Donne e conoscenza storica
       


particolare della fotografia n.33 di Annemarie Schwarzenbach 'Cotone a Montgomery, Alabama, 11,1937' - pubblicata nel volume

Recensioni 2004

nel sito:
Areti Georgiadou, La vita in pezzi. Una biografia di Annemarie Schwarzenbach, Ferrara, Tufani, 1998
Recensione di Giulia Gentile

 

Annemarie Schwarzenbach, Oltre New York. Reportage e Fotografie 1936-1938, Il Saggiatore, 2004, pag. 186, traduzioni Tina D'Agostini

di Donatella Massara

Sono imprigionata nel grande meccanismo del traffico, nell'invenzione miracolosa della tecnica, nella machine infernale. E non è possibile fermarsi. La strada sale leggermente, diventa un ponte e davanti ame compaiono enormi archi, uno, due, tre ponti, l'ultimo solo vagamente accennato, infinitamente lontano nel cielo rosso della sera. Ma sotto i ponri non ci sono i fiumi, bensì una terra diventata ormai inabitabile, inaccessibile, impercorribile (pag.36)

[...]

Ma dove finiscono le città, le fabbriche, le sopraelevate, inizia la desolata distesa di terra morta, devastata, paludosa, coperta di ferro vecchio. qua e là si vedonogiovani disoccupati intenti a bonificare, ripulire, prosciugare il terreno, a seminare erba o piantare alberi; un progetto del governo, una fatica ancora più inutile di quelle inventate dai greci: pulire una stalla, portare un masso sulla cima di un colle o decapitare un mostro dalle molte teste.(pag. 38)

 

 

Ho pensato a Simone Weil. Questi brani e non solo mi hanno fatto ripensare alla filosofa francese, nata un anno dopo - il 1909 - dell'autrice di questi articoli. Annemarie Schwarzenbach nel 1936 è in giro per gli USA in compagnia dell'amica Barbara Hamilton-Wright alla guida di una vecchia Ford affidata la testimonianza del viaggio alla Rolleiflex e alla scrittura. La tentazione di paragonare questi brani che parlano di New York con altri che scrisse Simone Weil nasce davanti alla fusione di due elementi tipici del pensiero di Weil, la tecnica considerata un mostro che sopravanza l'essere umano e il richiamo alla Grecia classica. Procedendo nella lettura non mi abbandona la suggestione di trovarmi vicina a un modo comune di vedere la vita attraverso la scrittura di due quasi coetanee, che, a quello che so, ignoravano la reciproca esistenza. Due donne accomunate anche nella fatalità della fine, avvenuta alla stessa età, il 1942 per Annemarie Schwarzenbach e il 1943 per Simone Weil. E i paralleli potrebbero continuare registrando poi la cosidetta irregolarità delle esistenze delle due. Invece mi fermo qui, e piuttosto vorrei notare che proprio niente di irregolare c'è nella scrittura anche di quella delle due su cui più pesa la fama di trasgressione. Parlo di Annemarie che faceva notoriamente uso di droghe ed era dichiaratamente lesbica.

In questo volume sono raccolti alcuni degli articoli pubblicati su varie riviste svizzere in occasione del viaggio. Nonostante che il volume si trovi nelle librerie ordinato alla sezione viaggi, questi articoli dicono molto di più che un semplice resoconto di usi e costumi lontani. Essi colpiscono per la capacità che ancora conservano di risvegliare un vivo interesse; si segue il testo raffigurandosi con le immagini le situazioni descritte, se non quando queste immagini, le ritroviamo già raccolte nelle tre sezioni fotografiche che accompagnano gli scritti. La forza di questi articoli -ben stabilizzata sui fatti e le circostanze narrate - è la natura viva e sorgiva della conoscenza del mondo che l'autrice trasmette con le sue parole e le fotografie. Con alle spalle l'esperienza della scrittura narrativa l'autrice fa politica, direttamente portandoci nelle case, fra le fabbriche, in scuole di formazione approntate dai sindacati; l'autrice fa politica attraverso l'esperienza che va intrecciando e documentando mai necessitata a spiegarsi attraverso la motivazione ideologica e propagandistica.

