Ho pensato
a Simone Weil. Questi brani e non solo mi hanno fatto ripensare alla
filosofa francese, nata un anno dopo - il 1909 - dell'autrice di questi
articoli. Annemarie Schwarzenbach nel 1936 è in giro per gli
USA in compagnia dell'amica Barbara Hamilton-Wright alla guida di una
vecchia Ford affidata la testimonianza del viaggio alla Rolleiflex e
alla scrittura. La tentazione di paragonare questi brani che parlano
di New York con altri che scrisse Simone Weil nasce davanti alla fusione
di due elementi tipici del pensiero di Weil, la tecnica considerata
un mostro che sopravanza l'essere umano e il richiamo alla Grecia classica.
Procedendo nella lettura non mi abbandona la suggestione di trovarmi
vicina a un modo comune di vedere la vita attraverso la scrittura di
due quasi coetanee, che, a quello che so, ignoravano la reciproca esistenza.
Due donne accomunate anche nella fatalità della fine, avvenuta
alla stessa età, il 1942 per Annemarie Schwarzenbach e il 1943
per Simone Weil. E i paralleli potrebbero continuare registrando poi
la cosidetta irregolarità delle esistenze delle due. Invece mi
fermo qui, e piuttosto vorrei notare che proprio niente di irregolare
c'è nella scrittura anche di quella delle due su cui più
pesa la fama di trasgressione. Parlo di Annemarie che faceva notoriamente
uso di droghe ed era dichiaratamente lesbica.
In questo volume
sono raccolti alcuni degli articoli pubblicati su varie riviste svizzere
in occasione del viaggio. Nonostante che il volume si trovi nelle
librerie ordinato alla sezione viaggi, questi articoli dicono molto
di più che un semplice resoconto di usi e costumi lontani.
Essi colpiscono per la capacità che ancora conservano di risvegliare
un vivo interesse; si segue il testo raffigurandosi con le immagini
le situazioni descritte, se non quando queste immagini, le ritroviamo
già raccolte nelle tre sezioni fotografiche che accompagnano
gli scritti. La forza di questi articoli -ben stabilizzata sui fatti
e le circostanze narrate - è la natura viva e sorgiva della
conoscenza del mondo che l'autrice trasmette con le sue parole e le
fotografie. Con alle spalle l'esperienza della scrittura narrativa
l'autrice fa politica, direttamente portandoci nelle case, fra le
fabbriche, in scuole di formazione approntate dai sindacati; l'autrice
fa politica attraverso l'esperienza che va intrecciando e documentando
mai necessitata a spiegarsi attraverso la motivazione ideologica e
propagandistica.
Come in una nascita,
con uno sguardo vivo e rigenerato questi racconti trasferiscono il
tempo, la storia del passato dentro al presente perchè forte
è la simpatia che lega noi che leggiamo alla scrittrice che
a sua volta abbraccia con amore curioso la sua esperienza di cose,
luoghi e esseri umani. In questi articoli centrale è la presenza
femminile. Le donne la attraggono e lei ne parla collocandole come
soggetti vivi al centro di molte descrizioni, sia che siano sindacaliste
che povere donne, senza coscienza del disagio sociale in cui vivono.
E ancora una volta questo sguardo schietto e diretto di una eccezionale
scrittrice-viaggiatrice richiama il filo che nella storia ci fa soggetti
collettivi senza dimenticare chi siamo singolarmente, donne e uomini,
proponendoci la coscienza degli altri e delle altre come la comune
ragione che ci immette nel nostro tempo.
Certo lei non
fu l'unica a occuparsi di documentazione sociale. La grande depressione
americana e la miseria sociale che seguì alla crisi del 1929
ha avuto una straordinaria raccolta di testimonianze. Come scrive
nella postfazione Roger Perret, la documentazione fotografica era
un progetto della FSA creato nel 1935, serviva a indurre i due terzi
della nazione ad aiutare il terzo povero della popolazione e sostenere
il questo modo il New Deal: <<Tra il 1935 e il 1943 una trentina
di fotografi e fotografe scatterà a questo scopo oltre duecentocinquantamila
foto>>. Probabilmente Annemarie conobbe il direttore della Farm
Security Administration (FSA) a casa della madre di Barbara dove
aveva avuto modo di discutere della politica americana.
Quando si mette
in viaggio con l'amica va dove ovviamente non andava di solito la
gente della sua condizione sociale. Le amiche scendono a sud e visitano
i posti dove gli era stato sconsigliato di andare. Ogni articolo apre
il discorso su una situazione diversa sempre collegabile alla condizione
sociale ed economica delle lavoratrici e dei lavoratori. A soggetto
ci sono le miniere di Mount Pleasant sfruttate fino all'esaurimento
e poi abbandonate lasciando nella miseria chi ci lavorava, le 11.000
maestranze operaie della General Motors di Pittsburg, immerse nel
<<calore infernale>> e che Annemarie e Barbara visitano
per quattro ore. Incontriamo la terra <<sfruttata ed esangue
della raccolta del cotone>> nell' Alabama dove non è
ancora arrivata l'industria e i neri o la feccia bianca, come li chiamano
i proprietari, hanno subito lo sfruttamento successivo alla liberazione
degli schiavi - lo sharecropping o divisione del raccolto.
Due operaie tessili conosciute alla scuola del sindacato di Monteagle,
vicino a Chattanooga nel Tennessee, sono definite <<amiche mie>>.
Aline Bryant con <<l'espressione dura, sprezzante e di triste
rassegnazione>> ha lavorato in una fabbrica tessile sotto il
sistema Bedaux un punteggio che regola l'accelerazione dei ritmi in
modo insostenibile. Lo stretch out mette fuori combattimento
dopo un anno chi ha accettato i ritmi richiesti. A Lumberton, una
città industriale del North Carolina, inaspettatamente nel
mezzo della <<cintura del cotone>>, le due donne raccolgono
dettagli sullo stretch out:<< Una donna riempiva 60 batterie
con 24 spole che si srotolavano in sei minuti, quindi 240 spole al
minuto>>, intanto per giorni <<nelle povere case di Lumberton
non vedemmo altro che miseria, povertà e fame. Simili condizioni
potrebbero costringere a un'amara rassegnazione anche lo spirito più
combattivo e il carattere più ottimista e forte>>. (pag.127)
La grande speranza
di Annemarie è riposta nel sindacato per cambiare la situazione
economica e politica. Ai contadini e ai lumberjacks, taglialegna
delle montagne del Cumberland, il sindacato ha insegnato a difendere
la ricchezza dei boschi contro chi vorrebbe depredarli. E ancora scrive
in uno degli articoli dedicati all'industria del sud:
sotto l'opprimente
cielo di questo triste paesaggio di Lumberton incontrammo uomini
e donne che parlavano in modo sensato, intelligente, senza alcun
sentimento di odio, della loro situazione attuale e delle prospettive
future. Dietro il negozio di Haynes, sotto alcuni esili abeti, si
trovava un palco rudimentale fatto di assi: era il primo podio del
sindacato, dal quale Myles Horton, Strickland, Mannings e Frank
Sutton avevano parlato ai lavoratori. Sulle assi erano state scritte
in vernice bianca le parole: BENVENUTO CIO.
Prima di partire, il motore della nostra Ford stava crepitando nel
freddo atroce. Gli uomini riuniti nel negozio di Haynes ci chiesero
di fotografare la tribuna. <<E' un simbolo>> dissero<<significa
che Lumberton non è più senza speranza>>.(pag.
127)