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Libri
Recensioni

Fonte:MUVI
Marina
Michieli
Milano
Milano, Milano città
1893: fidanzati alla fiera
"In questa foto di gruppo sono ritratti Angelo Palazzoli,
seduto, vicino alla futura moglie Luigia Fontana. Al centro
della foto, in alto, un'altra sorella Fontana, Anselma. Con
la chitarra è ritratto il marito di Maria Fontana - l'ultima
a destra- del quale non si ricorda il nome ma soltanto il cognome,
Cerri; egli fuggì in Argentina pochi mesi dopo il matrimonio,
senza neppure vedere la figlia che sarebbe nata dalla loro unione.
Egli fuggì dopo aver sperperato tutta la dote e anche
altri soldi chiesti successivamente in prestito al suocero a
causa della sua vita da 'gaudente', nella quale non lavorava.
Si dice che si fosse indebitato a tal punto che se non fosse
scappato sarebbe stato messo in carcere per debiti. Dall'Argentina
non fece mai avere sue notizie, ma mandò una sola volta
uno strano oggetto d'argento usato in Sudamerica per bere il
matè. Questa foto (ad opera dello studio Noseda) è
stata realizzata in occasione della grande fiera di Carnevale
ai bastioni di Porta Genova."
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Anna
Bravo, Margherita Pelaja, Alessandra Pescarolo, Lucetta Scaraffia,
Storia sociale delle donne nell'Italia contemporanea,
Laterza, 2001
di
Donatella Massara
Il
primo saggio del libro è il più noto; si legge
nella premessa:<< Essere uomo essere donna di Lucetta
Scaraffia, rappresenta tuttora l'unico tentativo di sintesi
critica di questo grande processo di trasformazione che ha visto
la società italiana passare da una struttura in cui donne
e uomini svolgevano ruoli diversi, disuguali ma complementari,
a un'organizzazione sociale in cui tendenzialmente non esiste
più separazione fra ruolo maschile e ruolo femminile>>.
Il punto di vista dal quale questi saggi guardano alla storia
è quello della politica dei diritti e dell'uguaglianza
fra i sessi? No. Il libro è un 'analisi storica rivolta
a puntualizzare la periodizzazione sociale dei rapporti fra
i sessi. Punti fermi sono: la convinzione della 'inferiorità
femminile', identificabile con il periodo precedente all'Ottocento,
secolo nel quale subentra l'idea della differenza biologica.
Mi sono domandata: dagli occhi di un'altra donna, delle simili,
a prescindere dal periodo storico, le donne erano viste come
soggetti che valevano meno degli uomini? Oppure è un
altro, invece dell'inferiorità, il luogo dal quale guardare
per restituire la complessità della storia femminile?
Io chiamo questo sguardo, pensiero della differenza, capace
di interpretare nella trasversalità delle situazioni,
dove donne e uomini interagiscono fra loro, consegnate e consegnati
a una coscienza di sé dettata, anche e soprattutto, dalla
similarità, non solo dalla opposizione forse irriducibile
fra i due sessi o dai valori neutri della società.
Queste ricerche non analizzano di certo la storia dal punto
di vista della differenza femminile, in altre parole delle autorappresentazioni
delle donne. Tuttavia Lucetta Scaraffia dà spazio al
sapere femminile quando riconoscibile dalle inchieste e dai
documenti che possediamo e riesce a disfare la matassa avviluppata
e ingarbugliata dove il filo rosso non è solamente quello
delle norme. Il saggio è diviso in due grandi sezioni:
I tempi e i luoghi della complementarità diseguale; L'affermazione
dei ruoli competitivi. Il primo paradigma si afferma dopo il
XVII secolo: l'idea della identità di materia fra i maschi
e le femmine li differenzia per una diversa disponibilità
della stessa. Nel lavoro contadino la fragilità femminile
diventa fonte di disprezzo per le donne. L.S. approfondisce,
però, l'analisi vedendo il pregiudizio misogino, notevolmente
diffuso nella cultura contadina, in quanto prodotto dell'estraneità
femminile nella famiglia. Le donne non potendo ereditare e allontanandosi
dalla famiglia con il matrimonio, per il quale si portano via
anche una bella fetta di dote, sono viste con disappunto, mentre
i maschi sono considerati molto più rassicuranti per
lo sviluppo futuro della famiglia. L'alta conflittualità
fra le donne della famiglia - suocera e nuora erano di solito
divise - rafforza la demonizzazione femminile delle società
contadine. Nell'inchiesta Jacini le testimonianze portano alla
conclusione che è difficilissima l'unione delle grosse
famiglie perché <<le nuore non se la intendono
fra di loro>>.
Le donne, come madri di figli maschi, esplicitano un certo potere.
La madre si adopera <<al fine di creare condizioni più
favorevoli per i propri figli>>. Assistiamo così
in Sicilia al totale dominio femminile nella scelta della moglie
per il figlio, che consegue all'idea di 'potenza' femminile
diffusa nelle società contadine, <<intesa come
capacità riproduttiva, forza morale e fisica, detentrice
di importanti ruoli di trasmissione culturale, (contrapposta
ai) poteri degli uomini, detentori del controllo economico e
sociale della famiglia, della quale rappresentano la <<visibilità>>
pubblica>>. C'è uno scambio di parola femminile,
in queste società, raccolto dall'analisi storica. Questa
parola <<garantiva e decretava l'onore delle singole ragazze
e donne, assai più del controllo dei maschi>>.