Come in una nascita, con uno sguardo vivo e rigenerato questi racconti trasferiscono il tempo, la storia del passato dentro al presente perchè forte è la simpatia che lega noi che leggiamo alla scrittrice che a sua volta abbraccia con amore curioso la sua esperienza di cose, luoghi e esseri umani. In questi articoli centrale è la presenza femminile. Le donne la attraggono e lei ne parla collocandole come soggetti vivi al centro di molte descrizioni, sia che siano sindacaliste che povere donne, senza coscienza del disagio sociale in cui vivono. E ancora una volta questo sguardo schietto e diretto di una eccezionale scrittrice-viaggiatrice richiama il filo che nella storia ci fa soggetti collettivi senza dimenticare chi siamo singolarmente, donne e uomini, proponendoci la coscienza degli altri e delle altre come la comune ragione che ci immette nel nostro tempo.

Certo lei non fu l'unica a occuparsi di documentazione sociale. La grande depressione americana e la miseria sociale che seguì alla crisi del 1929 ha avuto una straordinaria raccolta di testimonianze. Come scrive nella postfazione Roger Perret, la documentazione fotografica era un progetto della FSA creato nel 1935, serviva a indurre i due terzi della nazione ad aiutare il terzo povero della popolazione e sostenere il questo modo il New Deal: <<Tra il 1935 e il 1943 una trentina di fotografi e fotografe scatterà a questo scopo oltre duecentocinquantamila foto>>. Probabilmente Annemarie conobbe il direttore della Farm Security Administration (FSA) a casa della madre di Barbara dove aveva avuto modo di discutere della politica americana.

Quando si mette in viaggio con l'amica va dove ovviamente non andava di solito la gente della sua condizione sociale. Le amiche scendono a sud e visitano i posti dove gli era stato sconsigliato di andare. Ogni articolo apre il discorso su una situazione diversa sempre collegabile alla condizione sociale ed economica delle lavoratrici e dei lavoratori. A soggetto ci sono le miniere di Mount Pleasant sfruttate fino all'esaurimento e poi abbandonate lasciando nella miseria chi ci lavorava, le 11.000 maestranze operaie della General Motors di Pittsburg, immerse nel <<calore infernale>> e che Annemarie e Barbara visitano per quattro ore. Incontriamo la terra <<sfruttata ed esangue della raccolta del cotone>> nell' Alabama dove non è ancora arrivata l'industria e i neri o la feccia bianca, come li chiamano i proprietari, hanno subito lo sfruttamento successivo alla liberazione degli schiavi - lo sharecropping o divisione del raccolto. Due operaie tessili conosciute alla scuola del sindacato di Monteagle, vicino a Chattanooga nel Tennessee, sono definite <<amiche mie>>. Aline Bryant con <<l'espressione dura, sprezzante e di triste rassegnazione>> ha lavorato in una fabbrica tessile sotto il sistema Bedaux un punteggio che regola l'accelerazione dei ritmi in modo insostenibile. Lo stretch out mette fuori combattimento dopo un anno chi ha accettato i ritmi richiesti. A Lumberton, una città industriale del North Carolina, inaspettatamente nel mezzo della <<cintura del cotone>>, le due donne raccolgono dettagli sullo stretch out:<< Una donna riempiva 60 batterie con 24 spole che si srotolavano in sei minuti, quindi 240 spole al minuto>>, intanto per giorni <<nelle povere case di Lumberton non vedemmo altro che miseria, povertà e fame. Simili condizioni potrebbero costringere a un'amara rassegnazione anche lo spirito più combattivo e il carattere più ottimista e forte>>. (pag.127)

La grande speranza di Annemarie è riposta nel sindacato per cambiare la situazione economica e politica. Ai contadini e ai lumberjacks, taglialegna delle montagne del Cumberland, il sindacato ha insegnato a difendere la ricchezza dei boschi contro chi vorrebbe depredarli. E ancora scrive in uno degli articoli dedicati all'industria del sud:

sotto l'opprimente cielo di questo triste paesaggio di Lumberton incontrammo uomini e donne che parlavano in modo sensato, intelligente, senza alcun sentimento di odio, della loro situazione attuale e delle prospettive future. Dietro il negozio di Haynes, sotto alcuni esili abeti, si trovava un palco rudimentale fatto di assi: era il primo podio del sindacato, dal quale Myles Horton, Strickland, Mannings e Frank Sutton avevano parlato ai lavoratori. Sulle assi erano state scritte in vernice bianca le parole: BENVENUTO CIO.
Prima di partire, il motore della nostra Ford stava crepitando nel freddo atroce. Gli uomini riuniti nel negozio di Haynes ci chiesero di fotografare la tribuna. <<E' un simbolo>> dissero<<significa che Lumberton non è più senza speranza>>.(pag. 127)