Donne e conoscenza storica

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Il Risorgimento invisibile
Presenze femminili nell'Ottocento meridionale

su Maria Sofia

a cura di Laura Guidi-Università di Napoli

Nel sito di Marina di Partenos, giornalista e ora ricercatrice 'per passione' in storia della Sicilia Borbonica, oltre al curriculum a Orgoglio meridionale - Fine di un Regno ci sono fotografie d'epoca e una proposta di controstoria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La storia dei fotomontaggi raccontata da Italo Zannier

Francesco Paolo Castiglione, Una Regina contro il Risorgimento. Maria Sofia delle Due Sicilie, Pietro Lacaita Editore, Manduria, Bari, Roma, 1999.

di Donatella Massara

Arthur Rimbaud, nella celebre lettera "del veggente" - del 15 maggio 1871, pochi giorni prima della caduta della Comune, scrive: <<Questi poeti saranno! Quando sarà spezzata l'infinita schiavitù della donna, quando ella vivrà per sé e grazie a sé, dopo che l'uomo - finora abominevole - l'avrà congedata, sarà poeta anche lei! La donna troverà dell'ignoto! I suoi mondi di idee saranno diversi dai nostri? - Troverà cose strane, insondabili, ripugnanti, deliziose; noi le prenderemo, le capiremo.>>

In questa citazione Rimbaud, come nella filosofia del romanticismo, intende la poesia quale sfera ideale di contenuti; contrapposta ai significati prosaici, è elevatezza spirituale e idealismo. In questa accezione ricompare "la poesia" alla data 25 maggio 1867 del diario di Pietro Calà Ulloa, ministro di Francesco II, re esiliato dopo la conquista garibaldina del Sud. Scrive: <<Tutto è poesia nella donna, ma in essa dorme un oceano che bisognava porre in moto, ed invece si volle che restasse come la quiete superficie di un lago>> (P.C.Ulloa, Un re in esilio, Bari, 1928)
La donna è Maria Sofia nata Wittelbach, principessa del regno di Baviera e sposata nel 1859 con il Borbone ultimo re del regno delle Due Sicilie, dopo il 1861 e l'Unità d'Italia. Molto coraggiosa e intrepida ricordava giornate memorabili. Molto coraggiosa e intrepida ricordava giornate memorabili. La regina, sorella dell'imperatrice Elisabetta d'Austria (Sissi), era stata protagonista dell'assedio di Gaeta dove l'esercito borbonico tentava di resistere all'attacco dei piemontesi. Maria Sofia in mezzo alle mine, sugli spalti delle mura aveva incitato i soldati, li aveva curati e diviso con loro il pericolo. Come le sorelle aveva avuto un'educazione liberale e sportiva (cavalcava, nuotava). In Sicilia si mette alla testa della resistenza all'esercito sabaudo. Organizzò, fomentò le truppe regolari e irregolari che facevano la guerra ai Savoia e per avere partecipato alle battaglie si meritò numerose decorazioni che portava con molta grazia sugli elegantissimi abiti di gala.

Nel volume La prigioniera della Ricerca del tempo perduto, Proust descrive Maria Sofia con parole di rispetto e ammirazione. La sua immagine incorniciata Leonardo Sciascia la conservava nello studio. Ammiratori Maria Sofia ne ebbe molti, giovani nobili romantici che raggiunsero il Meridione italiano per partecipare alla guerra scatenata anche e senza dubbio su spinta della sua determinatezza e influenza. Gli aristocratici romantici avevano raggiunto il Meridione per partecipare al conflitto - dice il testo - e difendere la bella e coraggiosa regina e dallo stesso moto romantico sarebbero stati ispirati anche i soldati che lei curava sul fronte. Per quanto riguarda il giudizio storico è certo che di questo idealismo i Piemontesi non ebbero molto rispetto, a quanto dicono le testimonianze sugli eccidi e le violenze, tese a riportare ordine attraverso il principio della giustizia sommaria. I Piemontesi neppure rispettarono i desideri degli antiborbonici che speravano invece nella distribuzione delle terre ai contadini da parte del nuovo governo di Bixio; come hanno raccontato le cronache di altri massacri - a Bronte. Dal punto di vista dell'elaborazione di una storia della differenza sessuale e del genere spicca, invece, la 'noia', attribuita dal Ministro a Maria Sofia, reintrodotta nella vita domestica. Sarà stata veramente quello lo stato d'animo della regina? Il ragionamento potrebbe rivelarsi giustificazionista e tenacemente convinto del valore dell'idealismo; non è che, se la regina sognava le battaglie passate, la guerra l'avrebbero desiderata anche i semplici soldati mandati al macello e purtuttavia rimasti fedeli alla corona borbonica ? Decostruire l'identificazione di un genere non getta nuovi interrogativi anche sull'altro? Molte risposte le dobbiamo ancora trovare.

