Donne e conoscenza storica
       

Recensioni 2004


 

Le parole e il silenzio, La Val di Scalve nel Novecento nella memoria delle donne, a cura di Giuliana Bertacchi e Angelo Bendotti, Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea, Associazione Editoriale Il filo di Arianna, 2003, pag. 287, 18,00 euri

di Donatella Massara

 

Le parole e il silenzio è il titolo di una vasta raccolta di testimonianza orale fra le donne della Val di Scalve. Le testimonianze hanno diversa provenienza: alcune sono interviste, altre sono appartenenti a lavori di ricerca e alcune sono state rilasciate alla televisione, sono oggi organizzate in libro suddiviso in sezioni: La vita quotidiana, Lo svago, Ricordi di scuola, La sessualità, Il sacro e il magico, Esperienze di lavoro, Le storie e la storia. I capitoli rimandano a ulteriori paragrafi.

Le donne che parlano sono nate fra la fine dell'800 e il 1954. Anche se non sappiamo il loro nome, in fondo al volume troviamo tutti i nomi delle intervistate, l'anno di nascita, il luogo dove è avvenuta l'intervista che le riguarda e il nome di chi se ne preoccupò. Ogni sezione è introdotta. Giuliana Bertacchi e Angelo Bendotti con la collaborazione di Luciana Bramati, Oriella Della Torre, Agostino Moranti hanno riassunto e interpretato il vasto materiale orale. E' un lavoro storico sulla memoria, non testimonianza storica bensì recupero del ricordo, delle rappresentazioni che la memoria ha conservato. La scelta di rivolgersi alle donne ha il merito di avere dato credito al taglio della differenza sessuale. Per niente appesantito di interpretazioni soverchianti appare il significato letterale e semplice della differenza sessuale; l'interpretazione storica vuole spostare l'attenzione di chi legge sulla vasta e poliforme presenza del lavoro femminile. Lavoro durissimo quello delle donne che copre negli anni una gamma eterogenea di compiti. Le donne di queste valli si occupano della lavorazione del lino, i cui semi portano olio, saponi, tessuti per la biancheria e il vestiario, però sono anche presenti in miniera e a fianco ai minatori svolgono lavori altrettanto duri e faticosi oppure si occupano della mensa e ancora le ritroviamo nella custodia dell'economia domestica, nella lavorazione dei formaggi e del burro che corrispondono insieme alla polenta all'alimentazione di questa gente di montagna, dentro a un'economia al livello dell'autosussistenza.

La Val di Scalve si trova sopra Bergamo, la si raggiunge proseguendo per la strada che conduce a Clusone. E' una valle particolarmente chiusa e profonda. Le testimonianze delle donne più anziane lamentano e avvertono l'estrema povertà che precedette gli anni '50, quelli del boom economico. Eppure non abbiamo mai l'impressione della miseria anche se i cibi frugali, le vettovaglie tagliate in casa, il bucato del lino, la stessa ingerenza ossessiva dei preti nella vita privata di queste comunità fanno trasparire una vita semplicissima. Stupisce per chi non conosce la vita delle valli che tante donne leggano e amino la lettura. I ricordi di scuola sono precisi e animati dal desiderio di conoscenza che se si è interrotto per l'impossibilità di continuare gli studi, prosegue nella lettura di libri scovati per strani destini. E quelle che sono riuscite a proseguire lo studio dopo le elementari, scopriamo che frequentavano -necessariamente- i collegi con formule economiche, come l'aiuto alle suore in cambio del vitto e dell'alloggio, oppure che erano ospiti in famiglie che le accoglievano sempre avendo in cambio un aiuto domestico. La miseria vera e crudele arriva sempre e solo con le guerre dove, tuttavia, come segnala l'introduzione, per ospitare un soldato alleato, in fuga dopo l'otto settembre, nonostante non abbiano cibo neanche per loro, le donne gli offrono la carne.

La difficoltà di fare storia con la testimonianza orale la indica efficacemente il titolo; è con il silenzio non solo con le parole che chi legge fa i conti. Che cosa non ci viene detto ? Potrebbe essere questa domanda ad accompagnare la ricchezza di parole di donne. Nella storia orale sono i tranelli della memoria, di solito, verso cui siamo avvertite. Tuttavia storiche e storici affrontano la questione con abilità. Ogni sezione ha una categoria interpretativa alla quale ricondurre il materiale orale. Nella prima - per esempio - vediamo che i racconti confermerebbero la persistenza del <<modello patriarcale>>; è l'autorità della Chiesa e del clero a modellare la vita familiare di tutti, donne e uomini, anche se specificano <<non è sempre la figura del padre a essere in primo piano e a dominare la scena domestica: spesso è la madre a garantire la stretta osservanza dei modelli di vita e delle regole, e a incarnare l'autorità domestica>>. I mariti infatti lavorano in miniera o sono per anni lontani emigranti in America, Australia, Africa, Svizzera.
E' vero che le testimonianze sulla Chiesa e sull'intervento dei preti nella vita intima e familiare è quasi totale. Le ragazze non potevano andare in bicicletta, ballare, portare vestiti troppo corti, i matrimoni erano preferibili fra compaesani.
E' così che un vero segno di cambiamento lo avvertiamo quando si spezza questa egemonia e quando addirittura in una testimonianza di una donna nata negli anni '50 sentiamo parlare di una radio femminista che andava in onda negli anni '70.

E' un bel libro insomma. Non si trova in libreria. Si puo' ordinare nel sito del comune di Vilminore
http://www.scalve.it/inverno2003/PresLibroDonne.htm