Per esempio l'indagine su Desulo, paese sardo, svela che solo
le donne sanno decifrare << il modo di portare il vestito
(tradizionale)>> sul quale l'ornamento del nastro e il
suo colore fonda <<la reputazione delle donne>>.
La concezione della 'differenza biologica' sotto vario titolo,
subentra nel XIX secolo nel pensiero dei legislatori. E' in
questa visuale che avvengono molti cambiamenti legislativi atti
a tutelare soprattutto la fertilità femminile delle donne
lavoratrici. L'interessante saggio di Alessandra Pescarolo Il
lavoro e le risorse delle donne li spiega definendoli nel primo
paragrafo intitolato: La costruzione del ruolo femminile: dalla
minorità alla differenza. Le donne costituiscono nel
Settecento <<esemplari minori e sfocati di un modello
che si realizza nella sua pienezza soltanto nel sesso maschile>>.
<<La nuova concezione che si afferma nell'Ottocento è
invece fondata sulla differenza e sulla complementarità
fra i sessi sul terreno della riproduzione. Corpi femminili
e maschili si caratterizzano ormai per le diversità piuttosto
che per le somiglianze. La funzione materna appare come l'elemento
costitutivo della fisiologia femminile e assume il valore di
un contributo specifico alla trasmissione biologica, complementare
e di pari dignità rispetto a quella maschile.>>.
Il saggio
di Margherita Pelaja, Il cambiamento dei comportamenti sessuali,
l'unico scritto appositamente per il volume, affidandosi alle
lettere dei giornali femminili e all'inchiesta ancora famosa
di Lietta Harrison, Le svergognate, del 1963, dice che le donne
per tutto il XIX secolo e anche parte del XX inseguono il matrimonio
come strategia anche economica. Fino all'unità d'Italia
i tribunali ecclesiastici esercitano un'aperta tutela delle
donne sedotte. I rapporti pre-matrimoniali sono normali e resi
il più possibile pubblici perché il fidanzato
si senta in dovere di assolvere alla proposta matrimoniale;
qualora questo si sottragga, il tribunale lo convince al matrimonio
oppure a pagare una dote in modo che un secondo fidanzato veda
la convenienza a sposarsi. Dopo l'Unità la chiusura dei
tribunali ecclesiastici fa sì che la Chiesa si senta
minacciata della perdita di controllo sulla famiglia; nei tribunali
civili sparisce il valore vincolante della promessa di matrimonio,
la Chiesa, di conseguenza, è così sempre più
allettata dalla proibizione dei rapporti pre-matrimoniali.
La prospettiva
matrimoniale cambia, con la storica rottura degli anni '70,
negli atteggiamenti e nelle prospettive; inoltre per la sessualità
femminile 'la carriera' prende peso e dignità pari al
matrimonio.
A conclusione
finale del suo saggio M.P. osserva che la 'sessualità
femminile' dirige compiti legislativi ispirati a una <<concezione
strumentale>>. Infatti lo stato si interroga se privilegiare
<<il principio della parità, pur all'interno di
contesti sociali e culturali in cui la distribuzione del potere
prevede ancora forti gerarchie tra i sessi oppure se, a partire
dal riconoscimento della differenza, mettere in atto meccanismi
che ancora una volta garantiscano alle donne tutela e protezione>>.
E' molto interessante questa osservazione. Margherita Pelaja
individua la strumentalità di questa concezione perché
la differenza biologica, così concepita, è privata
della carica protagonista che possiede. La differenza biologica,
interrogata in quanto tale, permetterebbe di dare parola ai
comportamenti e ai desideri femminili come autorizzanti di per
sé, senza bisogno di norme giuridiche che li rivestano.
Questa che ho detto è la concezione della differenza
sessuale affermata nel movimento femminista e negli studi che
l'accompagnano. Una concezione alla quale questi saggi non fanno
mai esplicito riferimento, benchè a mio parere ne abbiano
più volte l'occasione. La storia sociale, per spiegare
la modificazione dei rapporti fra i sessi, non può non
attingere alla coscienza di sé delle donne. Il femminismo
è lo sfondo di fenomeni i quali - se non è nominato
- rimangono enunciati e inspiegati: senza trasmissione geneaologica
e spiegazione politica; è questa che invece agevolmente
ritroviamo nei libri di storia del Novecento. La spiegazione
politica, a volte, risulta meccanicamente causale; in questi
saggi citati è completamente espulsa dalla narrazione,
assegnata genericamente alle norme dei codici civili; forse
le autrici hanno giudicato il femminismo fenomeno elitario,
culturale e soprattutto non di massa. Il femminismo ha invece
determinato comportamenti, patti, stili di vita. Penso anche
ai movimenti femminili e alla loro pratica 'filantropica' nel
sociale la quale, secondo Annarita Buttafuoco, sarebbe all'origine
del welfare state.
A me pare, quindi, che manchino soprattutto gli studi per dimostrare
che esiste corrispondenza fra trasformazioni sociali, pensiero
politico e pratica dei movimenti femminili e femministi.
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