La storia del femminismo esistente e la storia delle donne.
di Donatella
Massara
A un incontro
in cui eravamo presenti io, Marirì Martinengo, Liliana Moro,
Marina Santini e Laura Minguzzi abbiamo centrato il dibattito sul
femminismo e la sua storia, su come la sua rivoluzionaria incisività
non abbia un posto riconosciuto nella menzione di cause e contesti
che dovrebbero spiegare il presente.
Io penso che il femminismo sia e sia stato così tanto immesso
nell'esistente che non si riesca a trascriverne la storia. Non
dico che non ci siano testi che raccontano la storia del femminismo.
La collana Letture d'Archivio della Fondazione Elvira Badaracco ha
questo scopo preciso. Dico e con me altre che il femminismo non entra
nel dibattito pubblico politico e poi che il racconto storico spesso
fa difetto per noi che non riusciamo a identificarci, pur avendolo
vissuto.
Mi è tornato alla mente un dibattito a cui ho assistito qualche
mese fa. A tema c'erano i mestieri del cinema e come le donne li esercitano.
A presiedere il dibattito c'era la direttrice del Centro Sperimentale
di cinematografia che è anche la figlia di Suso Cecchi d'Amico,
notissima sceneggiatrice dei più famosi film italiani. Lei
che non è abituata evidentemente a frequentare il dibattito
femminista ha detto che non aveva mai fatto caso al lavoro femminile
perché sua madre aveva sempre lavorato e così sua nonna
e non capiva che cosa facesse tanto scalpore per le femministe. Si
era ricreduta allorché all'inizio del suo lavoro aveva scoperto
la difficoltà di farsi obbedire, di essere autorevole. Questa
annotazione mi ha fatto capire come concepisce il femminismo una donna
figlia di una madre emancipata e che non fa politica delle donne.
E' un regalo personale che c'è chi lo compra e chi lo trova
in casa. La madre della mia generazione - che lavorasse in casa o
fuori - ha favorito e fortemente voluto, come mia madre, la libertà
della figlia desiderando il suo inserimento nel lavoro. La dotazione
materna, però, spezza l'idea di eccezionalità. Ci si
sente figlie di un'epoca, immesse in una storia comune a tante altre.
La storia
del femminismo e delle donne equivalgono per molte, sono la stessa
cosa. Sì molte donne la storia che hanno vissuto che è
storia delle donne l'hanno vissuta come storia del femminismo. E'
questa circolarità, sfondo di lungo periodo della parola femminile,
regali della madre e di chi ci ha precedute - che la storia potrebbe
rappresentare e non fa. Storia delle donne e storia del femminismo
tengono unito lo svolgimento in cui le donne si immettono. Però
questa doppio svolgimento di un'unica storia nella rappresentazione
storica non c'è, non crea conseguenze, non è un taglio
preferito su altri.
Se si vuole trasmettere
femminismo bisogna riguardare all'autorità femminile, alla
"figura dello scambio" come dice Lia Cigarini.; occorre
considerare l'autorità femminile senza farne un monumento,
dice Luisa Muraro.
Nella rivista Per amore del mondo che la comunità filosofica
Diotima mette on line sul suo sito al primo numero troviamo
svariati incontri con la storia, in ragione di riflessioni correnti
e di altre attinenti alla pubblicazione del libro di Diotima del 2003.
Luisa Muraro ripubblica un testo del 1994 finora stampato solo per
la rivista spagnola Duoda. Il titolo è Autorità senza
monumenti.
Scrive Luisa Muraro - parlando di due ragazze viste per televisione
che non sanno niente né della memoria storica maschile, nè
della storica rottura che ha attuato il femminismo negli anni Sessanta
- che farà a meno di una comunicazione storica innestata
sulla tradizione, lascerà che parli liberamente la storia del
femminismo, si diffonda senza farne un monumento. Bisogna fare
esistere l'autorità femminile, fare opera di mediazione sociale,
usarla e proporla come 'figura dello scambio', e cita Lia Cigarini.
L'autorità femminile è infatti, scrive Luisa Muraro:<<mediazione
vivente, capacità di contrattazione, misura di sé in
rapporto al mondo>>. All'inizio del femminismo non c'è
stata infatti memoria storica. Genevieve Fraisse in un articolo su
Via Dogana (n.16, 1994) fece notare che il femminismo nacque senza
sapere nulla di cosa c'era stato prima, Luce Irigaray scrisse Speculum
ignorando Le tre ghinee di Virginia Woolf.
La ricercatrice
italo.australiana Susanna Scarparo in un saggio del 1o numero della
rivista racconta le sue interviste alle donne di Diotima, con una
parentesi dedicata a M.Luisa Boccia - fatte per dimostrare come le
pensatrici italiane della differenza, benchè poco conosciute
in lingua inglese, siano delle intellettuali. E' lei a nominare la
somiglianza con le beghine, su cui l'ha ragguagliata Annarosa Buttarelli,
ed è anche nel suo testo dove troviamo il giudizio che il pensiero
delle donne italiane sia anzitutto politico e si posizioni fra l'idea
della differenza come segno biologico e quella di genere come portato
della cultura. L'elaborazione del simbolico colloca le italiane su
questa posizione mediana dove corpo e storia, biologia e cultura,
nel contesto politico dell'agorà relazionale, creano <<un
discorso di significazione e di modificazione non solo del sociale
ma anche dell'ordine simbolico>>.
Io penso che
anche se a volte viviamo l'invisibilità sappiamo che ciò
che è cambiato per noi è accaduto nel mondo tanto che
è diventato storia comune delle donne. Ciò che vorremmo
fare sapere e trasmettere è il modo in cui ognuna di noi si
è ritrovata riaccostata all'esistenza. Dire che con il femminismo
sono state modificate le parole per nominarsi, per ritagliare il proprio
essere con altre e altri. Ognuna di noi si è ritrovata dove
era all'inizio, questa posizione di partenza ha portato a modificazioni
e molte di queste ce le ritroviamo attorno. Abbiamo il nostro segno
del potere senza possedere né mai avere condizionato televisioni,
giornali, agenzie pubblicitarie, finanziarie.
Spossessate e mai padrone del mondo materiale all'ingrosso, sedute
fianco a fianco, secondo l'ordine della genealogia, le più
vecchie con le più giovani, il femminismo lo commisuriamo
a partire dai segni visibili che ci sono intorno. Lo ritroviamo
'abbastanza'simile a noi, in fondo, anche se non uguale.
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