Maria Sofia morì a 84 anni nel 1925 a Monaco. Aveva avuto una figlia mai riconosciuta, concepita nella storia d'amore con un ufficiale del suo esercito e una neonata legittima che morì a tre mesi. Aveva visto morire il marito di malattia, la figlia illegittima di tisi, la sorella minore in un rogo scoppiato nella tenda dove a una festa di beneficenza vendeva manufatti; era ancora in vita quando il nipote Rodolfo primogenito della sorella si suicida a Mayerling con la sua compagna Maria, la sorella Elisabetta muore, accoltellata ed infine a questa illustre famiglia che aveva governato mezza Europa per cinquecento anni, tocca l'attentato di Sarajevo in cui muoiono l'arciduca Francesco Ferdinando, nipote di Francesco Giuseppe, cognato di Maria Sofia, e la moglie Sofia. E' l'inizio della prima guerra mondiale: è la fine definitiva dei grandi imperi centrali, quello austriaco, quello tedesco e quello russo.
Torniamo a quanto accadeva negli anni di riorganizzazione della resistenza borbonica contro i Savoia e i francesi alleati.
La regina, durante il soggiorno romano dal 1861, era stata al centro di un vasto piano di calunnie approntato dallo stato piemontese per screditarla.

<<Nel febbraio del 1862, era stato architettato un oltraggioso disegno diffamatorio che toccava il fondo della nequizia. Abili fotomontaggi, nei quali la testa della regina era stata montata sul corpo di una giovane prostituta ritratta in pose lascive, erano stati diffusi a centinaia e spediti a tutte le personalità della ribalta internazionale, dal papa all' imperatore d'Austria, da Napoleone III allo zar, sferrando nei suoi confronti una violenza morale quale <<non ebbero altre donne reali a soffrir mai, e neppure Maria Carolina, contro la quale gli esuli napoletani, raccolti a Firenze nel 1799, si scagliavano con ogni sorta di libelli>> (Ulloa, op.cit.).
Le indagini della polizia pontificia portavano alla scoperta e all'arresto degli autori dei falsi fotografici: i coniugi Antonio e Costanza Diotallevi, dilettanti fotografi dal passato burrascoso.>> (pag.175)

Il brano che segue risponde alla domanda di quale giudizio si facevano le donne contemporanee su Maria Sofia. <<Da ogni parte d'Europa le giungevano testimonianze della stima e dell'ammirazione suscitata con la sua coraggiosa condotta, specialmente da parte di numerose donne che vedevano in lei l'esaltazione di un modello femminile che rompeva con gli schemi tradizionali. >>. Maria Sofia aveva ricevuto a testimonianza e pegno di questa simpatia numerosi doni sottoscritti non solo dalle nobili dame dell'aristocrazia europea. Se non manca la statuina d'argento raffigurante Giovanna d'Arco inviatale dalle dame della Franca Contea, la richiesta delle nobildonne austriache all'imperatore perchè concedesse alla regina l'Ordine Militare di Maria Teresa, rigorosamente riservato ai combattenti distintisi per valore e tanti altri doni e onorificenze, stupisce che anche un gruppo di operaie parigine le avessero inviato un messaggio di solidarietà sottoscritto in milleottocento. (pag. 152)
La biografia della regina è narrata all'interno di un serrato resoconto delle vicende siciliane negli anni che vanno dal matrimonio di Maria Sofia fino alla presa di Porta Pia, 1870. Interessante è quindi lo sguardo di genere dell'autore che la descrive, acuto e maschile, perchè mette in evidenza gli aspetti ardenti di amor patrio più vicini alla storia degli uomini che a quella delle donne.L'autore si rifà a una discreta bibliografia, a documenti di contemporanei, studi sui lasciti d'archivio e a due biografie scritte nel secolo passato dedicate a Maria Sofia, da due donne; quella di Clara Tschudi, sua dama di compagnia, si trova tradotta in italiano e pubblicata nel 1914.