inferno. L'era dei
genocidi, (Baldini e Castoldi, 2003). la troviamo nell'introduzione.
Lei, inviata di guerra in Bosnia si è trovata in mezzo alla
guerra che iniziava a esplodere ed è rimasta fino al culmine
degli eccidi serbi dei bosniaci di Srebrenica. La spinta a scrivere
a denunciare e informare sui genocidi del nostro tempo è secondo
lei l'incapacità o il ritardo degli USA. a essere maggiore
potenza mondiale, a intervenire nei conflittil. Power chiede intervento
militare della sua nazione per salvare i popoli minacciati di genocidio
e esamina ciò che è capitato alle popolazioni armene,
ebraiche, cambogiane, ruandesi, bosniache.
Non altrettanto chiaro è il punto di vista di Loretta Napoleoni
in La nuova economia del terrorismo (Marco Tropea, 2003)
anche lei una giornalista esperta di storia economica in una ricerca
dettagliatissima ci informa sulla economia del terrorismo i cui siti
avrbbero portato all'11 settembre.
Napoleoni parla di 'indifferenza' degli USA, oltre che di sottovalutazione
del fenomeno terrorista. Infatti l'ordine della CIA era di coprire
quanto avveniva in USA a opera degli arabi - traffici di armi, ingresso
di terroristi, di soldi 'sporchi' e droga, se di mezzo c'era l'Arabia
Saudita, paese e governo superprotetto. Gli USA che sarebbero una
potenza belligerante nello sguardo di queste due autrici sono troppo
deboli; questo è lo sfondo motivazionale su cui sono costruiti
i due libri e in nome di questo appello le autrici danno il meglio
di sé.
Samantha Power
per il suo libro ha vinto il Premio Pulitzer 2003 e Napoleoni ha avuto
generosa approvazione -anche di Noam Chomsky- per avere raccolto così
tante prove a dimostrazione della pericolosità che c'è
nell'economia del terrorismo. Trattando il terrorismo e l'economia
che ha instaurato nel mondo arabo e non solo lei accompagna la necessità
di intervenirvi; l'unica risposta possibile rimane l'intervento militare,
come diceva von Clausewitz: essendo la guerra un proseguimento della
politica.
Le autrici come
donne non sono state a guardare, hanno imboccato una via: fare ricerca,
scrivere e pubblicare. Non si sente in loro lo sguardo neutro dell'intelletto,
semplificano per fare capire, per comunicare a donne e uomini. E questa
scelta fa pensare che c'è proprio una donna che vuole raccontare.
Tuttavia è proprio la schiettezza dell'approccio, non ideologico,
non prestabilito e posizionato che sconta un punto di vista 'banalizzato'.
Svelando che la situazione politica dove i nemici sono stati costruiti
e originariamente armati attraverso finanziamenti di chi adesso li
combatte, queste autrici invocano anche una ferma presa di posizione,
un intervento più chiaro e preciso delle forze in causa. Come
se l'analisi non bastasse a spiegare le cose e metterle sotto l'ordine
del cambiamento.
Però per
trovare delle risposte non deviate che di fatto riparano sotto le
bandiere nazionali e gli eserciti ufficiali occorre trovare un altro
punto di vista, non schiudere lo sguardo alla falsa attività,
alla falsa coscienza di chi si schiera. Le donne possono offrire con
il loro pensiero una posizione attiva e nello stesso tempo sospesa,
controcorrente. Basterebbe
che queste donne leggessero con apprezzamento le filosofe del '900
che prima di loro hanno affrontato la storia sostenendo posizioni
originali, Hannah Arendt e Simone Weil.
Quello che ho capito e imparato studiando il loro pensiero è
anzitutto la libertà del punto di vista. Ho visto e appreso
nei loro scritti la leggerezza della modernità, un pensiero
determinato dalla ragione e dalla passione politica, però non
teleologico, non subalterno a una convinzione, e piegato verso la
dimostrazione di una causa finale.
Se le altre donne non sono degnate di uno sguardo che le nomini né
come maestre e nè come alleate o oppositrici il risultato è
un pensiero privato e non pubblico. E' l'esperienza della singola
giornalista che ha provato la guerra e fatto esperienza di chi
sostiene il terrorismo e che quindi denuncia e richiede intervento.
Come diceva H. Arendt la politica è lo spazio del pubblico
e attiene alla relazione fra gli esseri umani, al discorso che interagisce
oltre le istituzioni. La presenza femminile e femminista non è
invisibile !!! Che l'alfabeto 'femminile' sia così invisibile
e che sia quello che parlano anche queste autrici, la cui scrittura
e ricerca è molto interessante per il nostro tempo, pur essendo
estranea al pensiero femminile?
Non lo so. Negando
o sottacendo l'esperienza femminile e femminista si ricade nel privato
dove invece l'aspirazione sarebbe stare nel pubblico. Celando nel
privato l'esperienza femminile che è politica, attraverso la
pratica che le donne ne fanno, il pubblico trascolora. Perde la sua
caratteristica che è incontro con altre e altri, che è
passione e compassione per diventare un'istanza singolare, un richiamo
a valori comuni o un appello femminile del materno. Non mi piace essere
priva di esempi e di parole che differenzino fra i due sessi nel registrare
le situazioni politiche determinatesi in questi anni. La grande filosofia
del '900 e la sua libertà di pensiero e di esperienza ha avuto
pensatrici contemporanee che proprio interagendo con la politica del
presente hanno visto il conflitto dei due sessi. Penso a Rada Ivekovic
e alla sua riflessione sulla guerra nella ex-Jugoslavia interpretata
attraverso lo sguardo sessuato. E' lei che ha visto l'origine di questa
guerra terribile nel culto maschile della terra madre, nel conflitto
che questo genera fra i maschi per il posseso della patria- terra
che nel corpo femminile vede di questa una parte inestricabile.
Mi piacerebbe ripensare alla storia del femminismo - nella sua più
ampia accezione di politica delle donne e di femminismo esistente
- in ragione di questa forte attenzione delle donne al divenire della
scena politica.
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