Donne e conoscenza storica
       


María-Milagros Rivera Garretas, Donne in relazione. La rivoluzione del femminismo, trad. di Clara Jourdan, Liguori Editore, Napoli 2007

di Luciana Tavernini

Vi sono diverse modalità di leggere e rileggere questo breve libro (solo 95 pagine), ricco però di prospettive illuminanti, un libro, uscito in Spagna già nel 2001, tradotto con cura e attenzione alla lingua da Clara Jourdan e purtroppo solo ora pubblicato in Italia.

Lo si può leggere come un saggio su ciò che il femminismo della differenza ha mostrato attraverso le sue pratiche e il suo pensiero, un percorso noto in Italia ma che raccontato per il pubblico spagnolo acquista una nitidezza chiarificatrice. Certe parole chiave, che hanno rivoluzionato il simbolico, cioè la rappresentazione del mondo e nello stesso tempo il modo di vivere, vengono presentate non tanto quando si sono affacciate sulla scena politica, ma quando sono diventate parte viva dell'esistenza dell'autrice, sfuggendo così a qualsiasi possibilità di diventare ideologiche. In questo incontro si arricchiscono perché entra in gioco l'ampia cultura di Milagros Rivera, docente di Storia medievale all'Università di Barcellona con un percorso di studi negli Usa e in vari stati europei, che permette collegamenti con diverse situazioni storiche, solo apparentemente lontane.

Faccio un esempio tra i molti: quando l'autrice parla del desiderio di creare il suo "tra donne" si riallaccia al concetto di ginecotopia, luogo di donne, che già era stato nominato da Christine de Pizan e sottolinea come a volte si trova e a volte bisogna fondarlo, ma in ogni capitolo la sua esperienza di storica offre una prospettiva dal passato che illumina il presente, dal libro vivente di Teresa d'Avila e Teresa di Cartagena, all'usurpazione e nello stesso tempo di conservazione di elementi dell'ordine simbolico materno da parte della Chiesa cattolica e della cultura greca, all'eutrapelia, l'arte della buona conversazione, come uno dei fondamenti terapeutici della medicina di Olivia Sabuco de Nantes Barrera nel XVI secolo e ancora tanti altri riferimenti.

Non si tratta solo di cultura accademica e specialistica perché entra in gioco anche la cultura del vivente con le sue canzoni, gli incontri casuali, la poesia, i riti ed ecco che tutto appare più ricco e variegato.
Questo libro può essere letto anche come una biografia politica perché nella narrazione in prima persona, facendo proprio uno dei punti fondanti del femminismo - il partire da sé - l'autrice ci rende partecipi della sua presa di coscienza e dei mutamenti più significativi, che via via sono avvenuti in lei, grazie alle relazioni significative con donne che in questi anni hanno messo in parole questa diversa concezione del mondo. La seguiamo nella Barcellona franchista e nella Chicago delle lotte femministe per ottenere l'ERA, l'emendamento alla Costituzione degli U.S.A. per l'uguaglianza dei diritti delle donne con gli uomini, in Italia alla Libreria delle donne di Milano e ai seminari di Diotima, nell'Università di Barcellona, dove fonda Duoda, il Centro di ricerca e la rivista. Inoltre così facendo ci troviamo di fronte a una storia collettiva, in cui molte di noi possono riconoscersi e che le giovani possono conoscere, confrontandosi, perché sono e siamo chiamate a verificare se condividiamo le riflessioni proposte e le pratiche narrate.
E' infatti un percorso per balzi simbolici, scoperte di senso che aiutano a collocarsi nel mondo e che inducono chi legge a ricollocarsi a sua volta, costruendo la propria biografia.

Tanti dunque i nodi: la nascita del femminismo con la pratica dell'autocoscienza; le relazione di somiglianza; la relazione con la madre fino all'ordine simbolico, fondato su di lei; il tempo come Kairos, opportunità da cogliere, piuttosto che fretta in cui tutto comprimere; la parola, come lingua materna, dono vivificante in quest'epoca di migrazioni; la sessualità come un fondamento della cultura e la libertà sessuale come relazione non come numero di atti sessuali; la grande dignità misconosciuta della donna maltrattata che si espone al rischio della violenza per non rompere un legame, per fedeltà all'apertura all'altro da sé; e molti altri ancora dove l'autrice riesce spesso a sorprenderci con un pensiero nuovo. Uno fra tanti: in un ritiro di Diotima, che confronta con i seminari di Lacan, mostrandone la diversità, ci racconta come lei intervenne nel dibattito dicendo: "Ma io non ho più bisogno di una soggettività; mi vivo come un fascio di relazioni, relazioni suscitate alcune da me, altre da altre e da altri". Poiché si parlava di mettere in gioco la soggettività nella scrittura della tesi di laurea, riconosce che si trattava di un passo avanti nell'università dove domina l'oggettività, resa sterile proprio dalla sicurezza che non esiste. Eppure continua sottolineando che sentir parlare di soggettività le faceva male al cuore perché soggetta come individua sono parole che la sua lingua materne non le permette di dire e alla lingua materna riconosce autorità.

Riconosce dunque il primato della relazione nella vita, nella scrittura e nella politica e considera questa scoperta un dono ricevuto dal femminismo della differenza italiano. Di questo rapporto ci dà una traccia di documentazione anche nell'appendice intitolata appunto: Dietro le quinte di Donne in relazione. Storia di una relazione che non ha fine: l'influenza in Spagna del pensiero italiano della differenza sessuale. In essa ci presenta in modo sintetico gli scambi avvenuti dal 1987 ad oggi, nominando persone, idee, gruppi, libri, incontri, case editrici ed inoltre elenca le traduzioni in spagnolo e catalano di ben 27 libri e 90 articoli e saggi della produzione italiana, un lavoro questo che può costituire una modalità di costruire storia, offrendo ad altre ed altri la possibilità di approfondire e continuare.

Un altro dono del libro è un glossario dove la consapevolezza che il definire ha una grande valenza politica viene giocata nel presentarci sia concetti come abbracciare la vita o contratto sessuale, sia persone e personaggi come Hadewijch di Anversa o Antigone, sia luoghi o situazioni come maggio francese o Bosnia.
Insomma un libro che va contro il consumismo culturale perché leggendolo e rileggendolo, come una miniera, rivela nuovi ricchi filoni.