Donne e conoscenza storica
     

 

Daniela Pizzagalli, La regina di Roma. Vita e misteri di Cristina di Svezia nell'Italia barocca, Rizzoli, 2002

di Sara Sesti

Cristina di Svezia è annoverata tra le più grandi personalità europee. Regina a sei anni, orfana di Gustavo Adolfo il Grande, eroe della guerra dei Trent'anni, fu educata in stile virile con lo scopo di esserne degna erede: quando diciottenne assunse personalmente il potere nel 1644, era un prodigio di cultura e di acume politico, ma rinnegava la sua femminilità.
Cristina era nata per stupire, a cominciare dai primi istanti di vita quando venne presa per maschio perchè affetta da ipertrofia clitoridea. "Questa bambina varrà quanto un uomo" fu il benevolo commento del padre, che subito partì per la guerra dove perse la vita.
Le fonti ricordano Cristina come una giovane assetata di sapere che parlava sette lingue, conversava in latino e corrispondeva con studiosi di tutta Europa. La regina partecipava vivamente anche alle discussioni filosofiche che si tenevano a corte e collezionava con passione manoscritti matematici e scientifici, cercando di invitarne gli autori a palazzo. Nell'ottobre del 1649 "la Minerva del Nord" chiamò a Stoccolma René Descartes come interlocutore e come insegnante di filosofia e matematica. Ma Cartesio, obbligato a conferire con lei ogni mattina alle cinque in punto, non resse il rigido inverno scandinavo e morì nel febbraio del 1650 per una polmonite.

Per dieci anni, la regina Cristina seppe affrontare gli affari di stato con rara competenza, rafforzando la potenza svedese. Deludeva però tutti coloro che a corte premevano perché si sposasse, insistendo sulle necessità dinastiche: pur di non piegarsi all'odiato sacramento, rinunciò nel 1654 alla corona in favore del cugino Carlo Gustavo e si fece cattolica. Lasciò il trono per amore della libertà: rifiutando di sposarsi e abiurando la religione luterana si conquistò come celebre convertita un posto di primo piano nella Roma barocca, dove si stabilì dal dicembre 1655, accolta cordialmente da Papa Alessandro VII. Caso unico nella storia di regina senza Stato, percorse l'Europa con la sua corte eterogenea in cerca di potere e solidità economica, sempre pronta ad abbracciare le grandi cause del suo secolo, dalla tolleranza religiosa alla resistenza contro l'avanzata islamica, osando contrapporsi perfino al più assoluto dei sovrani, Luigi XIV re di Francia. Tentò anche di diventare regina di Napoli e di Polonia, ma fallì miseramente.

Si stabilì allora definitivamente a Roma. Protettrice di artisti e scienziati, fondò un'importante Accademia da cui nacque l'Arcadia. La sua dimora, fissata a palazzo Riario, diventò un raffinato cenacolo dove Pietro Bollori curò una pinacoteca che accoglie tra le altre opere di Raffaello, Tiziano e Rubens e dove Arcangelo Corelli fu maestro dei concerti. Cristina morì nell'aprile del 1689 ed è sepolta in San Pietro. Daniela Pizzagalli, autrice del libro, documenta con rigore, ma senza pedanteria, la sua vita eccezionale e piena di contraddizioni. Cristina di Svezia fu insieme religiosa e libertina: attratta eroticamente da gentildonne e avventurieri, ebbe un solo grande amore il cardinale Azzolino incontrato a Roma. Fu anche generosa e dissipatrice: visse piena di debiti, ma lasciò in eredità inestimabili collezioni d'arte. Solo Greta Garbo, nel film del 1933 "La regina Cristina" diretto da Rouben Mamoulian, rappresentò degnamente un personaggio così eccezionale.