Le parole e
il silenzio è il titolo di una vasta raccolta di testimonianza
orale fra le donne della Val di Scalve. Le testimonianze hanno diversa
provenienza: alcune sono interviste, altre sono appartenenti a lavori
di ricerca e alcune sono state rilasciate alla televisione, sono oggi
organizzate in libro suddiviso in sezioni: La vita quotidiana,
Lo svago, Ricordi di scuola, La sessualità, Il sacro e il magico,
Esperienze di lavoro, Le storie e la storia. I capitoli rimandano
a ulteriori paragrafi.
Le donne che
parlano sono nate fra la fine dell'800 e il 1954. Anche se non sappiamo
il loro nome, in fondo al volume troviamo tutti i nomi delle intervistate,
l'anno di nascita, il luogo dove è avvenuta l'intervista che
le riguarda e il nome di chi se ne preoccupò. Ogni sezione
è introdotta. Giuliana Bertacchi e Angelo Bendotti con la collaborazione
di Luciana Bramati, Oriella Della Torre, Agostino Moranti hanno riassunto
e interpretato il vasto materiale orale. E' un lavoro storico sulla
memoria, non testimonianza storica bensì recupero del ricordo,
delle rappresentazioni che la memoria ha conservato. La scelta di
rivolgersi alle donne ha il merito di avere dato credito al taglio
della differenza sessuale. Per niente appesantito di interpretazioni
soverchianti appare il significato letterale e semplice della differenza
sessuale; l'interpretazione storica vuole spostare l'attenzione di
chi legge sulla vasta e poliforme presenza del lavoro femminile. Lavoro
durissimo quello delle donne che copre negli anni una gamma eterogenea
di compiti. Le donne di queste valli si occupano della lavorazione
del lino, i cui semi portano olio, saponi, tessuti per la biancheria
e il vestiario, però sono anche presenti in miniera e a fianco
ai minatori svolgono lavori altrettanto duri e faticosi oppure si
occupano della mensa e ancora le ritroviamo nella custodia dell'economia
domestica, nella lavorazione dei formaggi e del burro che corrispondono
insieme alla polenta all'alimentazione di questa gente di montagna,
dentro a un'economia al livello dell'autosussistenza.
La Val di Scalve
si trova sopra Bergamo, la si raggiunge proseguendo per la strada
che conduce a Clusone. E' una valle particolarmente chiusa e profonda.
Le testimonianze delle donne più anziane lamentano e avvertono
l'estrema povertà che precedette gli anni '50, quelli del boom
economico. Eppure non abbiamo mai l'impressione della miseria anche
se i cibi frugali, le vettovaglie tagliate in casa, il bucato del
lino, la stessa ingerenza ossessiva dei preti nella vita privata di
queste comunità fanno trasparire una vita semplicissima. Stupisce
per chi non conosce la vita delle valli che tante donne leggano e
amino la lettura. I ricordi di scuola sono precisi e animati dal desiderio
di conoscenza che se si è interrotto per l'impossibilità
di continuare gli studi, prosegue nella lettura di libri scovati per
strani destini. E quelle che sono riuscite a proseguire lo studio
dopo le elementari, scopriamo che frequentavano -necessariamente-
i collegi con formule economiche, come l'aiuto alle suore in cambio
del vitto e dell'alloggio, oppure che erano ospiti in famiglie che
le accoglievano sempre avendo in cambio un aiuto domestico. La miseria
vera e crudele arriva sempre e solo con le guerre dove, tuttavia,
come segnala l'introduzione, per ospitare un soldato alleato, in fuga
dopo l'otto settembre, nonostante non abbiano cibo neanche per loro,
le donne gli offrono la carne.
La difficoltà di fare storia con la testimonianza orale la
indica efficacemente il titolo; è con il silenzio non solo
con le parole che chi legge fa i conti. Che cosa non ci viene detto
? Potrebbe essere questa domanda ad accompagnare la ricchezza di parole
di donne. Nella storia orale sono i tranelli della memoria, di solito,
verso cui siamo avvertite. Tuttavia storiche e storici affrontano
la questione con abilità. Ogni sezione ha una categoria interpretativa
alla quale ricondurre il materiale orale. Nella prima - per esempio
- vediamo che i racconti confermerebbero la persistenza del <<modello
patriarcale>>; è l'autorità della Chiesa e del
clero a modellare la vita familiare di tutti, donne e uomini, anche
se specificano <<non è sempre la figura del padre a essere
in primo piano e a dominare la scena domestica: spesso è la
madre a garantire la stretta osservanza dei modelli di vita e delle
regole, e a incarnare l'autorità domestica>>. I mariti
infatti lavorano in miniera o sono per anni lontani emigranti in America,
Australia, Africa, Svizzera.
E' vero che le testimonianze sulla Chiesa e sull'intervento dei preti
nella vita intima e familiare è quasi totale. Le ragazze non
potevano andare in bicicletta, ballare, portare vestiti troppo corti,
i matrimoni erano preferibili fra compaesani.
E' così che un vero segno di cambiamento lo avvertiamo quando
si spezza questa egemonia e quando addirittura in una testimonianza
di una donna nata negli anni '50 sentiamo parlare di una radio femminista
che andava in onda negli anni '70.
E' un bel libro
insomma. Non si trova in libreria. Si puo' ordinare nel sito del comune
di Vilminore
http://www.scalve.it/inverno2003/PresLibroDonne.htm